L’EVASIONE PRODIGIOSA DI SAN GIOVANNI DELLA CROCE CON L’AIUTO DELLA VERGINE

ŚWIĘTY JAN OD KRZYŻA

Aliénor Goudet – pubblicato il 14/12/20

Come la sua amica e confidente, santa Teresa d’Avila (1515-1582), san Giovanni della Croce (1542-1591) fu un grande mistico e un difensore della riforma del Carmelo. Per questa ragione i carmelitani allontanati in quanto refrattari alla riforma lo fecero rapire e sequestrare per mitigarne lo zelo. Dopo mesi di maltrattamento e tormenti, un’alleata di peso venne ad annunciargli la sua liberazione. 

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Toledo, 15 agosto 1578. Il calore torrido della giornata cominciava finalmente calare, all’approssimarsi della notte. Se la freschezza della sera rinfrancava il corpo dolorante del prigioniero, essa non alleviava comunque il peso che grava sul suo cuore. Giovanni della Croce era rannicchiato in un angolo dell’angusta cavità ormai da quasi nove mesi adibita a sua prigione nel convento dei carmelitani scalzi. Non era la privazione del cibo, né i colpi che gli avevano fatto subire, a tormentarlo di più, ma le parole crudeli di padre Maldonado.

Per la festa di Nostra Signora, il prigioniero aveva chiesto il permesso di celebrare la messa. Il suo rapitore gli aveva riso in faccia ribattendo che non avrebbe celebrato messa fintanto che non avesse rinunciato alla riforma. Da quel momento il suo cuore sanguinava. Ah, che prova era quella prigionia, privato della Bibbia e della Santa Comunione! E con la preghiera che sembra così vana, tutto quel che poteva fare era tradurre la sua disperazione in poesia. Era la medesima tormenta che vessava Cristo quando gridò: «Mio Dio, perché mi hai abbandonato?».

A quel pensiero, Giovanni arrossì di vergogna. Come concepire anche solo per un solo istante che la sua sofferenza fosse paragonabile a quella di chi ha portato il peccato del mondo? Il senso di colpa lo divorava mentre lui pensava a tutte le volte che nel pieno della notte dell’anima Dio gli aveva mandato la luce per consolarlo. Oppure a quando gli era stato dato di sentire il Cristo. Malgrado quelle grazie, di cui si sentiva indegno, era arrivato al centro di questo deserto, la notte della fede…

Giovanni piangeva in silenzio fino a notte fonda. Fu a quel punto che una viva luce bianca gli fece sollevare la testa e sgranare gli stupefatti occhi. Di tutte le luci che aveva veduto, questa era di gran lunga la più bella. Davanti a lui stava una giovane donna di una bellezza mozzafiato. Giovanni comprese subito chi fosse, ma era troppo debole per alzarsi:

– Abbi pazienza, figlio mio – gli disse la santa Vergine –, perché le tue prove finiranno presto. Uscirai di prigione, dirai messa e sarai consolato.

– Madre di Dio! – rispose quello in lacrime –, com’è possibile questo? Non so neanche dove sono!

La Vergine sorrise e stese la mano per toccargli la fronte. Un dolce calore ne promanava e nello spirito di Giovanni apparve una visione. Dapprima un angolo, poi un corridoio, infine una finestra sul fiume Tage e, dieci metri più in basso, la punta di un bastione.

È questa la strada che seguirai – continuò la Vergine –: non temere, io sarò con te.

Gli ci sarebbe voluta dunque una corda d’emergenza per arrivare al bastione. Il suo sguardo si posò sui vecchi mantelli che gli servivano da coperta: tagliandoli a strisce avrebbe potuto fabbricarsene una. S’imponeva però un altro problema:

Regina dei cieli – disse allora –, io non ho chiavi per uscire dalla mia cella…

Maria gli mostrò allora la serratura, prima di prendere un chiodo e di allentarla senza grande difficoltà. In effetti non c’è bisogno di chiavi se il ferro del catenaccio non tiene. Un giorno o due sarebbero bastati a farla cedere. Il cuore di Giovanni cominciò a palpitare forte: sarebbe stato libero, e glie lo aveva annunciato la Madre di Cristo!

– Dolce Maria – domandò di nuovo –, perdonate ancora il vostro servitore, ma sono così debole che fatico ad alzarmi, e non mi lasciano mai da solo…

– Avrai la forza – gli promise lei –. E il sonno dei tuoi carcerieri non ti tradirà.

Alle parole della Santa donna, il petto di Giovanni si rigonfiò di fiducia e di gioia. Chi non avrebbe creduto a una promessa venuta dalla bocca della Madre di Dio. Sentendo che un inusitato vigore tornava a percorrerlo, si mise in ginocchio e si prostrò davanti alla sua divina alleata. Quando risollevò la testa, vide soltanto sé stesso in gattabuia. Sconvolto dall’esperienza, pianse calde lacrime.

Il giorno dopo, Giovanni passò la giornata a sbrindellare le coperte per confezionare una corda e ad allentare con discrezione il lucchetto della cella. La sera stessa un giovane frate gli portò un piatto che poteva davvero dirsi tale: il giovane carceriere era stato toccato dalla pazienza e dalla fede del prigioniero, e aveva fortemente simpatizzato con Giovanni durante la sua cattività. Curiosamente, si chiamava Giovanni di Santa Maria.

La notte tra il 17 e il 18 agosto, tutto avvenne come la santa Vergine aveva predetto. Giovanni della Croce avrebbe poi reso l’anima il 14 dicembre 1691 a Ubeda, in Spagna, dopo una lunga lotta per la riforma e contro la calunnia dei suoi detrattori. Fu canonizzato il 27 dicembre 1726 da Benedetto XIII e dichiarato dottore della Chiesa duecento anni più tardi da Pio XI. La sua terribile cattività nutrì degli scritti mistici e ascetici cristiani che annoveriamo ancora tra i più belli in assoluto.Dieci luci di san Giovanni della Croce:Galleria fotografica

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

TRATTO DA https://it.aleteia.org/2020/12/14/evasione-prodigiosa-giovanni-della-croce/

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