IL PAPA DITTATORE DI MARCANTONIO COLONNA…

Il Cardinale dall’Argentina

Gli antefatti a Buenos Aires

Quando il cardinale Bergoglio è stato eletto Papa

Francesco nel 2013, era stato a capo della Chiesa

Cattolica in Argentina per quindici anni ed era una figura

ben conosciuta a livello nazionale. Sarebbe stato possibile

per i cardinali ottenere informazioni su come era visto nel

suo paese di origine. Ma i conclavi papali non

assomigliano all’assegnazione dell’incarico di

amministratore delegato in una società multinazionale,

con tanto di referenze richieste ai candidati. Fin dalla sua

elezione, Papa Francesco ha colto di sorpresa il mondo,

inclusa la maggior parte dei cardinali che lo ha votato.

Cominciano ad arrivare notizie, anche se riferite

esclusivamente con prudenza e riserbo, secondo le quali

già si starebbero pentendo.

Lo scopo di questo capitolo è quello di esaminare i fatti

salienti della prima parte della carriera di Bergoglio e di

riempire il vuoto che i cardinali si sono dimenticati di

esaminare. Le fonti utilizzate sono, innanzitutto, la

biografia scritta da Austen Ivereigh, The Great Reformer,

che è la più esterna delle narrazioni e, cosa che non è una

coincidenza, è la più agiografica. L’obiettivo principale

però, è quello di riassumere le narrazioni dei connazionali

di Bergoglio, persone che lo conoscevano da molti anni e

che conoscevano dall’interno lo stato della Chiesa in

Argentina. Essi raccontano una storia che il resto del

mondo non è abituato a sentire, ma che va molto a fondo

nello spiegare lo stile e la politica di Francesco, come li

abbiamo potuti vedere negli ultimi cinque anni.

Jorge Mario Bergoglio è nato il 17 dicembre 1936 in un

sobborgo di Buenos Aires, figlio di un contabile

indigente. I sintomi dei problemi che possono trovarsi

nella sua famiglia non sono solo di tipo economico.

L’adulto Jorge non aveva l’abitudine di parlare dei suoi

genitori. Dopo la nascita del suo quinto figlio, sua madre

era diventata temporaneamente invalida e aveva dovuto

delegare l’educazione dei suoi figli a una donna chiamata

Concepción. Jorge ha ricordato con gratitudine questa

sostituta come una buona donna, ma ha anche ammesso di

averla trattata male quando, anni dopo, è venuta da lui per

chiedergli il suo aiuto come vescovo a Buenos Aires e di

averla mandata via, stando alle sue parole, “bruscamente e

in malo modo”26. L’incidente sembra fare affiorare le

tensioni che sono sepolte nel passato ma che possono

fornire alcuni indizi della personalità enigmatica di

Bergoglio.

Dal lato sociologico, i tempi erano abbastanza difficili.

L’Argentina era stata colpita dalla recessione mondiale

degli anni Trenta e stava patendo un regresso come non si

ricordava prima. Nel mezzo secolo prima della Prima

Guerra Mondiale, il paese era stato riempito dagli

investimenti inglesi, il resto del mondo era avido dei

prodotti naturali della pampa e l’Argentina era diventato

l’ottavo paese più ricco al mondo, dominato da

un’oligarchia di milionari effimeri. Un ultimo incremento

di prosperità si ebbe nella Seconda Guerra Mondiale,

quando una Gran Bretagna assediata aveva bisogno delle

carni esportate dall’Argentina; ma con l’arrivo della pace

lo sviluppo crollò. Questa era la situazione all’ascesa al

potere di Juan Perón, un dittatore populista che da allora

ha dominato la cultura politica argentina.

Perón è stato Presidente dal 1946 al 1955, tra il decimo e

il diciannovesimo anno di vita di Jorge Bergoglio, e la

mente del ragazzo, come quella di tutta la sua

generazione, è stata affascinata da questa figura unica e

dal movimento che aveva fondato. Il segreto di Perón è

stato quello di sfruttare il malcontento di una società di

nouveau riche che aveva improvvisamente perso la sua

ricchezza. Ha difeso la gente semplice, una classe a cui la

famiglia Bergoglio indubbiamente apparteneva, contro la

plutocrazia che l’aveva sfruttata per così tanto tempo; ha

usato una retorica nazionalista e xenofoba, rappresentando

l’Argentina come una vittima, come se il paese non si

fosse arricchito da sempre grazie alla domanda estera. La

moglie di Perón, Evita, un’ex-attrice amante del lusso, ma

che odiava i circoli chic a cui era estranea, incarnava lo

stile appariscente e stridente del regime. Il tratto più

caratteristico di Perón era un opportunismo cinico per cui

si è appoggiato in successione alla Destra e alla Sinistra.

