BERGOGLIO “IL PAPA DITTATORE” UN LIBRO DI MARCANTONIO COLONNA UNA INTERESSANTE ANALISI DEL SUO PONTIFICATO …DI COME LA MAFIA DI SAN GALLO ABBIA TENTATO DI METTERE SOTTO SCACCO NON SOLO BENEDETTO XVI MA ANCHE SAN GIOVANNI PAOLO II … (lettura consigliata per chi ha ancora dei dubbi)…

Papa-Dittatore

Se parlate con i cattolici di Buenos Aires, e se vi racconteranno della trasformazione miracolosa che si è prodotta in Jorge Mario Bergoglio. Il loro arcivescovo cupo serio si è trasformato in una notte nel sorridente allegro Papa Francesco, l’idolo della gente con la quale si è completamente identificato. Se parlate con chi lavora in Vaticano, vi racconteranno del miracolo in senso inverso.
Quando le telecamere della televisione non lo inquadrano, papa Francesco si trasforma in un’altra persona: arrogante, scostante con le persone, volgare nel parlare e famoso per i violenti scoppi dira che sono ben conosciuti a tutti, dai cardinali agli autisti.
Come lo stesso Papa Francesco ha detto nella sera della sua elezione, i cardinali nel conclave del marzo 2013 sembra che abbiano deciso di andare “ai confini della terra” per scegliere il loro papa, ma cresce ormai la percezione che non si siano dati e granché da fare per controllare la loro merce.
Al principio, egli sembrava essere un soffio d’aria fresca, essendo il suo rifiuto delle convenzioni il segno di un uomo che avrebbe messo in atto una riforma audace radicale nella Chiesa. Nel quinto anno del suo pontificato sta diventando sempre più chiaro che la riforma non sarà fatta. Invece, quella che ci troviamo davanti è una rivoluzione nello stile personale,ma una rivoluzione che non è positiva per quello che hai cattolici considerano l’incarico più sacro della terra.
I cattolici conservatori sono preoccupati per i cambiamenti nella dottrina morale che Francesco sembra stia introducendo, mentre i liberali non sono soddisfatti perché questi cambiamenti sono formulati in modo vago e non sono così radicali. Al di sopra di tali paure, però, ci sono errori che dovrebbero mobilitare tutti cattolici preoccupati per l’integrità della Chiesa e del ministero papale. Dopo quasi cinque anni del suo pontificato, Francesco dimostra di non essere l’uomo di governo democratico e liberale che i cardinali pensavano di avere letto nel 2013, ma un Papa dittatore come non se ne vedeva da molti secoli. Può sembrare un’accusa sconvolgente, ma è corroborata da prove in convertibili. Questo libro indaga le riforme fallite che hanno deluso le speranze risposte in Francesco, e descrive nei dettagli il regno del terrore in Vaticano, che il Papa dall’Argentina ha introdotto.

LA MAFIA DI SAN GALLO
Danniels svela tutto durante una intervista televisiva

Dopo più di quattro anni di Papa Francesco Bergoglio si dice con più frequenza e sempre più apertamente, che la strana situazione odierna del Vaticano assomiglia a niente di meno che a un romanzo di Dan Brown, in cui si intrecciano cospirazioni di eminenti prelati, di scandali sessuali e finanziari, e loschi interessi bancari internazionali.
Mentre molti si augurano che papa Francesco ammorbidisca gli insegnamenti e le pratiche tradizionali della Chiesa, È stata data sorprendentemente poca attenzione a un commento di uno dei prelati più importanti e influenti del mondo occidentale, e cioè che Bergolio è stato eletto dalla “mafia” liberale, un gruppo di vescovi e di cardinali progressisti che per anni hai agito per centrare proprio questo obiettivo.

Lungi dall’essere un’accusa mossa dai conservatori della Chiesa, il termine è stato usato per la prima volta in un’intervista televisiva nel settembre 2015 dal cardinale Danneels , Arcivescovo emerito, ma ancora molto influente, di Bruxelles-Mechelen . Danneels ha affermato di aver fatto per anni parte di questo gruppo che si era opposto a Papa Benedetto XVI durante tutto il suo Pontificato. Il gruppo ha lavorato, e gli ha detto, per favorire la formazione di una chiesa cattolica “molto più moderna” e per far eleggere Papa l’arcivescovo di Buenos Aires Bergoglio. Un esame degli antefatti di queste straordinarie dichiarazioni può dare un’idea della natura dell’attuale politica ecclesiastica, in particolare dei gruppi episcopali europei liberali.

