CHIESA CATTOLICA DOVE VAI? – L’INTERVENTO DEL MEDICO RENZO PUCCETTI: “Da Caffarra a Paglia: la rivoluzione nella bioetica”.

puccetti

Eminenze, eccellenze, reverendi padri e reverende madri, signori, signore, vi porgo il mio deferente saluto, ringrazio gli organizzatori per avermi concesso l’onore e il privilegio d’intervenire su un tema al quale il cardinale Caffarra ha dato tanto e dal quale ho ricevuto tanto. Prima di procedere è necessario fornire alcune precisazioni: che cos’è la bioetica? È una disciplina. Cosa fa? Esprime giudizi di moralità su procedure biomediche. Come procede? Attraverso un confronto interdisciplinare.

Essa non è il regno dell’opinione, dell’ignoranza, della superficialità fatua, vacua ed autoreferenziale Il primo istituto di bioetica in Italia è stato fondato da monsignor Elio Sgreccia. A generazioni di bioeticisti egli ha insegnato un approccio triangolare alle questioni bioetiche: la valutazione degli aspetti scientifici, di quelli antropologici ed infine l’espressione di un giudizio di moralità o immoralità, cioè il giudizio su un atto come bene o male. Nel mio intervento volutamente parlerò soltanto di idee. Nel 1948 Richard Weaver disse: “Le idee hanno conseguenze”. Anni dopo George Weigel precisò che le cattive idee hanno conseguenze disastrose. Dunque concordo con Eric Metaxas, dobbiamo stare molto attenti alle idee che ci vengono impiantate nel cervello. Intendo dimostrare che in ciascuno dei tre ambiti del metodo triangolare vi sono oggi problemi, gravi problemi. A partire dall’approccio scientifico. Tutti voi ricordate il caso di Charlie Gard, affetto da gravissima patologia mitocondriale, deceduto a seguito della rimozione della ventilazione da parte dei medici inglesi. Un membro della PAV ha pubblicamente affermato che nel caso di Charlie Gard l’accanimento terapeutico era “plateale”.

In quella stessa occasione il bioeticista cattolico definì l’accanimento terapeutico così: “interventi medici futili, inutili, privi di prospettive, altamente tecnologici, altamente invasivi, e in molti casi tali da dare forti sofferenze al malato”. Ma la ventilazione non è futile quando assicura l’ossigenazione dei tessuti e questa impedisce la morte della persona.

Se la vita di Charlie Gard era priva di prospettive, allora quali sono le prospettive di un malato di Alzheimer, di un paziente oncologico in fase avanzata, di un soggetto in stato vegetativo o di minima coscienza?

Se la tecnologia avanzata e l’invasività sono indicatori di accanimento, allora sono soggetti ad accanimento i portatori di pace-maker, Defibrillatori, pompe insuliniche e di impianti cocleari, tutti interventi ad altissima tecnologia?

Ed infine, non vi sono forse forti sofferenze nel sostenere trapianti e chemioterapie? Certo, esse sono proporzionate, perché comunque, pur procurando sofferenza, questi interventi alleviano una sofferenza maggiore.

Cito un altro caso. Ancora una volta vede come protagonista un membro di un’importante istituzione della Chiesa Cattolica deputata alla difesa della vita. Nel 2009 questo membro è stato coautore di un articolo in cui sono state utilizzate cellule staminali umane della linea MP002.5 le cui caratteristiche sono descritte in un articolo dello stesso anno dalla dottoressa Camilla Karlsson.

In quell’articolo la dottoressa Karlsson indicava in un lavoro del 2005 la spiegazione della procedura di produzione di quella linea di staminali embrionali umane.

Gli autori vi spiegano anche chiaramente di avere ottenuto le cellule a partire da embrioni prodotti da tecniche di fecondazione in vitro donati per le ricerche.

Eppure nel 2000 in uno specifico documento la stessa Pontificia Accademia aveva stabilito che non è moralmente lecito utilizzare staminali embrionali reperibili in commercio o fornite da altri ricercatori.

Un infortunio? Se è così si tratta di un infortunio recidivante, perché lo stesso ricercatore nominato nell’istituzione posta a protezione della vita nel 2016, compare tra gli autori di uno studio dove vengono utilizzate cellule mesenchimali ottenute da polmoni fetali. Nei metodi dello studio viene indicato che le cellule sono state fornite dall’azienda Novogenix.

