ECCO L’INTERPRETAZIONE DI RATZINGER DEL “PADRE NOSTRO”

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Ratzinger ha interpretato il testo della preghiera nel primo libro su Gesù. Ieri il Papa ha dichiarato che la traduzione corrente è sbagliata

Francesco Boezi 06/12/2017 

Papa Francesco vuole cambiare la traduzione del “Padre Nostro”.

Secondo il pontefice – infatti – il testo attuale “…non è una buona traduzione”, in quanto contiene l’espressione “non ci indurre in tentazione”. Bergoglio si è detto sicuro del fatto che il responsabile della caduta dell’uomo non possa essere Dio: “Sono io a cadere, non è Lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto, un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito”, ha specificato Francesco, ribadendo che “quello che ti induce in tentazione è Satana, quello è l’ufficio di Satana”. Dio – essendo infinitamente buono – non può per il Papa agire come tentatore. La questione è datata e alcune versioni della preghiera di base tutti i cristiani sono state effettivamente modificate. Benedetto XVI, nel suo “Gesù di Nazareth”, aveva dato questa interpretazione esegetica della frase in questione: “Con essa diciamo a Dio: “So che ho bisogno di prove affinché la mia natura si purifichi. Se tu decidi di sottopormi a queste prove, se – come nel caso di Giobbe – dai un po’ di mano libera al Maligno, allora pensa, per favore, alla misura limitata delle mie forze. Non credermi troppo capace. Non tracciare ampi i confini entro i quali posso essere tentato, e siimi vicino con la tua mano protettrice quando la prova diventa troppo ardua per me”. Anche per Ratzinger, quindi, non è Dio a tentare, ma Satana attraverso la “mano libera” che il creatore gli concede.

Continua il Papa Emerito: “In questo senso san Cipriano ha interpretato la domanda. Dice: quando chiediamo “e non c’indurre in tentazione”, esprimiamo la consapevolezza “che il nemico non può fare niente contro di noi se prima non gli è stato permesso da Dio; così che ogni nostro timore e devozione e culto si rivolgano a Dio, dal momento che nelle nostre tentazioni niente è lecito al Maligno, se non gliene vien data di là la facoltà”. La preghiera, dunque, è rivolta a Dio poiché nulla può essere fatto contro l’uomo se non per il tramite di un “permesso” di Dio stesso. In questa interpretazione, insomma, non sembrerebee esserci pariteticità o medesima facoltà di agire per Dio e per Satana. Specifica Ratzinger: “Nella preghiera che esprimiamo con la sesta domanda del Padre nostro deve così essere racchiusa, da un lato, la disponibilità a prendere su di noi il peso della prova commisurata alle nostre forze; dall’altro, appunto, la domanda che Dio non ci addossi più di quanto siamo in grado di sopportare; che non ci lasci cadere dalle sue mani”. E ancora: “Pronunciamo questa richiesta nella fiduciosa certezza per la quale san Paolo ci ha donato le parole: “Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla”. Il dibattito sulla traduzione di questa preghiera – del resto – nasce da un errore di traduzione che si sarebbe verificato nei confronti del verbo greco eisphérô, che letteralmente significherebbe “far entrare”. Spagna e Francia hanno già modificato la traduzione. La parola – adesso – passa alla Conferenza episcopale italiana, cui è affidata la traduzione liturgica.

tratto da il giornale.it  cronache

 

5 pensieri su “ECCO L’INTERPRETAZIONE DI RATZINGER DEL “PADRE NOSTRO”

  1. secondo me quel versetto è comprensibile proprio in opposizione alla “prima tentazione”, quella operata da Satana: infatti Cristo dice “rivolgetevi al Padre nostro (mio e vostro, se volete essere figli suoi…) dicendo così: ecc. ecc.. Secondo me voleva dire: non indurci in tentazione come invece fece ecc. ecc. Infatti la Scrittura accoglie successivamente le parole di Giacomo, suo discepolo, che “corregge” il Padre nostro, dicendo: (Giacomo 1:13-14)
    13 Nessuno, quand’è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno; 14 invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce.
    Resta il fatto che anche il testo di Giobbe è canonico, anche se riferito ad una situazione storica diversa e precedente a quella di Cristo, e che forse è anche episodio storico il famoso dialogo di Cristo e di Satana visto in visione da Papa Leone XIII e che fu all’origine delle preghiere a san Michele Arcangelo inserite nella Messa precedentemente al Concilio Vaticano II. Insomma, è del tutto evidente che Satana non può comunque agire senza che anche Dio lo voglia, se è vero anche che di “concatenamenti” vari si parla ad esempio sia nella Lettera di Giuda che nella 2° di Pietro e nella stessa Apocalisse.

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  2. A proposito del “Padre nostro”, e della nuova traduzione che si vuole inserire permanentemente nel Messale romano (in italiano), vorrei farvi notare che l’accoglienza della traduzione che attribuirebbe a Satana, e non a Dio, la facoltà di “tentare”, cioè di mettere davanti ad una scelta non gradita, potrebbe contraddire altre e più dirette – nonché importantissime – parole pronunciate da Gesù in merito ad un’altrettanta scelta non gradita, e cioè quelle che egli pronunciò durante la preghiera sul Monte degli Ulivi, quando si rivolse al Padre chiedendogli di non porgergli il calice amaro della sofferenza, ma rimettendosi comunque alla sua volontà. Se dunque non è gradito essere tentati, cioè essere sottoposti alla eventualità della croce, messaggio centrale ahimé nel cristianesimo, e si vuole eliminare questa possibilità anche di sofferenza, di quale angelo stiamo parlando, angelo che consolò Gesù durante quella angosciosissima preghiera? Chi è l’altro angelo che ci toglie e dalla tentazione e dalla eventuale sofferenza che essa può produrre (cioè la vita secondo virtù)? Che ne pensate?

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    1. Ti lascio questa bella preghiera composta da padre Bernardino da Portogruaro e dedicata all’angelo consolatore:

      “Io vi saluto, o Santo Angelo Consolatore del mio Gesù agonizzante, e lodo con voi la Ss.ma Trinità per avervi scelto, fra tutti, a consolare e fortificare Colui che è la consolazione e la forza di tutti gli afflitti. Vi supplico per questo onore che avete avuto e per l’obbedienza, l’umiltà e l’affetto con cui avete soccorso la Santa Umanità del mio Salvatore Gesù, che soccombeva per il dolore alla vista dei peccati del mondo, e in special modo dei miei: ottenetemi il perfetto dolore delle mie colpe; degnatevi di consolarmi nell’afflizione che ora mi opprime, e in tutte le altre che potranno sopravvenirmi in seguito, e particolarmente quando mi troverò nell’agonia. Amen”.

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