“L’ENCICLICA “EMERITA” DI BENEDETTO XVI, “Die Sache beginnt mit”…

“Die Sache beginnt mit” (in it. “La situazione ebbe inizio con”) è il titolo dell’enciclica personale del vescovo emerito di Roma, Benedetto XVI, pubblicata l’11 aprile 2019, e accessibile in tedesco, in italiano ed in inglese.

Un testo che anche se non ha l’autorità formale del ministero petrino, detenuta solamente dal Santo Padre Francesco, è impregnato di un’autorevolezza spirituale, teologica e umana che nella Chiesa cattolica non vede nessun altro ecclesiastico che Benedetto XVI possedere al giorno d’oggi.

Questo testo esprime il migliore che lo Spirito Santo vuole condividere con noi sulla situazione attuale, dandoci le ragioni profonde della crisi della Chiesa attuale e quindi mostrandoci le chiavi pratiche della soluzione spirituale.

Questo testo completa il trittico con il quale lo Spirito Santo accarezza in questi ultimi mesi maternamente le guance dei figli della Chiesa che piangono, soffrenti come sono del sistematico abuso del loro sensus fidei fidelium contro la dottrina, la liturgia, la morale e la pastorale dei chierici oggigiorno in carica di certe strutture ecclesiali, aggiungendosi alla professione di fede del Cardinale Müller e all’ultima fatica del Cardinale Sarah Le soir approche et déjà le jour baisse (in it. “Si fa sera e il giorno già volge al declino”).

Lo Spirito Santo non ci abbandona nella tempesta: questi tre segni sono come tre miracoli che ci concede per rifocillarci e continuare ad avere fiducia nella Sua Chiesa malgrado gli umani che la abitano e, volte, non ne vivono. Posso solo consigliare i nostri utenti di prenderne direttamente conoscenza e di meditarli nella preghiera, nella partecipazione ai sacramenti, nella riflessione per trovare come realizzarne le divine ispirazioni nel nostro quotidiano per il bene del nostro prossimo più vicino e, qualora possibile, più lontano, e sempre in unione con la Chiesa, Una, Santa, Cattolica ed Apostolica di cui siamo i membri per elezione.

In questo articolo vorrei farvi partecipi delle mie riflessioni, a caldo, sulla prima parte di questa enciclica emerita.

L’analisi delle origini del problema (la ben nominata “Die Sache beginnt mit”) è il fondamento razionale necessario prima di tentar e di riparare o costruire, infatti a nessuno verrebbe in mente costruire la sua casa nella sabbia e non sulla roccia e senza sedersi prima per calcolare se la si può davvero fare, a rischio di essere presi in giro dai vicini. La riunione dei Presidenti delle Conferenze Episcopali a fine marzo, ad esempio, non è stata capace di un’analisi delle vere cause del problema degli abusi, limitandosi ad una generica denunzia di clericalismo ecclesiastico, denunzia che può ovviamente sortire solo di due effetti e cioè sia l’eliminazione dei chierici, oppure il non fare nulla: ragione per la quale è stata un ennesimo buco nell’acqua.

Grazie al Cielo, lo Spirito Santo, tramite l’autorevolezza personale del Papa Emerito ci indica in questa prima parte di “Die Sache beginnt mit” le radici profonde del problema e ce le indica anche in modo profetico come siede alla Terza Persona della S.S. Trinità.

Benedetto XVI ci dà infatti non solo le radici del problema, oggettivamente relativamente circoscritto, della pedofilia ma anche più generalmente della crisi della Chiesa contemporanea in Occidente.

E non è nel clericalismo come tentano di convincerci i modernisti che desiderano nella loro concezione sociologica libertaria distruggere il clero de facto togliendogli millenarie autorevolezze ma soprattutto regole, cariche e oneri, come non è neanche nel S.S. Concilio Vaticano II, come vorrebbero i miopissimi tradi-protestanti che ereticamente lo vedono nella Sua dottrina a nome di una incompleta e contraddittoria nozione di Tradizione.

Benedetto XVI non si lascia abbindolare da visioni storiciste di radice massonica alla ricerca di processi temporali e di spazi da occupare, ma osserva quel che succede nella Chiesa che è nell’Evo e nel Luogo di Dio: individua il problema nella sua radice peccaminosa per poi, ovviamente, mostrarne le declinazioni concrete e proporne la giusta medicina.

E secondo lui la radice peccaminosa concreta all’origine di questa crisi è esattamente la stessa che abbiamo denunciato e condiviso su questo blog tantissime volte e cioè risiede nell’apostasia dei cattolici e del loro clero degli anni ’60 del secolo scorso, quando hanno voltato egoisticamente le spalle al mandato stesso del Creatore di fare del matrimonio il luogo sacro per eccellenza dell’atto di Creazione divina: “Tra le libertà che la Rivoluzione del 1968 voleva conquistare c’era anche la completa libertà sessuale, che non tollerava più alcuna norma” (“Die Sache beginnt mit”, §3).

È questa apostasia contro la quale San Paolo VI ha pubblicato Humanae Vitae e San Giovanni Paolo Magno i suoi molteplici insegnamenti sulla teologia del corpo che hanno ispirato durante decenni tantissime famiglie di cattolici che non avevano de factoapostato: lo Spirito Santo era sempre all’opera, allora come adesso.

Purtroppo, il clero, i teologi e l’episcopato apostata di quegli anni non l’intendevano di quell’orecchio e urlarono l’antico non “Non Serviam” che riecheggia ancora oggi malvagiamente fin nelle sfere le più alte di certa gerarchia attuale: “… nello stesso periodo si è verificato un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a quei processi nella società” (Ibid., §5).