Nel dicembre 2016 il Congresso degli Stati Uniti nomina una commissione per fare luce sullo scandalo della vendita dei tessuti da aborti praticata da cliniche affiliate alla Planned Parenthood. L’avvocato della Novogenix ammette che la sua azienda aveva un contratto con la Planned Parenthood di Los Angeles per ricevere tessuti e cellule da aborti volontari del primo e secondo trimestre per un corrispettivo di 45 $ a campione. Gustando un’insalata il capo dei servizi medici della Planned Parenthood d’America, ammetteva con totale tranquillità che le sue cliniche vendevano polmoni, fegati, arti interi dei bambini abortiti. È questo un modo rispettoso della dignità personale dell’embrione umano? Se si ribalta il giudizio di moralità sull’impiego di questi tessuti per la ricerca, ammettendo gli autori nei più alti consessi pro-vita, allora si cambia tutto l’impianto della collaborazione al male e si introduce il criterio etico consequenzialistico ed utilitaristico, oppure quello intenzionalistico. Un’azione sarebbe dunque buona se porta a benefici, o se è animata da buone intenzioni. E qui siamo allora di fronte ad un grande problema sulle fonti della moralità degli atti umani e sulla negazione delle azioni intrinsecamente malvagie. Siamo ad un cambiamento profondo dei criteri per esprimere la moralità delle azioni. Ed io, con tutto lo sforzo che posso fare, non riesco ad individuare nessuna continuità rispetto a ciò che mi è stato insegnato.

Ritorniamo agli aspetti scientifici, dove i problemi sembrano non essere isolati. In un’altra Pontificia Accademia è stato apprezzato John Bongarts, dal 1973 membro esperto dell’organizzazione per il controllo delle nascite di Population Council. Egli è l’autore della formula che porta il suo nome dei determinanti prossimi della fertilità. Essa postula matematicamente una costante del movimento per i diritti riproduttivi: contraccezione e aborto sono tra loro in rapporto inverso, all’aumentare della contraccezione diminuiscono gli aborti.Tuttavia abbiamo una mole di dati empirici che smentiscono questo assunto. In tre distinti studi il 90% delle donne che abortiscono ha usato la contraccezione nel mese in cui sono rimaste incinte, o dopo averla interrotta, cioè erano state esposte alla mentalità contraccettiva. Qualcuno sembra avere suggerito l’adozione del condom. Questo studio ecologico che presentai al Congresso Mondiale di Ginecologia a Roma, indica che negli Stati della federazione americana dove il condom è più utilizzato si registrano più aborti (è la linea in verde nel grafico). E in un altro contributo pubblicato sul British Medical Journal con la professoressa Maria Luisa Di Pietro mostrammo che lo stesso andamento si ha per la relazione tra uso del condom e infezioni da HIV.

In Francia, dove il 97% delle donne sessualmente attive che non cercano una gravidanza usa la contraccezione, Si registrano stabilmente oltre 200.000 aborti.

In questo studio svedese il rimborso totale dei contraccettivi in alcune regioni non si associa a minori tassi di aborto rispetto alle zone dove i contraccettivi sono a pagamento. Nel celebrato programma CHOICE dove nell’area di St. Louis sono stati elargite gratuitamente spirali e altri LARC, il numero di aborti è diminuito in misura minore rispetto all’area di Kansas City che veniva utilizzata come campione di controllo.

Un altro nuovo membro della Pontificia Accademia per la Vita ha scritto: “Se la responsabilità del generare è ciò a cui rimandano questi “metodi” (Continenza periodica n.d.r.), allora si può comprendere come nelle situazioni in cui essi siano impossibili o impraticabili, occorra trovare altre forme di responsabilità”.

Pare che si ignori che non esistono situazioni cliniche che rendano impossibile adottare i metodi naturali. E pare che si ignori che le altre forme di responsabilità ormonale abbiano tra i meccanismi d’azione possibili quello di rendere l’endometrio inospitale all’embrione, cioè un meccanismo abortivo. Di queste considerazioni non ho ricevuto minimamente eco in questi mesi di studio dei documenti che portarono alla redazione di Humanae vitae da parte di Papa Paolo VI e di annunci mediatici che da quei documenti cercano di trarre materiale per ribaltare la posizione sulla contraccezione di venti secoli di storia della morale cattolica. Allora formulo una pressante richiesta: si conceda l’accesso a quelle carte agli studiosi, senza limitarlo ad un gruppo ristretto. Si mostri quella volontà di trasparenza di cui è stato fatto sfoggio mediatico.

