“L’omosessualità è un dono di Dio” secondo un vescovo brasiliano… QUESTO E’ UNO DEGLI EFFETTI DEGLI AL (AMORI DI LETIZIA) MA NON CI ERA STATO INSEGNATO IL “CONCEPIMENTO DELLA VITA UMANA” ??? RIVOGLIO PAPA PIO XII …

 

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Omelia di monsignor Antonio Carlos Cruz Santos, vescovo di Caicó (Rio Grande do Norte – Brasile), pubblicata sul blog Pensando il 15 settembre 2017, liberamente tradotta da don Eugenio Morlini

In questa settimana, mercoledì, giorno di Sant’Anna, nel programma di Marcos Dantas c’è stata una intervista che mi ha preoccupato. Marcos Dantas ha intervistato il professor Eldes Dos Santos Filhos sulla sua discussione di dottorato; questa era la sua tesi: Prevalenza e fattori associati all’idea suicida tra i travestiti e i transessuali.
La tesi che questo professore sosteneva era presentare il numero dei suicidi tra i travestiti e i transessuali.
Dopo aver assistito a questo report ho pensato a quei tanti fratelli e sorelle con orientamento affettivo che si sentono incompresi e non amati da noi, che siamo della Chiesa, dalle loro famiglie, dalla società e pure da se stessi, proprio come capitava nel tempo della schiavitù. Ho ricordato in questi 25 anni di ministero pastorale le tante storie di sofferenza di fratelli e sorelle con orientamento affettivo che sono venuti a confidarsi da noi, portando il loro dolore e sopratutto il dolore di non sentirsi accolti e amati.

Mi ricordo di un fatto. Una volta una mamma mi cercò perché il suo figlio giovane gli aveva rivelato il suo orientamento (la sua tendenza) omoaffettiva (omosessuale). Questa donna aveva una posizione sociale di un certo prestigio ed ella non riusciva ad accettare questa tendenza del figlio. Come mamma voleva bene, ma per il peso della cultura insita in essa, per il peso della società, non riusciva ad accettare. Ella comprendeva che la tendenza di suo figlio era una tendenza negativa nella confortevole società in cui si trovava. Ho tentato di fare con questa mamma un cammino, ma non è facile fare un cammino quando siamo davanti a queste situazioni. Mi proposi di accompagnare il figlio, che però non mi ha mai cercato. Poco tempo dopo, questa mamma ebbe un tumore, probabilmente quel tumore era frutto della somatizzazione del dolore provocato dalla mancata accettazione della tendenza del figlio, e questo tumore la condusse alla morte. Quando andai a fare le esequie il figlio stava al mio fianco e mi disse, piangendo, “Io so che sono colpevole della morte di mia mamma”. Gli dissi di venirmi a trovare, ma non venne. Pensai molto al dolore che questo figlio porta dentro di sé, per questa colpa che egli non ha: la colpa non era della sua tendenza, ma di sua mamma, perché non aveva superato i suoi preconcetti.

Tutti voi sapete che c’è un problema che mi preme molto ed è il tema del suicidio attorno a noi, e questa intervista che ho ascoltato mi ha colpito molto. La statistica ufficiale ci dice che il 90% della nostra popolazione si definisce cattolica, quindi il 90% della gente beve questo brodo della cultura cattolica e lo conferma la vostra numerosa presenza in questa festa di Sant’Anna. Allora mi chiedo se questo non è una sfida per noi, che abbiamo dentro questa cultura cattolica, dare una buona notizia per questi nostri fratelli e sorelle che tanto soffrono, come questa mamma ha sofferto, che soffrono come questo figlio ha sofferto, che con certezza ci stanno ascoltando e sono anche qui in mezzo a noi, e molte volte attendono da noi una buona parola, una buona notizia.

Il Vangelo per eccellenza è il vangelo dell’inclusione; il Vangelo è una porta stretta, è esigente, ma è una porta sempre aperta: Dio non chiude mai la porta per nessuno, per questo forse è il momento di intendere meglio il vangelo e vincere la schiavitù, secondo le nostre possibilità; non è forse giunta l’ora di capire meglio, nella prospettiva della fede, e superare i preconcetti contro i nostri fratelli e le nostre sorelle omo-affettive (omosessuali). Pensiamo sinceramente, in una prospettiva di fede, quando noi osserviamo l’omosessualità, noi non possiamo dire che l’omosessualità è un opzione, una scelta. Una scelta è una cosa che tu liberamente scegli e l’orientamento, la tendenza, nessuno la sceglie, un giorno ci si scopre con questa o con quella tendenza; la scelta riguarderà soltanto la maniera come tu vivrai nella tua tendenza, se in una forma degna, etica o in una forma promiscua, ma la promiscuità si può vivere in qualsiasi tendenza, orientamento, che uno ha (eterosessuale o omosessuale).

