L’OMELIA DEL CARDINALE SARAH A LUCON. “Non portare la croce della persecuzione significherebbe non essere più un discepolo di Gesù, Nostro Signore”

Eccellenze,

Signori vescovi

Cari fratelli sacerdoti,

Cari fratelli e sorelle in Cristo

Sento una grande gioia per essere con voi questa sera nel cuore di questa Eucaristia! Questa Messa solenne del 700 ° anniversario della creazione della vostra Diocesi si celebra in questa antivigilia della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria in questa cattedrale a lei dedicata in questo termine. L’Assunzione della Madonna ci ricorda lo scopo della nostra vita sulla terra: come lei, siamo chiamati dalla fede, ad accogliere Gesù nella nostra vita, per festeggiare il nostro Dio Onnipotente che innalza gli umili e abbassa l’orgoglio dei potenti di questo mondo … la Vergine Maria, che il grande santo vandeano, San Luigi di Montfort, chiama “la nostra unica speranza, la nostra ancora nella tempesta”, ci aiuta ogni giorno a conoscere, amare e incontrare personalmente e nella verità colui che è il suo Figlio, Gesù, nostro Salvatore, vero Dio e vero uomo. Così la Vergine è la madre e maestra della nostra fede, secondo l’espressione di San Giovanni Bosco. Sì, in questo giorno e attraverso la solenne celebrazione della Santa Messa, che è il sacrificio di Cristo Salvatore, vogliamo ricordare la bontà che Dio ha mostrato nel chiamare il popolo Vandeano ad amarlo e servirlo fino al martirio e  allo spargimento del sangue. Noi preghiamo il Signore insieme perché conceda alla Vandea nel nostro tempo la forza e l’influenza della fede che i loro antenati hanno dimostrato nel corso dei secoli, rispettando fedelmente i comandamenti di Dio, e, se necessario, difendendoli con coraggio fino al dono della vita, e  in testimonianza dello stesso dinamismo missionario, che ha lanciato tanti uomini e donne della tua provincia in tutto il mondo come San Tenaud, uno dei martiri del Laos beatificato il 11 dicembre dello scorso anno. Questo santo sacerdote, per l’ardente desiderio di salvare le anime, non aveva paura di camminare a piedi nudi nella boscaglia per portare la Parola di vita e l’amore misericordioso di Dio ai cristiani e ai non cristiani.

Le letture della Messa di questa Domenica ci danno l’opportunità di riflettere sulla nostra fede, e quindi sulla presenza di Dio nella nostra vita: la prima lettura ci dice senza mezzi termini: Dio non è in un uragano, la cui forza e violenza spazzano le montagne e spezzarono le rocce o nel terremoto o nel fragore del tuono, lui non era nel fuoco o nel   rumore, di cui le orecchie sono sature nel nostro mondo pieno di frenesia dei media e di discorsi insapori e spesso demagogici. Ma non è solo il mondo che vive di frenesia e di discorsi demagogici e insapori. La Chiesa stessa, nel suo insegnamento dottrinale e morale, che ora vive nella cacofonia, nella confusione delle tesi nella doppiezza, doppia o tripla nella verità, in una valanga di interpretazioni e di demagogia pastorale, potrebbe essere considerata come un grande disturbo ecclesiale. C’è come un black-out, un’eclissi di contributo decisivo della Rivelazione alla moralità. Tutti noi tendiamo a dimenticare , per il ritorno alla casistica e per i  nostri molteplici piani pastorali o di supporto, che Dio è presente nell’intimità della nostra anima, nel mormorio della brezza nel profondo del nostro cuore. Come il profeta Elia sul monte Carmelo, siamo chiamati ad accogliere nella nostra vita il mistero di Dio che si rivela a noi come un Dio silenzioso, un “Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di verità “e questa rivelazione del Dio dell’amore e della verità, un Dio uno e trino, è una rivelazione da un incontro tra Gesù, che viene a noi, camminando sul mare dei nostri dubbi, delle nostre incertezze e anche dei nostri tradimenti, delle nostre dimissioni e del nostro rifiuto di credere e di amare.

La “barca” spazzata dai venti, menzionata nel Vangelo di oggi, è sempre stata vista dai Padri della Chiesa, come immagine della Chiesa che avanza, lentamente, remando controcorrente in mezzo a difficoltà e prove di vario genere, in particolare la persecuzione. Il giorno del nostro battesimo, siamo tutti saliti a bordo di questa barca che ha un nome: la Chiesa.

