PREGHIERA DELLA MADONNA DEL FRASSINE ( 25 APRILE)

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MADONNA DEL FRASSINE
Preghiera alla Madonna del Frassine O Vergine Maria, la Tua cara immagine custodisce il ricordo di lunghi secoli, l’affetto e le preghiere di tante generazioni, le fatiche e le speranze di tutti coloro che sono saliti in questo colle benedetto perché hanno sentito la voce della Madre, che chiama e teneramente attende. O Madonna del Frassine, oggi noi veniamo a Te segnati dalle sofferenze e dai problemi di questa epoca meravigliosa e drammatica. Veniamo qui a respirare la pace che soltanto la Madre può dare ai suoi figli. Veniamo qui a cercare la fiducia che soltanto un Cuore Immacolato possiede e riesce a trasmettere. Veniamo a Te, o Madre, affinchè Tu ci guidi a Gesù, il figlio della Tua obbedienza e della Tua libertà serena, vergine, umile. O Maria, aiutaci a dire il nostro sì nel mondo e nelle situazioni di oggi: un sì alla vita che è dono splendido di Dio, un sì alla Verità, al Perdono, all’Amore che si è fatto Dono e Volto nel Tuo Figlio. Madonna del Frassine, benedici i Tuoi figli e accompagnaci nel viaggio della vita con il Tuo sguardo vigilante e materno. Amen
CENNI STORICI
Il Santuario è affidato alla cura pastorale di un sacerdote diocesano e alle “Figlie della Madre di Gesú” del Movimento GAM CENNI STORICI Il Santuario della Madonna del Frassine, di recente restaurato, è il principale della Diocesi di Massa Marittima-Piombino. Secondo la leggenda, la statua della Madonna fu portata dal vescovo Regolo con i santi Giusto, Felice, Cerbone, Clemente e Ottaviano in Val di Cornia, per sfuggire alle persecuzioni in Africa settentrionale, dove combattevano gli Ariani. Giunto a Populonia, San Regolo risalì con la statua il corso del fiume Cornia e visse da eremita in un bosco vicino all’attuale Frassine, fino al 1 Settembre 545, quando per ordine del re Totila venne condannato a morte. Nei secoli successivi della statua della Madonna si presero cura i monaci dell’Abbazia di San Pietro in Palazzuolo presso Monteverdi, fino al 1252, anno in cui i Pannocchieschi incendiarono il convento. Uno dei monaci, fuggendo nel bosco, portò con sé anche la preziosa statua, ma vinto dalla stanchezza la nascose tra i rami di un frassino. La statua fu creduta distrutta nell’incendio per circa un secolo, fino a quando un mandriano di nome Folco, portando il bestiame a pascolare nella Val di Cornia, osservò che uno dei suoi vitelli lasciava al mattino la mandria, per poi tornare alla sera. Incuriosito Folco seguì il vitello che entrava nel bosco e lo vide inginocchiarsi ai piedi di un frassino, tra i cui rami scorse intatta la statua della Madonna. In seguito al miracoloso ritrovamento, il gran numero dei pellegrini venuti a manifestare alla Vergine la propria fede e devozione, fece sì che intorno a quel frassino fosse costruita la prima cappella, divenuta poi santuario. Il santuario della Madonna del Frassine, ancora mèta di pellegrinaggio, soprattutto nel giorno della sua festa che ricorre il 25 aprile, custodisce al suo interno la miracolosa statua lignea raffigurante la Madonna, che la tradizione popolare vuole scolpita in cedro del Libano di San Luca. Il tempio originario, sorto come cappella e successivamente ampliato, deve il suo aspetto attuale ad un restauro del 1974, preceduto a sua volta da un intervento del 1934, promosso dal Vescovo di Massa Marittima e dal principe Piero Ginori Conti. Attualmente il tronco di frassino, intorno al quale sorse il primitivo nucleo del santuario, sorregge ancora la sacra immagine della Madonna che può agevolmente essere osservata da una porticina posta dietro l’altare maggiore. In questa stessa area è visibile un piccolo “museo dei miracoli”, costituito da un notevole numero di tavolette dipinte, risalenti al XIX secolo, che aprono un interessante spaccato su alcuni aspetti della religiosità popolare della Val di Cornia. Ben sette di queste immagini dipinte recano dipinto il nome dell’autore o un suo monogramma; questi sono la testimonianza dell’esistenza in questo territorio di una specifica professionalità artigianale, impegnata nella realizzazione di questo particolare tipo di arte. Dal punto di vista tipologico, le situazioni rappresentate sono strettamente legate all’ambiente di vita e di lavoro locale: incidenti causati da improvvisi crolli nei cantieri edili oppure causati dal bestiame utilizzato nei lavori rurali. Anche gli incidenti stradali sono ampiamente rappresentati, come nella tavoletta votiva di un anonimo del 1945, dove è rappresentato un uomo calpestato da un cavallo.

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