INTERVISTA A MARCELLO PERA: ” La riforma della curia è un falso bersaglio, serve per far passare indolore la riforma della dottrina.”

Riprendiamo parte della bella intervista realizzata da Lorenzo Bertocchi a Marcello Pera, amico personale di Joseph Ratzinger da lunghi anni, peraalla vigilia del Convegno: “Chiesa cattolica, dove vai?” che si svolge oggi pomeriggio a Roma. 

Presidente, il sottotitolo del convegno di sabato a cui lei prenderà parte è una frase del compianto cardinale Carlo Caffarra: «Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione». Qualcuno potrebbe dire che queste sono frasi da profeta di sventura.

«No, è la frase di uno che guarda. Il cardinale Caffarra sapeva bene che non si fa profezia sulla chiesa di Cristo, perché la profezia è Cristo stesso e la fede in Cristo realizza la profezia. Con quelle parole, Caffarra intendeva dire che oggi la fede vacilla, sottoposta com’è a interpretazioni che a lui sembravano contrarie al deposito di fede della tradizione. In altre parole: Caffarra era preoccupato che il messaggio cristiano fosse inteso non nel senso escatologico della salvezza ma nel senso politico della liberazione. Secondo me aveva ragione: papa Francesco sta facendo precisamente questo, nascondendolo sotto una lotta alla curia».

Presidente, il sottotitolo del convegno di sabato a cui lei prenderà parte è una frase del compianto cardinale Carlo Caffarra: «Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione». Qualcuno potrebbe dire che queste sono frasi da profeta di sventura.

 «No, è la frase di uno che guarda. Il cardinale Caffarra sapeva bene che non si fa profezia sulla chiesa di Cristo, perché la profezia è Cristo stesso e la fede in Cristo realizza la profezia. Con quelle parole, Caffarra intendeva dire che oggi la fede vacilla, sottoposta com’è a interpretazioni che a lui sembravano contrarie al deposito di fede della tradizione. In altre parole: Caffarra era preoccupato che il messaggio cristiano fosse inteso non nel senso escatologico della salvezza ma nel senso politico della liberazione. Secondo me aveva ragione: papa Francesco sta facendo precisamente questo, nascondendolo sotto una lotta alla curia».

 Eppure papa Francesco è stato eletto per compiere una riforma della curia che però procede a fatica.

«Per me, vale il detto “curia nunquam reformanda”. Il potere è sempre potere, e una riforma è solo una redistribuzione e trasferimento del potere da una parte all’altra. Per che altro si inventano uffici, si accorpano mansioni, alcune si rafforzano, altre si eliminano? Per che altro si fanno nomine? Solo per il potere. La riforma della curia è un falso bersaglio, serve per far passare indolore la riforma della dottrina. I peccati, nella curia, ci sono, e fanno scandalo, ma forse scompariranno se si fa una riforma amministrativa? Se si mette Tizio al posto di Caio? No, Tizio al posto di Caio vuol dire questa interpretazione della dottrina al posto di quell’altra».

A livello politico sembra che la chiesa navighi a vista, soprattutto dopo la vittoria di Donald Trump. Cosa pensa di chi dice che la chiesa è troppo sbilanciata a “sinistra”?

«Penso che la chiesa di Francesco non è sbilanciata a destra o a sinistra, è sbilanciata e basta. È sbilanciata a favore del secolarismo, della giustizia sociale, dei diritti dell’uomo, dei poveri, degli immigrati, dell’uguaglianza economica. La chiesa di Francesco si è messa il secolo sulle spalle e pensa che portandoselo con sé e facendolo proprio, si realizzerà il regno di Cristo sulla terra. Questa, secondo me, è la principale rottura con la dottrina e la tradizione. Non ho competenze tecniche e non mi esprimo in modo formale, ma penso che questa sia un’eresia pelagiana: il secolo non come caduta e condanna. ma come elevazione e opportunità. Papa Francesco non è l’unico a pensarla così. Oltre ai gesuiti sudamericani, ai teologi della liberazione e dell’emancipazione sociale, ai vescovi e preti “di strada”, la pensava così anche Giovanni XXIII nella sua Pacem in terris, e così in gran parte ha pensato il Concilio Vaticano II, con la Gaudium et spes».

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