TERESA DI LISIEUX

Suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, detta di Lisieux, al secolo Marie-Françoise Thérèse Martin (Alençon, 2 gennaio 1873Lisieux, 30 settembre 1897), è stata una carmelitana francese. Beatificata il 29 aprile 1923 da papa Pio XI, fu proclamata santa dallo stesso papa il 17 maggio 1925.

È patrona dei missionari dal 1927 e, dal 1944, assieme a sant’Anna, madre della Beata Vergine Maria, e a Giovanna d’Arco, patrona di Francia. La sua festa liturgica ricorre il 1º ottobre o il 3 ottobre (data originariamente stabilita e ancora rispettata da chi segue la Forma straordinaria del Rito romano). Il 19 ottobre 1997, nel centenario della sua morte, fu proclamata dottore della Chiesa, terza donna, a quella data, a ricevere tale titolo dopo Caterina da Siena e Teresa d’Avila[1].

L’impatto delle sue pubblicazioni postume, tra cui Storia di un’anima pubblicata poco tempo dopo la sua morte, è stato rilevantissimo. La novità della sua spiritualità, chiamata anche teologia della “piccola via”, o dell’“infanzia spirituale”, ha ispirato moltitudini di credenti e profondamente colpito anche molti non credenti.

La prima infanzia ad Alençon (1873-1877)

Teresa a tre anni nel luglio 1876

La casa natale di Teresa ad Alençon (rue saint-Blaise 50)

La famiglia
Il padre di Teresa, Louis Martin (Bordeaux, 1823 – Lisieux, 1894), era un orologiaio; la madre, Marie-Azélie Guérin Martin (Gandelain, 1831 – Alençon, 1877), chiamata anche Zélie, era rinomata fin dal 1850 come merlettaia esperta nel noto “punto di Alençon”, e creò una piccola impresa a conduzione familiare che occupava una ventina di operaie. Louis avrebbe voluto far parte dei canonici regolari della Congregazione ospedaliera del Gran San Bernardo (Valais – Svizzera), ma per la sua insufficiente conoscenza del latino fu invitato a ripresentarsi dopo aver sopperito alle sue lacune: dopo un anno e mezzo di lezioni private, però, dovette abbandonare il progetto. Anche Zélie avrebbe voluto entrare in convento, nelle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, ma una sua richiesta in tal senso, verso il 1850, viene scoraggiata, sembra in relazione a problemi di salute (Zélie soffrì per tutta l’età giovanile di forti mal di testa e di disturbi respiratori). Così ella promise a se stessa che se si fosse sposata avrebbe donato, nei limiti del possibile, i suoi figli alla Chiesa. Louis e Zélie si conobbero nel 1858 sul ponte Saint-Léonard d’Alençon, sul fiume Sarthe e, dopo un breve fidanzamento, si sposarono il 13 luglio 1858 nella Basilica di Notre-Dame di Alençon. Ebbero nove figli, dei quali i quattro seguenti morirono entro la prima infanzia[2]: Marie-Hélène, (13 ottobre 1864 – 22 febbraio 1870) (quarta dei figli in ordine di nascita); Marie-Joseph-Louis (20 settembre 1866 – 14 febbraio 1867) (quinto dei figli in ordine di nascita); Marie-Joseph-Jean-Baptiste (19 dicembre 1867 – 24 agosto 1868) (sesto dei figli in ordine di nascita); Marie-Mélanie-Thérèse (16 agosto 1870 – 8 ottobre 1870) (ottava dei figli in ordine di nascita). Cinque figli raggiunsero l’età adulta, tutte femmine e tutte poi divenute suore: Marie (22 febbraio 1860, carmelitana a Lisieux (1886) — con il nome di suor Marie du Sacré-Cœur — morì il 19 gennaio 1940) (primogenita); Pauline (7 settembre 1861, carmelitana a Lisieux (1882) — suora e poi madre Agnès de Jésus — morì il 28 luglio 1951) (secondogenita); Léonie (3 giugno 1863, nell’ordine religioso delle clarisse (1886) poi visitandina a Caen (1894) — suor Françoise-Thérèse — morì il 16 giugno 1941) (terzogenita); Céline (28 aprile 1869, carmelitana à Lisieux (1894) — suor Geneviève de la Sainte-Face — morì il 25 febbraio 1959) (settima dei figli in ordine di nascita); Thérèse (2 gennaio 1873, carmelitana a Lisieux (1888) — suor Thérèse de l’Enfant-Jésus et de la Sainte-Face — morì il 30 settembre 1897 e fu canonizzata nel 1925) (ultimogenita). Louis Martin e Marie-Azelie Guérin sono stati congiuntamente beatificati il 19 ottobre 2008, e canonizzati il 18 ottobre 2015.

