IL CARDINALE PERSEGUITATO DAI SOVIETICI : “MI SALVO’ L’EUCARESTIA ”

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ncarcerato, costretto ai lavori forzati, deportato in Siberia. Il lituano Sigitas Tamkevičius, ex prigioniero, oggi cardinale, racconta a La Nuova Bq l’orrore anticattolico del regime comunista sovietico. Ma, allo stesso tempo, testimonia la miracolosa speranza che nasce solo dalla fede in Cristo: “All’inizio mi sembrò una croce troppo grande, oggi capisco che questa prova è stata un grande dono di Dio”. “Come riuscii a resistere? L’Eucarestia fu per me l’unica forza”.

Quando parla della sua esperienza, degli anni trascorsi nei campi di lavoro di Perm’ e in Mordovi prima e nell’esilio siberiano poi, il cardinale Sigitas Tamkevičius ha ancora gli occhi lucidi e lo sguardo triste.

L’arcivescovo emerito di Kaunas, entrato nel sacro Collegio con l’ultimo Concistoro, conosce, meglio di chiunque altro, il significato del rosso della berretta ricevuta dalle mani di papa Francesco: “Essere pronti a comportarvi con fortezza, fino all’effusione del sangue, per l’incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la libertà e la diffusione della Santa Romana Chiesa”, come recita la formula liturgica prevista per l’occasione.

Nel 1983 il religioso lituano venne condannato a dieci anni di prigionia e all’esilio con l’accusa di propaganda e agitazione antisovietica per aver inviato la ‘sua’ “Cronaca della Chiesa Cattolica della Lituania”, periodico con il quale denunciava le persecuzioni anticattoliche del regime, ai corrispondenti occidentali a Mosca. Prima della sentenza, il gesuita passò otto mesi nella sede del Kgb di Vilnius dove fu sottoposto ad 80 interrogatori nel tentativo di fargli ‘tradire’ gli altri redattori del giornale. Non capitolò e venne perciò spedito ai lavori forzati.

Venne rilasciato soltanto nel 1988, dopo essere stato deportato in Siberia, con l’avvio della stagione della “perestroika”. La cella in cui fu detenuto nella capitale lituana è stata visitata da papa Francesco nel 2018. Il pontefice, rimasto impressionato da quanto visto ed ascoltato durante quell’occasione, si è ‘ricordato’ dell’arcivescovo emerito di Kaunas, che lo aveva accompagnato silenziosamente in quei luoghi ancora pieni di dolore,  nominandolo cardinale (non elettore) lo scorso ottobre.

La Nuova BQ lo ha intervistato mentre il neoporporato si trovava a Roma per la ‘presa di possesso’ del Titolo di Sant’Angela Merici, festeggiato dai fedeli arrivati da Kaunas e dalla comunità lituana presente nella capitale d’Italia. La storia di questo ex prigioniero diventato cardinale è una storia di sofferenza e di riscatto, che ci ricorda la durezza anticattolica del regime comunista e al tempo stesso ci fa capire quanto sia imprevedibile l’agire di Dio.

Eminenza, chi più di Lei può testimoniare come il rosso che indossa stia a simboleggiare il martirio…
Nei giorni in cui il regime sovietico mi ha condannato a dieci anni di carcere mi sembrava di ricevere una croce troppo grande per le mie spalle. Quando adesso ci ripenso, capisco che questa prova per me è stata un grande dono. Un dono che Dio mi ha voluto fare personalmente, ma che ha voluto fare anche ai fedeli che ho servito in quegli anni (al momento dell’arresto, Tamkevičius era parroco a Kybartai, ndr).

La sua resistenza al regime comunista aveva come strumento un periodico, la “Cronaca della Chiesa Cattolica della Lituania”. Che messaggio si sente di inviare a chi anche oggi, attraverso il giornalismo e l’informazione,  cerca di opporsi al clima d’intolleranza religiosa presente non solo nelle ultime dittature, ma anche in alcuni Paesi democratici? 
Ai tempi in cui stampava la “Cronaca” avevamo come scopo unico quello di dare notizie molto precise, non aggiungendo nulla di inventato a quanto il regime già faceva contro la fede cattolica nella nostra terra. Oggi voglio dire alla stampa cattolica di fare lo stesso: cercate di trasmettere le notizie con il massimo dell’oggettività, perché solo la verità ci fa liberi. E la verità deve avere come ‘compagni di strada’  l’amore cristiano e la misericordia. Se mettiamo su un giornale una verità che è piena di odio, il lettore potrebbe farla propria nel modo sbagliato.

Che importanza ha avuto l’Eucarestia durante la sua prigionia?
Quando ero nel lager sovietico, molto spesso celebravo la Messa di nascosto, clandestinamente. L’Eucarestia è stata per me l’unica forza che mi ha fatto andare avanti, nonostante tutte le difficoltà.

Possiamo dire che il suo cardinalato è il cardinalato di tutti i cattolici perseguitati nel mondo, anche quelli che lo sono tutt’oggi? 
Hai detto la cosa giusta. Credo che il titolo cardinalizio non mi sia stato conferito solo come riconoscimento per le sofferenze del passato, ma anche come testimonianza per i fedeli che soffrono ancora oggi, come segnale per dare loro fiducia e speranza.

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