RATZINGER HA DATO IN PASTO AI LUPI LA POLPETTA DEL MINISTERIUM, TENENDOSI IL MUNUS : IL SOMMO PONTEFICE È BENEDICTUS XVI …

Dopo l’articolo di qualche giorno fa (tradotto in quattro lingue) su un inequivocabile messaggio di Benedetto XVI individuato in “Ultime conversazioni” (Seewald-Ratzinger 2016) QUI  , sempre più persone si sono dette convinte del fatto che Ratzinger non solo non abbia mai abdicato, ma che nel 2013 abbia organizzato appositamente dimissioni invalide, come peraltro sostiene la giurista Estefania Acosta nel suo libro “Benedict XVI: pope emeritus?”.

L’intera operazione del “Piano B”  è stata “ricostruita” QUI , ordinando fatti e documenti e, anche coloro che non sono rimasti convinti, non hanno però saputo metterla in discussione portando argomentazioni che possano fornire una spiegazione alternativa ai fatti riportati. E questo, per ora, costituisce un problema cui si aggiunge il fatto che non sono provenute né smentite, né – strano a dirsi – gli attacchi personali che costituiscono una tipica reazione in questi casi.  Ma siamo fiduciosi.

Agli osservatori intellettualmente onesti, resta soprattutto un’ultima esitazione:

 

“Sì, va bene, ma perché Ratzinger avrebbe dovuto preparare tutto questo?“.

 

Ne abbiamo scritto sul blog Duc in Altum di Aldo Maria Valli che ci ha gentilmente ospitato QUI  . Onore all’autorevole collega che almeno affronta la questione consentendo – si spera – un leale dibattito in cui vengano portate argomentazioni solide e contrapposte.

Intanto ci si potrebbe fermare ai fatti – che bastano e avanzano – ma, comunque, possiamo fin d’ora azzardare qualche ipotesi sul perché Benedetto XVI avrebbe regalato al popolo cattolico otto anni di vacanza (nel senso più esteso del termine) con dimissioni appositamente invalide.

E’ da almeno 2500 anni che si annuncia per la Chiesa un momento di grande crisi, con una presa del potere da parte di forze cosiddette anticristiche. Abbiamo l’avvento di un “pastore idolo” (profeta Zaccaria nell’Antico Testamento), di un “falso profeta” (Apocalisse di San Giovanni), di una “falsa chiesa stravagante” (beata Katharina Emmerick) di una “Roma sede dell’Anticristo” (Madonna de La Salette), di un “vescovo vestito di bianco” (Fatima), di un “papa della Chiesa della  propaganda” (p. Julio Meinvielle), del “fumo di Satana entrato in Chiesa” (Paolo VI), di una “prova finale con apostasia dall’interno” (art. 675 del Catechismo del 1992), di un’“Antichiesa e di un antivangelo” (San Giovanni Paolo II) di “Satana al vertice della Chiesa” (don Stefano Gobbi) …

Insomma, la possibilità di un golpe anticristico non è certo una novità e nella Chiesa si conosce da un pezzo. Peraltro segnaliamo anche il recente romanzo di un sacerdote, Don Sabino Decorato, che si chiama proprio “GOLPE IN VATICANO”. Ne hanno scritto su Stilum Curiae  QUI .

Vogliamo dunque ritenere che il card. Ratzinger e San Giovanni Paolo II fossero rimasti inerti senza predisporre un piano “B”, di emergenza?

Già nel 1983 elaborarono (forse in previsione?)  la diversificazione “ipnotica” tra munus e ministerium dell’incarico papale: talmente efficace che ancor oggi persino gli addetti ai lavori, a volte, ci si perdono. Su Libero abbiamo ipotizzato che si possa trattare di un “meccanismo speculare tra vero-falso” ispirato alla visione allo specchio del “vescovo vestito di bianco” dei pastorelli di Fatima: QUI

Quindi, considerando che gli attacchi (documentati), della Mafia di San Gallo provenivano  dall’interno della Chiesa e ammettendo che questi fossero espressione di quanto profetizzato da 2000 anni, da un punto di vista strategico, il sistema di reazione migliore per papa Ratzinger NON poteva certamente essere quello di una CONTRAPPOSIZIONE FRONTALE E ASIMMETRICA. Ci immaginiamo – come avrebbero voluto certi sedevacantisti – Benedetto XVI nel 2005, con tutto il mondo che lo dipinge come un arcigno papa oscurantista e retrivo, intento a far piovere scomuniche sui modernisti, sospendere qui, cacciare di là? Assurdo.

