QUESTO BISOGNO DI VEDERE UN PAPA . BENEDETTOXVI E LA CURIOSITA’ DEL MONDO CIRCA LA SUA PRESENZA ORANTE.

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Penso siano attuali e legittimamente comparabili al papa emerito Benedetto XVI le espressioni che furono di Paolo VI sulla privacy e riservatezza del Papa all’interno delle mura leonine: «C’è stato l’Angelus alla finestra. Non mi sono sentito di affacciarmi a quella del terzo piano, dove apparivano i Papi Pio e Giovanni; avrei forse lasciato cadere questo singolare dialogo con la Piazza San Pietro; ma essa era piena di gente, di fedeli anzi, che attendevano: immenso e commovente spettacolo. Ma che è questo bisogno di vedere un Uomo? “siamo diventati spettacolo”! è segno, simbolo. “Non per noi Signore”!», queste parole cariche di pacata discrezione e prive di qualsiasi spettacolarizzazione, furono riportate da Mons. Macchi (segretario particolare di Montini) in un memoriale dedicato al Papa Paolo VI, dopo la sua morte.

Ancora fake news e rispettive smentite da oltretevere sulla salute di Benedetto, ed anche oggi Mons. Ganswein (al margine di una presentazione a cura della Prefettura della Casa Pontificia)  ha dovuto smentire quella celebre frasetta che gli è stata attribuita ormai da molti mesi e che asserisce alla salute di un uomo di 90 anni che si starebbe “spegnendo come una candela”, smentita più volte dal Prefetto della Casa Pontificia, conquilino del Monastero Mater Ecclesiae e segretario del papa emerito.

Ma perché tentare di estorcere curiosità e pettegolezzi sulla vita orante e nascosta al mondo del papa emerito? Anche sui social è balzata più volte questa “non notizia” e molti siti cattolici e filo-vaticanisti hanno rimarcato (soprattutto nel mondo anglofono) la possibilità che il papa emerito fosse molto malato e costretto a non poter nemmeno più celebrare la S. Messa.

Joseph Ratzinger è “un uomo con gli acciacchi dell’età – un po’ malfermo, qualche problema di vista – ma nulla di più”: queste le testuali parole di chi lo ha incontrato ultimamente, di chi ha potuto visitarlo nei giardini vaticani, quando ritualmente il “monaco” Benedetto passeggia per recitare il S.Rosario in compagnia dell’arcivescovo prefetto.

Molti hanno fomentato la fake news e soltanto l’imminenza di un tweet di Greg Burke ha placato l’irruenza mediatica sul riposo spirituale che vive Ratzinger da quando ha deciso di ritirarsi in preghiera e lasciare il Pontificato.

Su Avvenire, Guido Mocellin ha riflettuto sulla potenza mediatica che costringe personaggi che vogliono smettere di stare sulla scena pubblica, a ritornarci anche contro la propria volontà di persone di “una certa età”. Sono vari i casi simili a questo. Ma qui parliamo di un uomo che ha lasciato il ministero attivo, per ritirarsi sul monte, per immergersi nell’orazione, per godersi (con gli acciacchi e le problematiche dell’età) la presenza del Signore nel riposo quotidiano. Insomma perché il mondo vuole sapere ancora qualcosa su Benedetto che vive in privato? Perché questa curiosità si fonda solo sul pettegolezzo infondato?

Forse è di per sé attraente l’immagine di umiltà che infonde la figura del padre Benedetto. 90 anni ed un’immenso silenzio orante, oltre 65 anni di sacerdozio, quasi 70 anni di ricerca teologica per cooperare, collaborare alla Verità, a servizio della gioia del cristiano. Un intellettuale fine ed elegante, un coerente bastione dell’Occidente che ha difeso e scandagliato con la sua intelligenza le ragioni di un’Europa che ha ancora radici solide da custodire: già quel nome scelto il 19 aprile 2005, Benedetto… patrono d’Europa. Il mondo cerca, anche attraverso “fake news spirituali”di capire il senso di un ritiro così impressionante, il sommo Pontefice, che nel pieno del suo lavoro… rimette il mandato nelle mani dei cardinali per dedicarsi all’ascesi, e conservare le poche forze per la Chiesa del chiostro, la Chiesa che prega e offre con la presenza silenziosa… come si fa nel mondo della clausura. Forse una placida risposta ce la da un’omelia dell’allora cardinale Ratzinger, tenuta a Pentling[1] in occasione dell’inaugurazione del campanile: «il campanile, anche se è piccolo come un modesto, timido indice, ci parla di tutt’altra altezza, di un’altezza che non si può raggiungere col cemento e neanche con i razzi; di un’altezza che si può raggiungere solo con il cuore, di un’altezza che si chiama Dio», un’altezza che anche i potenti che risiedono nei grattacieli, ammirano e ricercano in un uomo che vive all’ombra del Cupolone.

