IL BATTESIMO : OMELIA DEL CARD. JOSEPH RATZINGER 7 GENNAIO 1990

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Card. Ratzinger: “Il Battesimo è l’arcobaleno di Dio sulla nostra vita, la promessa del suo grande sì, la porta della speranza…(“Sul Natale”)

SANTA MESSA NELLA FESTA DEL BATTESIMO DI GESU’

OMELIA DI SUA EMINENZA CARD. JOSEPH RATZINGER 

Chiesa Collegiata di Berchtesgaden
Domenica, 7 gennaio 1990

Cari fratelli e sorelle!

In tutte le solennità del tempo natalizio ci troviamo di fronte allo stesso concetto, quello dell’Epifania, vale a dire dell’apparizione della luce di Dio in questo mondo. Così queste solennità rispondono ad una domanda e a un’esigenza che nell’uomo sono sempre state vive e che anche oggi si pongono in maniera più o meno chiara, poiché sono insite nella nostra natura.

Anche se apparentemente il mondo di oggi vive molto lontano da Dio, anche se la parola di Dio sembra quasi diventata un forestierismo, tuttavia non possiamo fare a meno di chiederci se dietro a tutto quello che in esso c’è di grande, di bello e di terribile non ci sia la forza originaria del divino. Pertanto nel cuore dell’uomo resta indelebile anche il desiderio indelebile che questa forza, se esiste, si manifesti. Che la sua luce risplenda nell’oscurità delle nostre domande, perché si possa sapere da dove veniamo e dove andiamo, perché questa luce ci sia di conforto e al tempo stesso di guida. 

Il ciclo delle solennità natalizie ci parla della nascita di Gesù nella stalla, annunciata dagli angeli circonfusi dallo splendore luminoso di Dio. Ci parla della stella che guida i Magi giunti dall’Oriente fino alla mangiatoia di Betlemme. E infine ci parla del cielo che apre sul Giordano e nel quale risuona la voce di Dio.

Sono tutti segni che ha posto nella storia e tramite i quali ci dice: “Si, sono qui. Vi conosco. Vi amo. C’è una strada che da me viene a voi. E c’è una strada che da voi sale a me.” Dio ha assunto dimensioni per così dire umane nel bambino e nell’uomo Gesù, perché noi lo possiamo toccare, vedere e comprendere. E al tempo stesso, con questo suo farsi piccolo, ha fatto risplendere la luce della sua grandezza. Perché, proprio come colui che può permettersi di abbassarsi fino all’impotenza dell’amore, egli dimostra che cosa sia la vera grandezza, anzi, che cosa sia essere Dio. 

Il significato di tali solennità e in genere il significato dell’anno liturgico, è soltanto quello di avvicinarci ancora una volta a questi segni di Dio, al di là della nostra smemoratezza e del buio della nostra quotidianità, a questi segni che una volta per tutte sono impressi nella storia, affinché il nostro cuore si apra nuovamente e affinché li vediamo e ne siamo guidati.

Se il Natale e l’Epifania servono soprattutto a renderci capaci di vedere, ad aprirci gli occhi e il cuore, la festa del Battesimo di Gesù ci introduce alla quotidianità della vita. Infatti tramite il Battesimo, Gesù si è unito a noi, il Battesimo è per così dire il ponte che Egli ha costituito tra sé e noi, la strada tramite la quale diventa a noi accessibile. 

Così il Battesimo di Gesù ci ricorda soprattutto il nostro Battesimo e ci chiede cosa è cambiato nella nostra vita con l’ingresso in essa di Dio. Ci chiede: “Che cosa significa in realtà per me essere battezzato?” Che cosa significa per me il Battesimo? Se siamo onesti dobbiamo rispondere che in realtà non significa gran che. Non lo comprendiamo bene. Abbiamo presente il significato della confessione, della prima comunione e della cresima, ma il nostro battesimo, posto com’è all’inizio della nostra vita, non fa parte dei nostri ricordi. E anche in occasione del Battesimo dei bambini di amici e parenti non sappiamo bene che cosa in effetti voglia dire questo rito, che cosa in esso avvenga in realtà. Oggi molti ritengono che il Battesimo sia modalità un po’ superata per accogliere una persona in una comunità di fedeli. Pensano che probabilmente si facesse così perché la maggior parte delle persone non sapeva né leggere né scrivere. Oggi, secondo costoro, sarebbe molto più semplice valersi di una registrazione, un attestato o qualcosa del genere.

