QUANDO PAPA BENEDETTO XVI CONDANNO’ LA TEORIA GENDER ……FU IL PRIMO PAPA A PARLARE ESPLICITAMENTE DI QUESTA ” NUOVA FILOSOFIA DELLA SESSUALITA'” . “CHI DIFENDE DIO DIFENDE L’UOMO”.

 

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La Teoria del gender è un neologismo nato in ambito cattolico negli anni novanta del XX secolo per riferirsi in modo critico agli studi di genere: coloro che fanno uso di questa locuzione sostengono che gli studi di genere nasconderebbero un progetto predefinito mirante alla distruzione della famiglia e della società fondate su un presunto ordine naturale.

1995: l’inizio delle campagne contro l’ideologia gender

L’avvio di una campagna contro un presunto progetto fondato sul “gender” può essere fatta risalire a Dale O’Leary, attivista cattolica appartenente all’Opus Dei, collaboratrice del Narthe giornalista di orientamento conservatore. Nel suo libro The Gender Agenda: Redifining Equality (1997), O’Leary prende le mosse dallo scontro politico avvenuto alla Conferenza mondiale sulle donne del 1995, nella quale l’uso della parola “gender” da parte di associazioni per i diritti delle donne e delle persone LGBT era stato aspramente contestato dai gruppi “pro-famiglia”.
Già due anni prima della Conferenza mondiale di Pechino, la biologa Anne Fausto-Sterling aveva pubblicato sulla rivista The Sciencesun articolo in cui spiegava quanto a volte il tentativo di far rientrare per forza tutti i neonati in uno dei due sessi faccia violenza ai dati biologici, e proponeva – provocatoriamente – di aggiungere ai due sessi “tradizionali”, maschio e femmina, lo herm (l’ermafrodita vero, cioè una persona intersessuale che possieda un testicolo e un ovaio), il merm (lo pseudoermafrodita maschio, una persona intersessuale con i testicoli, con qualche caratteristica sessuale femminile e nessuna ovaia) e la ferm (la pseudoermafrodita femmina, una persona intersessuale con le ovaie, con qualche caratteristica sessuale maschile e nessun testicolo). L’intento di questo articolo, come già quello di Susan Kessler del 1990, era quello di favorire un dibattito e un cambio di prassi all’interno del mondo clinico che si occupava del trattamento delle persone intersessuali, in particolare per bloccare l’abitudine di operare alla nascita i neonati con malformazioni genitali, assegnando loro arbitrariamente un sesso prima ancora che essi potessero sviluppare una loro identità di genere.

A New York, nel marzo del 1995, nel corso dei prep-com (lavori preparatori) alla Conferenza mondiale dell’ONU, furono diffusi tra i delegati “pro-famiglia” alcuni articoli comparsi su riviste femministe e studiati come materiale didattico nei college americani. Tutto era cominciato quando un funzionario americano conservatore, parlando con la propria famiglia degli scontri che nei lavori preparatori stavano succedendo tra femministe e delegati “pro-famiglia”, aveva ottenuto alcuni di quegli scritti dalla baby-sitter dei suoi figli che studiava allo Hunter College di New York: tra quegli scritti c’era anche l’articolo del 1993 della Fausto-Sterling. Subito scoppiò il panico: c’era qualcuno che stava proponendo di parlare non più di due sessi, ma di cinque sessi! Tuttavia, fraintendendo completamente quanto scritto dalla Fausto-Sterling, che come si è visto proponeva di elencare i sessi come «maschio, femmina, herm, merm e ferm», questi delegati pro-famiglia s’inventarono che oltre ai due sessi già conosciuti si voleva iniziare a parlare anche di «omosessuale maschile, omosessuale femminile e transessuale», oppure «omosessuale, lesbica, bisessuale e transessuale».
In questo modo “gender” è diventato una definizione in codice per “omosessualità”.

L’espressione è stata diffusa dal Pontificio consiglio per la famiglia per indicare un’ideologia che svaluterebbe la differenza e la complementarità dei sessi e che sarebbe usata per giustificare le unioni omosessuali:
« L’essere uomo o donna non sarebbe determinato fondamentalmente dal sesso, bensì dalla cultura. Tale ideologia attacca le fondamenta della famiglia e delle relazioni interpersonali. […]
Nel decennio 1960-70, si sono affermate alcune teorie (che oggi gli esperti qualificano generalmente come “costruzioniste”) secondo le quali l’identità sessuale di genere (“gender”) sarebbe non solo il prodotto dell’interazione tra la comunità e l’individuo, ma anche indipendente dall’identità sessuale personale. In altri termini, nella società i generi maschile e femminile sarebbero esclusivamente il prodotto di fattori sociali, senza alcuna relazione con la dimensione sessuale della persona. In questo modo, ogni azione sessuale sarebbe giustificabile, inclusa l’omosessualità, e spetterebbe alla società cambiare per fare posto, oltre a quello maschile e femminile, ad altri generi nella configurazione della vita sociale.
L’ideologia di “gender” ha trovato nell’antropologia individualista del neo-liberalismo radicale un ambiente favorevole. La rivendicazione di uno statuto analogo, per il matrimonio e per le unioni di fatto (incluse quelle omosessuali) è oggi generalmente giustificato facendo ricorso a categorie e termini derivanti dall’ideologia di “gender”.»
Successivamente l’espressione è stata utilizzata sia da papa Benedetto XVI sia da papa Francesco, che in varie occasioni hanno denunciato la pericolosità di tale supposta ideologia.
La XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, tenutasi nel mese di ottobre 2015 sul tema della famiglia, ha affermato che l’ideologia del gender «svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina».
Nell’esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia, papa Francesco fa riferimento soltanto in un passaggio all’ideologia genericamente chiamata gender, affermando che essa «induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo». L’esortazione recepisce altresì uno dei principi fondanti degli studi di genere, ossia la distinzione tra “sesso” e “genere”: «Non si deve ignorare che sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender) si possono distinguere, ma non separare».
fonte:wikipedia

