1550 CON PAPA GIULIO III ABBIAMO IL X GIUBILEO , 1551 CONCILIO DI TRENTO ,1552 FONDAZIONE DEL COLLEGIO GERMANICO , SAN FILIPPO NERI 3 e 4 dicembre 1563 furono emanati i decreti dogmatici circa il purgatorio, il culto dei santi e delle reliquie, le immagini sacre e le indulgenze. 3° puntata

 

5142521918_989d70e24c_b.jpgPapa Giulio III, eletto il 7 febbraio, come sua prima iniziativa, inaugura Il 24 febbraio 1550 con l’apertura della Porta Santa della basilica di San Pietro, il X Giubileo.

Per favorire i pellegrini, riporta in vigore le disposizioni sul blocco dei fitti e sulla regolazione del mercato alimentare. L’afflusso dei pellegrini viene seguito da San Filippo Neri e dalla Confraternita della Santa Trinità. Il 21 luglio 1550, inoltre, Giulio III approva definitivamente la fondazione della Compagnia di Gesù (i Gesuiti) e, nel 1552, li incita a fondare il Collegio Romano e il Collegio Germanico, destinato all’educazione dei giovani prelati tedeschi nella riforma della Chiesa in Germania.

Nel periodo dal 1551 al 1553, Giulio III fa costruire sulla via Flaminia “Villa Giulia” , opera a cui lavorarono l’Ammannati, il Vignola e il Vasari. Internamente la villa è riccamente decorata con affreschi, stucchi, marmi policromi e statue.

Su richiesta dell’imperatore Carlo V, fa riaprire il Concilio di Trento sospeso da Paolo III nel 1548. Emanata la Bolla di convocazione il 14 novembre 1550, il concilio viene aperto ufficialmente il 1º maggio 1551. Per rendere più comodo il viaggio dei prelati verso Trento, per la prima volta vengono usate delle carrozze dotate di cinghie di cuoio con funzione di ammortizzatore. In questo periodo Giulio III si imbarca anche nella Guerra di Parma, decisione per cui i prelati francesi non intervengono al concilio.

Nel 1555 Giulio III accetta la richiesta di Maria la Cattolica di abrogare l’Atto di Supremazia inglese. In questo modo l’Inghilterra riabbraccia la fede cattolica, ma é solo una tregua. Con l’ascesa al trono di Elisabetta I, infatti, il distacco della Chiesa inglese da Roma diventa definitivo.

Giulio III, che soffre di gotta da molto tempo, muore a Roma il 23 marzo 1555. Le sue spoglie mortali riposano in san Pietro in Montorio a Roma.

Come Papa, Giulio III è ricordato più dagli storici dell’architettura e dagli amanti dell’arte, che dai teologi. Nominò Marcello Cervini, futuro papa Marcello II, bibliotecario vaticano, Michelangelo Buonarroti, capo degli architetti della fabbrica di San Pietro ed il compositore Giovanni Pierluigi da Palestrina, maestro di cappella della basilica vaticana. Inoltre potenziò la Biblioteca Vaticana e l’Università La Sapienza di Roma.

Per rispetto della storia accenniamo solamente a Papa Marcello II che rimase sul soglio pontificio per un solo mese: aprile del 1555.

Papa Paolo IV della famiglia dei Carafa di Napoli (maggio 1555 – agosto 1559)

Si tratta di una scelta a sorpresa la sua elezione: il suo carattere rigido, severo e inflessibile, combinato con la sua età fanno pensare infatti che possa rinunciare; invece accetta. Come altri Papi rinascimentali, anche Paolo IV non mostra ritrosia nel promuovere e preferire i suoi parenti.

Il pontificato di Paolo IV ha un’importanza fondamentale nello sviluppo dell’Inquisizione Romana, fondata da Paolo III nel 1542. Il 12 luglio del 1555 istituisce la creazione del Ghetto di Roma; gli ebrei vengono quindi costretti a vivere reclusi in una specifica zona del rione Sant’Angelo. Anche in altre città dello stato pontificio gli ebrei vengono rinchiusi in ghetti e obbligati a portare un copricapo giallo, per essere immediatamente individuati.