Sarebbe stato un suicidio politico: non avrebbe fatto altro che rafforzare la propaganda dei suoi nemici, interni ed esterni alla Chiesa, condannando non solo se stesso, ma anche preparando, forse, in reazione, una successione legale con un papa modernista.

Quando Mons. Viganò individua nel Concilio la radice della deriva attuale non sbaglia e, certo, nel 2013 la metastasi del modernismo neo-ariano-luterano, (con un’omosessualità del clero ormai endemica) era ormai giunta ad uno stato tale da imporre una decisione drastica. Vatileaks aveva financo evidenziato una feroce guerra intestina tra fazioni e perfino presunti piani per eliminare fisicamente il Pontefice.

Arrivato il momento, Benedetto XVI ha quindi probabilmente tirato la “leva di emergenza” senza esitazioni, volontariamente, in scienza e coscienza.  Il modo più intelligente, efficace e incruento di reagire era quello di una ritirata (parola che usa spesso), non prima di aver “minato” il terreno di invasione nemica. Negli studi strategici si definirebbe un “piano d’inganno” con “ritirata elastica” e “falso bersaglio”. 

Bisogna uscire da una visione irenista e dolciastra di una Chiesa tutte rose e fiori: c’era e c’è una GUERRA feroce e totale in corso. E Benedetto, nonostante l’apparenza mite e fragile, si è dimostrato un supercombattente.

Ratzinger ha dato in pasto ai lupi che lo assediavano la “POLPETTA” del ministerium facendoli illudere che equivalesse a un’abdicazione e, ritirandosi in un ruolo da presunto papa emerito, ha conservato il munus,  concedendo alle forze nemiche in seno alla Chiesa un tempo sperimentale, per svelarsi, in modo che il popolo cattolico comprendesse da vicino il vuoto e i contenuti teologicamente distruttivi del modernismo massonico asservito al mondialismo. 

I fedeli dovevano vedere l’idolo pagano intronizzato in San Pietro, la “Madonna meticcia sollievo dei migranti”, gli stravolgimenti dottrinali, i cambiamenti politically correct nel messale, la rugiada esoterico-massonica nella preghiera eucaristica e mille altre inaudite inversioni rispetto alla sana dottrina. 

Si doveva palesare la Chiesa schiava del “mondo”, amichevolmente dialogante con abortisti ed omosessualisti, i cattolici dovevano toccare il fondo, come il figliol prodigo, dovevano arrivare “a fare i guardiani dei porci” prima di consapevolizzarsi e tornare alla casa del… papa.

Nel 2013 – se ricordiamo – nessuno, fra intellettuali, teologi, vaticanisti e semplici fedeli era così esasperato, né animato da “eroico zelo”. Nessuno avrebbe rischiato la propria carriera, né sacerdoti si sarebbero fatti scomunicare, come don Minutella e don Bernasconi, QUI per citarne alcuni, né si sarebbero coagulati gruppi di resistenza come in una “nuova Crociata dei poveri”. Nessuno avrebbe capito la realtà e accolto le verità della fede cattolica se non fosse stato esasperato, scandalizzato, sdegnato, estenuato dal nuovo corso.

Ratzinger sapeva come sarebbero andate le cose, e aveva messo tutto in sicurezza: le sue dimissioni erano del tutto invalide e questo sarebbe stato scoperto man mano che i vari Enzo Bianchi implodevano da soli, QUI   che la “falsa Chiesa” annegava in feroci conflitti interni, in scandali finanziari, sessuali, in grottesche gaffe e contraddizioni patenti.

