EX PARROCO GAY SPOSATO CON UN UOMO TORNERA’ SULL’ALTARE MA NON IN UNA CHIESA CRISTIANA CATTOLICA ROMANA… LO FARA’ IN UNA CHIESA VETERO CATTOLICA MOLTO DIVERSA DALLA NOSTRA …

Torna a far parlare di sè l’ex parroco di Selva di Progno, Giuliano Costalunga, sospeso a divinis dopo che in Spagna si era sposato con il suo compagno. Uno scandalo che sembrava destinato a spaccare la chiesa veronese. L’abbraccio tra don Costalunga e il vescovo Zenti, durante un’affollata incontro nella parrocchiale di selva di Progno, aveva però disinnescato il caso. Ora sembra riaprirsi. Giuliano Costalunga il 6 settembre tornerà, infatti, a celebrare messa nella chiesa di Grassobbio in provincia di Bergamo. Ad invitarlo a tornare sull’altare per celebrare una “solenne celebrazione eucaristica” è stata la Chiesa Vetero Cattolica Americana. Movimento religioso nato alla fine dell’Ottocento, in seguito al rifiuto di riconoscere il dogma dell’infallibilità del Papa.

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Quando ci si trova di fronte a una Chiesa che si definisce “vetero-cattolica” le cose non sono immediatamente evidenti. Infatti tutta una serie di “piccole Chiese” guidate da “vescovi vaganti”, che derivano la loro successione apostolica – più o meno certa – da Chiese membre dell’Unione di Utrecht, si intitolano volentieri “vetero-cattoliche”. Queste “piccole Chiese” non hanno tuttavia né la consistenza numerica, né la tradizione storica – consolidata anche attraverso la partecipazione al movimento ecumenico – dell’Unione di Utrecht. Questo movimento deriva le sue origini da tre fenomeni successivi:

a.    l’esistenza in Olanda di un gruppo di giansenisti che, non accettando la condanna di Papa Clemente XI (1649-1721) nella bolla Unigenitus del 1713, si separano da Roma negli anni 1719-1724, ottenendo gli ordini episcopali per il loro leader Cornelius Steenhoven (16621725), eletto arcivescovo “vetero-cattolico” di Utrecht il 27 aprile 1723 e consacrato da un vescovo missionario cattolico francese di tendenze gianseniste, Dominique Marie Varlet (1678-1742), ad Amsterdam, il 15 ottobre 1724;

b.   il rifiuto da parte di una minoranza di cattolici e di alcuni teologi, soprattutto di lingua tedesca, di accettare il dogma dell’infallibilità del Papa proclamato dal Concilio Vaticano I (1869-1870). I sostenitori più estremi di questo rifiuto si separano dalla Chiesa di Roma e uno dei loro capi, il tedesco Josef Hubert Reinkens (1821-1896) – docente e rettore presso l’Università di Breslau –, riesce a convincere i vescovi olandesi legati alla sede giansenista di Utrecht a eleggerlo (il 4 giugno 1873) e consacrarlo con il titolo ufficiale di “vescovo cattolico dei vetero-cattolici”, l’11 agosto 1873. Dalla prima Chiesa vetero-cattolica, tedesca, nascono le altre in Austria, Svizzera, Cecoslovacchia, Jugoslavia (con tentativi di minore successo, almeno numerico, in Francia, Italia, Spagna e altri paesi). Il 24 settembre 1889, presso l’abitazione del cofirmatario arcivescovo di Utrecht, Johannes Heykamp (1824-1892), Josef Hubert Reinkens sottoscrive assieme a Casparus Johannes Rinkel (1826-1906), vescovo di Haarlem, Cornelius Diependaal (1829-1893), vescovo di Deventer, ed Eduard Herzog (1841-1924), vescovo della Chiesa Vetero-Cattolica della Svizzera, la Dichiarazione di Utrecht, in cui sono compendiati alcuni principi ecclesiastici generali. In essa si afferma anzitutto la volontà di rimanere vincolati alla fede della “vecchia Chiesa” così come è stata affermata nelle decisioni dogmatiche e dichiarata nei simboli ecumenici del primo millennio. In secondo luogo si rifiutano e respingono “i decreti del Vaticano del 18 luglio 1870 [in particolare, il decreto Pastor Aeternus] sull’infallibilità e l’episcopato universale o l’onnipotenza ecclesiastica del Papa romano”, cui si riconosce comunque il “primato storico” di primus inter pares. È respinta la dichiarazione del beato Papa Pio IX (1792-1878) dell’anno 1854 “sull’immacolato concepimento di Maria, non fondata sulla sacra scrittura e nella tradizione dei primi secoli”. Inoltre, rinnovando “tutte le proteste che la vecchia Chiesa cattolica dell’Olanda già in tempi passati ha sollevato contro Roma”, si giudicano in contraddizione con l’insegnamento della vecchia Chiesa le costituzioni Unigenitus (1713), Auctorem Fidei (1794), il Syllabus (1864), e si respinge il Concilio di Trento (1545-1563) nelle decisioni dogmatiche che riguardano la disciplina;

