SOLENNITA’ DI CRISTO RE NEL MAGISTERO DI PAPA BENDETTO XVI

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25 NOVEMBRE 2018 : SOLENNITA’ DI CRISTO RE

DALL’ANGELUS  26 NOVEMBRE 2006:

Cari fratelli e sorelle!

In quest’ultima domenica dell’anno liturgico celebriamo la solennità di Cristo Re dell’Universo. Il Vangelo odierno ci ripropone una parte del drammatico interrogatorio a cui Ponzio Pilato sottopose Gesù, quando gli fu consegnato con l’accusa di aver usurpato il titolo di “re dei Giudei”. Alle domande del governatore romano, Gesù rispose affermando di essere sì re, ma non di questo mondo (cfr Gv 18, 36). Egli non è venuto a dominare su popoli e territori, ma a liberare gli uomini dalla schiavitù del peccato e riconciliarli con Dio. Ed aggiunse: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18, 37).

Ma qual è la “verità” che Cristo è venuto a testimoniare nel mondo? L’intera sua esistenza rivela che Dio è amore: è questa dunque la verità a cui Egli ha reso piena testimonianza con il sacrificio della sua stessa vita sul Calvario. La Croce è il “trono” dal quale ha manifestato la sublime regalità di Dio Amore: offrendosi in espiazione del peccato del mondo, Egli ha sconfitto il dominio del “principe di questo mondo” (Gv 12, 31) e ha instaurato definitivamente il Regno di Dio. Regno che si manifesterà in pienezza alla fine dei tempi, dopo che tutti i nemici, e per ultimo la morte, saranno stati sottomessi (cfr 1 Cor 15, 25-26). Allora il Figlio consegnerà il Regno al Padre e finalmente Dio sarà “tutto in tutti” (1 Cor 15, 28). La via per giungere a questa meta è lunga e non ammette scorciatoie: occorre infatti che ogni persona liberamente accolga la verità dell’amore di Dio. Egli è Amore e Verità, e sia l’amore che la verità non si impongono mai: bussano alla porta del cuore e della mente e, dove possono entrare, apportano pace e gioia. Questo è il modo di regnare di Dio; questo il suo progetto di salvezza, un “mistero” nel senso biblico del termine, cioè un disegno che si rivela a poco a poco nella storia.

Alla regalità di Cristo è stata associata in modo singolarissimo la Vergine Maria. A Lei, umile ragazza di Nazaret, Dio chiese di diventare Madre del Messia, e Maria corrispose a questa chiamata con tutta se stessa, unendo il suo “sì” incondizionato a quello del Figlio Gesù e facendosi con Lui obbediente fino al sacrificio. Per questo Dio l’ha esaltata al di sopra di ogni creatura e Cristo l’ha coronata Regina del Cielo e della terra. Alla sua intercessione affidiamo la Chiesa e l’intera umanità, affinché l’amore di Dio possa regnare in tutti i cuori e si compia il suo disegno di giustizia e di pace.

TRATTO DA  https://difenderelafede.freeforumzone.com/discussione.aspx?idd=11323135

2 pensieri su “SOLENNITA’ DI CRISTO RE NEL MAGISTERO DI PAPA BENDETTO XVI

  1. Vi vorrei far notare un piccolo particolare della Scrittura che sembrerebbe irrilevante e invece probabilmente è più sostanziale di quanto si pensi: nel racconto che è ripreso anche da questa catechesi di Benedetto XVI, quello del Vangelo di Giovanni, nelle traduzioni correnti è omesso un avverbio che probabilmente è determinante per capire bene la redazione successiva della Passione fatta dagli evangelisti, e cioè nella Vulgata, prima di san Girolamo poi di papa Clemente, è presente l’avverbio latino ‘nunc’ (ora, adesso) nelle parole che Gesù rivolge a Pilato nella sua risposta, e cioè: «Regnum meum non est de hoc mundo. Si ex hoc mundo esset regnum meum, ministri mei utique decertarent ut non traderer Judæis : autem regnum meum non est hinc». Tradotto: “Il mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei discepoli combatterebbero perché io non venga consegnato ai Giudei; ma il mio regno ora non è di qui” (Vangelo secondo Giovanni 18,36). Questo significa che Cristo risponde a Pilato, una volta compreso che i giudei non gli avrebbero permesso l’instaurazione in quel momento del Regno dei Cieli, che per adesso, cioè al momento della sua Passione, esso non si sarebbe compiuto, pertanto quella che sembra una rinuncia definitiva sul piano storico, affidando il compimento definitivo del suo Regno solo ad una sua realizzazione improvvisa e “scesa dal cielo”, in realtà allude invece ad una realizzazione storica solo rimandata nel tempo. Il fatto che questo avverbio sia omesso, e che invece è sostanziale per capire anche l’atteggiamento della Chiesa (degli evangelisti) significa che è posto come ipoteca: poiché Cristo ha detto che il suo regno non si realizzerà, vuol dire che noi lo attenderemo “vita natural durante”, e cioè che le calende greche non hanno età, e dunque significa di fatto che rinunciamo ad esso. Non mi sembra poco, poiché riconsiderare quel dialogo alla luce di ‘per adesso no’ significa riportare sul piano storico degli eventi quello che è accaduto (durante la Passione e poi sempre nella storia). Vero?

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