E se i metodi naturali fossero semplicemente una contraccezione cattolica, diversa dalla contraccezione solo per il fatto di essere “green” e non invece un comportamento performativo, in grado di modificare in profondità il centro decisionale delle persone che li adottano, perché gli sposi che la usano hanno un tasso di divorzio che è la metà o un terzo di quello registrato nei matrimoni dove si fa uso della contraccezione?

E perché tra di loro gli aborti sono un quinto rispetto alla popolazione generale?

E se la responsabilità procreativa può essere esercitata sottraendo la procreazione al sesso, perché non potrebbe messere fatto sottraendo il sesso alla procreazione? Se si può fare un male per ottenere un bene, perché non accettare il male di oltre un milione di vite umane embrionali per ottenere centomila vite umane neonatali?

E perché non aggiungere al sacrificio gli oltre 57.000 embrioni accumulatisi nei congelatori? Ciò è il risultato di 10 anni di fecondazione in vitro in Italia.

Nel 1972 Elizabeth Anscombe difese Humanae vitae con molti argomenti tra cui uno di stampo analitico. Se si può chimicamente amputare l’apertura alla vita tenendo ferma la sessualità tra uomo e donna, perché non farlo naturalmente variando il sesso degli attori della sessualità? Acquisito questo paradigma, come si fa a non dare ragione al collaboratore della comunicazione vaticana che promuove l’abbandono dell’indicazione degli atti omosessuali come “intrinsecamente disordinati” considerandoli “diversamente ordinati”? E come impedire la responsabilità generativa con altri metodi quando i metodi naturali sono impraticabili?

Desidero terminare con un pensiero che ritengo possa compiacere gli amanti dell’ecumenismo. Esso dice: «Il silenzio di fronte al male è esso stesso un male: Dio non ci riterrà senza colpa. Non parlare è parlare. Non agire è agire» L’autore è Dietrich Bonhoeffer. Credo che sia un diritto dei laici quello di ricevere più rispetto intellettuale, morale e spirituale dalla Chiesa attraverso i suoi uomini e le sue istituzioni. Tanto più quando vi sono persone che sull’insegnamento appreso hanno messo in gioco tutta la loro vita. Una di queste, il cardinale Caffarra, ora ci vede dal cielo, un’altra invece ci vede dalla sala, è una mia amica, ma soprattutto un’amica e discepola del Cardinale Caffarra che ha incarnato la Chiesa in uscita verso le periferie esistenziali ben prima che quaesta diventasse un’espressione di uso comune. È la fondatrice di Casa Betlemme, Flora Gualdani, a cui invito i presenti a tributare un applauso. Grazie.

Un pensiero su “CHIESA CATTOLICA DOVE VAI? – L’INTERVENTO DEL MEDICO RENZO PUCCETTI: “Da Caffarra a Paglia: la rivoluzione nella bioetica”.

  1. E’ incredibile come, nell’economia di una relazione stabile, si faccia notare da Puccetti, e dagli studi su cui si fonda la sua affermazione (cioè sulla realtà), che: il tasso di aborti non è inversamente proporzionale all’adozione di pratiche contraccettive di tipo artificiale; che la regolazione naturale delle nascite (cioè la gestione naturale dei tempi di fecondità e infecondità della donna, quelli del suo ciclo naturale) garantiscono addirittura una maggiore tenuta del matrimonio (è citata una riduzione del 50% del tasso di divorzio tra le coppie che adottano una regolazione naturale del ciclo di fecondità) e di un ulteriore abbattimento dell’accesso all’aborto fino a un quinto rispetto alla media.
    Puccetti fa giustamente notare che l’adozione della regolazione naturale del ciclo di nascita e di fecondazione si accompagna ad un cambiamento profondo della personalità delle due persone coinvolte nella coppia, che evidentemente acquisiscono un punto di vista religioso oppure in armonia con la natura che le rende maggiormente sagge anche, evidentemente, rispetto alle questioni relative all’amore di coppia.
    Questo, a parte il punto di vista esplicito presente nell’unione di tipo sacramentale (che è anche presente in diverse religioni), fa capire quanto anche la stessa adozione di pratiche di unione stabile regolate dalla morale naturale avvicina le coppie ad una gestione de facto di tipo religioso (religo) del matrimonio-unione stabile (ciò dimostrerebbe la validità della morale naturale rispetto a quella religiosa, adottando la quale implicitamente si mostra la limitatezza della prima, ma adottando la quale solo formalmente non si inficia per niente l’adozione di una retta – perché sincera – morale solo formalmente naturale).