In effetti, come la Domenica precedente, i testi biblici tornano ancora una volta su un particolare aspetto della Chiesa. Gesù vuole che la salvezza che ci offre venga ad ogni uomo per opera degli apostoli. Sono loro, e solo loro, vale a dire gli Apostoli, che distribuiscono il pane che Cristo moltiplica per soddisfare la fame profonda dell’uomo. “E quelli che avevano mangiato (il pane), erano circa cinquemila, senza contare le donne e i bambini” (Mt 14,21). E il servizio sacerdotale,umile, per distribuire questo pane è stato fornito da questi servi generosi ed instancabili di Dio senza che necessitassero di assistenza, collaborazione o di un “ministero straordinario”.

Ma gli Apostoli, pur avendo ricevuto per pura grazia di assumere quel particolare onere, non sono molto diversi dagli altri uomini. Sono ancora gli uomini con le loro debolezze, i loro limiti umani, i loro peccati, le loro paure, le loro mancanze di fede, le loro ansie e il loro entusiasmo. Queste sono realtà evidenti e innegabili, anche se spesso non sono sufficientemente prese in considerazione sia da parte di coloro che credono, sia da parte di coloro che non credono. Se davvero venissero  prese in considerazione la povertà, i limiti e la reale mancanza di fede dei Servi di Dio, sacerdoti e vescovi, non dovremmo più sentire che questo o quel prete, o questo o quel cristiano ha oltraggiato la Chiesa perché è troppo umano, troppo peccatore, troppo piccolo o addirittura troppo lontano dalla vita quotidiana degli uomini, le loro ansie e paure. Purtroppo sono spaccature che accadono. Purtroppo ci sono preti e religiosi umanamente e spiritualmente più poveri di alcuni fedeli laici di grande nobiltà umana e grande umiltà cristiana, totalmente donati a Dio. Anche se Gesù ha detto che dobbiamo essere perfetti come il nostro Padre celeste è perfetto (Matteo 5,48) e anche se si è dato a noi come modello, dicendo: “Caricatevi del mio giogo e assumetemi come modello, io che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime “(Matteo 11:23), il Signore Gesù sa che le nostre miserie sono sempre lì a chiedere per sé un progetto di vita che non coincide con il suo piano di salvezza. E ‘un’alternanza continua tra l’essere e il dovere di essere,  tra il progetto pianificato e la realtà quotidiana che ci opprime e ci schiaccia, i primi cristiani, alla scuola di San Matteo, l’hanno paragonata alla barca in cui l’Apostoli tentarono di attraversare il lago, nella notte oscura del nostro tempo.

Essi tentano, perché sono affaticati da una notte di tempesta.

Essi tentano, perché i venti ostacolano la corsa dei loro remi.

Essi tentano, perché le onde violentemente scuotono la barca in modo che si ha l’impressione che tutto affonderà un momento all’altro.

Essi tentano, perché nel buio non è facile per nessuno camminare. E quando c’è oscurità nel cuore e tutto intorno a noi: incomprensioni, scacchi, problemi familiari, la malattia, la persecuzione, allora lo stesso Signore che aveva istruito i suoi apostoli a salire sulla barca e a precedono verso l’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla, non è più riconoscibile, è percepito come un fantasma, qualcosa di evanescente, lontano. Dominati dalla paura, e presi dalla disperazione e dall’ angoscia, gli Apostoli sono in preda al panico, “i discepoli, vedendolo camminare sul mare erano terrorizzati: è un fantasma, hanno detto, e presi dalla paura si mettono a urlare. “(Mt 14,26)

Coloro che non riconoscono questo “fantasma”, che non riconoscono Gesù, quelli che gridano per la paura, sono le stesse persone che poche ore prima, erano stati testimoni stupefatti della moltiplicazione dei pani e della distribuzione generosa di questo Dono così meravigliosa e impressionante. E tuttavia non riconoscono. Inoltre, nonostante le incoraggianti parole del Maestro, gli apostoli non sanno che rispondere con un “se”, che prelude a nuovi dubbi, nuove paure. “Ma subito Gesù parlò loro, dicendo: Fidati! Sono io, non temete. Pietro ha poi parlato, Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque. Gesù disse: “Vieni! “(Mt 14, 27-29). Finché dubbio, la paura e la mancanza di fede rimane, come un uomo, invece di avere gli occhi fissi su Gesù, guarda alla violenza del vento e il rumore terribile delle onde, e così continuerà ad affondare nelle acque del dubbio. Quando, al contrario, l’uomo comincia a pregare con le mani tese in segno di supplica al Signore, quando nessun “se” o “ma” esce dal suo cuore, ma si aggrappa a lui con tutte le sue forze, allora troverà la pace, e la fatica dei suoi remi diventano certezza di non cadere, perché Lui, Gesù è nella barca “.

“Ma quando Pietro ha visto il vento, ebbe paura e cominciò ad affondare, gridò:” Signore, salvami! “. E subito Gesù tese la mano e lo prese, dicendo: O uomo di poca fede, perché hai dubitato? E quando furono saliti sulla barca, il vento cessò “(Mt 14, 27-31).