Benedetto XVI mette in evidenza con la sua autorevolezza quel che andiamo affermando da anni e cioè che anche se una filosofia umana non farà mai parte della Rivelazione divina in quanto tale, per la semplice ragione che l’umano non può contenere il divino e per la ragione che Essa deve poter esser attuata in modo comprensibile in differenti culture, eppure ci sono filosofie più adatte di altre ad esprimerLa con precisione come anche a renderNe conto razionalmente nel modo il più soddisfacente possibile: “… si affermò ampiamente la tesi per cui la morale dovesse essere definita solo in base agli scopi dell’agire umano. Il vecchio adagio “il fine giustifica i mezzi” non veniva ribadito in questa forma così rozza, e tuttavia la concezione che esso esprimeva era divenuta decisiva. Perciò non poteva esserci nemmeno qualcosa di assolutamente buono né tantomeno qualcosa di sempre malvagio, ma solo valutazioni relative. Non c’era più il bene, ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio” (Ibid., §6).

Il “Non Serviam” demoniaco del clero apostata si espresse formalmente con la Dichiarazione di Colonia: “Questo testo, che inizialmente non andava oltre il livello consueto delle rimostranze, crebbe tuttavia molto velocemente sino a trasformarsi in grido di protesta contro il magistero della Chiesa, raccogliendo in modo ben visibile e udibile il potenziale di opposizione che in tutto il mondo andava montando contro gli attesi testi magisteriali di Giovanni Paolo II “(Ibid., §8).

La risposta dello Spirito Santo all’attacco infernale contro il Suo Magistero non si fece attendere: “Fu pubblicata con il titolo Veritatis splendor il 6 agosto 1993 suscitando violente reazioni contrarie da parte dei teologi morali. In precedenza, già c’era stato il Catechismo della Chiesa cattolica che aveva sistematicamente esposto in maniera convincente la morale insegnata dalla Chiesa.” (Ibid., §10).

E qui ci insegna Benedetto XVI in continuità perfetta con due millenni di Magistero Autentico e assieme a San Giovanni Paolo Magno che “ Non ci poteva e non ci doveva essere alcun dubbio che la morale fondata sul principio del bilanciamento di beni deve rispettare un ultimo limite. Ci sono beni che sono indisponibili. Ci sono valori che non è mai lecito sacrificare in nome di un valore ancora più alto e che stanno al di sopra anche della conservazione della vita fisica. Dio è di più anche della sopravvivenza fisica. Una vita che fosse acquistata a prezzo del rinnegamento di Dio, una vita basata su un’ultima menzogna, è una non-vita. Il martirio è una categoria fondamentale dell’esistenza cristiana» (Ibid., §11).

Nel suo ultimo paragrafo della prima parte il Papa Emerito ci dà poi la radice intellettuale che impedisce alla gerarchia attuale di insegnare il Popolo di Dio sul piano morale in un modo chiaro, fermo e pacificante: “… in ampi settori della teologia morale si sviluppò la tesi che la Chiesa non abbia né possa avere una propria morale. Nell’affermare questo si sottolinea come tutte le affermazioni morali avrebbero degli equivalenti anche nelle altre religioni e che dunque non potrebbe esistere un proprium cristiano.” (Ibid., §13).

Lungi dal voler limitarsi in constatazioni pessimiste, Benedetto XVI conclude la prima parte della sua enciclica emerita consigliandoci una direzione ben precisa che non è intrinsecamente aliena alla “Opzione Benedetto” di Rod Dreher:

“La peculiarità dell’insegnamento morale della Sacra Scrittura risiede ultimamente nel suo ancoraggio all’immagine di Dio, nella fede nell’unico Dio che si è mostrato in Gesù Cristo e che ha vissuto come uomo. Il Decalogo è un’applicazione alla vita umana della fede biblica in Dio. Immagine di Dio e morale vanno insieme e producono così quello che è specificamente nuovo dell’atteggiamento cristiano verso il mondo e la vita umana. Del resto, sin dall’inizio il cristianesimo è stato descritto con la parola hodòs. La fede è un cammino, un modo di vivere. Nella Chiesa antica, rispetto a una cultura sempre più depravata, fu istituito il catecumenato come spazio di esistenza nel quale quel che era specifico e nuovo del modo di vivere cristiano veniva insegnato e anche salvaguardato rispetto al modo di vivere comune. Penso che anche oggi sia necessario qualcosa di simile a comunità catecumenali affinché la vita cristiana possa affermarsi nella sua peculiarità. (Ibid., §13; grassetti miei).

Benedetto XVI non ci propone fumosi processi temporali per occupare futuri spazi inesistenti, ma ci dice concretamente cosa fare hic et nunc: riuniamoci assieme, studiamo il CatechismoVeritatis SplendorHumanae Vitae, le Sacre Scritture, La Santa Tradizione e il Magistero Autentico e soprattutto facendone un modo di vivere secondo Cristo nell’Evus e nel Locus divino dove ci troviamo.

Simone di Cireneben 90

2 pensieri su ““L’ENCICLICA “EMERITA” DI BENEDETTO XVI, “Die Sache beginnt mit”…

    1. Concordo: ci vorrebbe una riforma della riforma, unificando il VO e NO in un solo rito per ripristinare il senso de sacro, la dimensione sacrificale e la bellezza attraverso il ritorno al gregoriano e alla polifonia. La banalità deve essere spazzata via.

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...