Le “croci della peste”, offerte come simboli di gratitudine per l’aiuto di Dio durante la pandemia, segnano i punti in cui si trovavano una volta gli altari all’aperto

Donò i suoi abiti e i suoi arazzi per confezionare vestiti per i poveri e i malati e organizzò processioni per sostenere i parenti delle vittime. Per evitare la diffusione della peste, che prosperava negli spazi chiusi, San Carlo chiese la chiusura di tutte le chiese, ma pensò a un metodo ingegnoso per offrire ai credenti uno spazio per pregare, ordinando la costruzione di altari esterni fuori ogni chiesa e ogni cappella. In questo modo, i credenti potevano accedere all’altare senza mettere a rischio la salute propria e altrui.
Quando la pandemia terminò questi altari vennero smantellati, e i credenti tornarono ad assistere alla Messa all’interno dei templi. Sul posto in cui erano stati allestiti, però, i cittadini eressero “croci della peste” come simbolo di gratitudine per l’aiuto di Dio durante la pandemia.
Oggi alcune “croci della peste” sono ancora visibili in città come Brugherio, a pochi chilometri a nord-est di Milano. Una è custodita in Piazza Roma, vicino alla chiesa parrocchiale. Costruite in pietra bianca e sormontate da una croce di rame, riportano iscrizioni in latino che attribuiscono la fine della peste alla compassione di Gesù.

Un’altra “croce della peste” si trova vicino al cimitero in Viale Lombardia, una terza all’incrocio detto Torrazza, e riporta un tributo a una famiglia locale che l’ha ricostruita dopo che era stata distrutta da un ciclone.

Una grande statua di San Carlo, alta 23 metri, è stata eretta fuori dalla sua città natale, Arona, a nord di Milano.

Se vi sembra vagamente familiare, è perché colui che ha progettato la Statua della Libertà di New York l’ha studiata per preparare gli schizzi di uno degli emblemi del mondo.
Bellissimo articolo. Altri tempi, altra Chiesa!
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