Oggi Cristo dice a ciascuno di noi: Vieni! (Mt 14, 29)

Per incontrarlo e per condurci a Lui, a volte dobbiamo attraversare le acque delle prove e delle sofferenze. Cosa succede allora quando sentiamo la forza e la violenza del vento, quando proviamo paura e cominciamo ad affondare? Per superare la paura, dobbiamo seguire l’esempio che Gesù stesso ci ha dato: “Salì sul monte, lontano, nella solitudine e nel silenzio, per pregare. La sera, lui era lì da solo “(Mt 14,23).

La fede non può crescere senza una pratica regolare della preghiera. La preghiera mantiene nella Chiesa tutto ciò che le onde vorrebbero sopraffare. La preghiera ci dà l’energia per remare, di tirare con forza i remi quando la tempesta minaccia di ribaltare la barca della Chiesa. Se non preghiamo, rischiamo: in primo luogo sempre ci sorprende delle difficoltà che la Chiesa incontra, perché non abbiamo mai incontrato Gesù intimamente o sperimentato personalmente la preghiera dolorosa di Gesù nel Getsemani, in secondo luogo corriamo il rischio di poterci staccare da essa alla ricerca di posti di lavoro e di situazioni più sicure e più borghesi. E, infine, se non combattiamo nella preghiera, come dice San paolo, ci si può aspettare da un momento all’altro che la chiesa venga superata e condotta da inadempiente, da deboli e da persone mondane di questo secolo.

Pregando come Gesù non solo amiamo la Chiesa, ed amandola possiamo lavorare per garantire che il suo cammino sia sempre una passeggiata serena e fiduciosa e possa essere costantemente luce delle Nazioni. Invece di criticare e giudicare la Chiesa dobbiamo piuttosto “salire sulla barca” della Chiesa, ed aiuteremo a costruire la comunione ecclesiale, convinti che, nonostante tutto, in lei, Cristo è presente. Egli è l’Emmanuele, “Dio con noi” (Is 7,14). Egli guida e conduce la sua Chiesa. Di fronte a Gesù ogni tormento ideologico si placa e calmarsi e le nostre miserie e le nostra povertà non possono non gridare come coloro che erano sulla barca, “Tu sei veramente il Figlio di Dio” (Mt 14,33) .

Nella seconda lettura di questa Messa, stiamo assistendo alla presa di coscienza del grande apostolo Paolo, lui al quale Gesù si manifestò sulla via di Damasco, di fronte alla cecità della sua gente. Si rifiuta ostinatamente di rispondere alla chiamata del Signore Gesù; e di più, mette a morte i suoi testimoni come Santo Stefano, il primo diacono. Paolo conosce bene, perché era presente, consentendo, al martirio di S. Stefano. Poi, dopo la sua conversione, Paolo ha detto che avrebbe accettato di essere maledetto da Cristo per salvare i suoi fratelli. Ha poi sperimentare una fede matura, adulta, nella sua dimensione di dono di sé  assoluto per la salvezza del mondo, in seguito e in unione con la Passione di Cristo.

La Chiesa è nata dal costato trafitto di Gesù sulla croce, fu fortificata e si diffuse fino agli estremi confini della terra come un grande albero destinato ad accogliere  tutta l’umanità nel suo fogliame, e questo al cuore stesso della persecuzione, quelle che sussistono ancora oggi come le “Vandee del ventunesimo secolo” come possono essere chiamate, vale a dire, tutti questi cristiani d’Oriente, dall’Egitto all’Iraq , attraverso il Sudan, la Nigeria, il Pakistan e la Siria … in occidente, i cristiani sono perseguitati anche, stigmatizzati, ridicolizzati, o addirittura a volte condannati  da tutti coloro che si rifiutano di accettare tutta la predicazione di Gesù Cristo, in particolare per quanto riguarda il rispetto della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale e dei precetti morali e principi del cristianesimo. Anche nella chiesa per incomprensioni, ignoranza e anche per timore di apparire troppo “rigidi” o “obsoleti” nei media e  nell’opinione pubblica, alcuni preferiscono scegliere solo una parte del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa, scartando ciò che disturba la coscienza dell’uomo contemporaneo liberato da quello che viene chiamato il “pregiudizio” della religione. Sotto il terrore rivoluzionario, si è parlato di “superstizione.” Il 19 settembre 1996, a Saint-Laurent-sur-Sevre, Papa Giovanni Paolo II ha reso omaggio ai vostri padri nella fede, i martiri Vandeani della Rivoluzione, con queste parole che io vi chiedo di racchiudere nei vostri cuori:

