ADDIO HELMUT , L’AMICO DI WOJTYLA E RATZINGER , STIMATO DA BERGOGLIO

ex cancelliere

Nell’incontro tra il Papa e Angela Merkel, ha fatto sapere la Sala Stampa della Santa Sede, “un particolare ricordo è stato riservato al già Cancelliere Federale Helmut Kohl, scomparso ieri, ed alla sua instancabile opera a favore della riunificazione della Germania e dell’unità d’Europa”. E proprio mentre la Merkel lasciava il Vaticano, è stato poi diffuso il testo del messaggio di cordoglio del Papa indirizzato alla Merkel, che ripete evidentemente le parole pronunciate a voce nel colloquio al Palazzo Apostolico.

Un riconoscimento postumo che ricompensa un grande personaggio, costretto a ritirarsi dalla vita politica a causa di uno scandalo finanziario del quale si addossò l’intera responsabilità per un senso di lealtà verso il suo partito. Oltre all’unificazione tedesca, a Khol viene riconosciuto da Francesco (e dall’intera diplomazia vaticana) anche il merito del superamento della Guerra Fredda, della nascita dell’Euro (con il salvataggio della Lira al suo interno) e della realizzazione dell’integrazione europea.

Quel giorno con Giovanni Paolo II a Berlino

Anche Papa Wojtyla aveva grandissima stima per Kohl. E a testimoniarlo c’è un episodio che merita di essere ricordato. A Berlino, il 21 giugno 1996, proprio nel momento che avrebbe dovuto segnare il culmine della gloria di entrambi, la celebrazione alla Porta di Brandeburgo, Giovanni Paolo II e il cancelliere tedesco Hemult Kohl furono accolti da fischi e un gruppetto di contestatori lanciò addirittura un barattolo di vernice rossa contro la “Papamobile”.

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Ma Wojtyla lesse l’intero discorso senza fare una piega (nè omettere un rigo, cosa che invece, sollevando non pochi “gialli” sulle possibili motivazioni politiche di quei tagli, ormai faceva abitualmente durante i viaggi, per non stancarsi troppo e soprattutto per non stancare chi doveva ascoltarlo). E sorrise benevolmente quando, in un clima reso surreale da quelle così sonore contestazioni, Kohl rese omaggio al contributo determinante dato dal Papa alla caduta dei muri.

L’istintiva simpatia che li legò quel pomeriggio in una situazione certo non facile, dice tanto del carattere di quei due grandi protagonisti della caduta della cortina di ferro che divideva l’Europa: cambiavano la storia senza prendersi troppo sul serio.  Avevano fede ma non rinunciavano a tenere i piedi per terra. “Sarebbe semplicistico dire – dettò il Papa polacco a Vittorio Messori – che è stata la Provvidenza Divina a far cadere il comunismo. Il comunismo come sistema è, in un certo senso, caduto da solo. È caduto in conseguenza dei propri errori e abusi. Ha dimostrato di essere una medicina più pericolosa e, all’atto pratico, più dannosa della malattia stessa. Non ha attuato una vera riforma sociale, anche se era diventato in tutto il mondo una potente minaccia e una

La sintonia con Joseph Ratzinger

Anche se Joseph Ratzinger fu eletto Papa quasi 10 anni dopo l’uscita di Kohl dalla politica, c’è stato un incontro molto commovente tra i due in occasione del viaggio papale a Berlino del settembre 2011: il cancelliere era ormai sulla sedia a rotelle e lo accompagnava la giovane moglie (una signora che merita grande rispetto per essersi presa cura di lui con grandissimo amore) ma Benedetto XVI gli concesse un lungo colloquio, esprimendo così tutta la sua ammirazione per questo “gigante” (era altissimo, come sovrabbondante è stata anche la sua statura di statista).

Ormai la Germania era pienamente reinserita nel consorzio continentale, ma ugualmente, quando tornò in patria, il Papa tedesco volle ammonire i connazionali sul fatto che questa loro riammissione non comportava soltanto la rinunzia ad ogni atteggiamento espansivo ed egemonico, ma anche la sostituzione del nazionalismo con una ispirazione fondata esclusivamente sull’ideale cristiano. Kohl per Ratzinger ebbe il merito di realizzare l’ideale cristiano nella prassi politica concreta, riuscendo a fare accettare da tutti gli altri Europei, ed in particolare dai Francesi, l’idea della riunificazione.

 

Nella sua terra natale, Benedetto XVI  ha incontrato i vertici dello Stato, i rappresentanti della Chiesa cattolica, delle comunità ecumeniche e di altre religioni. Ha celebrato messe davanti a centinaia di migliaia di persone, incoraggiandole nella fede e nella carità. Il programma è stato intenso e non pochi si erano preoccupati che al Papa potessero mancare le forze, ma è accaduto proprio il contrario. Più passava il tempo, più si poteva percepire come crescesse la gioia del Papa per la visita e come si approfondisse il sentimento di vicinanza» scrisse l’Osservatore Romano qualche giorno dopo. E ai vescovi tedeschi, in un momento commovente, Papa Ratzinger ha detto quanto si sentisse da loro sostenuto e sorretto. Ma certamente l’incontro con Kohl fu il momento più intenso. Un atto di omaggio simile a quello che fu reso dallo stesso Ratzinger (e poi anche da Bergoglio)  all’ormai molto anziano e malato Lider Maximo di Cuba, Fidel Castro, nei viaggi del 2012 e del 2015. E certo entrambi – incontrati quando avevano ormai ceduto il potere – hanno costituito per il Pontefice dimissionario degli esempi di stile e di scelte.

sfida. Ma è caduto da solo, per la propria immanente debolezza”.

17 giugno 2017

tratto da AGI STAMPA  di salvatore Izzo

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