IL PRODIGIO DEL DITO PIEGATO E DEL BRACCIO DI SAN DAVINO

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Il corpo incorrotto del santo è custodito in una chiesa di Lucca. Un racconto attribuisce un miracolo del santo, avvenuto quando qualcuno ha tentato di prelevarne la salma

Nella Chiesa di San Michele in Foro a Lucca è custodito il corpo incorrotto di San Davino Armeno. I resti del santo hanno una particolarità. Le braccia sono estremamente rigide. E nella mano destra il dito medio ha una curvatura che sarebbe avvenuta dopo la morte di Davino, in seguito ad un presunto prodigio.

Di San Davino, d’altro canto, sono attestati numerosi miracoli e guarigioni già quando era in vita. La fama di santità era diffusa non solo in Toscana, dove morì, ma in tutti i luoghi che attraversava. Perché la sua vita non fu altro che un pellegrinaggio senza soste.

Gelsomino Del Guercio – Aleteia

Il santo sepolcro a Gerusalemme

Dopo aver ceduto tutte le sue ricchezze ai poveri, si impegnò in preghiera, santità e instancabili pellegrinaggi ai luoghi santi. Raggiunse dapprima il santo sepolcro di Gerusalemme e si soffermò in meditazione e preghiera là dove furono deposte le spoglie mortali di Gesù Cristo dopo la crocifissione.

La turbolenta Roma

Da Gerusalemme Davino mosse allora i suoi passi verso la turbolenta Roma dell’XI secolo per onorare Pietro, l’apostolo più citato nei Vangeli e riverire la Veronica, la “vera icona”: un telo con cui una pia donna, durante il percorso della via crucis, deterse dal sangue e dal sudore il volto di Gesù.

L’ultimo viaggio a Lucca

Instancabile, il viandante armeno diresse allora i suoi passi verso San Giacomo di Compostella, considerato il terzo luogo per importanza dei pellegrinaggi medievali.

Non vi giunse mai, Davino, perchè si fermò a Lucca: malato, dopo essere stato ferito alla testa lungo il tragitto, fu ricoverato prima in un piccolo ospedale che sorgeva nei pressi di San Michele in Foro, poi nella casa di una ricca vedova, Atha, dove nel giro di poche settimane, mancò.

Sepolto a San Michele

Nella città toscana Davino mostrò una fede genuina e intensa; la perseveranza nella ricerca di Dio e nella speranza del Vangelo; la gioia paziente con cui visse malattia e sofferenze. Morì il 3 giugno 1050 e fu sepolto nel cimitero nei pressi di San Michele, un luogo che negli anni immediatamente successivi era destinato a diventare sede di non pochi segni miracolosi.

Conversione e miracoli

Intanto sembrò che la santa morte di Davino favorisse la piena conversione della sua ultima ospite, Atha; poi, si racconta che Davino avesse messo in fuga il demonio dal corpo di una donna, restituita la vista a un cieco e l’udito e la parola a un sordo-muto, senza dimenticare la guarigione di un giovinetto ritenuto insanabile dai medici.

Gelsomino Del Guercio – Aleteia

Fama di santità

La fama di santità si diffuse rapidamente. Sarà Anselmo da Baggio, vescovo di Lucca dal 1058 e poco più tardi papa col nome di Alessandro II (1063-1071), a cogliere tutta la ricchezza di grazia che la vita e l’esperienza di Davino potevano offrire alla Chiesa di Roma duramente impegnata in quel periodo nella lotta per la riforma. Per volontà di questo pontefice il corpo di Davino, sepolto nel cimitero accanto alla c fu riportato nella chiesa di San Michele per una più degna sepoltura.

La degna sepoltura

Proclamato santo probabilmente nel 1159 durante il pontificato di Alessandro III (1159-1181), il grande avversario di Federico Barbarossa, le spoglie di san Davino furono via via meglio sistemate durante il XVI secolo ed esposte alla venerazione dei fedeli a partire dal 1647, agendo da elemento di richiamo anche per le numerose piccole comunità armene presenti in Italia a partire da quella più cospicua di Livorno (Lucca in diretta, 28 maggio).

Il dito e il braccio

Si racconta che dopo la morte, alcune persone tentarono di appropriarsi del cadavere per allontanarlo dal cimitero della chiesa di San Michele in cui era stato sepolto, ma San Davino si oppose.

In particolare, provarono a tirarlo per il dito medio che si ritrasse ed è per questo che sarebbe rimasto piegato, così come il braccio è tuttora rigido proprio per questa “opposizione” alla sua volontà di riposare per sempre in San Michele in Foro.

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