E le dimissioni di Benedetto sarebbero state per sempre invalide, anche dopo la sua morte. Un piano definitivo per separare il GRANO DAL LOGLIO.

Rischioso? Per ora – visto che ne stiamo scrivendo – il piano ha funzionato, almeno nella prima parte. E’ stato capito il suo gioco, con otto anni di ritardo, ma la verità – finora incontestata e forse incontestabile – di alcuni fatti si sta viralizzando in tutto il mondo. E Benedetto è ancora vivo e lucido, ma appunto il problema resterà anche alla sua dipartita.  

Si è  capito che la Chiesa sta per essere purificata definitivamente, a prezzo di uno SCISMA, questa volta utile e necessario, per quanto doloroso. Ne parlavamo QUI in febbraio e, dopo essere stati subissati di critiche, oggi nessuno parla d’altro. La differenza è che prima lo scisma poteva essere concordato, oggi con la questione delle benedizioni alle coppie gay si è giunti ai ferri corti: mors tua, vita mea. L’ultimo scontro sarebbe stato proprio sulla sessualità e la famiglia, come preconizzato da vari mistici.

Ora, quello che resta solo da decidere è se a uscire dalla Chiesa (come sede) saranno i tradizionalisti o i modernisti. 

E il perno di tutto è, ancora una volta, l’invalidità delle dimissioni di Benedetto XVI.

Se Ratzinger non si è dimesso, Bergoglio, i suoi cardinali, i suoi teologi, le sue nomine, le sue novità dottrinali svaniranno in un soffio, come polvere al vento, “combusti escatologicamente” dal Diritto canonico. Formeranno, al massimo, una nuova “Chiesa massolica”, luterana e mondialista, e si aggregheranno ai protestanti europei. Diverranno irrilevanti nel giro di pochi anni, come tutte le chiese protestanti.

Altrimenti, se nessuno avrà la forza per verificare le dimissioni, toccherà alla Chiesa romana abbandonare la sede, lasciare cattedrali, basiliche, chiese, abbazie, conventi e palazzi, per riprendersi almeno la fede, come S. Atanasio, ritornare nelle catacombe, così come aveva previsto anche Ratzinger.

In ogni caso, sarà uno scisma purificatorio, da augurarsi, si direbbe. Siamo infatti non solo in presenza di due RELIGIONI DIVERSE, ma anche del tutto ANTITETICHE che non possono più convivere.

Ora, a questo punto, vescovi e cardinali non dovrebbero per forza fare una scelta di campo decisa, come invocano molti. Non è ancora necessario. Basterebbe che chiedessero una chiarificazione, in modo neutro, un’OPERAZIONE VERITA’ sulle “dimissioni” di Benedetto.

Se Bergoglio non è il papa, certamente non potrebbe scomunicare un cardinale che chiedesse  una verifica sull’abdicazione – o rinuncia – di Ratzinger, a meno di svelarsi.

In questo caso, chiedersi perché Benedetto XVI non parla direttamente e spontaneamente non ha senso: egli non sarebbe libero, bensì “ostaggio” dell’antagonista.

Ciò che occorre, quindi, per fugare ogni ombra, è una CONFERENZA STAMPA PUBBLICA di Benedetto XVI con garanzie mediche e di sicurezza. Oppure un confronto pubblico fra canonisti, o un sinodo con porporati di nomina pre-2013. Un’operazione di assoluta, rigorosa trasparenza dovrebbe essere in primis interesse di Bergoglio, se è il vero papa, e anche del suo successore, dato che l’ombra sulla rinuncia di Benedetto offuscherebbe anche un futuro pontefice.

Dopo l’articolo di qualche giorno fa (tradotto in quattro lingue) su un inequivocabile messaggio di Benedetto XVI individuato in “Ultime conversazioni” (Seewald-Ratzinger 2016) QUI  , sempre più persone si sono dette convinte del fatto che Ratzinger non solo non abbia mai abdicato, ma che nel 2013 abbia organizzato appositamente dimissioni invalide, come peraltro sostiene la giurista Estefania Acosta nel suo libro “Benedict XVI: pope emeritus?”.

