BENEDETTO XVI INEQUIVOCABILE : “MI SONO DIMESSO, MA NON HO ABDICATO”…

di Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, l’amico Andrea Cionci ci ha inviato il testo completo dell’articolo che ha pubblicato – in sintesi – oggi su Libero, in cui tratta ancora della rinuncia-dimissioni di Benedetto XVI, esplorando questa volta il tema dal punto di vista dell’abdicazione del Pontefice. Come ben sapete Stilum ha ospitato nel recente passato altri articoli sull’argomento; anche se a noi sembra che  da un punto di vista pratico – dal momento che non appare un’autorità che possa far valere queste tesi – la situazione rimane quella che viviamo; e cioè, ahimè, una situazione di estrema confusione. Buona lettura. 

Benedetto XVI inequivocabile : “Mi sono dimesso, ma non ho abdicato”

Caro Tosatti,

in merito alla dibattuta questione sulle dimissioni di Benedetto XVI, in molti si chiedono, spazientiti: “Se è ancora lui il papa, perché non lo dice chiaramente?”.

Dopo un confronto con autorevoli studiosi, ecco un documento dove papa Ratzinger spiega in modo inequivocabile che, sebbene con la Declaratio del 2013 si sia “dimesso” rinunciando al “ministerium”,  alle funzioni pratiche, di converso non ha affatto “abdicato” al “munus”, il titolo divino di papa. (Le parole sono importanti: dimettersi è rinunciare a delle funzioni, abdicare è rinunciare al titolo di sovrano).

Noiosi “legalismi clericali”, come dice Bergoglio? No. Si tratta di un problema enorme – che viene accuratamente evitato nel pubblico dibattito – perché, come tutti sanno, se un papa vivente non abdica al munus decadendo completamente, non si può indire un altro conclave. Anche dal punto di vista teologico, lo Spirito Santo non orienta l’elezione del papa in un conclave illegittimo, né lo assiste. Il “papa Francesco” quindi, non sarebbe mai esistito, sarebbe solo un “vescovo vestito di bianco”, come nel Terzo segreto di Fatima e nessuno più, nella sua linea successoria, sarebbe un vero papa. Ecco perché, prima di criticare Francesco, o di fare dietrologie, varrebbe molto più la pena applicarsi alla questione che precede e presuppone la validità del conclave del 2013. Si spiegherebbe tutto.

Ma veniamo al documento in questione: a pag. 26 di “Ultime conversazioni” (Garzanti 2016), libro-intervista di Peter Seewald, il giornalista chiede a Benedetto XVI:  “Con lei, per la prima volta nella storia della Chiesa, un pontefice nel pieno ed effettivo esercizio delle sue funzioni si è dimesso dal suo “ufficio”. C’è stato un conflitto interiore per la decisione?”.

Risposta: Non è così semplice, naturalmente. Nessun papa si è dimesso per mille anni e anche nel primo millennio ciò ha costituito un’eccezioneperciò una decisione simile la si deve ponderare a lungo. Per me, tuttavia, è apparsa talmente evidente che non c’è stato un doloroso conflitto interiore”.

Un’affermazione assurda, per come immaginiamo comunemente  la parola “dimissioni”: negli ultimi mille anni (1016-2016) ci sono stati ben quattro papi che hanno rinunciato al trono, (tra cui il famoso Celestino V, nel 1294) e, nel primo millennio del papato (33-1033), ce ne sono stati altri sei. Forse papa Ratzinger, oltre ad avere difficoltà con il latino (visti gli inspiegabili errori nella Declaratio)  non conosce bene neanche la storia della Chiesa?

La sua frase ha, invece, un senso perfettamente logico e coerente se comprendiamo che “dimettersi“ dal ministerium – come ha fatto papa Ratzinger – non comporta affatto “abdicare” al munus. Semmai può essere il contrario. La distinzione – vagamente (e forse intenzionalmente) ipnotica – fra munus e ministerium è stata formalizzata a livello canonico nel 1983, ma è utile a Benedetto XVI per far passare un messaggio chiarissimo: egli, infatti,  non ci sta parlando dei papi che hanno abdicato, ma di quelli che si sono dimessi come lui, cioè i pontefici che hanno perso solo il ministerium, senza abdicare.

Tutto torna:   l’”eccezione” del primo millennio di cui parla Ratzinger è quella di Benedetto VIII, Teofilatto dei conti di Tuscolo che, spodestato nel 1012 dall’antipapa Gregorio VI, in fuga, dovette rinunciare per alcuni mesi al ministerium,  ma non perse affatto il munus di papa, tanto che fu poi reinsediato sul trono dall’imperatore santo Enrico II. Nel secondo millennio, invece, nessun papa ha mai rinunciato al solo ministerium, mentre ben quattro pontefici hanno, invece, abdicato, rinunciando al munus (e, di conseguenza, anche al ministerium).