Considerato il fatto che non è una scelta, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità non lo considera più come una malattia, nella prospettiva della fede noi abbiamo solo una risposta: se non è una scelta, se non è una malattia, nella prospettiva della fede solo può essere un dono, e un dono è dato da Dio. Non c’è verso, se non è scelta, non è malattia, è dono, è dono dato da Dio; ma forse i nostri preconcetti non permettono di comprenderlo come dono di Dio. Così come i preconcetti nei confronti dei neri, e si diceva che i neri non avevano l’anima, il nostro preconcetto non permette di percepire questo dono.

È un preconcetto, gente, ed un preconcetto avviene prima della cosa, dell’esperienza. Come il preconcetto ha reso possibile la schiavitù, come il preconcetto di fronte ai profughi in Europa, come un preconcetto a volte rende insensibili tanti politici del nostro Paese davanti al dolore dei più poveri, come il preconcetto rende possibili leggi ingiuste per le comunità indigene… tanti e tutti preconcetti, gente mia. Papa Francesco è visto da tanta gente della Chiesa come colui che rende povera la dottrina cattolica e la svende; in verità, ciò che papa Francesco desidera è che il punto di partenza della dottrina cattolica sia la misericordia… e la misericordia costa molto cara, Cristo ha pagato un prezzo molto caro e anche noi paghiamo questo prezzo caro per essere fedeli al Maestro Gesù.

Quando papa Francesco per la prima volta è stato qui in Brasile, nella Giornata Mondiale della Gioventù nel 2013, ritornando a Roma, nella solita intervista che concede sull’aereo, una giornalista brasiliana fece una domanda rispetto a quello scandalo omosessuale che stava avvenendo nel Vaticano in quei giorni. Con la sua risposta ci diede una perla preziosa di comportamento verso i nostri fratelli omosessuali: se una persona è gay e cerca il Signore ed ha buona volontà, chi sono io per giudicare? Il catechismo della Chiesa Cattolica dice che non si devono marginalizzare queste persone, ma devono essere integrate nella società. Nell’ultimo sabato del 2015, in un’udienza privata (l’ha rivelato la persona stessa) il Papa ha ricevuto il transessuale Diego Nería Leharrada e la sua compagna. Come è avvenuto questo incontro? Il Papa ha ricevuto una sua lettera che parlava del dolore che soffriva e del preconcetto che soffriva nella sua comunità cattolica. Allora il Papa gli telefonò e fissò l’udienza; e dopo l’udienza questo ragazzo concesse un’intervista. Diceva che nella sua comunità era chiamato dal parroco e dalla gente come figlio del diavolo. Papa Francesco, sensibilizzato, volle accogliere colui che non era stato accolto dalla Chiesa.

Papa Francesco, nell’enciclica Amoris laetitia, dedica tutto il capitolo 8 alle situazioni irregolari e propone tre passi per accompagnare questi fratelli. Mi chiedo se quei tre passi noi possiamo percorrerli con i nostri fratelli omo-affettivi (omosessuali): accompagnare, discernere, integrare. Non sarebbe questa la sapienza salomonica che dovremmo imparare da Gesù, non sarebbe questa la misericordia che abbiamo ricevuto in eredità da Dio, non siamo tutti, indipendentemente dalla nostra tendenza, immagine di Cristo? Quando Cristo ci ama, non guarda i nostri organi genitali, ma guarda il nostro cuore e quando ci chiama, ci chiama per il cuore e noi andiamo con tutto, compresa la nostra tendenza, e siamo immagine del Signore. Non è questa la perla preziosa che Sant’Anna ci sta dando oggi, come ci ricorda il Vangelo, la perla della misericordia di suo nipote, del suo Dio e del nostro Dio, del Figlio di Maria, del Figlio di Dio, nostro fratello. Che Sant’Anna ci insegni, come ha insegnato a Maria, a fissare gli occhi nel trapassato Gesù e nello sguardo misericordioso per i trapassati nella storia; ed oggi vorrei contemplare come trapassati nella storia i nostri fratelli e le nostre sorelle omo-affettive (omosessuali) che non sono accolti né amati da noi. Che Sant’Anna ci mostri il cammino verso Gesù.

Tratto da ProgettoGionata

Fonte : https://goo.gl/eDXdEP

2 pensieri su ““L’omosessualità è un dono di Dio” secondo un vescovo brasiliano… QUESTO E’ UNO DEGLI EFFETTI DEGLI AL (AMORI DI LETIZIA) MA NON CI ERA STATO INSEGNATO IL “CONCEPIMENTO DELLA VITA UMANA” ??? RIVOGLIO PAPA PIO XII …

  1. Bene ho letto,,,,certo che sono sofferenze sia per la persona con questa tendenza, sia per la famiglia….io personalmente ho conosciuto e conosco diverse persone con questa tendenza, non ho mai pensato di giudicarle, le rispetto punto e basta. …..Solo Dio è giudice non io…..

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