Louis Martin, padre di Teresa

Zélie Guérin Martin, madre di Teresa, in questa foto già colpita dal male che ne causerà la morte

Teresa nacque il 2 gennaio 1873 ad Alençon[3], in Normandia, da Louis Martin e Marie-Azélie Guérin Martin (detta Zélie).[4] Battezzata due giorni dopo nella basilica di Notre-Dame d’Alençon, ebbe per padrino Paul Boul, figlio di un amico di famiglia, e per madrina la propria sorella maggiore Marie, entrambi tredicenni. All’età di due mesi Teresa soffre di enterite, sembra per le difficoltà di adattamento insorte dopo la forzata interruzione dell’allattamento naturale della madre, e si teme addirittura per la sua vita: viene allora chiamata, su consiglio del medico, una nutrice, Rose Taillé [5], che era già stata impiegata dai coniugi Martin per i due figli maschi, Marie-Joseph-Louis e Marie-Joseph-Jean-Baptiste, morti in tenerissima età, la quale pone la condizione di potersi occupare della bambina al proprio domicilio, nella fattoria di Semallé, distante otto chilometri da Alençon. Teresa vi resterà un anno, superando la crisi e rimettendosi in buone condizioni.

La casa d’infanzia di Teresa presso la nutrice a Semallé

Tornata a casa dalla sua famiglia, è capace di camminare da sola. Vivace ed espansiva, è fonte di continua gioia per i genitori e le sorelle, ma è anche molto emotiva e soggetta a frequenti crisi di pianto. Il padre la chiama “mia reginetta”, ed è ovviamente ricambiato con l’appellativo di “mio re”. È capace di provare sentimenti più elevati di quelli solitamente propri dei bambini della sua età: in particolare, è spesso generosa, anche se le capita di fare i capricci, di bisticciare con la sorella Céline – quella a lei più vicina come età (vi sono fra loro tre anni di differenza) – e di avere qualche piccola vanità. Sua madre dirà in seguito che Teresa «è di una intelligenza superiore a quella di Céline, ma molto meno dolce, e soprattutto di una testardaggine quasi invincibile. Quando dice no, niente la può far cedere».

Cresce in una famiglia di devoti cattolici (i genitori assistono ogni mattina alla messa delle cinque e mezza e si attengono scrupolosamente ai digiuni e alle preghiere secondo i tempi dell’anno liturgico). I coniugi Martin hanno saputo costruirsi negli anni con il loro lavoro una situazione economica molto florida, ma trovano il tempo di dedicarsi anche ad opere caritatevoli, accogliendo quando se ne dà l’occasione viandanti e assistendo malati e anziani. La personalità di Teresa da bambina presenta presto degli aspetti singolari, in parte riconducibili all’ambiente familiare profondamente improntato alla devozione. Così, ella gioca a fare la suora, si sforza di fare piacere a Gesù e si preoccupa di sapere se egli sia contento di lei. Un giorno arriva addirittura ad augurare a sua madre di morire; sgridata, spiega che lo ha detto perché desidera che lei possa così raggiungere più presto la felicità del Paradiso. Si racconta che una sera la futura Santa, osservando nel cielo stellato la costellazione di Orione, sia felice di notare alcune stelle che formano una T, esclamando con gioia che il suo nome è scritto in cielo.[1]

Nel 1865 Zélie si scopre un nodulo dolente al seno: ne è preoccupata e considera l’ipotesi di sottoporsi a un intervento chirurgico. Erano forse già i primi segni del tumore al seno che la porterà alla morte dodici anni dopo. Solo nel dicembre 1876 un medico le rivela la gravità della malattia, quando è troppo tardi per tentare un’operazione. Il 24 febbraio 1877 Zélie perde sua sorella maggiore Marie-Louise Guérin, che muore di tubercolosi al convento della Visitazione di Le Mans, dove aveva preso il nome di suor Marie-Dosithée. Nel giugno 1877 parte per Lourdes in pellegrinaggio, nella speranza di ottenere la guarigione, o comunque un aiuto per affrontare le difficoltà della sua condizione. Muore il 28 agosto dello stesso anno, dopo lunga agonia. Rimasta così orfana a quattro anni e mezzo, Teresa rilevò in seguito che la prima parte della sua vita si era fermata proprio quel giorno; sua sorella Pauline fu allora da lei scelta come “vice-madre”.