E poiché pensano in questa maniera, non fanno battezzare i loro figli, dicendo: “Lasciamo che siano loro stessi a decidere se un giorno vorranno entrare a far parte della comunità”. Ma al di là dell’apparente rispetto per la libertà del bambino, dimenticano che non gli hanno chiesto se voleva venire al mondo. Siamo sicuri che egli volesse davvero entrare a far parte della vita degli uomini? E in effetti l’azzardo di vivere nell’ignoranza di un futuro a cui ci si sente estranei può essere giustificato soltanto se si è in grado di offrire al bambino che nasce qualcosa di più della semplice esistenza biologica. Soltanto se insieme alla vita che si affaccia a un futuro indefinibile si sa proporre anche un senso: una forza del bene che è più potente di tutte le eventuali minacce e pericoli a cui il bambino potrà essere esposto. Soltanto se si è in grado di offrire al bambino questa chance è giusto e ha senso decidere di metterlo al mondo. 

Ed eccoci ora di fronte alla domanda a cui il Battesimo dà risposta. Poiché gli uomini nel loro intimo sentono l’importanza di questa domanda e la forza dirompente che ha in sé, esso desiderano qualcosa che assomigli al battesimo. Vogliono che il momento che una nuova creatura fa il suo ingresso nella vita acquisti un particolare risalto rispetto alla vita di tutti i giorni, vogliono che quel momento sia una festa al di là di quella che è la semplice sfera del privato, un giorno di gratitudine e di gioia per il fatto che è nata una nuova vita e con essa viene trasmessa una nuova speranza per il mondo e per la storia. Al tempo stesso in tale richiesta c’è anche un gesto di supplica rivolto all’ignoto, affinché il bambino sia tutelato e protetto. Con questo desiderio di innalzare un solenne ringraziamento e sottolineare l’efficacia di un gesto supplichevole rivolto all’ignoto, di fatto siamo già molto vicini a quello che è il Battesimo. Al di là di questo sentimento primordiale, nella storia degli uomini ci sono sempre stati tentativi di esprimere con rituali sacri la gratitudine e il bisogno di protezione del futuro. La nascita e la morte sono i due momenti in cui per un attimo le due mura della vita terrena per così dire si aprono e lasciano intravedere il diverso.

Di fronte alla morte sentiamo che c’è un limite al nostro fare e che andiamo verso l’ignoto, e affiora in noi il pensiero che forse ci verrà chiesto conto di cosa abbiamo fatto della nostra vita. Al momento della nascita vediamo che, con la nuova creatura che viene alla luce, ha fatto il suo ingresso nel mondo qualcosa che va ancora una volta al di là di quello che noi siamo in grado di produrre.

Perché il bambino è qualcosa di più della combinazione dei cromosomi del padre e della madre, qualcosa di più del frutto dell’unione di due persone, è qualcosa di completamente nuovo: non si può prevedere in anticipo come sarà. Non è semplicemente il prodotto di quelle due persone, è un nuovo essere vivente: si tratta di una creazione. Si tratta ancora una volta di un inizio, in virtù della potenza di Colui che con il suo fiat ha dato vita al mondo. Questo nuovo bambino non è una “proprietà” del padre e della madre; è affidato a loro, con la dignità del proprio io, dignità che i genitori devono proteggere e custodire, ma che, pur con le loro caratteristiche peculiari, devono rispettare proprio così com’è. Su questo si basa la responsabilità dei genitori, anzi di tutti gli uomini gli uni per gli altri. Da ciò deriva il fatto che ogni nuova creatura è una speranza per il mondo e al tempo stesso una questione aperta, piena di incognite e di pericoli. 

