20 MAGGIO : SAN BERNARDINO DA SIENA

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Dalla predicazione di San Bernardino da Siena al magistero sociale di Benedetto XVI il filo conduttore dell’omelia del vescovo Elio Tinti in occasione della festa del Patrono. Dignità della persona umana, perseguimento del bene comune, solidarietà e sussidiarietà capisaldi della convivenza civile e pacifica I quattro pilastri della città terrena 1. Celebriamo la solennità del nostro Patrono San Bernardino da Siena con gioia e con fede, sentendo ancora presente ed efficace la sua testimonianza e il suo esempio di credente, di francescano, di predicatore. San Bernardino da Siena si è innamorato del Signore Gesù, esprimendo il suo amore anche attraverso il monogramma, dove Cristo è il centro dell’universo, è calore, luce, fecondità, salvezza, felicità non solo di ogni uomo, ma di ogni creatura animata o inanimata; è il re della creazione. E la sua predicazione verteva sempre sul nome santissimo di Gesù, proprio rifacendosi alla predicazione di Pietro che abbiamo ascoltato nella prima lettura: “Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui, questo paralitico, vi sta innanzi, sano e salvo… In nessun altro c’è salvezza: non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo, nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati” (Atti4,10 e 12). Figli dello stesso Padre 2. Dall’amore del nome di Gesù e dalla assimilazione del suo Vangelo ha predicato con vigore, avvertendo questo come un incarico affidatogli dal Signore, per cui affermava come S.Paolo: “guai a me se non predicassi il Vangelo” (I Cor 9,16). E lo Spirito Santo, che Gesù ha chiesto al Padre per noi nel Vangelo, davvero ha accompagnato la predicazione di Bernardino con efficacia e con frutti evidenti, portando e suscitando pace fra le fazioni dai Ghelfi e dei Ghibellini che dividevano le città italiane, suscitando gesti e scelte di giustizia sociale, seminando sentimenti di attenzione per i più poveri ed emarginati e facendo cogliere la bellezza di una fraternità cristiana basata sull’essere tutti figli dello stesso Padre. Una città più abitabile 3. Direi che San Bernardino ha davvero perseguito il rispetto della persona umana e di ogni persona umana e il bene comune, suscitando solidarietà e sussidiarietà e favorendo nella società di allora, che per molti versi aveva situazioni e circostanze sociali analoghe alla nostra società di oggi, il superamento delle ineguaglianze nella distribuzione dei beni, l’estensione delle opportunità di educazione, la promozione di una crescita e di uno sviluppo sostenibili e la tutela di un tessuto sociale solidale. L’esempio e la predicazione di San Bernardino da Siena sono oggi accompagnati da un’altra predicazione importante e autorevole: quella di Papa Benedetto XVI, che, nel discorso rivolto ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali sabato 3 maggio u.s., ha indicato quattro principi fondamentali per fare un mondo più giusto e per rendere più abitabile ogni nazione, ogni regione, ogni città: la dignità della persona umana, il bene comune, la sussidiarietà e la solidarietà: quattro realtà chiave per affrontare gli imperativi del ventunesimo secolo. Il Papa si è soffermato sul significato dei quattro termini definendo la dignità umana un valore intrinseco della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio e redenta in Cristo; il bene comune, come l’insieme delle condizioni sociali che permettono alle persone di realizzarsi collettivamente e individualmente; la solidarietà, come la virtù che permette alla famiglia umana di condividere in pienezza il tesoro dei beni materiali e spirituali e la sussidiarietà che è il coordinamento delle attività della società a sostegno della vita interna delle comunità locali. Solidarietà e sussidiarietà 4. Benedetto XVI ha poi esaminato i principi di solidarietà e di sussidiarietà alla luce del Vangelo. Afferma il Papa: “Gesù ci esorta a fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi (cfr Lc 6,31), ad amare il nostro prossimo come noi