Lisieux (1877-1887)

La casa di famiglia presso i Buissonnets a Lisieux

Il 16 novembre 1877 Louis e le sue cinque figlie si trasferiscono a Lisieux, per avvicinarsi a Isidore Guérin, fratello di Zélie, e alla sua famiglia, conformemente al desiderio manifestato da Zélie prima di morire. Questi in precedenza [6] era stato nominato co-tutore delle nipoti. Per accogliere la famiglia Martin, Isidore e la moglie hanno trovato una casa borghese circondata da un parco, les Buissonnets. Al momento dell’arrivo della famiglia Martin, la città è rinomata per la bellezza delle sue case di legno dalle facciate scolpite e decorate, per la cattedrale di San Pietro, del XII secolo, e i suoi mercati. È una città manifatturiera, la più importante del Calvados, con circa trecento imprese. Ha circa 18.000 abitanti (dati del 1874). La crisi del settore tessile della fine del XIX secolo farà sprofondare la città nel marasma economico.[7] Lo zio Isidore, farmacista a Lisieux, è politicamente attivo: monarchico convinto, difende papa Leone XIII e gli sviluppi della dottrina sociale della Chiesa. Louis, invece, che ha ceduto l’attività commerciale a conduzione familiare di Alençon e vive solo delle sue rendite, si dedica totalmente alle figlie, in particolare a Teresa, che porta spesso con sé a passeggiare nel grande giardino che circonda la casa familiare, o nei dintorni.

Marie, che ha diciassette anni, prende in mano le redini della casa con l’aiuto di una domestica, mentre Pauline, che ne ha sedici, si occupa dell’educazione e dell’istruzione, anche religiosa, delle tre più piccole, Léonie, Céline e Teresa. Quest’ultima risente profondamente dei cambiamenti intervenuti nei ritmi della sua giornata: all’animazione della bottega di Alençon, sempre piena di clienti e di lavoranti, succede l’atmosfera raccolta della grande dimora dove, a parte i parenti, e in particolare le cugine, figlie di Isidore Guérin, si vedono poche persone. Scriverà Teresa: «A partire dalla morte di mamma, il mio felice carattere cambiò completamente; io così viva, così espansiva, divenni timida e dolce, sensibile fino all’eccesso».

Nonostante l’amore che le prodigheranno suo padre e Pauline e i giochi con le sorelle e le cugine, la nuova condizione di vita lascia ovviamente una traccia di malinconia nell’animo di Teresa, che più tardi ebbe a indicare il periodo dell’infanzia seguito alla morte della madre come il più doloroso della vita fino ad allora trascorsa.

A scuola dalle monache benedettine

Teresa nel 1881 a otto anni.

A otto anni e mezzo, il 3 ottobre 1881, Teresa entrò al pensionato delle benedettine a Lisieux[8]. Ogni sera faceva ritorno a casa, essendo il pensionato vicino al domicilio familiare. Le lezioni di Pauline e di Marie le avevano dato delle buone basi, e fu presto tra le prime della classe. Tuttavia è con questa nuova esperienza che scopre la vita collettiva, alla quale non era preparata.

Non riesce a legare con le compagne più grandi, che aveva fatto ingelosire suo malgrado con il suo buon rendimento scolastico, e piange spesso, anche se si impone di non lamentarsi. Non si trova bene nell’animazione delle ricreazioni. La sua istitutrice la descrive come una bambina obbediente, calma e silenziosa, a volte malinconica. Teresa affermerà più tardi che quei cinque anni furono i più tristi della sua vita, e che in quel periodo non trovava conforto se non nella presenza della sua «cara Céline».

Teresa vive con sollievo il ritorno ai Buissonnets la sera, dopo la scuola. I giovedì e le domeniche sono da lei attesi con impazienza. Con sua cugina Marie Guérin inventa un nuovo gioco: vivere come degli eremiti in un angolo nascosto del giardino.

