MONSIGNOR GÄNSWEIN “SANT’ANNA CUSTODI MARIA COME UN GIOIELLO IN UNO SCRIGNO”

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Oggi festeggiamo la festa di Sant’Anna e Gioacchino. Proprio a loro, ai nonni di Gesù, è stato donato un compito speciale: quello di generare l’Immacolata che a sua volta ha dato vita al Figlio di Dio”. Sono alcune delle parole dell’omelia di Monsignor Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia, intervenuto per la Festività di Sant’Anna dei Parafrenieri dell’Arciconfraternita Vaticana, presso la Chiesa di Santa Caterina della Rota a Roma.

Con l’occasione, il Prefetto, Primicerio Arciconfraternale, ha imposto le fasce ai novizi e ha benedetto la facciata, da poco restaurata, della bellissima Chiesa nel cuore di Roma. Per concludere, la Banda Musicale delloStato di CIttà del Vaticano e alcuni componenti del Coro della Cappella Sistina hanno festeggiato Sant’Anna, madre della Vergine Maria, protettrice delle madri cristiane, la patrona degli orefici, delle gestanti, delle tessitrici.

Quella di Sant’Anna dei Parafrenieri è davvero una storia antica. I palafrenieri pontifici, gentiluomini di corte e sediari pontifici, nel giorno della sua festa facevano una solenne processione per le vie di Roma. La elessero a loro patrona e in suo onore, nel 1505, costruirono una chiesa, S. Anna dei Palafrenieri, alle porte del palazzo vaticano.

Monsignor Gänswein racconta questa intensa storia nella sua omelia e commenta la figura straordinaria di Sant’Anna: “E’ patrona di molti. Ma più di tutto custodì Maria come un gioiello in uno scrigno, e perciò, in pochi sanno che è anche protettrice di tutti gli orefici. Inoltre Anna insegna ad ognuno di noi il dono della vita, ad amarla, difenderla. Moltissime interpretazioni artistiche rappresentano Sant’Anna e San Gioacchino circondare di amore la piccola Maria”.

Il Prefetto della Casa Pontificia durante la sua omelia ricorda a tutti l’importanza del ruolo dei nonni nelle famiglie di oggi, proprio come San Gioacchino e Sant’Anna con Gesù. A tal proposito riporta stralci di un discorso del Papa emerito in visita ad una casa di riposo: “E’ bello essere anziani! Non bisogna mai farsi imprigionare dalla tristezza, vivere è bello anche nel tramonto della vita, da anziani. Nel nostro volto ci sia sempre la gioia di essere amati da Dio”.

Sono molte ancora le curiosità legate a questa festa romana. Stante la grande influenza che i Parafrenieri avevano nella Corte Pontificia, il Pontefice Paolo V concesse alla Confraternita il potere di liberare, in occasione della festa della loro santa patrona, un condannato a morte. L’Arciconfraternita era famosa, nella Roma papalina, per la cosiddetta processione delle panze, cioè delle partorienti, che si svolgeva il 26 luglio, giorno della festa liturgica di sant’Anna. Muovendo solennemente dalla Chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli, la processione procedeva al rullo di tamburi, scortata dalle Milizie pontificie, con le partorienti avvolte in un manto (da cui il termine popolare di ammantate), seguite dai membri della Confraternita dei Palafrenieri a cavallo. Chiudeva la processione la statua raffigurante la Vergine e sant’Anna portata a spalla dai Sediari pontifici,oggi conservata nella chiesa di Santa Caterina della Rota. Quando la lunga fila giungeva sul ponte Sant’Angelo il cannone di Castello salutava la Vergine con colpi a salve. La processione proseguiva verso la Chiesa di sant’Anna in Vaticano, terminando nella sede della Confraternita.

Nel 1931, dopo lunghi secoli, l’antica Arciconfraternita trasferì la propria sede, dopo l’entrata in vigore dei Patti lateranensi. Il tempio di Sant’Anna in Vaticano infatti fu destinato a tempio Parrocchiale del nuovo Stato; perciò, il papa Pio XI provvide ad una nuova sistemazione all’antichissima arciconfraternita vaticana esistente, stabilendo quale nuova sede, la Chiesa di Santa Caterina della Rota con annessa canonica nei pressi di piazza Farnese.

Anna era ed è invocata per ottenere una buona morte, perché, sempre secondo la tradizione, la sua sarebbe stata addolcita dalla presenza del Bambino Gesù, che le risparmiò gli spasimi della agonia. Per questa ragione la cappella funeraria dei banchieri Fugger, ad Augusta, fu a lei dedicata. Nell’Europa settentrionale, dove il culto di Anna raggiunse, nei secc. XIV e XV, la massima diffusione, fu molto usata l’acqua di s. Anna per curare le febbri e gli ossessi. A lei era consacrato il martedì, giorno in cui, secondo la tradizione, sarebbe nata e morta.

tratto da ACISTAMPA  Di Veronica Giacometti

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