Luca Caiazzo

[1]  “Le omelie di Pentling”[3].  E’ una raccolta di dieci “perle”, dieci omelie inedite che l’allora Cardinale Ratzinger, oggi Papa emerito Benedetto XVI, pronunciò negli anni Ottanta e Novanta nella chiesetta di San Giovanni a Pentling, paesino alle porte di Ratisbona, durante i periodi estivi delle sue vacanze.

TRATTO DA https://lucacaiazzo.wordpress.com/2017/10/24/questo-bisogno-di-vedere-un-papa-benedetto-xvi-e-la-curiosita-del-mondo-circa-la-sua-presenza-orante/

4 pensieri su “QUESTO BISOGNO DI VEDERE UN PAPA . BENEDETTOXVI E LA CURIOSITA’ DEL MONDO CIRCA LA SUA PRESENZA ORANTE.

  1. Con tutto rispetto Benedetto XVI …..ha diritto ad un silenzioso riposo, in orazione, so bene che prega per questa umanità, e noi per lui ringraziamo per quanto ci ha insegnato, durante la sua missione. Con Amore per il Signore e per tutti…Grazie di cuore San Benedetto …Ciao !!!
    Marierose.


    Dalla «Lettera a Proba» di sant’Agostino, vescovo
    (Lett. 130, 12, 22 – 13, 24; CSEL 44, 65-68)
    Non troverai nulla che non sia già contenuto
    in questa preghiera

    Chi dice: «Come ai loro occhi ti sei mostrato santo in mezzo a noi, così ai nostri occhi mostrati grande fra di loro» (Sir 36, 3) e: I tuoi profeti siano trovati pii (cfr. Sir 36, 15), che altro dice se non: «Sia santificato il tuo nome»?
    Chi dice: «Rialzaci, Signore nostro Dio; fa’ risplendere il tuo volto e noi saremo salvi» (Sal 79, 4), che altro dice se non: «Venga il tuo regno»?
    Chi dice: «Rendi saldi i miei passi secondo la tua parola e su di me non prevalga il male» (Sal 118, 133), che altro dice se non: «Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra»?
    Chi dice: «Non darmi né povertà né ricchezza» (Pro 30, 8), che altro dice se non: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano»?
    Chi dice: «Ricordati, o Signore, di Davide, di tutte le sue prove» (Sal 131, 1) oppure: Signore, se così ho agito, se c’è iniquità nelle mie mani, se ho reso male a coloro che mi facevano del male, salvami e liberami (cfr. Sal 7, 1-4), che altro dice se non: «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori»?
    Chi dice: «Liberami dai nemici, mio Dio, proteggimi dagli aggressori» (Sal 58, 2), che altro dice se non: «Liberaci dal male»?
    E se passi in rassegna tutte le parole delle sante invocazioni contenute nella Scrittura, non troverai nulla, a mio parere, che non sia contenuto e compreso nel Padre nostro. Nel pregare, insomma, siamo liberi di servirci di altre parole, pur domandando le medesime cose, ma non dobbiamo permetterci di domandare cose diverse.
    Queste cose dobbiamo domandarle nelle nostre preghiere per noi e per i nostri cari, per gli estranei e, senza dubbio, anche per gli stessi nemici, quantunque nel cuore di chi prega possa sorgere o prevalere un sentimento differente per l’una o l’altra persona, a seconda del grado più o meno stretto di parentela o di amicizia.
    Eccoti così, a mio modo di pensare, non solo le disposizioni con le quali devi pregare, ma anche che cosa devi chiedere. Non perché te l’insegno io, ma perché ti viene detto da colui che si è degnato di istruire noi tutti.
    Si deve cercare la vita beata e chiederla al Signore Dio. In che consista l’essere beato è stato discusso a lungo da molti con motivazioni diverse. Ma non è necessario ricorrere a tanti autori e a tante trattazioni. Nella Sacra Scrittura è stato detto tutto con poche parole e con piena verità: «Beato il popolo il cui Dio è il Signore» (Sal 143, 15). Per appartenere a questo popolo e arrivare a contemplare Dio e vivere eternamente con lui, teniamo presente questo: Il fine del precetto è la carità che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera (cfr. 1 Tm 1, 5).
    Nella enumerazione di queste tre virtù invece di «coscienza» si trova «speranza».
    Risulta dunque che la fede, la speranza e la carità conducono a Dio colui che prega. Chi crede, spera, desidera e considera attentamente che cosa debba chiedere al Signore nell’orazione domenicale, arriva certamente fino a Dio.
    Grazie mio Dio e mio Signore, sia fatta la Tua volontà.
    Grazie Grazie.

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