B16 : È entrata nella festa del Signore come vergine prudente e saggia, perché era vissuta non nella superficialità di quanti dimenticano la grandezza della nostra vocazione, ma nella grande visione della vita eterna…

Carissimi amici,
la commovente partecipazione del Santo Padre al dolore per
la morte della nostra amica Manuela ci ha accompagnato a
vivere la sua scomparsa rendendoci più consapevoli del vero
significato della nostra vocazione. È dalla sua natura di
Memor Domini che il Santo Padre ha tratto pace e consolazione:
«Mi dà pace pensare che Manuela è una Memor Domini,
una persona che vive nella memoria del Signore.
Questa relazione con Lui è più profonda dell’abisso della
morte. È un legame che nulla e nessuno può spezzare». E
così ci ha spiegato la nostra vocazione: «Noi siamo memores
Domini perché Lui è Memor nostri». «Questa memoria del
Creatore non è solo memoria di un passato, perché l’origine
è presente, è memoria della presenza del Signore». Questa
memoria di Dio, che Cristo eleva e rinnova con il dono di
sé, del suo Corpo e il suo Sangue, è l’origine della gioia, che
viene coperta e oscurata se noi ci allontaniamo per la dimenticanza
della sua vera fonte.
Vi prego di far tesoro delle parole del Santo Padre, che segnano
in modo unico la nostra storia.
Julián Carrón

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IL MESSAGGIO che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato per le Esequie
della Memor DominiManuela Camagni, della Famiglia Pontificia, deceduta per un
incidente stradale il 24 novembre 2010, di cui ha dato lettura Mons. Georg Gänswein
il 29 novembre, nel corso della Liturgia Esequiale a San Piero in Bagno di Romagna.
Cari fratelli e sorelle,
volentieri avrei presieduto le Esequie della cara Manuela Camagni, ma – come
potete immaginare – non mi è stato possibile. Tuttavia, la comunione in Cristo
permette a noi cristiani una reale vicinanza spirituale, in cui condividiamo la preghiera
e l’affetto dell’anima. In questo vincolo profondo saluto tutti voi, in modo
particolare i familiari di Manuela, il Vescovo diocesano, i sacerdoti, i Memores Domini, gli amici.
Vorrei qui offrire molto brevemente la mia testimonianza su questa nostra
Sorella, che è partita per il Cielo. Molti di voi conoscono Manuela da lungo tempo.
Io ho potuto beneficiare della sua presenza e del suo servizio nell’appartamento
pontificio, negli ultimi cinque anni, in una dimensione familiare. Per questo
desidero ringraziare il Signore per il dono della vita di Manuela, per la sua fede,
per la sua generosa risposta alla vocazione. La divina Provvidenza l’ha condotta a un servizio discreto ma prezioso nella casa del Papa. Lei era contenta di questo, e partecipava con gioia ai momenti di famiglia: alla santa Messa del mattino, ai Vespri, ai pasti in comune e alle varie e significative ricorrenze di casa.

Il distacco da lei, così improvviso, e anche il modo in cui ci è stata tolta, ci
hanno dato un grande dolore, che solo la fede può consolare. Molto sostegno
trovo nel pensare alle parole che sono il nome della sua comunità: Memores
Domini. Meditando su queste parole, sul loro significato, trovo un senso di
pace, perché esse richiamano ad una relazione profonda che è più forte della
morte. Memores Domini vuol dire: “Che ricordano il Signore”, cioè persone
che vivono nella memoria di Dio e di Gesù, e in questa memoria quotidiana,
piena di fede e d’amore, trovano il senso di ogni cosa, delle piccole azioni come
delle grandi scelte, del lavoro, dello studio, della fraternità. La memoria del Signore riempie il cuore di una gioia profonda, come dice un antico inno della
Chiesa: “Jesu dulcis memoria, dans vera cordis gaudia” [Gesù dolce memoria,
che dà la vera gioia del cuore].

Ecco, per questo mi dà pace pensare che Manuela è una Memor Domini, una
persona che vive nella memoria del Signore. Questa relazione con Lui è più
profonda dell’abisso della morte. È un legame che nulla e nessuno può spezzare,
come dice san Paolo: “[Nulla] potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in
Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8,39). Sì, se noi ricordiamo il Signore, è perché
Lui, prima ancora, si ricorda di noi. Noi siamo memores Domini perché Lui è
Memor nostri, ci ricorda con l’amore di un Genitore, di un Fratello, di un Amico,
anche nel momento della morte. Sebbene a volte possa sembrare che in quel momento Lui sia assente, che si dimentichi di noi, in realtà noi siamo sempre presenti a Lui, siamo nel suo cuore. Ovunque possiamo cadere, cadiamo nelle sue mani.

