IL PRIMO CORPO INCORROTTO NELLA STORIA DELLA CHIESA

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La prima santa a sperimentare il fenomeno dell’incorruttibilità è vissuta nel II secolo

La storia indica che la prima santa a sperimentare il fenomeno dell’incorruttibilità è stata Santa Cecilia, la patrona dei musicisti. Non si conosce l’anno della sua nascita, ma si ritiene che sia morta verso il 177 d.C..

Cecilia apparteneva a una famiglia romana ricca e in vista, che nonostante il desiderio della ragazza di rimanere vergine la offrì in matrimonio a un giovane di nome Valeriano. La prima notte di nozze, Cecilia riuscì a convincere il marito a rispettare il suo voto di verginità, e poi lo convertì alla fede quando egli venne favorito da una visione del suo angelo custode. Valeriano e suo fratello Tiburzio, anch’egli convertito da Cecilia, vennero perseguitati ed esortati a rinunciare alla religione cristiana. Visto che entrambi si rifiutarono eroicamente di farlo, furono decapitati e seppelliti lungo la Via Appia. Cecilia venne arrestata per aver sepolto i loro corpi, e per questo “crimine” dovette scegliere
tra fare sacrifici agli dèi pagani e affrontare la morte. Cecilia ribadì la sua fede e preferì la via del martirio.

Per via della sua nobiltà e della sua giovinezza, i suoi aguzzini decisero di giustiziarla in segreto, per evitare le prevedibili critiche del popolo. Cecilia venne chiusa nel bagno della sua casa per morire asfissiata dai vapori d’acqua. Rimase un giorno e una notte interi in quell’ambiente soffocante, senza che le avvenisse qualcosa di male.

Venne allora inviato un boia esperto per decapitarla, ma mancandogli il coraggio di uccidere una donna così giovane e bella non riuscì a tagliarle la testa con i tre colpi previsti dalla legge. L’aguzzino fuggì, lasciando la santa sul pavimento della stanza da bagno, viva e completamente cosciente, con la testa tagliata a metà. Adagiata sul fianco destro, con le mani giunte in preghiera, girò il viso verso terra e continuò a pregare così per tre giorni e tre notti. La posizione delle dita, tre della mano destra distese e uno della sinistra, furono la sua ultima e silenziosa professione di fede nella Santissima Trinità.

Dettaglio della statua di Santa Cecilia di Stefano Maderno.

I primi cristiani vestirono il corpo della martire con una ricca tunica di seta e d’oro, e la deposero in una bara di cipresso nella stessa posizione in cui era morta. Ai suoi piedi furono collocati le coperte e i panni di lino usati per raccoglierne il sangue. Fu sepolta nelle catacombe di San Callisto da un vescovo di nome Urbano, che aveva battezzato suo marito e suo cognato.

Nell’822, durante il periodo di restaurazione della chiesa dedicata alla sua memoria, Papa Pasquale I volle trasferire i resti della santa in un posto d’onore nella sua cattedrale, ma non riusciva a localizzarne il tumulo. La santa gli apparve in una visione straordinaria mentre lui pregava, e gli disse dove si trovava il suo corpo. La reliquia venne trovata esattamente nel luogo indicato. Il Papa allora collocò il corpo, insieme alle ossa del marito, del cognato e del martire Massimo, subito sotto l’altare del tempio.

Attraverso un mantello di seta che copriva modestamente il suo corpo, si potevano vedere il vestito dorato della santa, la ferita mortale al collo e gli abiti macchiati di sangue. 777 anni dopo, nel 1599, si verificò una delle più documentate riesumazioni del corpo di un santo quando il cardinale Paolo Emilio Sfondrati, amico di San Filippo Neri, ordinò il restauro di alcune parti della basilica. Il 20 ottobre di quell’anno, mentre si lavorava sotto e vicino all’altar maggiore, furono scoperti due sarcofagi di marmo bianco, corrispondenti alla descrizione lasciata da Pasquale I delle urne che contenevano le reliquie dei santi martiri.

Il cardinale ordinò di aprire il sarcofago alla presenza di testimoni di integrità indiscutibile. Dopo la rimozione della copertura di marmo venne trovata la bara originale di cipresso in ottimo stato di conservazione. Il porporato, comprensibilmente emozionato, sollevò il coperchio, portando alla luce il tesoro custodito dai Papi Urbano e Pasquale. I resti mortali vennero trovati nella stessa posizione in cui la santa era morta quasi 1.500 anni prima.