La partenza di Pauline per il Carmelo e il viaggio a Parigi

Antico manoscritto dell’«Imitazione di Cristo» un testo capitale fin dall’infanzia per la formazione mistico-teologica di Teresa

Nel corso dell’estate 1882, Teresa viene improvvisamente a conoscenza del fatto che sua sorella Pauline sta per entrare al Carmelo. La prospettiva di perdere la sua «seconda mamma» la porta alla disperazione: « […] avendolo appreso per caso, questo fu come se un macigno si fosse abbattuto sul mio cuore». Pauline, cercando di consolarla, le descrive la vita di una carmelitana: Teresa, inaspettatamente, coglie il senso profondo di quanto le viene spiegato, e si sente anch’essa chiamata alla vita del Carmelo. Scriverà: «Sentivo che il Carmelo era il deserto dove il Buon Dio voleva che io andassi a nascondermi… Sentivo questo con così tanta forza da non avere il minimo dubbio nel mio cuore: non si trattava di un sogno di qualcuno ancora in età infantile che si lasci trasportare ma era proprio la certezza di una chiamata divina; volevo andare al Carmelo non per Pauline ma per Gesù solo…».

Durante le vacanze di Pasqua 1883, Louis Martin organizza un viaggio a Parigi con Marie e Léonie, mentre lo zio Isidore Guérin accoglie a casa propria Céline e Teresa. Il 25 marzo, sera di Pasqua, durante la cena si evocano i ricordi di Zélie. Teresa si abbandona allora a un pianto incontenibile: la si deve mettere a letto, e passa una notte molto agitata, al punto che lo zio, l’indomani, fa chiamare un medico. Questi, davanti alla gravità dei disturbi osservati in Teresa, manda un telegramma a suo padre, che fa ritorno immediatamente da Parigi. Teresa continua per alcune settimane a manifestare sintomi preoccupanti, come tremori, convulsioni, allucinazioni, deliri e fobie. Il padre, le sorelle e tutta la famiglia vivono la prova con grande angoscia, temendo che Teresa stia per impazzire, o rischi addirittura la vita. Si ricorre allora alla preghiera; anche Teresa lo fece, rivolgendosi con fiducia alla Madonna perché abbia pietà di lei. E la Vergine le dà un giorno la risposta, facendole vedere “il suo incantevole sorriso” e guarendola da tutti i suoi disturbi.[9]

Dopo la guarigione, e dopo una lunga e accurata preparazione sotto la guida della sorella Marie, Teresa fa la sua Prima Comunione. Fu per lei un giorno di felicità piena, nel quale ella si offrì completamente a Gesù, per appartenere a Lui per sempre. Nel mese successivo fece la Cresima, e in quel giorno sentì “la forza di soffrire”, quasi presaga che il martirio dell’anima e del corpo sarebbe stata la sua strada. In uno slancio eroico disse: “Oh Gesù! Dolcezza ineffabile, trasforma per me in amarezza tutte le gioie della terra!”. Ebbe in seguito, mentre ancora frequentava gli studi all’Abbazia delle benedettine, emicranie e scrupoli, per cui fu tolta dall’Istituto e mandata a lezioni private. Ma l’aspettava la terza prova: la sorella Marie, che dopo l’entrata in convento di Pauline l’aveva seguita nella sua formazione scolastica e religiosa, entrava anche lei al Carmelo. Teresa si sentì sola, senza conforto e guida: le rimanevano il padre e Céline. Si rivolse allora agli angioletti – i fratelli e le sorelle che non aveva mai conosciuto – perché la liberassero dall’ansia degli scrupoli, e fu completamente esaudita.

Per prudenza si prolunga la convalescenza di Teresa fino alle vacanze estive, che sono l’occasione per lei di lasciare Lisieux e di fare la sua «entrata nel mondo». Per la prima volta ritrova Alençon e i luoghi della sua prima infanzia, ma anche la tomba della madre. Dappertutto i Martin sono ricevuti dagli amici di famiglia, la buona borghesia di Alençon. Alla riconquistata serenità contribuisce un nuovo ospite entrato a far parte della famiglia, il cane Tom, regalato a Teresa dal padre il 26 giugno 1884.[10]

Gli scrupoli

Nel maggio 1885, Teresa si prepara a quella che in quei tempi chiamavano “la seconda comunione”. Durante il ritiro, l’abate Victor-Louis Domin, insegnante di religione presso l’abbazia delle benedettine di cui Teresa era semi convittrice, insiste in modo particolare sui peccati che non si devono commettere nel modo più assoluto, i peccati mortali che nell’ultimo giudizio ci costeranno la morte dell’anima. Le «pene dell’anima», che avevano tanto tormentato Teresa e che sembravano essere scomparse, si risvegliano bruscamente. La ragazza, già così fragile, si adombra di nuovo, credendosi in stato di peccato, e sviluppa un forte senso di colpa a proposito di tutto. Per di più, non osa confidarsi con Pauline, che le pare così distante, nel suo Carmelo. Non le resta per confidarsi con Marie, la sua «ultima madre», ed è a lei che ormai racconta tutto, compresi i pensieri più «stravaganti» che le passano per la testa. Questa l’aiuta a preparare le sue confessioni lasciando da parte tutte le sue paure. Tale modo di procedere ha però come effetto di nascondere il suo disagio ai suoi confessori, privandola così dei loro consigli.