“Il gruppo di San Gallo è un modo di dire elegante” ha dichiarato Danneels, gradendo le risate del pubblico dal vivo. “Ma in realtà chiamavamo noi stessi e quel gruppo: “la mafia”. Il cardinale parlava in un programma televisivo belga . Nel breve video caricato su Internet contenente le dichiarazioni una voce fuori dal campo ha sintetizzato la natura del gruppo che si incontrava ogni anno dal 1996 a San Gallo, in Svizzera, originariamente su invito del vescovo della città Ivo Furer , E del famoso gesuita italiano e accademico l’arcivescovo di Milano il cardinale Carlo Maria Martini. Insieme hanno organizzato la resistenza segreta contro il cardinale Ratzinger, che a quel tempo era il braccio destro di Giovanni Paolo II, come capo della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Quando Papa Giovanni Paolo II è morto nel 2005, il gruppo aveva già spinto alla ribalta l’attuale Papa Francesco anche se questo primo tentativo di mettere Bergoglio sul soglio è fallito. Quando ha dovuto fare i conti con l’elezione di Ratzinger come Papa Benedetto XVI, “Danneels non ha potuto nascondere la sua delusione”, dice il narratore.
Danneels aveva rilasciato l’intervista per promuovere la sua biografia autorizzata e ha aggiunto che il gruppo San Gallo vantava vescovi e cardinali, “troppi da elencare”. Ma tutti avevano lo stesso obiettivo comune: l’attuazione di un programma “liberale/progressista” in opposizione al Papa Benedetto e all’orientamento di un moderato conservatorismo dottrinale . Sebbene più tardi si sia negato che il gruppo fosse segreto, Danneels aveva detto: “si discuteva molto liberamente, non si faceva mai nessuna relazione di modo che tutti potessero sfogarsi”.

…. il cardinale Danneels È stato uno dei pionieri della scelta di Francesco.

Il vaticanista inglese Edward Pentin scrive che essi “hanno anche dibattuto del centralismo della Chiesa, della funzione delle conferenze episcopali, dello sviluppo del sacerdozio, della morale sessuale ,della nomina dei vescovi”. Uno schema più o meno identico a quello che doveva essere pubblicato per i due sinodi sulla famiglia convocati da Papa Francesco nel 2014 nel 2015.
Pentin ha scritto : “Il gruppo voleva una drastica riforma della Chiesa, molto più moderna è aggiornata, con Bergoglio , come capo . Hanno ottenuto quello che volevano”. Pentin ha aggiunto in un articolo successivo che anche se il gruppo di San Gallo ha ufficialmente terminato le sue riunioni nel 2006, non c’è dubbio che la sua influenza sia continuata nel 2013. “Si può asserire con sicurezza che esso ha contribuito a formare una rete che ha spianato la strada, quantomeno favorendolo, al cardinale Bergoglio nel conclave sette anni dopo”.

Nel 2015 Paul Badde scrittore tedesco ed esperto delle questioni concernenti il Vaticano ha confermato tutto ciò, sostenendo di aver ricevuto “informazioni attendibili” che tre giorni dopo la sepoltura del Papa Giovanni Paolo II, i cardinali Martini,Lehmann e Kasper ,Backis, van Luyn ,Danneels, e Murphy O’Connor “si sono incontrati nella cosiddetta villa Nazareth a Roma, casa del cardinale Silvestrini, il quale ormai non era più è leggibile; hanno poi discusso in segreto una tattica per evitare le elezioni di Joseph Ratzinger”.

Seguendo le rivelazioni di Danneels , dalla diocesi di San Gallo è saltata fuori una lettera piuttosto confusa che ha parzialmente ritrattato l’affermazione secondo cui il gruppo avrebbe influenzato l’abdicazione di Papa Benedetto. La lettera ha confermato che l’elezione di Bergoglio nel 2013 “corrispondeva all’obiettivo perseguito a San Gallo”, rilevando che queste informazioni provenivano dalla biografia del cardinale Danneels . “Questo è confermato dal vescovo Ivo Furer “, continuava la lettera, con il quale ha dichiarato che la sua “gioia per la scelta dell’argentino non è mai stata un segreto”.

MEMBRI PRINCIPALI E I LORO INCARICHI

Troviamo tra questi in primo luogo i prelati del gruppo che si erano preoccupati di impedire le lezioni di Ratzinger nel conclave del 2005. Ma più in generale guardando le loro carriere non è difficile capire in quale direzione i membri della “mafia” di San Gallo speravano di guidare la Chiesa su questi temi fondamentali. L’idea è la semplice far sì che questi prelati potenti
E dello stesso orientamento potessero mettere a buon frutto le loro vaste reti di contatti per produrre ciò che gli analisti politici definirebbero un “cambio di regime”.

Il programma che intendevano portare avanti è stato espresso nei concetti “decentramento”, “collegialità” e “Chiesa” più “pastorale”. Con l’ultimo termine essi intendevano il volersi allontanare dalla solita dottrina morale cattolica difesa da Papa Giovanni Paolo II e l’andare verso l’approccio che finora si è visto nel sinodo sulla famiglia. Gli slogan del decentramento e della collegialità sono anche una critica implicita a Giovanni Paolo II e del modo in cui ha governato la Chiesa.
Giovanni Paolo II è salito al soglio pontificio dopo il pontificato di 15 anni di Paolo VI, durante il quale erano emerse le conseguenze radicali del Concilio Vaticano secondo.