Papa Clemente VIII venne informato immediatamente della scoperta e inviò il cardinal Baronio per esaminare il caso insieme ad Antonio Bosio, esploratore delle catacombe di Roma, e ci hanno lasciato documenti inestimabili descrivendo quella riesumazione.

Guardando attraverso il mantello che copriva il suo corpo, notarono che Cecilia era di piccola statura e che aveva la testa rivolta verso il basso, ma per via di una “santa reverenza” non fecero altri esami. Bosio registrò la sua opinione secondo la quale la santa era stata trovata nella stessa posizione in cui era spirata [1].

Il cardinal Sfondrato volle custodire come memoriale di quell’evento toccante un pezzo di tessuto coperto di sangue, e distribuì piccole reliquie a vari cardinali a Roma. Dopo aver ispezionato l’ultimo pezzo, che aveva riservato per sé, il porporato scoprì però attaccato al tessuto un piccolo frammento di osso della santa, staccato dalla spada e che un cristiano delle origini aveva preso. Sfondrato preservò quella reliquia come un tesoro inestimabile e la collocò accanto ai teschi di San Valeriano, San Tiburzio e San Massimo, in reliquiari separati [2].

Il cardinale volle anche trattenere un pezzetto del vestito della santa, e mentre lo teneva in mano sentì sotto gli abiti della vergine le corde e i nodi di una camicia che probabilmente usava come cilicio [3].

L’urna della santa fu collocata in una sala situata nella parte superiore della navata della basilica, dove poteva essere vista attraverso una finestra con delle grate. La piattaforma e l’urna vennero coperte con tende di seta dorata, e la sala venne splendidamente decorata con candelabri, lampade e fiori d’oro e d’argento. Il santuario venne poi inondato da un misterioso e gradevole profumo di rose che proveniva dalla bara [4].

Per ordine di Papa Clemente VIII, la reliquia venne lasciata esposta lì fino alla festa di Santa Cecilia, il 22 novembre, e la folla di fedeli romani che accorsero alla basilica fu così consistente che venne chiamata la Guardia Svizzera per mantenere l’ordine [5].

Dopo un mese di esposizione, la reliquia, che riposava ancora nella vecchia bara di cipresso, fu collocata in una nuova d’argento, commissionata dal Papa stesso come simbolo della sua venerazione per la santa martire. Alla presenza di 42 cardinali e rappresentanti diplomatici di vari Paesi, il Papa celebrò una Messa solenne durante la quale il corpo della santa venne nuovamente deposto sotto l’altare principale.

Uno scultore dall’insolito talento, Stefano Maderno (1576-1636), impegnato a svolgere il suo lavoro durante il restauro della basilica, scolpì un’immagine della santa, ritenuta una delle opere d’arte più note e apprezzate d’Italia. Si crede che Maderno abbia rappresentato la santa nella posizione esatta in cui rimase il suo corpo incorrotto. Quella statua venne trovata di fronte all’altar maggiore in una nicchia di marmo nero, progettato dall’artista per dare l’impressione di un sarcofago aperto. Facendo questo, Maderno introdusse un nuovo design di altare, in seguito imitato spesso [6].

Si crede che la basilica di Santa Cecilia sia stata costruita sul luogo in cui si trovava la casa della sua famiglia. La seconda cappella, nella navata laterale a destra, è chiamata caldario (caldarium, in latino), ed è la stanza in cui la santa venne condannata a morte. Lì si trovano i resti di un’antica vasca da bagno romana; i condotti, che contenevano l’acqua scaldata, sono conservati. Il pezzo di marmo sull’altare è quello su cui si crede che Cecilia sia sopravvissuta al primo martirio per asfissia, e può essere la lastra che ha segnato il luogo della sua morte.

Riferimenti:
1. Ludwig von Pastor, The History of the Popes — Drawn from the Secret Archives of the Vatican and other Original Sources, v. XXIV. Londra: Kegan, Paul, Trench, Trubner & Co., 1933, p. 521.
2. Ibid., p. 522.
3. Prosper Guéranger, Life of Saint Cecilia, Virgin and Martyr. Philadelphia: Peter F. Cunningham, 1866, p. 283.
4. Ibid., p. 284.
5. Pastor,op. cit., p. 523.
6. Ibid., p. 525.

Tradotto da The Incorruptibles, Charlotte: TAN Books, 2012, pp. 1-4.

TRATTO DA  https://it.aleteia.org/2018/12/06/il-primo-corpo-incorrotto-nella-storia-della-chiesa/

padre Paulo Ricardo | Dic 06, 2018

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