Consultato in merito alla sola questione storica, il Prof. Francesco Mores, docente di Storia della Chiesa all’Università degli Studi di Milano conferma: “Esiste effettivamente questa differenza tra il primo e il secondo millennio. Lo snodo decisivo è la riforma dell’XI secolo, che chiamiamo anche “gregoriana” (1073). Per quanto in conflitto con i poteri secolari, i papi mantennero sempre un minimo di esercizio pratico del loro potere, a differenza di pochissimi casi nel primo millennio, Ponziano, Silverio (che persero per alcuni mesi il ministerium, ma poi abdicarono esplicitamente n.d.r.) e Benedetto VIII (che, perso temporaneamente il ministerium, fu reinsediato sul trono papale dall’imperatore Enrico II n.d.r.) il quale si colloca, non per caso, sulla soglia della trasformazione dell’istituzione papale avvenuta tra il  primo e il secondo millennio”.

Benedetto XVI ci sta dicendo chiaramente che lui ha rinunciato al ministerium come quel suo antico, omonimo predecessore, ma che nessuno di loro due ha mai abdicato al munus.

Se non fosse così, Ratzinger  come potrebbe dire che dimettendosi come lui, nessun papa si è dimesso nel II millennio e che nel I millennio è stata un’eccezione”? Non si scappa.

Ulteriore conferma viene dall’altro libro intervista di Seewald, “Ein Leben”, dove,  a pag. 1204, Benedetto XVI prende le distanze da Celestino V, che abdicò legalmente nel II millennio (1294): “La situazione di Celestino V era estremamente peculiare e non poteva in alcun modo essere invocata come (mio) precedente”.

Sempre in Ein Leben,  la parola “abdicazione” compare otto volte – nove  nell’edizione tedesca (“Abdankung”) – e mai riferita a Ratzinger, ma solo a papi che abdicarono per davvero, come Celestino, o che volevano farlo sul serio, come Pio XII per sfuggire ai nazisti. Per Ratzinger, invece, si parla solo di dimissioni (“Ruecktritt”).

Del resto, Benedetto XVI lo ha ripetuto anche nell’ultima udienza del 27 febbraio 2013: “La gravità della decisione è stata proprio nel fatto che da quel momento (l’elezione del 2005 n.d.r.) in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore. […] La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. […] Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro”.

Oggi, quindi, non avremmo “due papi”, bensì “mezzo” papa: solo Benedetto XVI,  privo del potere pratico. Per questo, egli continua  a vestire di bianco (pur senza mantelletta e fascia), a firmarsi P.P. (Pontifex Pontificum), a vivere in Vaticano e a godere inspiegabilmente di altre prerogative pontificie. Ci sono altre spiegazioni?

La questione non può passare in cavalleria: un miliardo e 285 milioni di cattolici hanno diritto di sapere chi è il papa. Forse una conferenza stampa di papa Benedetto, per esempio, oppure , come già accennato, un sinodo con discussione pubblica fra vescovi e cardinali nominati prima del 2013: fare chiarezza – in modo assolutamente trasparente – non è più differibile.

Approfondimento

Rispondendo a Seewald, circa le dimissioni dal suo ufficio, subito Ratzinger specifica, infatti: “Non è così «semplice»”, cioè “, l’ufficio papale non è “in un solo pezzo” perché nel 1983 si operò la distinzione, nel diritto canonico, fra munus e ministerium, ovvero tra titolo divino ed esercizio pratico. Alcuni canonisti bergogliani sostengono che Benedetto XVI si sia dimesso perché il ministerium e il munus sono inscindibili. Certo: questi sono inscindibili solo come “diritto iniziale” del pontefice, nel senso che un papa neoeletto ha, oltre al titolo, per forza di cose, il diritto di esercitare anche il ministerium, il potere pratico. Tuttavia, i due enti non sono equivalenti, né inseparabili dato che un papa se rinunciando al munus perde ovviamente anche il ministerium, viceversa può benissimo rinunciare al ministerium mantenendo il munus e restando papa.

Un esempio? Un neo-padre ha certamente l’inscindibile diritto di educare il figlioletto, ma se non può farlo per vari motivi, può delegare ad altri questo compito. Ma egli resta sempre il padre.

Lo stesso Ratzinger in “Ultime conversazioni” a pag. 33 cita l’esempio: “Anche un padre smette di fare il padre. Non cessa di esserlo, ma lascia le responsabilità concrete. Continua a essere padre in un senso più profondo, più intimo, con un rapporto e una responsabilità particolari, ma senza i compiti del padre”.