”  Voi siete gli eredi di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rimanere fedeli alla Chiesa di Gesù Cristo, mentre la sua libertà e indipendenza sono stati minacciati … Alcuni di loro hanno dimostrato una toccante spirito cristiano quando, religiosi o laici, curavano i feriti a prescindere dal loro campo, o quando, guidato da leader come d’Elbee che li convinse a prendere sul serio la parola di perdono recitato il Padre nostro, hanno deciso di risparmiare i loro avversari … per te, io invoco con fervore l’intercessione di san Luigi Maria, il missionario, e quella dei martiri beati della vostra terra.  ”

Non portare la croce della persecuzione significherebbe non essere più un discepolo di Gesù, nostro Signore, che è la Verità e la Vita Eterna, e che richiede il dono totale di noi stessi a perdono delle offese e l’amore per i nemici . A questa bestemmia famoso Jean-Paul Sartre, che è stato il portavoce delle potenze del nostro mondo: “Dio non esiste … niente cielo! Niente inferno! Nient’altro che la terra … Dove Dio è nato, l’uomo muore”, la Chiesa dà la stessa risposta, allora come oggi, una risposta invariabile fortemente proclamata dalla voce dei successori degli apostoli che erano in preda alla paura, nella barca sbattuta dalle onde del mare di Galilea “l’umanesimo ateo ritiene falsamente che l’uomo è per se stesso il proprio fine, l’unico artefice e il demiurgo della storia. Essi affermano che questa visione delle cose è incompatibile con il riconoscimento del Signore, autore e fine di tutte le cose “. Questo estratto dalla Costituzione pastorale Gaudium et Spes del Vaticano II è stato commentato da Papa Giovanni Paolo II. Nel corso di un’udienza generale del 1985, il Santo Padre ha esclamato: “La rinuncia a pensare alla questione di Dio è un’abdicazione dell’intelligenza umana, in questo modo l’uomo rinuncia semplicemente a pensare, a cercare una soluzione ai suoi problemi “.

Cari fratelli e sorelle, la nostra fede si rafforza attraverso le prove, quando la nostra barca è martoriata da ondate di protesta e di opposizione dei nuovi profeti dell’idolatria del falso umanesimo. Nella Lettera di San Giacomo, si legge questa bella esortazione: “Considerate una gioia estrema, fratelli miei, fino a venire contro tutti i tipi di prove. Sai, un tale controllo della vostra fede produce la resistenza e la resistenza deve essere accompagnata da una perfetta azione, in modo che si può essere integro e retto, senza che nulla ti manca.” Nel suo Commento al Vangelo di S. Matteo, S. Hilaire de Poitiers, vissuto nel IV secolo dC, commenta il Vangelo di questa Domenica con toni escatologici, che già annunciano le esortazioni del grande missionario vandeano, St. Louis de Montfort. Ecco un estratto della sua meditazione che è più attuale che mai: ”  Quando Cristo ritorna alla fine del tempo, troverà la Chiesa  stanca e come assediata da tutti i lati, e dallo spirito dell’Anticristo, e da disordini in tutto il mondo. E come l’inganno dell’Anticristo ispirerà la giusta diffidenza dei fedeli contro qualcosa di nuovo, ci sarà paura anche alla venuta del Signore, temendo di essere false rappresentazioni e fantasmi destinati a ingannare l’occhio. Ma il buon maestro dissipa tutte le loro paure, dicendo: “Sono io”, e per fede che hanno in sua adesione, egli libererà dal naufragio che li minaccia  “.

Cari fratelli e sorelle, nei giorni precedenti la solennità dell’Assunzione della Vergine Maria in questa cattedrale dedicata a lei sotto questo termine, cerchiamo di avere fiducia nella donna avvolta da un’aureola di gloria, come descritto nel libro dell’Apocalisse di Giovanni. Sia Lei a proteggerci da eventuali guasti della nostra fede e dalla paura, e che ci renda missionari ardenti della Nuova Evangelizzazione. La Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium del Concilio Vaticano II esprime il legame intrinseco tra la Chiesa e la Vergine Maria, entrambi discepoli di Cristo, Maria, la “Stabat Mater” Madonna Addolorata ai piedi della Croce, diventa la madre di ogni discepolo. La Chiesa, attraverso il battesimo ogni giorno fa rinascere nuovi cristiani alla vita eterna. Ed è per questo che il beato Papa Paolo VI, in questo stesso documento conciliare, proclamò la Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa. In effetti, come indicato nel Prefazio della Messa dell’Assunta, Maria è “l’immagine perfetta della Chiesa a venire.”

O Vergine Maria, che in te la nostra risurrezione è stata anticipata, degnati di sostenere il cammino della Chiesa di tuo figlio affinché uno qualsiasi dei vostri figli non perda la speranza di raggiungere la felicità del Cielo, dove ci precedi, regina degli angeli e dei santi. E benedici e proteggi la diocesi di Lucon, il suo clero, i suoi fedeli laici e il loro vescovo.

Amen.

da Infochato.fr, nostra traduzione

 

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