IL FUMO DI SATANA – GERMANIA, LA PATRIA DEI CRISTIANI ANONIMI – La Chiesa di Germania è una delle più ricche al mondo, anche grazie al perdurare della Kirchensteuer, la tassa moralmente obbligatoria per i fedeli che rende qualcosa come 4-5 miliardi di euro all’anno, e la Chiesa è anche il secondo datore di lavoro dopo lo Stato Federale.

Il paese che ha dato i natali a Benedetto XVI, che ha dato al mondo la più grande musica sacra, dove la filosofia e la teologia hanno trovato fertile terreno di ricerca, ha appena un 10% di popolazione che si dichiara praticante. Un dato che rilevò lo stesso Papa Francesco ricevendo i vescovi tedeschi in visita ad limina apostolorum nel novembre 2015. «Si nota particolarmente nelle regioni di tradizione cattolica [tedesca, NdA]», disse, «un calo molto forte della partecipazione alla Messa domenicale, nonché della vita sacramentale».

Un articolo pubblicato sul Frankfurter Allgemeine Zeitung all’inizio del 2015 dava conto di un’indagine commissionata dalla Chiesa cattolica tedesca all’Istituto Allensbach sulla vita di fede in Germania. I risultati furono talmente deludenti che si pensò di non renderli pubblici, tuttavia quell’articolo offriva numeri che parlano chiaro. Il 60% dei fedeli, tanto per citarne uno, diceva di non credere in una vita dopo la morte, e solo un terzo credeva nella Resurrezione di Cristo.

Le vocazioni sacerdotali sono in picchiata, nel 1963 in tutta la Germania c’erano quattrocento nuovi sacerdoti, nel 2015 appena 58. Un’altra indagine svolta su oltre 8.000 “operatori pastorali”, pubblicata sempre nel 2015, anche questa commissionata dalla Conferenza episcopale, ha rilevato che il 54% dei preti si confessa solo una volta all’anno (o anche meno frequentemente). I protestanti non se la passano meglio. Pur nella patria del protestantesimo, secondo recenti indagini dell’Università di Munster, solo un misero quattro percento dei fedeli dichiara di frequentare una qualche chiesa. Su ottanta milioni di abitanti, solo 44.000 coppie si sono promesse amore eterno davanti a un altare cattolico. Il dato è in costante calo da decenni, come peraltro in tutto l’Occidente.

Sarà anche per questo che proprio i padri di lingua tedesca, con alla guida il cardinale teologo Walter Kasper, sono stati molto solerti nel proporre un nuovo approccio alla teologia morale cattolica in ambito sessuale e matrimoniale, lungo tutto il percorso sinodale che ha condotto la Chiesa fino all’esortazione Amoris laetitia. Qualcuno, maliziosamente, ha voluto far notare che la voglia di “abbassare l’asticella” morale da parte dei tedeschi in realtà può dipendere da questioni legate al denaro. Pope Francis Exchanges Christmas Greetings With The Roman CuriaL’equazione “meno fedeli, meno tasse, meno soldi in cassa” è fin troppo facile, e forse non rende piena giustizia di una situazione che in campo teologico e filosofico ha radici ben più profonde.

Karl Rahner con il giovane Karl Lehmann

Il teologo che più ha influenzato la vita della Chiesa negli ultimi sessant’anni è senz’altro il tedesco Karl Rahner (1904-1984), seguace in filosofia di Martin Heidegger. Insieme a Yves Congar, Hans Kung, Edward Schillebeeckx, si può ritenere tra le personalità più influenti al Concilio Vaticano II e nel cosiddetto post-concilio.

La prospettiva filosofica e teologica di Rahner osserva l’uomo come essere progettabile, e quindi in continuo adattamento al divenire storico, mentre Dio stesso si diluisce nelle pieghe della storia. Celebri sono i “cristiani anonimi” di Rahner, per cui chi «accetta la propria umanità, costui, pur non sapendolo, dice di sì a Cristo, perché in lui ha accettato l’uomo», e così tutti, anche l’ateo in quanto tale, sono salvi se seguono la propria coscienza. La Chiesa, secondo l’ispiratore di tanti teologi à la page, deve essere aperta, democratica, ecumenica. Non deve proporre doveri morali. Grande l’influenza di Rahner sulla Chiesa tutta, grande anche su quella tedesca. Che chiude le chiese a ritmo di decine ogni anno, per farne negozi, pub, alberghi e perfino moschee.

 

di Lorenzo Bertocchi, da Il Timone, giugno 2017

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