L’intera operazione del “Piano B”  è stata “ricostruita” QUI , ordinando fatti e documenti e, anche coloro che non sono rimasti convinti, non hanno però saputo metterla in discussione portando argomentazioni che possano fornire una spiegazione alternativa ai fatti riportati. E questo, per ora, costituisce un problema cui si aggiunge il fatto che non sono provenute né smentite, né – strano a dirsi – gli attacchi personali che costituiscono una tipica reazione in questi casi.  Ma siamo fiduciosi.

Agli osservatori intellettualmente onesti, resta soprattutto un’ultima esitazione:

 

“Sì, va bene, ma perché Ratzinger avrebbe dovuto preparare tutto questo?“.

 

Ne abbiamo scritto sul blog Duc in Altum di Aldo Maria Valli che ci ha gentilmente ospitato QUI  . Onore all’autorevole collega che almeno affronta la questione consentendo – si spera – un leale dibattito in cui vengano portate argomentazioni solide e contrapposte.

Intanto ci si potrebbe fermare ai fatti – che bastano e avanzano – ma, comunque, possiamo fin d’ora azzardare qualche ipotesi sul perché Benedetto XVI avrebbe regalato al popolo cattolico otto anni di vacanza (nel senso più esteso del termine) con dimissioni appositamente invalide.

E’ da almeno 2500 anni che si annuncia per la Chiesa un momento di grande crisi, con una presa del potere da parte di forze cosiddette anticristiche. Abbiamo l’avvento di un “pastore idolo” (profeta Zaccaria nell’Antico Testamento), di un “falso profeta” (Apocalisse di San Giovanni), di una “falsa chiesa stravagante” (beata Katharina Emmerick) di una “Roma sede dell’Anticristo” (Madonna de La Salette), di un “vescovo vestito di bianco” (Fatima), di un “papa della Chiesa della  propaganda” (p. Julio Meinvielle), del “fumo di Satana entrato in Chiesa” (Paolo VI), di una “prova finale con apostasia dall’interno” (art. 675 del Catechismo del 1992), di un’“Antichiesa e di un antivangelo” (San Giovanni Paolo II) di “Satana al vertice della Chiesa” (don Stefano Gobbi) …

Insomma, la possibilità di un golpe anticristico non è certo una novità e nella Chiesa si conosce da un pezzo. Peraltro segnaliamo anche il recente romanzo di un sacerdote, Don Sabino Decorato, che si chiama proprio “GOLPE IN VATICANO”. Ne hanno scritto su Stilum Curiae  QUI .

Vogliamo dunque ritenere che il card. Ratzinger e San Giovanni Paolo II fossero rimasti inerti senza predisporre un piano “B”, di emergenza?

Già nel 1983 elaborarono (forse in previsione?)  la diversificazione “ipnotica” tra munus e ministerium dell’incarico papale: talmente efficace che ancor oggi persino gli addetti ai lavori, a volte, ci si perdono. Su Libero abbiamo ipotizzato che si possa trattare di un “meccanismo speculare tra vero-falso” ispirato alla visione allo specchio del “vescovo vestito di bianco” dei pastorelli di Fatima: QUI

Quindi, considerando che gli attacchi (documentati), della Mafia di San Gallo provenivano  dall’interno della Chiesa e ammettendo che questi fossero espressione di quanto profetizzato da 2000 anni, da un punto di vista strategico, il sistema di reazione migliore per papa Ratzinger NON poteva certamente essere quello di una CONTRAPPOSIZIONE FRONTALE E ASIMMETRICA. Ci immaginiamo – come avrebbero voluto certi sedevacantisti – Benedetto XVI nel 2005, con tutto il mondo che lo dipinge come un arcigno papa oscurantista e retrivo, intento a far piovere scomuniche sui modernisti, sospendere qui, cacciare di là? Assurdo.

Sarebbe stato un suicidio politico: non avrebbe fatto altro che rafforzare la propaganda dei suoi nemici, interni ed esterni alla Chiesa, condannando non solo se stesso, ma anche preparando, forse, in reazione, una successione legale con un papa modernista.