Torniamo al riferimento storico e vedremo che  i conti tornano.

Ratzinger ha quindi sintetizzato nella sua frase come nessun papa abbia abbandonato il ministerium (quindi restando papa  a tutti gli effetti) in mille anni (tra 1016 e 2016) mentre, nel primo millennio (33-1033) ciò ha costituito un’eccezioneE’ vero. Lui rinuncia al solo ministerium come quei pochi papi del I millennio, con la differenza che lo fa volontariamente. Lo specifica la stessa domanda di Seewald: “Con lei, per la prima volta nella storia della Chiesa, un pontefice nel pieno ed effettivo esercizio delle sue funzioni si è dimesso dal suo ufficio”.

Ed ecco la spiegazione completa del Prof. Francesco Mores, docente di Storia della Chiesa all’Università degli Studi di Milano: «Esiste effettivamente questa differenza tra il primo e il secondo millennio circa il funzionamento dell’istituzione papale. Lo snodo decisivo è la riforma dell’XI secolo, che chiamiamo anche “gregoriana” (da papa Gregorio VII, vescovo della Chiesa di Roma dal 1073 al 1085): un rafforzamento in senso ierocratico del ruolo del papa. Con l’istituzione di una prima forma di “clero cardinale”, dal 1059, i pontefici riuscirono a strutturare e controllare determinati uffici, anche grazie alla creazione di una gerarchia funzionariale. Per quanto in conflitto con i poteri secolari, i vescovi della Chiesa di Roma mantennero sempre un minimo di esercizio pratico del loro potere, a differenza di pochissimi casi nel primo millennio: quelli dei papi Ponziano e Silverio –che furono forse deposti per iniziativa del potere imperiale–e di papa Benedetto VIII, chefu appoggiato da Enrico IIcontro l’“antipapa” Gregorio, sostenuto dalla famiglia romana dei Crescenzi. Eletto forse nel 1012, Benedetto VIII si colloca non per caso sulla soglia della trasformazione dell’istituzione papale avvenuta tra il primo e il secondo millennio».

A ulteriore conferma, scrive il medievista Roberto Rusconi, nel suo volume “Il Gran rifiuto” (Morcelliana 2013): “Nei primi secoli le rinunce dei papi erano state causate in modo forzoso nel contesto delle persecuzioni imperiali […] A volte si era trattato di rinunce esplicite, a volte di rimozioni di fatto”.

Aggiunge il Prof. Agostino Paravicini Baragliani, tra i massimi studiosi del papato: “[Per i papi dal 1016 in poi] non mi sembra che si possa porre il problema della perdita della loro funzione, non certo per i papi che sono risultati vincenti”.

Quindi l’affermazione di Benedetto XVI è perfettamente corretta solo se si intendono le sue ”dimissioni” come rinuncia al ministerium, senza abdicazione al munus, come infatti ha scritto nella Declaratio.

E veniamo a quelle “eccezioni” di papi che si sono “dimessi” come Benedetto XVI:  Papa Ponziano (?-235), che fu deportato in Sardegna e per qualche mese rinunciò al ministerium prima di abdicare spontaneamente e legalmente, abbandonando l’ufficio. Papa Silverio, (480-537), deportato nell’isola di Patara che fu privato del ministerium dall’11 marzo all’11 novembre del 537, finché abdicò  volontariamente. Il caso più significativo riguarda invece un altro Benedetto, l’VIII, nato Teofilatto II dei conti di Tuscolo. 

Nel 1012, fu spodestato dall’antipapa Gregorio VI e costretto a fuggire da Roma lasciando per alcuni mesi il ministerium nelle mani dell’avversario, finché l’imperatore santo Enrico II fece giustizia cacciando l’antipapa Gregorio e reinsediandolo sul trono di Pietro. Benedetto VIII rimase quindi SEMPRE IL PAPA e, anche se per alcuni mesi fu costretto a rinunciare al ministerium, mai abdicò.

In conclusione

Con la sua risposta a Seewald, Benedetto XVI ha messo nero su bianco, con un inequivocabile riferimento storico, sebbene legato a una distinctio del 1983, che lui ha annunciato di  rinunciare al solo ministerium e che, non avendo abdicato, egli è ancora l’unico e solo papa. Per questo continua a dire che il papa è uno solo senza spiegare quale.

Se si fosse dimesso nel senso di “abdicare”, Ratzinger non avrebbe mai potuto affermare che “negli ultimi mille anni nessun papa si è dimesso”, dato che c’è il notissimo caso del rifiuto di Celestino V (1294). Ed ecco, infatti, a ulteriore prova, cosa dichiara Ratzinger nel libro intervista “Ein Leben” di Peter Seewald (2020).