c.    infine, l’Unione di Utrecht ha ammesso nel suo seno alcune Chiese di origine nazionale ed etnica separatesi da Roma in quanto rifiutano una direzione internazionale o “straniera”, come la Chiesa Nazionale Cattolica Polacca degli Stati Uniti (tuttavia separatasi dal’Unione di Utrecht nel 2003), e anche Chiese nazionali la cui separazione da Roma è avvenuta particolarmente per ragioni politiche (in Spagna, Portogallo, Filippine), le cui origini e la cui teologia derivano piuttosto dalla Chiesa anglicana. Il numero di Chiese aderenti all’Unione di Utrecht tende a non rimanere costante nel tempo. Separazioni sono avvenute, in particolare, intorno alla questione del sacerdozio delle donne, accolto da alcune Chiese dell’Unione di Utrecht (per esempio l’Église catholique chrétienne della Svizzera, che nel 2000 ha ordinato per la prima volta una donna al sacerdozio, facendo seguito all’ordinazione di Angela Berlis e Regina Nickel Bossau, avvenuta in Germania il 27 maggio 1996) e che ha determinato la separazione di altre, compreso un nucleo italiano il quale dal 1997, con il nome di Chiesa Vetero-Cattolica Italiana, si presenta come indipendente da Utrecht.

La Chiesa Vetero-Cattolica mantiene la validità dei sette sacramenti della Chiesa cattolica romana, anche se alla forma individuale della confessione si aggiunge la prassi per cui, in occasione di ogni celebrazione eucaristica, il sacerdote conferisce l’assoluzione a tutti i fedeli che si pentono dei propri peccati in silenzio davanti a Dio. Uomini e donne hanno uguali diritti e possono essere chiamati da Dio al servizio ministeriale e nello stesso tempo corrispondere alla vocazione al matrimonio. Dunque, seppure il celibato è apprezzato, sacerdoti e vescovi possono sposarsi. Inoltre, le donne possono accedere al diaconato e al sacerdozio, ma non in tutti i paesi – a causa delle diversità di tipo culturale e sociale – è seguita questa prassi.

La Chiesa ha una struttura di tipo episcopale-sinodale; tutte le questioni sono decise, in base al principio democratico, dal Sinodo, composto dal clero e da laici rappresentanti le varie parrocchie. Non esiste un centro direttivo a livello internazionale, ma la Chiesa si regola autonomamente in ogni nazione; sulle questioni più importanti si pronuncia la Conferenza Episcopale internazionale. Una funzione puramente rappresentativa e d’onore è svolta dal presidente della Conferenza – che si impegna a garantire la comunicazione fra le diocesi vetero-cattoliche –, l’arcivescovo di Utrecht, che dal 2 luglio 2000 è Joris Vercammen (in precedenza parroco di Eindhoven, rettore e docente di ecclesiologia e teologia pastorale e pratica presso il seminario vetero-cattolico dell’Arcidiocesi di Utrecht), il quale succede ad Antonius Jan Glazemaker, ritiratosi dall’incarico l’11 febbraio 2000. Per quanto attiene alla morale, il matrimonio è considerato indissolubile, ma in caso di divorzio ogni situazione è valutata separatamente, dando anche la possibilità di contrarre un nuovo matrimonio religioso; l’uso della contraccezione è lasciato alla libera scelta dei coniugi.

La Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht è oggi diffusa in Olanda, Germania, Austria, Svizzera, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Bosnia, Croazia, Svezia, Finlandia, Francia, Canada e negli Stati Uniti d’America; quanto all’Italia, dove la presenza dell’Unione di Utrecht – per quanto numericamente esigua – è stata costante negli ultimi decenni, nel 2011 è stata interrotta la missione nel nostro Paese, così avviando una dinamica tuttora in corso della quale diamo conto qui di seguito. Le comunità vetero-cattoliche dell’Unione di Utrecht sono in piena comunione con la Chiesa anglicana e con la Chiesa episcopale americana; buoni sono anche i rapporti con la Chiesa ortodossa. La messa è celebrata nel rito romano nelle lingue nazionali, e in Svizzera si utilizza una liturgia simile al rito ambrosiano. È permessa anche la liturgia di san Giovanni Crisostomo (c. 349-407) oppure la messa in latino detta “di san Pio V”. In prospettiva ecumenica, la Chiesa Vetero-Cattolica vuole dare il suo contributo alla riconciliazione delle confessioni, affinché le Chiese arrivino alla comunione universale in Cristo.

B.: La Chiesa vetero-cattolica dell’Unione di Utrecht pubblica ogni anno, in lingua tedesca (a Berna), Jahrbuch der ChristkatholischenKirche der Schweiz, che offre informazioni generali sulla Chiesa nel mondo. Sulla questione delle donne si veda il volume che ha per autrice una donna sacerdote della Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht: Angela Berlis, Frauen im Prozeß der Kirchwerdung. Beiträge zur Kirchen und Kulturgeschichte 6, Peter Lang Verlag, Francoforte 1998. In generale: C.B. Moss, The Old Catholic Movement, Its Origins and History, SPCK, Londra 1948; Urs Küry, Die Altkatholischer Kirche. Ihre Geschichte, ihre Lehre, ihre Anliegen, Evangelisches Verlagswerk, Stoccarda 19782; B.W. Verhey, L’Église d’Utrecht, presso l’autore, Mirandol-Bourgnounac 1984; Gordon Huelin (a cura di), Old Catholics and Anglicans, 1931-1981, Oxford University Press, Oxford 1983.

La Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht in Italia

In Italia, dove fino al 2011 la Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht ha contato circa cento fedeli – 54 membri giuridicamente iscritti, fra i quali 4 sacerdoti –, erano presenti originariamente due comunità principali – a Bolzano e Milano – e attivati rapporti con referenti in altre città e regioni, i quali vedevano comunque un riferimento imprescindibile nella realtà milanese. A partire dal giugno 2002, tuttavia, alla comunità di Bolzano – l’Associazione Comunità Vetero-Cattolica di Bolzano Santa Maddalena, attiva dal 1997, retta da Stefan Wedra – è stato revocato lo status di parrocchia e la comunità è stata dichiarata non più rappresentativa della Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht; le attività di questa comunità, peraltro, proseguono, e il culto è oggi praticato presso la chiesa evangelico-luterana di Bolzano, grazie a una forma di collaborazione informale con la branca austriaca della Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht.

Dal marzo 2011 il delegato della Conferenza Episcopale Internazionale dell’Unione di Utrecht per l’Italia è stato il vescovo svizzero Harald Rein; precedentemente, dal 1° gennaio 2008, lo è stato il vescovo Fritz-René Müller di Berna, che assunse l’incarico previamente ricoperto – dal 1998 – dal vescovo Joachim Vobbe, di Bonn, in Germania. A Milano ha operato la parrocchia Gesù di Nazareth, fondata il 1° marzo 1996 – originariamente come comunità di lingua ceca e slovacca, poi italiana – dal sacerdote vetero-cattolico Petr Zivný – dottore in psicologia, nato a Praga nel 1958 – e inaugurata il 14 aprile dello stesso anno con la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Praga Dušan Hejbal; successivamente, il 14 settembre 2010, padre Zivný si è dimesso dai suoi incarichi di vicario episcopale, presidente del consiglio sinodale e parroco di Milano, anche in ragione di dissensi interni circa gli sviluppi recenti – di natura teologica e pastorale – della comunità italiana, che costituiscono in un certo senso le premesse della fase di delicata transizione che la Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht in Italia ha attraversato.

