CHIESA CATTOLICA TEDESCA DOVE VAI???GIA’ BENEDETTO XVI IN EIN LEBEN…

Le frange progressiste della Chiesa cattolica tedesca non hanno intenzione di cedere sulle riforme: persiste il rischio di “scisma” dalla Santa Sede

La Chiesa cattolica tedesca non molla. Dalla benedizione per le coppie omosessuali alla abolizione del celibato sacerdotale, passando per una revisione in senso progressista del rapporto tra dottrina cattolica ed omosessualità e dall’accesso delle donne nei ruoli di vertice della gestione ecclesiastica: i temi sono sempre quelli.

Tra il principio del “concilio interno” che poteva sancire uno strappo con il Vaticano ed il risultato, che andrà valutato tra un anno, è comparsa però una pandemia, che rischia di rallentare i lavori, e la volontà, della frangia vescovile più attiva nel campo delle liberalizzazioni. Ma l’Ecclesia ragiona pensando alla prospettiva dei secoli e non a quella delle settimane o dei mesi.

Conviene fare una premessa: nessuno degli attori in campo vorrebbe arrivare ad un vero e proprio “scisma”. Ma che la Chiesa cattolica tedesca stia spingendo per dei cambiamenti radicali è risaputo. Tutto, allora, passa dal “come” questi cambiamenti possano essere recepiti o no dalla Santa Sede che, fino a prova contraria, è l’organo che decide sulle questioni universali. Si diceva che eravamo rimasti all’inizio di un “concilio interno”, quasi un “sinodo”, organizzato dai vescovi teutonici per una durata biennale. Grosse novità non ce ne sono.

La Chiesa cattolica tedesca non molla. Dalla benedizione per le coppie omosessuali alla abolizione del celibato sacerdotale, passando per una revisione in senso progressista del rapporto tra dottrina cattolica ed omosessualità e dall’accesso delle donne nei ruoli di vertice della gestione ecclesiastica: i temi sono sempre quelli.

Tra il principio del “concilio interno” che poteva sancire uno strappo con il Vaticano ed il risultato, che andrà valutato tra un anno, è comparsa però una pandemia, che rischia di rallentare i lavori, e la volontà, della frangia vescovile più attiva nel campo delle liberalizzazioni. Ma l’Ecclesia ragiona pensando alla prospettiva dei secoli e non a quella delle settimane o dei mesi.

Conviene fare una premessa: nessuno degli attori in campo vorrebbe arrivare ad un vero e proprio “scisma”. Ma che la Chiesa cattolica tedesca stia spingendo per dei cambiamenti radicali è risaputo. Tutto, allora, passa dal “come” questi cambiamenti possano essere recepiti o no dalla Santa Sede che, fino a prova contraria, è l’organo che decide sulle questioni universali. Si diceva che eravamo rimasti all’inizio di un “concilio interno”, quasi un “sinodo”, organizzato dai vescovi teutonici per una durata biennale. Grosse novità non ce ne sono.

Due, al limite, sono gli aggiornamenti che vale la pena rimarcare: Joseph Ratzinger, in “Ein leben“, l’ultima opera libraria biografica a firma del giornalista Peter Seewald, ha fatto comprendere – come se ce ne fosse bisogno – di essere schierato dall’altra parte delle barricata. Quella di chi ritiene che le mosse del cardinale Reinhard Marx siano inquadrabili come delle fughe in avanti. Il papa emerito si è dilungato anche sugli attacchi che riceve dal punto di vista teologico nella sua nazione d’origine. Ma Benedetto XVI non è più il pontefice. Il Papa ora è Francesco, che deve confrontarsi con le rivendicazioni progressiste teutoniche.

Stando a quanto riportato di recente da Italia Oggi, il cardinale Marx, ex vertice dell’assise vescovile tedesca, ha ribadito le sue intenzioni a Der Spiegel, sottolineando in un’intervista quanto segue: “Gesù Cristo non ha voluto escludere le donne dal potere nella Chiesa”. In linea di principio, il Vaticano non avrebbe problemi a condividere questa affermazione. I problemi semmai sono altri. E riguardano le spinte per l’abolizione del celibato sacerdotale e gli altri punti sostenuti dal cardinale Marx. Quelli cui neppure Jorge Mario Bergoglio vuole concedere troppo spazio. Altrimenti il Papa avrebbe ridiscusso la questione del celibato a partire dall’ultimo documento post-sinodale. Così non è stato. Ad essere delusi, com’era pronosticabile, sono stati soprattutto alcuni cardinali e vescovi tedeschi, che confidavano, e magari confidano ancora, nel primo Papa gesuita della storia per quella che, in politichese, si chiamerebbe riforma strutturale.

Il quotidiano citato riporta una serie di commenti provenienti dalla base cattolica di Germania. Bene, sembra proprio che buona parte dei cattolici tedeschi sia alla ricerca di un “nuovo Lutero”. Un riformista, insomma, capace di dare quella sterzata decisiva che in certi ambienti attendono da tempo. Il “sinodo interno” è destinato a continuare. La richieste progressiste occuperanno ancora cronache internazionali. Esiste una certa convinzione di fondo per cui la svolta non è più rimandabile.

Nell’ottica degli schieramenti vaticani, si è spesso raccontato di come Papa Francesco avesse potuto contare sul sostegno in Conclave dei progressisti. In Germania pensavano che Bergoglio avrebbe assecondato i piani di Marx. Ma qualcosa, almeno per ora, non è andata come pronosticato. I progressisti potrebbero ottenere qualcosa in termini di gestione laicale delle parrocchie. E Francesco ha già iniziato a nominare delle donne in ruoli di vertice. Oltre questo, però, non si dovrebbe andare.

I cattolici tedeschi, almeno quelli che hanno sposato dal basso il progetto di Marx e degli altri esponenti teologici meno conservatori, cercheranno un’indipendenza piena mediante il percorso sinodale che hanno intrapreso? Questa, a ben vedere, è la domanda che rischia di accompagnarci nei prossimi anni. Dalla risposta a questo quesito, dipende sia l’unità prospettica della Chiesa europea sia quella della Chiesa universale.

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