Perón aveva iniziato come campione dell’identità

Cattolica dell’Argentina, per entrare negli anni Cinquanta

in rotta di collisione con la Chiesa e governando uno dei

regimi più anticlericali del mondo. Tolto di mezzo da un

colpo di stato militare nel 1955, egli ha trascorso i

successivi diciotto anni in esilio in Spagna, lasciando

dietro di sé una generazione abbagliata e delusa. Tra i suoi

seguaci c’era il giovane Jorge Bergoglio, e il tempo

avrebbe mostrato quanto dello stile del maestro sarebbe

stato fatto proprio dal discepolo.

Dopo un’educazione Cattolica a Buenos Aires, Jorge

Bergoglio ha deciso all’età di ventuno anni di diventare

gesuita ed è entrato nel noviziato dell’ordine nel 1958.

Ordinato sacerdote nel 1969, due anni dopo ha completato

la lunga formazione gesuitica. Dopo la sua elezione a

Papa, sono spuntati alcuni panegirici sulla sua carriera,

ma vale la pena notare, non per denigrare ma studiarne il

carattere, un paio di tratti che sono citati dal suo biografo

Austen Ivereigh. Nei suoi primi anni, un’ostentata

dimostrazione di pietà aveva suscitato la critica da parte

dei novizi compagni di Jorge Bergoglio; e più tardi,

quando era maestro e Prefetto della Disciplina in una

scuola maschile gestita dall’ordine, era noto per il suo

modo di infliggere punizioni dure con il volto angelico27.

Gli anni successivi al 1963 sono stati un’epoca in cui

un’ondata di politicizzazione ha sommerso i Gesuiti, in

Argentina come nel resto del mondo, e la tendenza tipica

era verso politiche di sinistra; il legame di Bergoglio

tuttavia era con l’ala destra del Peronismo. Nel 1971 è

stato nominato Maestro dei Novizi della provincia

argentina e ha saputo coniugare questo incarico al

sostegno della Guardia de Hierro (Guardia di Ferro), che a

quel tempo era impegnata per il ritorno di Perón

dall’esilio. Austen Ivereigh descrive questo

coinvolgimento eufemisticamente come “sostegno

spirituale” al movimento; esso era in realtà molto di più

ed è rivelante degli interessi politici che dovevano

distinguere Bergoglio per tutta la sua vita. Per tutte le

norme, era un modo insolito per un maestro dei novizi di

un ordine religioso di trascorrere il suo tempo libero.

Bergoglio Provinciale dei Gesuiti

Nel luglio 1973, dopo aver passato due anni come

Maestro dei Novizi, padre Jorge Bergoglio è stato

nominato superiore della Provincia argentina; aveva

trentasei anni e aveva completato il suo percorso

formativo solo due anni prima. L’incarico di provinciale è

generalmente affidato a sacerdoti che hanno superato i

cinquanta anni e hanno alle loro spalle anni in posti di

comando, per cui dovremmo cercare di capire cosa

significhi questa nomina fuori dall’ordinario. All’età di

trentasei anni, Jorge Bergoglio era una figura eccezionale,

e così è rimasto da allora, per cui vale la pena di

soffermarsi ad analizzarlo. Come Papa, Jorge Bergoglio è

diventato famoso per il suo rifiuto dei fronzoli e la sua

vicinanza con i poveri, e non c’è motivo di considerare

questi aspetti come tratti superficiali. Chi lo conosce è

testimone della sua austerità personale e del suo amore

per la povertà nelle sue abitudini personali. È stato

lasciato ad un osservatore argentino, Omar Bello, il

compito di valutare questa caratteristica e collegarla a

quella meno discussa: la ricerca del potere.

Bello ha detto di Bergoglio: “Possiede l’intelligenza di

capire che buttando la zavorra in mare, si vola più in alto,

strategia elementare che sembriamo aver dimenticato”28.

E questa è infatti una lezione molto gesuitica. Il grande

potere che la Compagnia ha spesso acquisito nella storia

non è stato ottenuto perseguendo lusso e decoro. Si pensi

alla lezione data nello stesso Sud America, dove le

missioni dei gesuiti tra gli indiani, conosciute come

Riduzioni, avevano a loro tempo raggiunto quasi il livello

di stati indipendenti; ma erano governate da sacerdoti

ordinari, che avevano il solo titolo di padre e indossavano

il semplice abito dei gesuiti. Oppure, più vicino all’epoca

di Bergoglio, c’era stato il caso di padre Vladimir

Ledochowski, che era stato Superiore Generale dal 1915

al 1942 e aveva impresso la sua personalità sull’ordine.

