MONSIGNOR NEGRI : “Una cattiva magistratura e una politica debole hanno consentito alla perversa mentalità diabolica di rendere la vita umana sostanzialmente mediocre : un progetto senza profondità e senza altezze riducendoli il più delle volte a una sopravvivenza in cui l’uomo, anziché esercitare il suo potere sulla realtà, e divenuto oggetto di poteri oscuri e pervasivi . “….

 

 

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di Monsignor Luigi Negri

Il rinnovarsi dell’evento della Marcia per la Vita è un avvenimento di grande significato non solo per coloro che responsabilmente l’hanno indetta e per le migliaia di persone che parteciperanno, ma è significativo per l’intera società.
Nella nostra tradizione occidentale -e non soltanto cattolica- la vita è sempre stata considerata un dono gratuito di Dio cui l’uomo è chiamato a rispondere con la totalità della propria vita, dell’intelligenza e della affezione.
La Vita, pertanto, era indisponibile qualsiasi istanza od istituzione di potere ma, in quanto espressione della grazia misericordiosa di Dio, fondamento e sollecitazione per una autentica responsabilità.
“L’uomo supera infinitamente l’uomo” perché le sue radici sono nel ministero stesso di Dio ed è questa presenza, misteriosa e reale e che circonda l’uomo, a rendere la Vita intensamente e suggestivamente drammatica.
La vita umana, come espressione della libertà e dell’intelligenza dell’uomo, acquista il valore di un’opera d’arte: l’opera d’arte che il singolo uomo tende ad inserire nell’unica e grande opera d’arte che la Vita di Dio.
La gloria di Dio è l’uomo che nel mondo .
Questo dato fondamentale della nostra tradizione occidentale ha dato alla cultura e alla civiltà un movimento di libertà e di responsabilità.
Poi, improvvisamente ed in qualche modo traumaticamente, a questa antropologia del dono e della responsabilità si è sostituita antropologia del potere umano, che considera tutta la realtà oggetto della propria manipolazione scientifica e della propria trasformazione tecnologica.

La vita è diventata dunque un dato fisiologico e/o forse economico che si esprime secondo una dinamica fondamentalmente meccanicistica. Divenendo oggetto manipolabile, sulla quale si appuntano le intenzioni e i desideri dell’uomo, la vita viene sottoposta alla manipolazione umana nelle varie fasi dell’esistenza: quella perinatale, prima ancora che quella storica, in quelle fasi in cui più decisamente appare il limite della vita umana, fisico o morale.
Una cattiva magistratura e una politica debole hanno consentito alla perversa mentalità diabolica di rendere la vita umana sostanzialmente  mediocre: un progetto senza profondità e senza altezze riducendoli il più delle volte a una sopravvivenza in cui l’uomo, anziché esercitare il suo potere sulla realtà, e divenuto oggetto di poteri oscuri e pervasivi .
La marcia per la vita ripropone in maniera pubblica il grande Annunzio della fede cattolica: in Cristo e per Cristo la vita umana non è inutile, ma colma di Verità, di Bellezza e di Bene ; non secondo l’espressione profonda di Robert Spaemann “sentiero polveroso verso il nulla” , ma secondo l’ampiezza del pensiero tomista che vede Dio come il Vero, il Buono, il Bello. Il popolo della Vita proclama la redenzione della vita umana, in ogni tap a del suo manifestarsi nella storia.

Il Santo Padre emerito Benedetto XVI , nel suo indimenticabile ed indimenticato Magistero, disse: “L’uomo che fa apostasia da Gesù Cristo finisce poi per fare  apostasia da se stesso”.

Per questo, camminare per le vie della città di Roma, come di altre tantissime città italiane e nel mondo, è un grande gesto di fiducia nella Provvidenza: vissuta come dono come responsabilità la Vita umana raggiunge il massimo della sua intensità, del suo fascino, della sua drammaticità.
Gabriel Marcel ripeteva: “ama chi dice all’altro: tu puoi non morire”.
La marcia della vita, e’ pertanto, un gesto corale di amore reso gli uomini che vivono in questa società.
Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio

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