INTERVISTA A GIUSEPPE DE CARLI

De-Carli

QUANTI anni ha suor Franceschina? Più di 80, ma ha gli occhi da bambina. Piccola, mangia poco e si cura soltanto con l’aloe. Vive a Roma nella Casa del Santo Rosario: «Vedo ogni notte Gesù, e mi dice che i mass media, per la Chiesa, sono il pulpito di una volta». E’ in sintonia con i tempi suor Franceschina.
Ne sa qualcosa Giuseppe De Carli, responsabile della Struttura Rai-Vaticano: «Dalle finestre del mio studio di Borgo Sant’Angelo – racconta- vedo le finestre dell’appartamento del Papa. Sarà una coincidenza, ma mi sento vicino giorno e notte a Gesù in terra». Nato a Lodi, figlio di contadini, dopo due lauree in Filosofia e Scienze Politiche è diventato Baccelliere in Teologia. «Per 19 anni, con la Rai, ho seguito Giovanni Paolo II per il mondo, realizzando più di 400 dirette televisive». Seguiva lui, ma era grande amico di Joseph Ratzinger. «Ci incontravamo verso sera, e mi onorava della sua compagnia con una passeggiata a Borgo Pio. Qualche volta sono salito nel suo appartamento di piazza della Città Leonina, a pochi passi da piazza San Pietro. E’ una vera e propria biblioteca. Ricordo i suoi due gatti, e il pianoforte». E che fine hanno fatto i gatti di Papa Ratzinger? «L’ultima volta che sono stato a Ratisbona, ho visto che quello rossiccio l’ha portato lì, nei pressi della casa d’infanzia. Giocava e correva con il cane dei vicini. Il pianoforte è nell’appartamento vaticano: l’abbiamo ripreso con le telecamere». Ma la televisione è davvero il pulpito del terzo millennio? «La grande popolarità dei Papi, da Giovanni XXIII in poi, risponde di sì. Tranne la parentesi di Paolo VI, che abolì la sedia gestatoria e ogni forma di spettacolarità. Giovanni Paolo I si è reso indimenticabile in soli 33 giorni». Ma è vero che la vostra organizzazione televisiva è sintonizzata 24 ore su 24 con i punti nevralgici del Palazzo Vaticano? «E’ un accordo tra la nostra struttura e il Pontefice. In caso di emergenza, di incidenti, di malori del Papa, ci basta premere un bottone e andiamo in onda con “quella telecamera” in tutto il mondo». Un piccolo miracolo tecnologico che nessuno conosceva. «Come nessuno sa che durante la guerra, suo padre poliziotto, per sfuggire ai nazisti, portava la famiglia in paesi sempre più sperduti e nascosti. E quando Joseph è stato arrestato per diserzione, scriveva misteriosi esametri greci: si scoprì dopo che erano tutti attacchi a Hitler». E Giovanni Paolo II, che diceva delle telecamere sempre puntate sul terzo piano, dimora dei Papi dal 1870? «Altro piccolo miracolo. Il 7 gennaio del 2005, alle 11 in punto, mi ha ricevuto con tutta la redazione. Credevamo di stancarlo, invece lui ci disse con un filo di voce: Grazie, siete il megafono del Papa, la mia famiglia televisiva. Vedrete, farete ancora meglio in futuro». Da pochi giorni è in libreria con “L’ultima veggente di Fatima”, l’ha scritto intervistando il Cardinale Tarcisio Bertone, su suor Lucia. «Già, e Benedetto XVI mi ha scritto la prefazione. Sono sicuro, ha voluto darmi una carezza sul cuore, dopo la recente scomparsa di mia madre». 

Il Messaggero, 20 maggio 2007

TRATTO DA CURIORISTA’ SU PAPA BENEDETTO

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