2010 UN ANNO NERO PER IL PAPA, E PRECISAMENTE IN RELAZIONE AL TRAGICO INCIDENTE MORTALE OCCORSO A MANUELA CAMAGNI…UN GRANDE DOLORE DEL PONTIFICATO

Lutto e dolore nella ‘famiglia papale’
morta una delle suore di Ratzinger

Manuela Camagni, una delle quattro assistenti laiche di Ratzinger, è stata falciata la scorsa notte mentre attraversava un tratto della via Nomentana. Faceva parte della comunità “Memores Domini”, citata anche nel recente libro “Luce del mondo” assieme ai due segretari personali. “Con loro guardiamo la tv o un film, ceniamo insieme e festeggiamo il Natale”

CITTA’ DEL VATICANO – C’è qualcosa di profondamente toccante – se una morte improvvisa possa mai considerarsi, com’è sempre, ingiusta – nella scomparsa di Manuela Camagni, una delle quattro assistenti laiche del Papa, falciata la scorsa notte mentre attraversava un tratto della via Nomentana, a Roma.

Proprio ieri, infatti, i primi lettori che hanno avuto sotto mano il libro di Benedetto XVI “Luce del mondo”, pubblicato con immediato successo dalla Libreria Editrice Vaticana (tiratura iniziale: 50 mila copie, e di cui è prevista già il 2 dicembre una seconda ristampa), hanno potuto leggere quanto il Pontefice sia attaccato alla sua famiglia pontificia, tra cui figurano appunto le quattro donne laiche della comunità “Memores Domini” che lo assistono nelle faccende domestiche e gli preparano i pasti. Loro quattro costituiscono la sua famiglia, più i due segretari personali di Joseph Ratzinger, il più noto monsignor Georg Gaenswein, tedesco, e il maltese Alfred Xuereb, che compare sempre al suo fianco nei suoi spostamenti e viaggi.

Nel libro, nel quale il Papa risponde alle domande del giornalista bavarese Peter Seewald, proprio al primo capitolo, intitolato “I Papi non cadono dal cielo”, Benedetto a un certo punto si diffonde a parlare della sua famiglia. Cosa fa  –  gli chiede il suo intervistatore – un Papa nel tempo libero, ammesso che ne abbia? “Cosa fa?  –  replica Ratzinger  –  Intanto, anche nel tempo libero deve esaminare documenti e leggere atti. Rimane sempre tanto lavoro da fare. Poi con la famiglia pontificia  –  quattro donne della comunità dei “Memores Domini” e i due segretari  –  ci sono i pasti in comune, e questo è un momento di distensione”.

Guardate insieme la televisione?, chiede ancora Seewald. “Guardo il notiziario  –  è la risposta  –  insieme ai miei segretari, e qualche volta anche un dvd”. Quali film le piacciono? “C’è un film molto bello su santa Giuseppina Bakhita, una donna africana, che abbiamo visto recentemente. Poi ci piace Don Camillo e Peppone…”. Immagino che conosca a memoria ogni episodio. (Il Papa ride). “Non tutti”. Dunque esiste anche un Papa “privato”… “Certo. Insieme alla famiglia pontificia festeggiamo il Natale, nei giorni festivi ascoltiamo musica e conversiamo. Festeggiamo gli onomastici e a volte recitiamo insieme i vespri. Insomma, le feste le passiamo insieme. E poi, insieme ai pasti, in comune c’è soprattutto la Santa Messa del mattino. E’ un momento particolarmente importante nel quale a partire dal Signore siamo insieme in modo molto intenso”.

Fin qui il libro del Papa. Il quale, questa mattina, appresa la notizia, è rimasto sconvolto dal grande dolore e si è subito ritirato in preghiera. Manuela Camagni era una suora laica di 56 anni dell’ordine delle Memores Domini: si tratta di un gruppo di donne laiche consacrate di Comunione e liberazione che accudiscono e vivono nell’Appartamento papale insieme al segretario personale Gaenswein e al vice-segretario Xuereb. Le altre tre consorelle sono note nell’ambiente vaticano con i loro nomi di battesimo, Loredana, Cristina e Carmela.

Manuela è stata investita e uccisa nella tarda serata di ieri mentre attraversava a piedi via Nomentana all’altezza dell’incrocio con viale Pola, vicino a Villa Torlonia. La suora stava attraversando la strada insieme a dei conoscenti, per raggiungere l’auto parcheggiata dall’altra parte, quando è stata travolta da una Fiat Panda. Dopo un volo di sei metri, ha sbattuto la testa sul marciapiede. Trasportata in codice rosso al Policlinico Umberto I, è morta poco dopo. L’investitore si è fermato ed è stato identificato. Originaria di Cesena, suor Manuela aveva prestato il suo servizio anche a Tunisi, al tempo in cui era vescovo monsignor Fouad Twal, attuale patriarca latino di Gerusalemme.

Per una coincidenza assolutamente singolare, l’incidente alla suora del Papa è avvenuto all’incrocio con viale Pola, la strada che porta alla sede centrale dell’Università Luiss, un tempo la cattolica Pro Deo, uno dei principali centri informativi del Vaticano. Proprio in quella strada, a soli 30 metri dall’incidente, all’edificio contrassegnato con il numero 12, abitava un tempo Felix Morlion, un domenicano belga dell’Ordine dei passionisti, poi noto agli inquirenti per avere avuto fortissimi legami con i servizi segreti americani. Sue tracce si trovano infatti nella vicenda dell’attentato del Lupo grigio turco Alì Agca a Papa Woityla. In un sopralluogo che un Agca scortatissimo da poliziotti fece proprio a viale Pola, l’attentatore disse che l’ordine di agire gli fu dato a Roma in un appartamento di quella strada, nella residenza di Sergei Antonov, uno dei tre bulgari arrestati quando il turco, a un anno dall’attentato, cominciò a indicare la pista di Sofia.

Il killer venuto da Malatya descrisse quella casa nei particolari, disegnandone addirittura una piantina dettagliatissima. Solo un particolare non corrispose: una porta, che Agca descrisse come scorrevole, a scomparsa nel muro, che risultò invece essere del tutto normale. Il lato curioso di questa “confusione” è che la descrizione di Agca corrispondeva invece perfettamente all’appartamento sottostante, che era uno degli appartamenti di proprietà dell’università Pro Deo, in uso proprio a Morlion.

Chi fece queste rivelazioni, in sede della commissione di indagine Mitrokhin sull’attentato al Papa, fu Giulio Andreotti, che citò come testimone il senatore Giuseppe Consolo, avvocato dei bulgari, che gli aveva parlato della strabiliante vicenda della piantina. Il tutto finì con una battuta di spirito di Andreotti. E nessuno indagò più su questa strana combinazione.

Padre Morlion, servitore discreto di 5 papi e attivo in molti campi non sempre ecclesiastici, morì nel 1987. Triste pensare oggi che le finestre dove fu forse concepito, o perfezionato, l’attentato a Wojtyla, si affaccino proprio sul pezzo di strada dove l’altra notte ha perso la vita la suora assistente di Ratzinger.

(24 novembre 2010) Da Repubblica – Marco Ansaldo

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