Visto che riguardo all’uomo le cose stanno in questo modo, è per questo che egli ha bisogno del Battesimo, dell’intervento dell’altro. È per questo – l’ho già detto – che lungo la storia si sono susseguiti riti analoghi al Battesimo in un certo qual modo anticipazioni del mistero di Gesù Cristo. Ed è per questo che in seguito anche nelle società atee si sono avute imitazioni o scimmiottature del Battesimo. Perché mentre l’andare verso ciò che è ancora sconosciuto rappresenta realmente la mano dell’uomo tesa in un gesto di richiesta, ciò che avviene nelle società atee è vuota imitazione, che la miseria di un mondo senza Dio rende percepibile in maniera ancora più drastica. Quello che volevano rappresentare i riti del mondo pagano – gratitudine e al tempo stesso supplica – è ripreso nel Battesimo, che però è qualcosa di più di un gesto di supplica rivolto a ciò che è imperscrutabile. Esso è nello stesso tempo risposta e accettazione: adito ad una risposta che è già avvenuta. Perché da quando il Figlio si è fatto battezzare il cielo è realmente aperto e continua ad aprirsi. Da allora non lanciamo più il nostro grido all’ignoto, ma possiamo porre questa nuova vita nelle sue mani, nelle mani forti di Colui che è più forte delle potenze oscure del mondo. È lui stesso che accoglie una nuova vita tra le sue braccia.

Il Battesimo allora significa questo: che noi restituiamo a Lui quello che da Lui è venuto. Il bambino non è mio come può esserlo una somma di denaro o un oggetto qualsiasi. Egli non è mai proprietà di qualcuno. È affidato da Dio alla nostra responsabilità, liberamente e in modo sempre nuovo, affinché noi gli permettiamo di essere un libero figlio di Dio. Solo grazie a questa consapevolezza è possibile trovare la giusta via tra l’autoritarismo e la mancanza di autorità, tra la pretese che molti hanno di disporre dei propri figli come se fossero una loro proprietà, il tentativo di plasmare i figli in base alle proprie idee e ai propri desideri, tentativo che finisce per rovinarli e far loro violenza, e quell’assurdo lasciar correre che viene spacciato come rispetto per la libertà, ma che in realtà è disprezzo della natura umana e della sua dignità. Perché in questo modo si nega al bambino il dono dell’amore e della comunità in cammino, lo si abbandona alle forze oscure dell’esistenza. Questo timore distruttivo della garanzia offerta dalla verità e dall’amore è inevitabile se l’uomo non sa più chi egli sia e per che cosa viva. In questo caso egli non può dare al bambino altro che la vita , che da sola è senza senso. Ma noi sappiamo a chi effettivamente appartiene il bambino e a chi è debitore. Se lo introduciamo alla luce di Dio e ai suoi insegnamenti, non gli facciamo violenza inculcandogli nostre idee personali, ma lo formiamo e lo guidiamo verso quella che è la sua natura più autentica. Allora gli doniamo la sua vera libertà, il suo essere sé stesso. Lo consegniamo nelle mani di Colui che è creatore e salvatore. Questo è il dono e l’impegno del Battesimo.

Così al tempo stesso doniamo al bambino la nuova famiglia, che è più grande, più forte e più stabile, più aperta, più ampia e più completa di quanto non sia la sua: la famiglia dei credenti, della Chiesa. Questa famiglia a sua volta non si basa solo su sé stessa e non cerca da sola la sua strada, ma in unione con Cristo è collegata alla luce eterna di Dio stesso, quindi alla verità che per noi è diventata la via. Così il battesimo è veramente una garanzia al di là della morte e al di là di tutte le tenebre del futuro. È la certezza legata al fatto che affidiamo questo bambino ad una bontà che è potenza, ad una bontà che non gli risparmierà le difficoltà della vita, ma che siamo sicuri che è più forte di tutte le tenebre. In virtù della forza di questa bontà la vita umana è e resta buona, anche nelle notti che deve attraversare.

Così il Battesimo è l’arcobaleno di Dio sulla nostra vita, la promessa del suo grande sì, la porta della speranza e nello stesso tempo il segno che ci mostra come si fa ad essere un uomo: in unione con la propria famiglia e con la Chiesa di Dio, e quindi seguendo Gesù Cristo in maniera attiva e personale e percorrendo le sue strade. Con lui procediamo bene. Guardando a lui ci rendiamo conto che Dio è più grande del nostro cuore. Con questa certezza gioiosa iniziamo fiduciosi il nuovo anno. Amen.

tratto da http://papabenedettoxvitesti.blogspot.it/2009/07/card-ratzinger-il-battesimo-e.html

(dal libro “Sul Natale” del 2005, Lindau)

2 pensieri su “IL BATTESIMO : OMELIA DEL CARD. JOSEPH RATZINGER 7 GENNAIO 1990

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