Nel 1558 la Congregazione del Sant’Uffizio emana il primo Indice dei libri proibiti valido per tutta la cristianità. Le proibizioni sono divise in tre classi: la prima comprende una serie di autori la cui produzione é proibita in toto, la seconda una serie di titoli, la terza tutti i volumi che non recano indicazioni tipografiche, o che non abbiano ricevuto il permesso ecclesiastico e tutti i libri di astrologia e magia. Viene condannato anche Erasmo da Rotterdam, nonostante sia un autore cattolico. All’indice viene allegata una lista di 45 edizioni di Bibbie e Nuovi Testamenti proibiti, nonché di editori messi al bando.

Questo primo indice promulgato sotto Paolo IV è estremamente più severo dei suoi successori, a partire da quello promosso da papa Pio IV (detto invece tridentino, poiché discusso durante il Concilio di Trento).

Durante il suo pontificato viene siglata la cosiddetta “Pace di Augusta” del 1555 che sancisce definitivamente la divisione religiosa della Germania. Tre furono le clausole principali:

a) Cuius regio, eius et religio: cioè il Principe può scegliere liberamente a quale religione appartenere; i sudditi invece devono, o scegliere la religione del proprio Principe, o emigrare in un altro Stato;

b) Reservatum ecclesiasticum: i Principi che dopo il trattato abbandonano il cattolicesimo, perdono tutti i loro beni;

c) Declaratio secreta: per compensare il reservatum, in un accordo segreto viene riconosciuto ai nobili, alle città e ai villaggi che da anni hanno abbracciato il luteranesimo, il diritto di restare liberamente nella loro fede.

Muore il 18 agosto 1559 e le sue spoglie vengono deposte in S. Maria sopra Minerva.

Papa Pio IV, al secolo con il nome di Giovanni Angelo Medici di Marignano, nacque da una famiglia non imparentata con i Medici di Firenze, ma di origine lombarda. Suo padre Bernardino si era stabilito a Milano e si guadagnava la vita con la riscossione delle tasse. Bernardino ebbe due figli molto intraprendenti: il maggiore Gian Giacomo Medici detto il Medeghino divenne un soldato di ventura e chi, come l’autore di questi studi, conosce un poco la storia del lago di Como, sa bene di quali spericolate bravate fosse questo fratello del Papa e zio di San Carlo Borromeo.

Giovanni Angelo, dunque, figlio minore, studiò legge a Pavia e a Bologna, interessandosi molto anche di filosofia e di medicina. Divenne un quotato esperto giurista, e a 28 anni decise di entrare al servizio della Chiesa andando a Roma. Contemporaneamente suo fratello Gian Giacomo aveva sposato una donna della famiglia Orsini, con il beneplacito di Papa Paolo III.

Nel lungo e contrastato conclave che seguì alla morte di Paolo IV, le antipatie di questi nei suoi confronti gli si tramutarono in vantaggio, poiché il 25 dicembre 1559 fu eletto Papa come risultato di un compromesso fra i partiti favorevoli rispettivamente alla Spagna e alla Francia. Fu incoronato il 6 gennaio 1560.

Pio IV aveva abitudini e temperamento completamente opposti a quelli del predecessore, essendo affabile, vivace e cordiale e, nello stesso tempo, astuto, diplomatico ed esperto nel condurre gli affari di stato. Egli diede libero corso al movimento riformatore, cercando al contempo di porre rimedio ad alcune ingiustizie compiute da Paolo IV (ad esempio liberando e reinsediando in carica il cardinale Giovanni Morone che era stato imprigionato con l’accusa di eresia) e mitigando alcuni dei suoi decreti più estremi. Tuttavia nei confronti dei nipoti di Paolo non dimostrò alcuna misericordia: accusati di vari crimini e condannati in base a testimonianze di dubbia attendibilità, furono giustiziati per strangolamento o decapitazione.

Come era consuetudine del tempo, Pio IV non fu immune dall’esercizio del nepotismo, ma, a onor del vero, il conferimento del cardinalato e della carica di arcivescovo di Milano al nipote Carlo Borromeo, uomo integerrimo e di elevata spiritualità, conferirono onore e lustro alla chiesa ed al suo pontificato.