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VII INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE CON BENEDETTO XVI

“La grande gioia con cui a Milano si sono incontrate famiglie provenienti da tutto il mondo ha mostrato che, nonostante tutte le impressioni contrarie, la famiglia è forte e viva anche oggi. È incontestabile, però, anche la crisi che – particolarmente nel mondo occidentale – la minaccia fino nelle basi. Mi ha colpito che nel Sinodo si sia ripetutamente sottolineata l’importanza della famiglia per la trasmissione della fede come luogo autentico in cui si trasmettono le forme fondamentali dell’essere persona umana. Le si impara vivendole e anche soffrendole insieme. Così si è reso evidente che nella questione della famiglia non si tratta soltanto di una determinata forma sociale, ma della questione dell’uomo stesso – della questione di che cosa sia l’uomo e di che cosa occorra fare per essere uomini in modo giusto. Le sfide in questo contesto sono complesse. C’è anzitutto la questione della capacità dell’uomo di legarsi oppure della sua mancanza di legami. Può l’uomo legarsi per tutta una vita? Corrisponde alla sua natura? Non è forse in contrasto con la sua libertà e con l’ampiezza della sua autorealizzazione? L’uomo diventa se stesso rimanendo autonomo e entrando in contatto con l’altro solo mediante relazioni che può interrompere in ogni momento? Un legame per tutta la vita è in contrasto con la libertà? Il legame merita anche che se ne soffra? Il rifiuto del legame umano, che si diffonde sempre più a causa di un’errata comprensione della libertà e dell’autorealizzazione, come anche a motivo della fuga davanti alla paziente sopportazione della sofferenza, significa che l’uomo rimane chiuso in se stesso e, in ultima analisi, conserva il proprio “io” per se stesso, non lo supera veramente. Ma solo nel dono di sé l’uomo raggiunge se stesso, e solo aprendosi all’altro, agli altri, ai figli, alla famiglia, solo lasciandosi plasmare nella sofferenza, egli scopre l’ampiezza dell’essere persona umana. Con il rifiuto di questo legame scompaiono anche le figure fondamentali dell’esistenza umana: il padre, la madre, il figlio; cadono dimensioni essenziali dell’esperienza dell’essere persona umana”.

Il Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim, in un trattato accuratamente documentato e profondamente toccante, ha mostrato che l’attentato, al quale oggi ci troviamo esposti, all’autentica forma della famiglia, costituita da padre, madre e figlio, giunge ad una dimensione ancora più profonda. Se finora avevamo visto come causa della crisi della famiglia un fraintendimento dell’essenza della libertà umana, ora diventa chiaro che qui è in gioco la visione dell’essere stesso, di ciò che in realtà significa l’essere uomini. Egli cita l’affermazione, diventata famosa, di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa” (“On ne naît pas femme, on le devient”). In queste parole è dato il fondamento di ciò che oggi, sotto il lemma “gender”, viene presentato come nuova filosofia della sessualità. Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi.La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata. Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27).

No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina, ma finora è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo. Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. Egli è ormai solo spirito e volontà. La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa qui la scelta di fondo dell’uomo nei confronti di se stesso. Esiste ormai solo l’uomo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura. Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda. Se, però, non esiste la dualità di maschio e femmina come dato della creazione, allora non esiste neppure più la famiglia come realtà prestabilita dalla creazione. Ma in tal caso anche la prole ha perso il luogo che finora le spettava e la particolare dignità che le è propria. Bernheim mostra come essa, da soggetto giuridico a sé stante, diventi ora necessariamente un oggetto, a cui si ha diritto e che, come oggetto di un diritto, ci si può procurare. Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere. Nella lotta per la famiglia è in gioco l’uomo stesso. E si rende evidente che là dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell’uomo.

Chi difende Dio, difende l’uomo”.
PAPA BENEDETTO XVI

ALETEIA/MIGUEL CUARTERO SAMPERI
http://it.aleteia.org/author/miguel-cuartero-samperi/

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