stessi (cfr Mt 22,35). Questi comandamenti sono iscritti dal Creatore nella natura stessa umana (cfr Deus caritas est n. 31). Gesù insegna che questo amore ci esorta a dedicare la nostra vita al bene degli altri (cfr Gv 15,12-13). In questo senso la solidarietà autentica, sebbene cominci con il riconoscimento del pari valore dell’altro, si compie solo quando io metto volontariamente la mia vita al servizio dell’altro (cfr Ef 6,21). Questa è la dimensione “verticale” della solidarietà: sono spinto a farmi meno dell’altro per soddisfare le sue necessità (cfr Gv 13,14-15), proprio come Gesù “si è umiliato” per permettere agli uomini e alle donne di partecipare alla sua vita 2 divina con il Padre e lo Spirito Santo (cfr Fil 2,8; Mt 23,12). Parimenti, la sussidiarietà, che incoraggia uomini e donne a instaurare liberamente rapporti donatori di vita con quanti sono loro più vicini e dai quali sono più direttamente dipendenti, e che esige dalle più alte autorità il rispetto di tali rapporti, manifesta una dimensione “verticale” rivolta al Creatore dell’ordine sociale (cfr Rm 12,16,18). Una società che onora il principio di sussidiarietà libera le persone dal senso di sconforto e di disperazione, garantendo loro la libertà di impegnarsi reciprocamente nelle sfere del commercio, della politica, della cultura (cfr Quadragesimo anno n.80). Quando i responsabili del bene comune rispettano il naturale desiderio umano di autogoverno basato sulla sussidiarietà, lasciano spazio alla responsabilità e all’iniziativa individuali, ma soprattutto lasciano spazio all’amore (cfr Rm 13,8; Deus caritas est, n.28), che resta sempre la “via migliore di tutte” (I Cor 12,31). “Quando si pretende da parte di qualsiasi autorità statale, regionale, provinciale o comunale di regolare tutto, anche le libere scelte di aiuto a categorie più in difficoltà e bisognose non favorendo responsabilità e iniziative individuali o di aggregazioni sociali, si rischia di andare contro l’uomo e la sua dignità e ci si asserve a comportamenti accentratori, non rispettosi del bene comune e del principio di sussidiarietà. Agire con responsabilità 5. Accogliamo nella festa del nostro Patrono queste riflessioni forti e stimolanti del S. Padre che davvero sono un meraviglioso sviluppo e una articolata applicazione dei principi di San Bernardino alle concrete situazioni odierne. Ciascuno di noi, secondo le proprie responsabilità, competenze e possibilità si senta impegnato a fare della nostra città di Carpi una convivenza ricca di pace, di rispetto e di integrazione reciproca, di attenzione ad ogni persona, di promozione del bene comune, pronta a vivere in ogni momento e in ogni settore la solidarietà e la sussidiarietà. + Elio Tinti, Vescovo San Bernardino da Siena e Carpi Nato nel 1380 a Massa Marittima, allora territorio di Siena, San Bernardino acquistò precocemente una buona formazione classica, filosofica, giuridica e teologica. Educato a principi sani e autentici, a 22 anni si fece francescano affascinato dalla figura di Francesco. La sua predicazione era convinta, forte, sferzante e divenne sempre più incisiva. Flagellava il malcostume, le esorbitanze dei principi e dei potenti, le mode sconce, l’avarizia e le ingiustizie sociali. Era pieno di arguzia e otteneva grandi successi. Dal 1417 infiammò gli animi quando raffigurò il nome di Gesù con il famoso monogramma: I H S (iniziali del nome greco) circondato da raggi, su tavolette e su un gonfalone dal quale si faceva precedere e che teneva presso il pulpito. Con una predicazione piena di “agganci concreti”, diffuse questo simbolo in tutta Italia facendo rifiorire fede e senso religioso. Morì a L’Aquila nel 1444; è il patrono dei pubblicitari italiani ed è il nostro patrono dopo la sua efficace predicazione a Carpi nel 1427, dove conquistò talmente i carpigiani di allora che costituirono una Confraternita, la quale, dopo due secoli, nel 1643, chiese all’autorità civica di eleggere Bernardino come Patrono Principale al posto di San Francesco.

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