Le vacanze estive sono un momento di distensione per Teresa. Con la sorella Céline trascorre quindici giorni a Trouville-sur-Mer, rinomata località balneare della Normandia a circa 40 chilometri da Lisieux. «Teresa appare decisamente felice», constata sua zia: «mai l’ho vista così gioiosa». Nella seguente notte di Natale, in cui aveva quattordici anni, in seguito ad un avvenimento in sé abbastanza banale, ebbe una grazia tutta particolare che le fece riscoprire in sé “la forza d’animo perduta all’età di quattro anni, il suo equilibrio e la piena padronanza di sé”. Fu quello per lei un avvenimento importantissimo, che ella non esitò a definire la sua “conversione”; con esso incominciò il terzo periodo della sua vita, decisivo per la sua santificazione. In effetti, la conversione di Natale fu “completa”. Teresa iniziò da allora “la sua corsa di gigante”. Si sentì spiritualmente accesa da un grande fuoco di amore verso Dio, di amore e comprensione verso il prossimo, di zelo apostolico per le anime e per la loro salvezza.

Il “processo Pranzini”

Teresa seguì, per circa due mesi, sul quotidiano La Croix lo svolgimento del processo a Enrico Pranzini, che aveva assassinato tre donne. Teresa, in una sorta di sfida personale contro il male, e quasi per provare la solidità della sua fede, il 13 luglio 1887, giorno della condanna di Pranzini, prese come compito quello di convertire il “grande criminale” coinvolgendo in quest’azione di preghiera anche sua sorella Céline. Gli sforzi di Teresa furono ricompensati quando apprese dal giornale La Croix che il 31 agosto, sul patibolo, Pranzini aveva per due volte, dopo un primo diniego, abbracciato il crocifisso in punto di morte.

Verso il monastero

Teresa si sente ormai pronta ad entrare al Carmelo di Lisieux, e ne ha anche immaginato la data: il 25 dicembre 1887, il giorno dell’anniversario della sua “conversione”. Sente ugualmente che dovrà superare numerosi ostacoli e, pensando forse a Giovanna d’Arco, si dichiara decisa a «conquistare la fortezza del Carmelo con le armi».

Prima di tutto deve ottenere il consenso della sua famiglia e soprattutto di suo padre. Determinata ma timida, esita davanti a lui a confidargli il suo segreto, anche perché Louis Martin ha subìto qualche settimana prima un attacco che l’ha lasciato paralizzato più ore. Il 2 giugno 1887, giorno della Pentecoste, dopo aver pregato tutto il giorno, gli presenta la sua richiesta la sera, nel giardino dei Buissonnets. Louis le obietta la sua giovinezza, ma si lascia presto convincere da sua figlia. Aggiunge anche che Dio gli fa «un grande onore di chiedergli di offrirgli le sue figlie».

Le sorelle più grandi la pensano in modo diverso: Marie cerca di differire la decisione, diversamente Pauline la incoraggia. Céline, che soffre di più da una possibile partenza di sua sorella, la sostiene ugualmente. Ma un grande ostacolo si presenta nell’ottobre 1887: lo zio Isidore, tutore delle figlie Martin, pone il suo veto al progetto della nipote. Prudente, il farmacista di Lisieux teme «che cosa si dirà» e, se non mette in dubbio la vocazione religiosa di Teresa, le chiede di attendere almeno di compiere diciassette anni.

La giovane, fiduciosa nonostante tutto, si confida a Pauline. Ma dal 19 al 22 ottobre prova per la prima volta della sua vita “aridità” interiore. Questa «notte profonda dell’anima» la disorienta, tanto più avendo ricevuto così tante grazie dopo Natale.

All’età di 14 anni Teresa decise quindi, seguendo l’esempio di Teresa d’Avila, di farsi monaca. Sebbene le monache del Carmelo avessero dato il loro parere favorevole, e il padre, e con qualche difficoltà anche lo zio, avessero dato la loro autorizzazione, per la sua giovane età trovò le obiezioni del parroco di Saint-Jacques, il canonico Jean-Baptiste Delatroëtte, che le consigliò di rivolgersi al vescovo. Nel novembre 1887 il vescovo di Bayeux, Flavien-Abel-Antoine Hugonin, le negò il permesso e lei intraprese con il padre Louis e la sorella prediletta Céline un viaggio a Roma per rivolgere questa sua richiesta direttamente a papa Leone XIII.