L’opera veramente fondamentale per la storia della Chiesa, su ispirazione del nipote S. Carlo Borromeo, fu quella di portare a termine efficacemente il Concilio di Trento con il terzo ed ultimo periodo (sessioni XVII –XXV, 18 gennaio 1562 – 4 dicembre 1563).

Il concilio doveva innanzitutto portare a termine la dottrina dei sacramenti. Le sessioni XVII – XX furono dedicate alla riorganizzazione dei lavori. Nelle sessioni XXI-XXIV (16 luglio 1562 – 11 novembre 1563) furono emanati decreti sulla dottrina della Comunione sotto le due specie, la Comunione dei bambini, il sacrificio della Messa, i sacramenti dell’Ordine e del Matrimonio. I dibattiti relativi furono talora molto difficili e richiesero parecchio tempo; più di una volta si affacciò il pericolo di uno scioglimento del concilio. A questo periodo sono da ascriversi anche un gran numero di sostanziosi decreti di riforma, concernenti i più importanti settori della vita ecclesiastica.

Lunghe e tempestose discussioni si sollevarono a partire dall’aprile del 1562, quando si cominciò a trattare dell’obbligo di residenza e del potere di governo dei vescovi. Per rendere impossibile la cumulazione di benefici ecclesiastici in una sola mano, gli spagnoli e i francesi volevano che il concilio dichiarasse che l’obbligo di residenza fosse di diritto divino, e in relazione a ciò favorivano la tesi secondo cui la giurisdizione vescovile non proveniva dal papa, ma direttamente da Dio. Gli italiani si opposero con energia.

Nella sessione XXII, del 1562 si ordinò che nel canto e nel suono dell’organo si evitasse severamente tutto ciò che aveva un tono di lascivo e impuro. Alcuni zelanti volevano addirittua proscrivere completamente dalle chiese la musica figurata o polifonica per far ritorno al puro canto gregoriano; ma la commissione cardinalizia istituita dal papa per l’applicazione dei decreti tridentini non fece sua questa proposta estrema e si limitò ad esigere una maggior semplicità delle composizioni ed esclusione di melodie mondane.

Nel capitolo del matrimonio (sess. XXIV) non ci si limitò a definirne la sacramentalità e l’indissolubilità, ma fu emanato anche un apposito decreto, ‘De reformatione matrimonii’, in dieci capitoli. Il primo di questi, il cosiddetto decreto ‘Tametsi’, dichiarò nullo e invalido il matrimonio segreto e riconobbe validità soltanto al matrimonio celebrato dinanzi al parroco competente e a due o tre testimoni.

Degli altri decreti di riforma sono da ricordare: le prescrizioni relative al conferimento degli ordini sacri e alla sufficiente dotazione delle parrocchie, l’abolizione dell’ufficio dei questuari e il conferimento ai vescovi del compito di annunciare le indulgenze (sess. XXI, XXIII), l’accentuazione del dovere di residenza per i rettori delle chiese e l’obbligo per tutti i prelati di farsi consacrare entro tre mesi (sess. XXIII). Di vasta portata fu il decreto riguardante l’erezione di seminari diocesani per la formazione dei futuri sacerdoti, decreto, però, che nelle intenzioni dei padri conciliari, non doveva minimamente compromettere o meno ancora abolire lo studio della teologia nelle università. La sessione XXIV emanò una quantità di disposizioni circa la celebrazione di sinodi provinciali (ogni tre anni) e di sinodi diocesani (annuali), la visita delle diocesi, l’esercizio dell’ufficio della predicazione e l’istruzione religiosa del popolo, la penitenza ecclesiastica pubblica, l’istituzione di un esame di concorso per le nomine alle parrocchie vacanti, il divieto di cumulazione dei benefici (prevedendo una serie di dispense), delle expectantiae, delle provvisioni, delle riserve.

Nella sessione conclusiva (sess. XXV) del 3 e 4 dicembre 1563 furono emanati i decreti dogmatici circa il purgatorio, il culto dei santi e delle reliquie, le immagini sacre e le indulgenze. Interessante ciò che troviamo nel decreto delle indulgenze, dove leggiamo: “II Santo Sinodo insegna e comanda di mantenere nella Chiesa l’uso delle indulgenze, molto salutare per il popolo cristiano… desidera tuttavia che nel concedere le indulgenze si usi moderazione… per evitare che la troppa facilità nel concederle indebolisca la disciplina ecclesiastica.. con il presente decreto (il sinodo) stabilisce la completa abolizione di tutti gli indegni traffici di soldi fatti per ottenerle”.

