LA CHIESA CELEBRA SANTA MARTA , ESEMPIO DI OSPITALITA’. BENEDETTO XVI: lA VITA ATTIVA NON TOLGA SPAZIO ALLA PAROLA DI DIO

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2011-07-29 Radio Vaticana

La Chiesa ricorda oggi la memoria di Santa Marta. Sorella di Lazzaro e Maria, è descritta dal martirologio romano come colei che accolse nella sua casa Gesù di passaggio a Betania, un villaggio nei pressi di Gerusalemme. Nei Vangeli la sua figura emerge anche per la sua forte professione di fede alla morte del fratello, ma l’icona alla quale la si associa più frequentemente è quella di una donna indaffarata, contrapposta a chi sceglie di fermarsi ad ascoltare e meditare la Parola di Dio. L’esempio che Santa Marta ha lasciato alla Chiesa è quello del servizio solerte, di una dedizione accurata per tutto ciò che serve per accogliere Gesù. La sua encomiabile laboriosità rischia però di farle trascurare la sua vita interiore. Per questo, quando, intenta ad offrire al Maestro un confortevole ristoro nella sua casa, Marta chiede a Gesù di esortare la sorella Maria ad aiutarla, riceve invece un amorevole richiamo, come ha ricordato Benedetto XVI all’Angelus del 18 luglio dello scorso anno: “‘Marta, Marta – e questo nome ripetuto esprime l’affetto –, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta’. La parola di Cristo è chiarissima: nessun disprezzo per la vita attiva, né tanto meno per la generosa ospitalità; ma un richiamo netto al fatto che l’unica cosa veramente necessaria è un’altra: ascoltare la Parola del Signore; e il Signore in quel momento è lì, presente nella Persona di Gesù! Tutto il resto passerà e ci sarà tolto, ma la Parola di Dio è eterna e dà senso al nostro agire quotidiano”. La riflessione del Papa ha inoltre specificato cosa deve caratterizzare l’operato del cristiano, che deve essere animato dall’amore: “… la persona umana deve sì lavorare, impegnarsi nelle occupazioni domestiche e professionali, ma ha bisogno prima di tutto di Dio, che è luce interiore di Amore e di Verità. Senza amore, anche le attività più importanti perdono di valore, e non danno gioia. Senza un significato profondo, tutto il nostro fare si riduce ad attivismo sterile e disordinato. E chi ci dà l’Amore e la Verità, se non Gesù Cristo? Impariamo dunque, fratelli, ad aiutarci gli uni gli altri, a collaborare, ma prima ancora a scegliere insieme la parte migliore, che è e sarà sempre il nostro bene più grande”. Ma se dalla solerzia di Marta apprendiamo a non disperderci in miriadi di faccende che ci fanno trascurare l’amore, dalla sua professione di fede alla morte del fratello Lazzaro, impariamo che, solo abbandonando le nostre umane certezze, la vita in Dio fa sperimentare prodigi che non credevamo possibili.

tratto da news .va
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