    Sembra dunque che la regolazione delle nascite (o della fecondità, tramite la contraccezione artificiale), che sembra invece un atto di alta responsabilità nel pensiero contemporaneo a partire dagli anni ’60-’70 del 1900, non assicuri invece una diminuzione dell’accesso all’aborto (dimostra cioè la fallibilità della contraccezione artificiale) e neanche la protezione da un’altra delle questioni che recentemente hanno invaso con preoccupazione il campo della sessualità, e cioè la trasmissione delle malattie infettive per via sessuale, come l’HIV.

    Può essere dunque che il dettato divino – o la morale implicita nell’accoglimento di una vita di coppia stabile – si manifesti anche in questi “malfunzionamenti”, visto che la contraccezione artificiale non assicura la mancanza di fecondazione né la protezione da malattie veneree, e non assicura neanche l’abbassamento dell’accesso alle pratiche abortive.

    Sembra cioè che quello che sarebbe l’obiettivo principale – il controllo delle nascite e della fecondabilità, dunque il controllo della vita – non sia garantito ma che resti invece quello che è un prezzo altissimo, cioè la scissione tra pratica sessuale e relazione stabile che ha come contropartita un tasso ormai molto alto (vicino al 50%) dei fallimenti del matrimonio, questione che viene bypassata rinunciando di fatto alla prospettiva del matrimonio stesso (che evidentemente non viene più capito) a vantaggio di forme instabili e variamente definite, come le cosiddette “unioni di fatto”.

    Questo, come sappiamo, genera conseguentemente un crollo delle nascite e la difficoltà di gestire famiglie in cui i figli, una volta messi al mondo, vengano educati a partire da una determinata gestione delle spinte pulsionali e delle finalità dell’educazione.

    Sembra cioè che l’adozione di ritmi artificiali, che siano la non stabilizzazione dell’unione oppure l’accesso a pratiche artificiali di contenimento delle nascite, impediscano l’accesso ad una profonda intenzionalità degli atti d’amore (dimostrando dunque la coincidenza tra sessualità e procreatività/procreazione) e con quelli affettivi, una coincidenza che a sua volta permette di stabilizzare il matrimonio e la crescita e l’educazione dei figli. Sembra dunque che quelle che sono violazioni intenzionali e consapevoli del ritmo naturale di una coppia stabile si possano effettivamente trasformare nel suo esatto contrario (il controllo artificiale della fecondabilità si rovescia di fatto anche nell’instabilità della coppia).

    Stesso discorso si potrebbe fare per il corollario di queste politiche di controllo delle nascite: è dimostrato dai numeri che il principale intento delle teorizzazioni di tipo neo-malthusiano di controllo delle nascite a livello globale non abbia sortito gli effetti sperati, poiché dal 1972 – data di pubblicazione del famoso rapporto del “Club di Roma” in cui si proclamava la vicinanza al livello di saturazione dello sfruttamento delle risorse naturali del pianeta – la popolazione mondiale era di 3,5 miliardi di persone, mentre oggi, nel 2018, siamo a 7,5 miliardi di persone e – a parte notevoli sacche di residua povertà in Africa – il resto del mondo, anche quello in via di sviluppo, ha conosciuto enormi progressi (la sola Cina ha centuplicato – per 100 volte – il reddito medio pro-capite dei suoi abitanti) durante lo stesso periodo.

    Per cui sembra evidente, e questa piccola dimostrazione scientifica lo dimostra – che c’è nesso tra stabilità e un certo grado di prosperità, quello che a livello morale – l’unione e l’armonia con Dio, che può essere anche in parte quella con la natura – è più volte raccontato nelle storie presenti nella Bibbia (si tratta della “benedizione”).

    Dunque la ricerca dei fondamenti biblici delle questioni di natura bioetica – uno dei maggiori rimproveri che vengono mossi dai sostenitori delle pratiche contraccettive o comunque di controllo delle nascite – può essere fatta a partire da questi dati di fatto: l’unione morale con Dio fa discendere la stabilità della coppia, addirittura con un certo grado di controllo delle nascite e una conseguente stabilità emotivo-affettiva, benedetta da Dio, che permette di accedere a condizioni economiche anche migliori (conosciamo invece che cosa accade quando uno o entrambi i coniugi vivono in condizioni lavorative instabili, riducendo comunque le potenzialità di sviluppo della coppia se la si fonda soltanto sul lavoro). Mi sembra che potrebbe essere un ragionamento giusto.

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