Il pellegrinaggio a Roma

Nel 1887, per il giubileo per i 50 anni di sacerdozio di papa Leone XIII, le diocesi di Coutances e di Bayeux e Lisieux organizzano un pellegrinaggio a Roma, dal 7 novembre al 2 dicembre. Guidato dal vescovo di Coutances e Avranches, Abel Anastase Germain, al viaggio partecipa un gruppo di 197 pellegrini, tra cui 75 preti e i Martin; in assenza del vescovo di Bayeux e Lisieux, Flavien-Abel-Antoine Hugonin, c’è l’abate Maurice-Joseph Révérony, suo vicario generale, che lo rappresenta. Lungo il percorso, tra le altre città, Teresa fa sosta a Firenze presso il convento di Santa Maria Maddalena dei Pazzi, in Borgo Pinti.

Teresa nel 1887 poco prima del viaggio in Italia

L’appuntamento è fissato a Parigi: Louis Martin approfitta dell’occasione per far visitare la capitale alle sue figlie. È durante una messa a Nostra Signora delle Vittorie che Teresa è infine liberata dall’ultimo dei suoi dubbi: è proprio la Vergine che le ha sorriso e l’ha guarita dalla sua malattia cinque anni prima. Teresa le affida allora il viaggio e la sua vocazione.

Un treno speciale li conduce in Italia dopo aver attraversato la Svizzera. La giovane non smette di ammirare i paesaggi che scopre durante il viaggio, ed è cosciente di ciò cui dovrà rinunciare per sempre, sicura che entrerà nel Carmelo: «mi dicevo: più tardi, nell’ora della prova, quando prigioniera al Carmelo non potrò contemplare che una piccola porzione di cielo, mi ricorderò di ciò che sto vedendo oggi».

A Roma, la mattina 20 novembre 1887, giunge il momento tanto atteso dell’udienza dal papa Leone XIII. Dopo la messa celebrata dal papa nella cappella pontificia, il vicario generale del vescovo di Bayeux e Lisieux presenta i componenti del gruppo al pontefice, facendo loro espresso divieto di parlargli, dato che era un po’ affaticato. Nonostante ciò, Teresa, venuto il suo turno, si inginocchia piangendo davanti al pontefice, dicendogli: «Santissimo Padre, ho una grande grazia da domandarvi». Il vicario spiega che si tratta di una ragazza che vuole entrare al Carmelo. «Bambina mia, fate quello che vi diranno i superiori», dice allora il papa a Teresa. Lei però insiste: «Santissimo Padre, se voi diceste di sì andrebbe bene a tutti!». Papa Pecci replica allora: «Andiamo, andiamo: entrerete se il buon Dio lo vuole!».

Il papa Leone XIII

Ma Teresa spera ancora in una risposta conclusiva, e rimane in attesa davanti al papa con le mani giunte sulle sue ginocchia: devono intervenire due guardie per accompagnarla all’uscita.

Sulla via del ritorno, a Nizza, il vicario generale Révérony cambia il proprio orientamento “attendista” sulla richiesta di Teresa e promette di appoggiarla. Qualche mese dopo, il 9 aprile 1888, a poco più di quindici anni, Teresa assume il nome di “Teresa del Bambin Gesù” (in seguito integrato con l’aggiunta delle parole “del Volto Santo”). Il suo nome completo da religiosa è dunque “Teresa del Bambin Gesù e del Volto Santo”.

La vita in monastero (aprile 1888-1896)

Il periodo del postulato

Il postulato di Teresa comincia con la sua entrata al Carmelo il 9 aprile 1888, tanto osteggiata dal canonico Delatroëtte ma auspicata dalle suore lì presenti, tra cui madre Marie de Gonzague. Teresa deve qui abituarsi ad uno stile di vita ben più austero e confrontarsi con i sospetti che possa attirare su di sé troppe attenzioni e, essendo ormai tre sorelle Martin, con suor Agnès de Jésus (Pauline) e suor Marie du Sacré Coeur (Marie), ricostituire nel Carmelo quella stessa comunità familiare dei Buissonnets. In monastero la accoglie come priora madre Marie de Gonzague, che resterà in tale carica fino al 20 febbraio 1893, quando le subentra madre Agnès de Jésus (al secolo Pauline, la sorella di Teresa)[11]; conosce quella che era considerata la fondatrice del Carmelo di Lisieux, madre Geneviève de Sainte Thérèse, al secolo Claire Bertrand (1805-1891)[12]