Quando Mons. Viganò individua nel Concilio la radice della deriva attuale non sbaglia e, certo, nel 2013 la metastasi del modernismo neo-ariano-luterano, (con un’omosessualità del clero ormai endemica) era ormai giunta ad uno stato tale da imporre una decisione drastica. Vatileaks aveva financo evidenziato una feroce guerra intestina tra fazioni e perfino presunti piani per eliminare fisicamente il Pontefice.

Arrivato il momento, Benedetto XVI ha quindi probabilmente tirato la “leva di emergenza” senza esitazioni, volontariamente, in scienza e coscienza.  Il modo più intelligente, efficace e incruento di reagire era quello di una ritirata (parola che usa spesso), non prima di aver “minato” il terreno di invasione nemica. Negli studi strategici si definirebbe un “piano d’inganno” con “ritirata elastica” e “falso bersaglio”. 

Bisogna uscire da una visione irenista e dolciastra di una Chiesa tutte rose e fiori: c’era e c’è una GUERRA feroce e totale in corso. E Benedetto, nonostante l’apparenza mite e fragile, si è dimostrato un supercombattente.

Ratzinger ha dato in pasto ai lupi che lo assediavano la “POLPETTA” del ministerium facendoli illudere che equivalesse a un’abdicazione e, ritirandosi in un ruolo da presunto papa emerito, ha conservato il munus,  concedendo alle forze nemiche in seno alla Chiesa un tempo sperimentale, per svelarsi, in modo che il popolo cattolico comprendesse da vicino il vuoto e i contenuti teologicamente distruttivi del modernismo massonico asservito al mondialismo. 

I fedeli dovevano vedere l’idolo pagano intronizzato in San Pietro, la “Madonna meticcia sollievo dei migranti”, gli stravolgimenti dottrinali, i cambiamenti politically correct nel messale, la rugiada esoterico-massonica nella preghiera eucaristica e mille altre inaudite inversioni rispetto alla sana dottrina. 

Si doveva palesare la Chiesa schiava del “mondo”, amichevolmente dialogante con abortisti ed omosessualisti, i cattolici dovevano toccare il fondo, come il figliol prodigo, dovevano arrivare “a fare i guardiani dei porci” prima di consapevolizzarsi e tornare alla casa del… papa.

Nel 2013 – se ricordiamo – nessuno, fra intellettuali, teologi, vaticanisti e semplici fedeli era così esasperato, né animato da “eroico zelo”. Nessuno avrebbe rischiato la propria carriera, né sacerdoti si sarebbero fatti scomunicare, come don Minutella e don Bernasconi, QUI per citarne alcuni, né si sarebbero coagulati gruppi di resistenza come in una “nuova Crociata dei poveri”. Nessuno avrebbe capito la realtà e accolto le verità della fede cattolica se non fosse stato esasperato, scandalizzato, sdegnato, estenuato dal nuovo corso.

.it – Mother’s Day

Fino al

Ratzinger sapeva come sarebbero andate le cose, e aveva messo tutto in sicurezza: le sue dimissioni erano del tutto invalide e questo sarebbe stato scoperto man mano che i vari Enzo Bianchi implodevano da soli, QUI   che la “falsa Chiesa” annegava in feroci conflitti interni, in scandali finanziari, sessuali, in grottesche gaffe e contraddizioni patenti.

E le dimissioni di Benedetto sarebbero state per sempre invalide, anche dopo la sua morte. Un piano definitivo per separare il GRANO DAL LOGLIO.

Rischioso? Per ora – visto che ne stiamo scrivendo – il piano ha funzionato, almeno nella prima parte. E’ stato capito il suo gioco, con otto anni di ritardo, ma la verità – finora incontestata e forse incontestabile – di alcuni fatti si sta viralizzando in tutto il mondo. E Benedetto è ancora vivo e lucido, ma appunto il problema resterà anche alla sua dipartita.  