Domanda di Seewald: “Nel 2009 visitò la tomba di papa Celestino V, l’unico papa prima di lei a rassegnare le dimissioni; ancora oggi ci s’interroga sul significato di quella visita. Che cosa c’era dietro?”

Risposta di Benedetto XVI: “La visita alla tomba di papa Celestino V fu in realtà un evento casuale; in ogni caso ero ben consapevole del fatto che la situazione di Celestino V era estremamente peculiare e che quindi non poteva in alcun modo essere invocata come precedente”.

Celestino infatti abdicò scrivendo: “…abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all’onere e all’onore che esso comporta”.

Ratzinger ha invece dichiarato “di rinunciare al minister(ium)o di Vescovo di Roma”. Così, mantiene veste bianca e varie altre prerogative pontificie perché non ha mai abdicato.

Un’ultima considerazione

A margine, una nota da prendere col beneficio di inventario sempre necessario quando si parla di profezie, anche di santi e mistici riconosciuti dalla Chiesa. Il linguaggio immaginifico di questi messaggi non è suscettibile di interpretazioni letterali, tuttavia non possiamo non registrare come nelle profezie della mistica Katharina Emmerick, beatificata da Giovanni Paolo II, vi siano dei riferimenti che si possono adattare alla storia e alla figura del pontefice Benedetto VIII di Tuscolo, la cui “riscoperta”, come abbiamo visto, potrebbe avere conseguenze dirompenti.

La Emmerick annota: “Ebbi una visione del santo Imperatore Enrico II. Lo vidi di notte, da solo, in ginocchio ai piedi dell’altare principale in una grande e bellissima chiesa… e vidi la Beata Vergine venire giù da sola. Ella stese sull’altare un panno rosso coperto con lino bianco, vi pose un libro intarsiato con pietre preziose e accese le candele e la lampada perpetua”.

La mistica fa inoltre riferimento a una sorta di grande pontefice che verrà a rimettere le cose a posto nella Chiesa: “Vidi un nuovo Papa che sarà molto rigoroso. Egli si alienerà i vescovi freddi e tiepidi. Non è un romano, ma è italiano. Proviene da un luogo che non è lontano da Roma, e credo che venga da una famiglia devota e di sangue reale. Ma per qualche tempo dovranno esserci ancora molte lotte e agitazioni”. (27 gennaio 1822).

La figura di un papa forte e salvifico si ritrova anche nel messaggio della Madonna del Buon Successo, riconosciuta dalla Chiesa, (apparizione del 1594 a Quito). “Molti saranno i fattori che cooperano alla rivincita di Maria e alla restaurazione della Chiesa e della Cristianità, ma uno solo, determinante, viene enunciato dalla Madonna: il ruolo che avrà un uomo privilegiato, un “gran prelato”.

Ora, l’imperatore Enrico II fu colui che rimise sul trono il vero papa Benedetto VIII, Teofilatto dei conti di Tuscolo, feudatari di Tusculum, a pochi km da Roma.

Teofilatto era discendente di un altro papa, Giovanni XII di Tuscolo ed era imparentato con Ugo di Provenza re d’Italia dal 926 al 947: quindi forse di sangue “reale”?

Benedetto VIII fu un papa molto fermo: si impegnò nel Tirreno contro i saraceni, sostenne le rivolte antibizantine in Italia meridionale, condannò la simonia e… riaffermò il celibato del clero. Vi ricorda qualcuno?

Si potrebbe anche fantasticare sul fatto che la Madonna che giunge “nella notte della Chiesa” a esaudire le preghiere di Enrico II voglia mostrare un cardinale abusivamente vestito di bianco, (il panno rosso coperto dal lino bianco) e che il libro prezioso sia il Codice di Diritto Canonico e la lampada, la luce della ragione o la devozione per un papa defunto.

L’”arrivo” di questo “grande prelato salvifico” potrebbe essere, dunque, nella riscoperta di questo riferimento nodale a Benedetto VIII? Altre profezie fanno riferimento a una chiesa che, come un’aquila bendata e legata aspetta di essere sciolta in volo. E nello stemma di Benedetto VIII figura giusto un’aquila (animale di S. Giovanni) nera in campo d’oro.

Del resto, vi sembra realistico che nei prossimi anni spunti fuori un vescovo di sangue reale da Bracciano, da Marino, da Monteporzio o da qualche altro paese nei dintorni di Roma?

Ovviamente, sono solo supposizioni, e non potrebbe essere altrimenti trattandosi di profezie. Certo, la riscoperta del caso eccezionale di papa Benedetto VIII citato da Ratzinger potrebbe ingenerare una serie di fenomeni a catena. Se il grande prelato è Teofilatto, ce lo dirà la storia.

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