Il noviziato. La malattia del padre

Il 10 gennaio 1889 ha luogo la cerimonia di presa d’abito: Teresa percorre, al braccio del padre Louis, la navata della Chiesa del Carmelo. Il padre appare in discrete condizioni[13], ma un mese dopo, il 10 febbraio, è la crisi: in stato confusionale, credendo di trovarsi in un campo di battaglia, egli impugna una pistola creando una situazione pericolosa. Viene chiamato in tutta fretta suo cognato, Isidore Guérin, che riesce a disarmarlo. Due giorni dopo il medico che è stato chiamato, constatata la gravità della situazione, decide l’internamento di Louis all’ospedale psichiatrico del Bon Sauveur a Caen. Ci resterà tre anni, meravigliando il personale con la sua gentilezza e la sua docilità durante i suoi lunghi momenti di lucidità, e dando testimonianza della sua fede. Egli accetta la situazione con coraggio e rassegnazione: “So perché il buon Dio mi ha dato questa prova: non avevo mai avuto umiliazioni durante la mia vita, avevo bisogno di averne una”.[14]Le sorelle Martin, che hanno sempre avuto grande affetto e devozione per il padre, sono costrette a sopportare per l’episodio commenti malevoli. Teresa resta in silenzio, appoggiandosi alla preghiera e alla lettura della Bibbia. L’analisi grafologica fatta molti anni dopo delle sue lettere la mostra in uno stato di grande tensione, a tratti sull’orlo del tracollo.

Cartolina postale che raffigura il Carmelo de Lisieux

La professione solenne dei voti

Il 24 settembre 1890, a diciassette anni e mezzo, suor Teresa di Gesù Bambino pronuncia i suoi voti solenni e diventa definitivamente una carmelitana. Questo giorno di gioia e di realizzazione per la giovane è però “interamente velato di lacrime”, tanto piange l’assenza di suo padre.[15] Infine, il 10 maggio 1892, la prova finisce: il padre di Teresa è portato via dall’Istituto di Caen dov’era ricoverato. Il vecchio Louis può reincontrare le sue tre figlie carmelitane nel parlatorio, per la prima volta da quattro anni (sarà anche l’ultima). È lucido, ma molto dimagrito e non parla. Lo portano dai Guérin, dove Céline e Léonie, aiutate da una cameriera e da un domestico, si occupano di lui, perché non cammina più[16].

La vita discreta di una carmelitana

Gli anni che seguono sono quelli della maturazione della sua vocazione. Teresa prega senza grandi emozioni sensibili ma con fedeltà. Evita anche di mischiarsi nella dialettica interna alla comunità di monache che talvolta turba la stessa vita comunitaria preferendo stare in disparte e invece moltiplica i piccoli atti di carità e di attenzione alle altre monache, rendendo dei piccoli servizi senza segnalarlo. Accetta in silenzio le critiche, anche quelle che possono essere ingiuste e sorride alle consorelle anche quando maldisposte verso di lei.

L’elezione di suor Agnès a priora

Nel 1893, madre Marie de Gonzague giunge al termine del suo secondo mandato consecutivo di priorato. Non può dunque ripresentarsi. È Pauline, suor Agnès de Jésus, che è eletta il 20 febbraio 1893, priora del Carmelo per i successivi tre anni. Questa situazione non è delle più facili per Pauline, e per le sue sorelle: madre Marie de Gonzague intende comunque esercitare la sua influenza. In più lo stesso canonico Jean-Baptiste Delatroëtte, superiore del Carmelo di Lisieux, esorta pubblicamente madre Agnès a lasciarsi consigliare dall’ex priora. Pauline dovrà quindi mostrarsi particolarmente diplomatica. Inoltre non deve dare l’impressione di favoritismi verso le sue due sorelle, Marie du Sacré Coeur e Teresa. Madre Marie de Gonzague conserva, nello stesso periodo, l’ufficio di maestra delle novizie, e la priora madre Agnès affida a Teresa l’incarico di coadiuvarla come vice-maestra. Il 24 giugno 1893 Léonie entra al monastero delle Visitandine di Caen. Durante l’estate 1893, Louis viene portato al castello della Musse, una grande tenuta di campagna nei pressi di Evreux che è stata ereditata dal cognato Isidore Guérin.[17][18]

Teresa e le carmelitane di Compiègne

Nel 1894 viene celebrato il centenario del martirio delle carmelitane di Compiègne (all’epoca non ancora beate), le sedici monache carmelitane scalze (undici monache, due converse, due suore esterne e una novizia) giustiziate il 17 luglio 1794 per aver rifiutato di rinunciare al voto monastico, nel contesto della Rivoluzione francese. Questo avvenimento ha una grande ripercussione in tutta la Francia, e ancora di più nel Carmelo di Lisieux. Le religiose del Carmelo di Compiègne chiedono alle consorelle di Lisieux di contribuire alla decorazione della cappella.