La sua carriera era stata straordinaria: Provinciale a

trentasei anni, assistente al Generale a quaranta ed eletto

Generale a quarantotto. Questo Polacco aristocratico dai

bei modi si era trasformato in un modello di potente

austerità; una figura minuta, scarna, con capelli rasati,

vestita con la comune talare nera, ma a capo di un ordine

cresciuto da 17.000 a più di 26.000 membri durante il suo

governo, con forte incremento del suo impegno

missionario. Nessun gesuita che sarebbe entrato

nell’ordine a metà del Ventesimo secolo avrebbe potuto

ignorare questo esempio.

La formazione tradizionale dei gesuiti è volta a forgiare

uomini la cui autodisciplina e il cui discernimento li farà

capaci nella loro missione, e ciò a sua volta implica una

psicologia chirurgica, che segue le direttive stabilite da S.

Ignazio nel Cinquecento. Non si deve cadere nel luogo

comune di raffigurare la Compagnia di Gesù come un

corpo particolarmente machiavellico. Questa accusa è

stata mossa contro ogni ordine che si sforza di diventare

operativo nel mondo, come avviene oggi con l’Opus Dei.

È vero però che i metodi dei superiori, in un ordine

famoso per la sua obbedienza, contemplavano

normalmente l’impiego delle persone a loro soggette

quasi come fossero pedine, in teoria per il loro bene. Nelle

mani di un superiore saggio, tali metodi potrebbero

apportare benefici, ma si può ben comprendere come essi

possano degenerare nella manipolazione psicologica. Se

sentiamo i resoconti di padre Jorge Bergoglio quando era

Maestro dei Novizi, essi rivelano che i suoi modi di

governo erano piuttosto duri, e questa impressione è

ribadita dalle informazioni riportate da Austen Ivereigh.

Egli riferisce che Bergoglio aveva tre novizi sotto di lui

durante il suo primo anno e quattro durante il secondo, ma

quando nel 1973 è diventato Provinciale, la Provincia

annoverava solo due persone rimaste nel noviziato; la

deduzione è che, qualunque sia stata la causa, aveva perso

la metà dei suoi novizi.

Questo non sarebbe stato un fatto molto insolito, perché

nel 1973 la provincia argentina, come tutta la Compagnia

di Gesù, era in stato di crisi. Il suo Generale dal 1965 al

1981 è stato il padre spagnolo Pedro Arrupe, che dal

momento della sua elezione si era sentito obbligato a

seguire la tendenza dei principali intellettuali gesuiti

nell’interpretare il Concilio Vaticano II in una linea di

liberalismo estremo. Il risultato è stato un crollo della

Compagnia durante il suo governo da 36.000 a 26.000

membri, spazzando via tutto il progresso che l’ordine

aveva compiuto dalla Seconda Guerra Mondiale. La

novità tipica, come già detto, è stata una politicizzazione

dei gesuiti e, soprattutto in America Latina, l’aver

abbracciato l’ideologia, ispirata dal Marxismo, detta della

“liberazione”. Nei primi anni Settanta la Compagnia di

Gesù soffriva di una vera e propria emorragia per aver

abbandonato la sua antica missione spirituale, ma in

Argentina il padre Arrupe aveva dato il meglio di sé. Già

nel 1969, quando P. Bergoglio era stato ordinato

sacerdote, la maggior parte dei novizi che erano entrati

con lui aveva abbandonato la Compagnia. In quell’anno,

padre Arrupe aveva nominato padre Provinciale Ricardo

O’Farrell, sotto il quale la situazione è andata di male in

peggio. Nel 1973 la provincia aveva visto quasi

dimezzare i suoi numeri di dieci anni prima e aveva ormai

solo nove uomini in formazione, contro i cento del recente

passato. La formazione dei gesuiti era stata posta nelle

mani di superiori che avevano abbandonato la spiritualità

per la sociologia e la dialettica hegeliana. L’università del

Salvador a Buenos Aires, che era sotto la direzione della

provincia, era precipitata nel caos; un certo numero di

preti che insegnavano lì avevano abbandonato l’abito per

sposare le loro studentesse e l’università aveva un debito

di due milioni di dollari. In questa situazione, un gruppo

di gesuiti aveva chiesto a padre Arrupe di licenziare

O’Farrell, e per una volta il Generale aveva anteposto la

sopravvivenza all’idealismo liberale: padre Bergoglio era

stato nominato per sostenere la Provincia. E ha fatto

questo eccezionalmente bene. Nei sei anni in cui è stato

Provinciale, ha riportato l’ordine, e la provincia ha

cominciato a riprendersi. Nei primi anni Ottanta c’erano

alcune centinaia di studenti di filosofia e teologia nel

seminario, ancor più che nei giorni di gloria prima del

declino. Pochissime province della Compagnia in quei

tempi difficili potevano vantare di essere così fiorenti.

(….) DI MARCANTONIO COLONNA

 

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