Proprio là, dove nessuno può accompagnarci, ci aspetta Dio: la nostra Vita.
Cari fratelli e sorelle, in questa fede piena di speranza, che è la fede di Maria
presso la croce di Gesù, ho celebrato la santa Messa di suffragio per Manuela la
mattina stessa della sua morte. E mentre accompagno con la preghiera il rito cristiano della sua sepoltura, imparto con affetto ai familiari, alle consorelle e a tutti voi la mia Benedizione.

L’OMELIA. Nella Cappella Paolina, Benedetto XVI ha presieduto giovedì mattina,
2 dicembre, la messa in suffragio di Manuela Camagni. Hanno concelebrato
l’arcivescovo Fernando Filoni, sostituto della segreteria di Stato, don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, i monsignori Georg Gänswein, segretario particolare del Pontefice, Alfred Xuereb, della Segreteria particolare, Ettore Balestrero, sotto-segretario per i rapporti con gli Stati, Fortunatus Nwachukwu, capo del Protocollo, Alberto Ortega, della segreteria di Stato e Alain de Raemy, cappellano
della Guardia Svizzera Pontificia.
Hanno partecipato alla celebrazione l’arcivescovo
James Michael Harvey, prefetto della Casa pontificia, il vescovo Paolo De Nicolò,
reggente della Prefettura, il medico personale del Papa, Patrizio Polisca, il comandante
della Guardia Svizzera Pontificia, colonnello Daniel Rudolf Anrig, il direttore del Corpo della Gendarmeria vaticana, Domenico Giani, il direttore de L’Osservatore Romano.
Con loro, le tre «Memores Domini» dell’appartamento pontificio, Loredana, Cristina e Carmela, suor Birgit Wansing, del movimento di Schönstatt, e suor Christine Felder, della Famiglia Spirituale L’Opera; il personale laico dell’appartamento e dell’anticamera.
Erano inoltre presenti uomini e donne dell’associazione «Memores
Domini» che vivono a Roma – tra loro anche Cristiana Maraviglia, del direttivo
nazionale – e numerose religiose residenti in Vaticano. Il rito è stato diretto da
monsignor Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, coadiuvato da monsignor Enrico Viganò, cerimoniere pontificio.
Hanno scandito i vari momenti della liturgia i canti del quartetto della cappella Sistina diretto da don Massimo Palombella.

Cari Fratelli e Sorelle,
negli ultimi giorni della sua vita, la nostra cara Manuela parlava del fatto
che il 29 novembre sarebbe appartenuta da trent’anni alla comunità dei Memores
Domini. E lo disse con grande gioia, preparandosi – così era l’impressione
– a una festa interiore per questo cammino trentennale verso il Signore, nella
comunione degli amici del Signore. La festa, però, era altra da quella prevista:
proprio il 29 novembre l’abbiamo portata al cimitero, abbiamo cantato che
gli Angeli la accompagnassero in Paradiso, l’abbiamo guidata alla festa definitiva,
alla grande festa di Dio, alle Nozze dell’Agnello. Trent’anni in cammino verso
il Signore, entrando alla festa del Signore. Manuela era una “vergine saggia,
prudente”, portava l’olio nella sua lampada, l’olio della fede, una fede vissuta,
una fede nutrita dalla preghiera, dal colloquio con il Signore, dalla meditazione
della Parola di Dio, dalla comunione nell’amicizia con Cristo. E questa fede
era speranza, saggezza, era certezza che la fede apre il vero futuro. E la fede era carità, era darsi per gli altri, vivere nel servizio del Signore per gli altri. Io, personalmente, devo ringraziare per questa sua disponibilità a mettere le sue
forze al lavoro nella mia casa, con questo spirito di carità, di speranza che
viene dalla fede.

 