La morte di Louis Guérin e l’ingresso al Carmelo di Lisieux di Céline

Le condizioni di salute del padre di Teresa peggiorano: il 27 maggio 1894 subisce un grave ictus che lo lascia con il braccio sinistro paralizzato. Il 5 giugno arriva una crisi cardiaca. Malgrado il suo stato di salute, si cerca di dargli un po’ di conforto portandolo alla Musse all’inizio di luglio. Là muore il 29 luglio 1894, in presenza della figlia Céline. È sepolto a Lisieux il 2 agosto. Il 14 settembre Céline raggiunge le sorelle entrando al Carmelo di Lisieux.[19]

La scoperta della “piccola via” e la spiritualità di Teresa

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Misticismo cristiano.

Teresa è entrata al Carmelo con il desiderio di divenire una grande santa. Ma già alla fine del 1894, al termine di sei anni di vita carmelitana si trova costretta a riconoscere che questo obiettivo è praticamente impossibile da raggiungere. Ha ancora numerose imperfezioni e non ha il carisma di santa Teresa d’Avila, san Paolo e altri grandi santi. Soprattutto, essendo molto volenterosa, vede bene i limiti di tutti i suoi sforzi, sentendosi piccola e ben lontana da questo amore senza difetti che lei vorrebbe praticare. Comprende allora che è su questa piccolezza stessa che può appoggiarsi per domandare l’aiuto di Dio.

Nella Bibbia il versetto «Se qualcuno è piccolo, che venga a me!» (Libro dei Proverbi, cap. 4, versetto 9) le offre un principio di risposta. Lei che si sente così piccola e incapace può così rivolgersi a Dio con fiducia. Ma allora che cosa accadrà? Un passaggio del Libro di Isaia le offre una risposta profondamente incoraggiante: «Come una madre accarezza i suoi bambini, così io vi consolerò, io vi porterò sul mio seno e vi cullerò sulle mie ginocchia». (Libro d’Isaia, 66, 12-13)

Teresa giunge alla conclusione che sarà lo stesso Gesù che la innalzerà alle somme cime della santità: «L’ascensore che deve innalzarmi al cielo, sono le vostre braccia, oh Gesù! Per raggiungere un tale scopo non ho bisogno di divenire grande, al contrario, occorre che io resti piccola e che lo divenga ancora di più».

La piccolezza di Teresa, i suoi limiti divengono così motivo di gioia, piuttosto che di scoraggiamento. Proprio perché è nei suoi limiti che si va ad esercitare l’amore misericordioso di Dio per lei. Nei suoi manoscritti Teresa dà a questa intuizione teologica il nome di «piccola via», e a partire dal febbraio 1895 inizia a firmare regolarmente le sue lettere aggiungendovi «piccolissima» prima del suo nome.

Fino a quel momento, Teresa impiegava il vocabolario della “piccolezza” per richiamare il suo desiderio di una vita nascosta e discreta. A partire da questo momento, lo utilizza anche per manifestare la sua speranza: quanto più si sentirà piccola davanti a Dio, tanto più potrà contare su di Lui.

È anche proprio durante questo periodo che Teresa comincia, su richiesta di madre Agnese, a scrivere i suoi ricordi. Continua ugualmente anche nella composizione di brevi opere teatrali e di cantici, di cui il più conosciuto è Vivere d’amore.

All’interno della chiesa cattolica, la via teresiniana dell’abbandono a Dio è nota come uno stato d'”infanzia spirituale”.[20][21] Questa cosiddetta “via dell’infanzia spirituale”[22][23][24] (piccola via,[25] petite voie[26]) è stata considerata dal Martirologio Romano come suo specifico insegnamento nella santità.[27] È lei stessa a spiegarla nei seguenti termini:[28][29]

TRATTO DA https://it.wikipedia.org/wiki/Teresa_di_Lisieux

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