La Comunità Gesù di Nazareth si è segnalata per un attivo impegno ecumenico, aderendo sin dalla sua costituzione, il 13 gennaio 1998, al Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano. Il 4 febbraio 2006, a Milano, presso la Chiesa anglicana, il vescovo Vobbe ha conferito l’ordinazione diaconale alla milanese Elisabetta Tisi e alla romana Teodora Tosatti: si è trattato della prima volta nella comunità vetero-cattolica italiana in cui sono delle donne a ricevere l’ordinazione diaconale. In seguito, il 21 ottobre 2006, a Bonn, lo stesso vescovo Vobbe ha conferito l’ordinazione presbiterale a Teodora Tosatti; e il 22 maggio 2010, presso la chiesa anglicana All Saints di Roma, mons. Müller ha elevato al sacerdozio Maria Vittoria Longhitano, che il 29 ottobre 2010 è stata eletta parroco della parrocchia Gesù di Nazareth di Milano.

Oltre alla sede di Milano, la Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht in Italia ha compreso la parrocchia Dio Padre Misericordioso di Roma, la parrocchia Santa Maria Maddalena e San Rocco di Montpellier di Livorno, la parrocchia San Vincenzo di Lerins a Firenze e la comunità suffraganea di Milano Santa Teresa d’Avila di Sabbioneta (Mantova).

A seguito di alcuni episodi occorsi nella prima metà del 2011 – fra i quali vanno menzionate alcune benedizioni nuziali a coppie di pari sesso –, in data 7 giugno 2011 il delegato della Conferenza Episcopale Internazionale per l’Italia, il già menzionato vescovo Rein, ha comunicato ai fedeli italiani la decisione delle Chiese Vetero-Cattoliche dell’Unione di Utrecht di porre fine allo loro missione in Italia. Tale decisione, le cui motivazioni sono tuttora assai discusse, ha portato madre Longhitano a porsi sotto la giurisdizione del vescovo Pierre Welté Whalon (nato nel 1952) della Convocazione delle Chiese episcopali in Europa, una giurisdizione della Chiesa episcopale degli Stati Uniti d’America. La Longhitano ha condotto altresì le comunità che l’hanno seguita – di Milano (Gesù Buon Pastore) e Sabbioneta, oltre a una filiale in Sicilia, per un totale di circa cento fedeli – ad adottare una pastorale fortemente inclusiva e progressista; le celebrazioni liturgiche si svolgono attualmente presso la Chiesa battista di viale Jacopino da Tradate, a Milano. Un percorso per certi versi analogo è stato compiuto dalle comunità di Roma e Firenze, che si sono poste sotto la giurisdizione della Chiesa d’Inghilterra (tutte le parrocchie appartenenti alla missione della comunione di Utrecht in Italia, ora passate sotto la giurisdizione di congregazioni della Comunione anglicana, mantengono tuttavia la loro identità vetero-cattolica e sono in contatto con l’Unione di Utrecht, tramite accordi fra quest’ultima, la Chiesa d’Inghilterra e quella la Chiesa episcopale). Fra le concause della nuova situazione vi è stata la decisione del presidente del consiglio sinodale, Paolo Giordana, di ricevere l’ordinazione diaconale – e il 16 ottobre 2011 quella presbiterale  – dalle mani del vescovo primate della Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica, Giovanni Climaco Mapelli; evento quest’ultimo che ha peraltro condotto alla chiusura della parrocchia San Clemente Willibrord di Torino, la cui comunità, già molto esigua, ha in parte seguito Giordana nel suo successivo impegno all’interno della Diocesi d’Italia Subalpina del Patriarcato Ortodosso delle Nazioni, in parte ha aderito alla giurisdizione di Mapelli e in parte alla Chiesa Cattolica Nazionale Polacca.

 

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