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È entrata nella festa del Signore come vergine prudente e saggia, perché era
vissuta non nella superficialità di quanti dimenticano la grandezza della nostra
vocazione, ma nella grande visione della vita eterna, e così era preparata all’arrivo del Signore.
Trent’anni Memores Domini. San Bonaventura dice che nella profondità del
nostro essere è iscritta la memoria del Creatore. E proprio perché questa memoria è iscritta nel nostro essere, possiamo riconoscere il Creatore nella sua
creazione, possiamo ricordarci, vedere le sue tracce in questo cosmo creato da
Lui. Dice inoltre san Bonaventura che questa memoria del Creatore non è
solo memoria di un passato, perché l’origine è presente, è memoria della presenza del Signore; è anche memoria del futuro, perché è certezza che veniamodalla bontà di Dio e siamo chiamati a giungere alla bontà di Dio.
Perciò in questa memoria è presente l’elemento della gioia, la nostra origine nella gioia che è Dio e la nostra chiamata ad arrivare alla grande gioia.
E sappiamo che Manuela era una persona interiormente penetrata dalla gioia, proprio da quella gioia che deriva dalla memoria di Dio.
Ma san Bonaventura aggiungeanche che la nostra memoria, come tutta la nostra esistenza, è ferita dal peccato:
così la memoria è oscurata, è coperta da altre memorie superficiali, e non possiamo più oltrepassare queste altre memorie superficiali, andare fino in fondo,
fino alla vera memoria che sostiene il nostro essere. Perciò, a causa di questo
oblio di Dio, di questa dimenticanza della memoria fondamentale, anche la
gioia è coperta, oscurata. Sì, sappiamo che siamo creati per la gioia, ma non
sappiamo più dove si trova la gioia, e la cerchiamo in diversi luoghi. Vediamo
oggi questa ricerca disperata della gioia che si allontana sempre più dalla sua
vera fonte, dalla vera gioia. Oblio di Dio, oblio della nostra vera memoria.
Manuela non era di quelli che avevano dimenticato la memoria: è vissuta proprio
nella viva memoria del Creatore, nella gioia della sua creazione, vedendo
la trasparenza di Dio in tutto il creato, anche negli avvenimenti quotidiani
della nostra vita, e ha saputo che da questa memoria – presente e futuro –
viene la gioia.

Memores Domini. I Memores Domini sanno che Cristo, nella vigilia della
Sua passione, ha rinnovato, anzi ha elevato la nostra memoria. “Fate questo
in memoria di me”, ha detto, e così ci ha dato la memoria della sua presenza,
la memoria del dono di sé, del dono del suo Corpo e del suo Sangue, e in
questo dono del suo Corpo e Sangue, in questo dono del suo amore infinito,
tocchiamo di nuovo con la nostra memoria la presenza di Dio più forte, il
suo dono di sé. In quanto Memor Domini, Manuela ha vissuto proprio
questa memoria viva, che il Signore con il suo Corpo si dona e rinnova il
nostro sapere di Dio.
Nella controversia con i Sadducei circa la risurrezione, il Signore dice a
costoro, che non credono in essa: ma Dio si è chiamato “Dio di Abramo, di
Isacco, di Giacobbe”. I tre fanno parte del nome di Dio, sono iscritti nel
nome di Dio, stanno nel nome di Dio, nella memoria di Dio, e così il
Signore dice: Dio non è un Dio dei morti, è un Dio dei vivi, e chi fa parte
del nome di Dio, chi sta nella memoria di Dio, è vivo. Noi uomini, con la
nostra memoria, possiamo purtroppo conservare solo un’ombra delle persone
che abbiamo amato. Ma la memoria di Dio non conserva solo ombre,
è origine di vita: qui i morti vivono, nella sua vita e con la sua vita sono entrati
nella memoria di Dio, che è vita. Questo ci dice oggi il Signore: Tu sei
iscritto nel nome di Dio, tu vivi in Dio con la vita vera, vivi dalla fonte vera
della vita.
Così, in questo momento di tristezza, siamo consolati. E la liturgia rinnovata
dopo il Concilio, osa insegnarci a cantare “Alleluia” anche nella
Messa per i Defunti. È audace questo! Noi sentiamo soprattutto il dolore
della perdita, sentiamo soprattutto l’assenza, il passato, ma la liturgia sa
che noi siamo nello stesso Corpo di Cristo e viviamo a partire dalla memoria
di Dio, che è memoria nostra. In questo intreccio della sua memoria e della
nostra memoria siamo insieme, siamo viventi. Preghiamo il Signore che
sempre più possiamo sentire questa comunione di memoria, che la nostra
memoria di Dio in Cristo diventi sempre più viva, e così possiamo sentire
che la nostra vera vita è in Lui e in Lui restiamo tutti uniti. In questo senso,
cantiamo “Alleluia”, sicuri che il Signore è la vita e il suo amore non finisce
mai. Amen.
7Manuela Camagni (1954-2010), Memores
Domini, della Famiglia Pontificia, è morta
in un incidente stradale il 24 novembre
2010. Il Santo Padre Benedetto XVI si è raccolto
in preghiera per lei e ha celebrato una
messa in suffragio il 2 dicembre 2010. La
Liturgia Esequiale si è svolta il 29 novembre
a San Piero in Bagno di Romagna.

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