Inoltre fu approvato un particolare decreto di riforma degli ordini religioso maschili e femminili Diverse riforme non ancora elaborate, come l’edizione di un nuovo indice dei libri proibiti, in sostituzione di quello troppo severo di Paolo IV, di un Catechismo generale, di un Breviario e un Messale riveduti, furono demandate al papa

I decreti conciliari furono sottoscritti da 255 partecipanti, fra cui 6 cardinali, 3 patriarchi,193 arcivescovi e vescovi, 7 abati e 7 generali di ordini e 39 procuratori di assenti. Il concilio fu ufficialmente chiuso del novembre 1563

Nessun altro concilio ha esercitato un’azione così vasta, profonda e duratura per la fede cattolica e la disciplina ecclesiastica; tale azione è ancora viva ai nostro giorni. Certo esso non riuscì a ripristinare l’unità religiosa, giunse appena in tempo per salvare la Chiesa nei paesi latini; in quelli nordici era ormai troppo tardi.

L’occidente cristiano rimase così confessionalmente diviso. Ma la dottrina cattolica fu chiarita e nuovamente precisata nei suoi punti decisivi. Anche se l’attuazione dei decreti fu soltanto graduale e di diversa portata nei singoli paesi, dal concilio si irradiò una forza rigeneratrice e creativa andata sotto il nome di CONTRORIFORMA (o Riforma Cattolica).

Scampato miracolosamente ad una congiura ordita verso di lui per ucciderlo, Pio IV ne rimase così impressionato che si ammalò e non riacquistò più la salute. Quando si aggravò accorsero ad assisterlo sul letto di morte Carlo Borromeo e Filippo Neri, e nelle loro braccia spirò tranquillamente la notte del 9 dicembre 1565. I suoi resti mortali riposano nella tomba a lui dedicata in santa Maria degli Angeli a Roma.

Tra gli atti del suo pontificato non si può trascurare quanto di bello ha fatto per Roma, costruendo tre nuove strade, Borgo Pio, Borgo Vittorio e Borgo Angelico, e dotandola, sempre nella zona del Borgo, di nuove mura. A queste si aggiunge la famosa “Porta Pia” eretta tra il 1561 ed il 1564 da Michelangelo.

Nel 1561, Pio IV operò la grande trasformazione delle Terme di Diocleziano con la costruzione del monastero di S. Maria degli Angeli. E’ pure sua l’iniziativa di costruire nei giardini vaticani quella che ancora oggi, in suo ricordo, si chiama la “Casina di Pio IV”.

Si discute spesso se quella che viene chiamata Controriforma non sia che una conseguenza dell’intuito che ha mosso Martin Lutero a ribellarsi alla Chiesa dei suoi giorni.

Ho già espresso il mio parere usando l’immagine del fuoco che incendia la casa e di chi invece si preoccupa di salvare i beni in essa contenuti. Ritornerò su questo argomento dopo aver ultimato la presentazione dei Sommi Pontefici di quel tempo. Intanto mi preme presentare la figura del successore di Pio IV che, a buon diritto ancora oggi viene ricordato come un grande santo e tanti cattolici si rifanno alla sua riforma liturgica richiamandosi appunto al “Messale di San Pio V”.

Don Lauro Consonni
Laorca.It

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Un pensiero su “1550 CON PAPA GIULIO III ABBIAMO IL X GIUBILEO , 1551 CONCILIO DI TRENTO ,1552 FONDAZIONE DEL COLLEGIO GERMANICO , SAN FILIPPO NERI 3 e 4 dicembre 1563 furono emanati i decreti dogmatici circa il purgatorio, il culto dei santi e delle reliquie, le immagini sacre e le indulgenze. 3° puntata

  1. La storia della chiesa, soprattutto quella che si riferisce alla controriforma, affascina tutti. Infatti, le modalità che si giostrano nel porre ordine nella confusione di quel tempo fatto di fatti e rifatti, fanno grande dimostrazione delle più grandi personalità del mondo cattolico, che mira sempre e in primo piano, a porre alto la missione di cristo divino.

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