E oggi dibattuto se l’interpretazione liberale del Concilio data da Paolo VI sia stata quella giusta “essa è stata contestata dall’ermeneutica della continuità sostenuta da Benedetto XVI”; ma quello che più indiscutibile che il risultato del governo di Paolo VI sia stato in alcuni ambiti disastroso .Quasi 50.000 sacerdoti hanno abbandonato il sacerdozio in questi anni, l’evocazione della vita religiosa in generale, tra uomini e donne, hanno subito un tracollo analogo, e c’è stata un diffuso rifiuto della dottrina della Chiesa, non ultima l’enciclica proprio di Paolo VI, Humanae Vitae.
Giovanni Paolo II è salito al soglio pontificio con l’intenzione di arrestare e, in buona parte c’è riuscito, ma ha lasciato molti scontenti tra coloro che seguivano la scuola di Paolo VI. Dal momento che Giovanni Paolo II spesso non poteva fare affidamento sulla gerarchia che gli era stata lasciata in eredità, una politica di controllo papale nella sua opera di ripristino della dottrina ortodossa e della vita religiosa cattolica è stata la unica scelta possibile.
Indubbiamente ha reso più stringenti la disciplina della Chiesa, ma è dubbio se gli possa essere legittimamente definito “centralizzatore”, in una contrapposizione alla fazione che vuole uno spirito “collegiale” della Chiesa. Il centralismo di Giovanni Paolo II, contro il quale prelati del gruppo di San Gallo volevano reagire, è stata una risposta allo stato di caos che era stato prodotto con mezzi ugualmente centralizzati dai vertici della Chiesa. Sarebbe ingenuo a non riconoscere che gli slogan del decentramento della collegialità utilizzati dal gruppo erano parole in codice per un ampio programma liberale che deve essere descritto.

Il nome più importante che San Gallo e il suo capo indiscutibile è stato il cardinale Carlo Maria Martini, considerato la figura principale del partito liberale della chiesa durante il pontificato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Una lettura delle interviste degli scritti di Martini può dare un’idea del perché dell’entusiasmo di Bergoglio per il suo mentore dichiarato: molte delle parole delle frasi preferite del cardinale ritornano proprio negli scritti nei discorsi a braccio di Francesco.

Nel 2008, Sandro magister ha osservato come lo stile del cardinale Martini fosse “il chiaroscuro, lo sfumato”, ma ha aggiunto che ci sono stati momenti in cui è uscito allo scoperto. “Sul celibato del clero, ad esempio, dice non dice. E così sulle donne prete. E così sull’omosessualità . E così sul preservativo. Anche quando critica la gerarchia della Chiesa non fai nomi, né delle persone ne’ delle cose”.

KASPER

Mentre Martini era noto soprattutto in Italia, il tedesco Walter Kasper gode di maggior prestigio in Nord America dove ha regolarmente tenuto conferenze e rilasciato interviste. I libri di Kasper sono stati tradotti in inglese e pubblicati negli Stati Unitiper decenni ,ed è stato professore invitato presso l’Università cattolica d’America dal 1983. Ma poiché è l’uomo che ha suscitato il dibattito piu’ acceso del pontificato di Francesco il suo nome probabilmente continuerà a vivere dopo di lui .

Papa Francesco ha chiesto a Kasper di fornire le linee guida per il concistoro di febbraio del 2014, dando il via ad una serie di eventi e a una quantità di discussioni che sono solo cresciute nel tempo. In questo concistoro e gli ha presentato una “proposta kasper” secondo la quale i cattolici divorziati e civilmente risposati potrebbero essere autorizzati a ricevere l’assoluzione e la comunione dopo aver seguito un “Processo penitenziale”ma senza che sia necessaria una promessa di astenersi dalle relazioni coniugali. Ma questa vetta della carriera di Kasper giunge alla fine di decenni di promozione in ogni luogo possibile, di quella che può forse essere descritta come l’agenda Martini.
 Marcantonio Colonna
il libro e’  in vendita su Amazon
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6 pensieri su “BERGOGLIO “IL PAPA DITTATORE” UN LIBRO DI MARCANTONIO COLONNA UNA INTERESSANTE ANALISI DEL SUO PONTIFICATO …DI COME LA MAFIA DI SAN GALLO ABBIA TENTATO DI METTERE SOTTO SCACCO NON SOLO BENEDETTO XVI MA ANCHE SAN GIOVANNI PAOLO II … (lettura consigliata per chi ha ancora dei dubbi)…

      1. Penso che l’ ira di Dio si stia manifestando nello smascheramento, lento ma efficace, dell’ ambiguo ultimo papa regnante…..Dio ci abbandona in tali mani che tanti “fedeli” festeggiano come benefattore ultimo della Chiesa. Chi semina raccoglie ?…..Non saprei,
        mentre sull’ ultimo trionfo TOTALE di Maria Santissima non ho dubbio alcuno. In Fede lo confermo, ringraziando per la Vostra attenzione

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  1. Mi sembra un libro troppo sensazionale e lo pseudonimo dell’autore mi lascia perplesso. Non vorrei che si trattasse di un trappolone per dar uscire allo scoperto i più animosi, per poi smentire tutto e metterli in difficoltà. Noi fedeli possiamo aiutare la Chiesa con preghiere e opere buone, con le polemiche credo di no. Non certo da parte nostra.

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