Si è  capito che la Chiesa sta per essere purificata definitivamente, a prezzo di uno SCISMA, questa volta utile e necessario, per quanto doloroso. Ne parlavamo QUI in febbraio e, dopo essere stati subissati di critiche, oggi nessuno parla d’altro. La differenza è che prima lo scisma poteva essere concordato, oggi con la questione delle benedizioni alle coppie gay si è giunti ai ferri corti: mors tua, vita mea. L’ultimo scontro sarebbe stato proprio sulla sessualità e la famiglia, come preconizzato da vari mistici.

Ora, quello che resta solo da decidere è se a uscire dalla Chiesa (come sede) saranno i tradizionalisti o i modernisti. 

E il perno di tutto è, ancora una volta, l’invalidità delle dimissioni di Benedetto XVI.

Se Ratzinger non si è dimesso, Bergoglio, i suoi cardinali, i suoi teologi, le sue nomine, le sue novità dottrinali svaniranno in un soffio, come polvere al vento, “combusti escatologicamente” dal Diritto canonico. Formeranno, al massimo, una nuova “Chiesa massolica”, luterana e mondialista, e si aggregheranno ai protestanti europei. Diverranno irrilevanti nel giro di pochi anni, come tutte le chiese protestanti.

Altrimenti, se nessuno avrà la forza per verificare le dimissioni, toccherà alla Chiesa romana abbandonare la sede, lasciare cattedrali, basiliche, chiese, abbazie, conventi e palazzi, per riprendersi almeno la fede, come S. Atanasio, ritornare nelle catacombe, così come aveva previsto anche Ratzinger.

In ogni caso, sarà uno scisma purificatorio, da augurarsi, si direbbe. Siamo infatti non solo in presenza di due RELIGIONI DIVERSE, ma anche del tutto ANTITETICHE che non possono più convivere.

Ora, a questo punto, vescovi e cardinali non dovrebbero per forza fare una scelta di campo decisa, come invocano molti. Non è ancora necessario. Basterebbe che chiedessero una chiarificazione, in modo neutro, un’OPERAZIONE VERITA’ sulle “dimissioni” di Benedetto.

Se Bergoglio non è il papa, certamente non potrebbe scomunicare un cardinale che chiedesse  una verifica sull’abdicazione – o rinuncia – di Ratzinger, a meno di svelarsi.

In questo caso, chiedersi perché Benedetto XVI non parla direttamente e spontaneamente non ha senso: egli non sarebbe libero, bensì “ostaggio” dell’antagonista.

Ciò che occorre, quindi, per fugare ogni ombra, è una CONFERENZA STAMPA PUBBLICA di Benedetto XVI con garanzie mediche e di sicurezza. Oppure un confronto pubblico fra canonisti, o un sinodo con porporati di nomina pre-2013. Un’operazione di assoluta, rigorosa trasparenza dovrebbe essere in primis interesse di Bergoglio, se è il vero papa, e anche del suo successore, dato che l’ombra sulla rinuncia di Benedetto offuscherebbe anche un futuro pontefice.

Certo, stavolta non ce la si può cavare con i titoli di Vatican News QUI con le letterine riferite da questo o da quello e mai mostrate in originale, oppure chiamando il solito giornalista del quotidiano filobergogliano che interpreta parole di raffinata ambivalenza a modo suo. QUI

L’operazione verità dovrà essere chiara, netta, al di sopra di ogni sospetto e definitiva. E poi, quando si sarà capito quale fazione dovrà fare “baracca e burattini”, ognuno per la sua strada e tutti felici.

La storia rivelerà “darwinianamente” quale delle due chiese fosse quella vera.

 

*Nella foto di testata: Studio dal ritratto di Innocenzo X di Francis Bacon – Ritratto di Benedetto XVI di Natalia Tsarkova

Fonte

2 pensieri su “RATZINGER HA DATO IN PASTO AI LUPI LA POLPETTA DEL MINISTERIUM, TENENDOSI IL MUNUS : IL SOMMO PONTEFICE È BENEDICTUS XVI …

  1. L’unico sacerdote che ne ha dato spiegazioni chiare e affidabili, giá da tempi non sospetti ,attestandosi ad unico e solo vero interprete verace , é il reverendo sacerdote Don Alessandro Minutella .

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