IO SONO LA VIA , LA VERITA’ e LA VITA …. DICE GESU’

download (4)

Le parole del vangelo  prese dai discorsi di Gesù ai suoi durante

l’ultima cena, sono parole di consolazione e di forza. Vanno ascoltate dal cuore

di Cristo anche oggi; vanno assaporate e fatte nostre, fino a diventare unità di

vita con Gesù, il Signore, nelle azioni e nelle scelte delle nostre giornate. Si

rende concreto allora il nostro rapporto con Gesù risorto e vivente, seguendo la

rivelazione che Lui fa di se stesso e le indicazioni che ci offre.

Gesù ci dice: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Io vado a prepararvi un posto, perché nella casa del Padre mio ci sono molti posti”.

Dobbiamo avere fede in Dio e in Cristo. Cristo è Dio, è unito al Padre.

“Il Padre è in me e io sono nel Padre”.

Cristo è la via, la verità, la vita. Nessuno ha osato o ha potuto dire questo di

sé. Questo significa che Cristo è tutto, unito al Padre e allo Spirito Santo. E

nessuno va al Padre se non per mezzo di Cristo. Cristo è l’unico Salvatore del mondo.

S. Pietro nella sua lettera ci dice che Cristo è la pietra angolare, cioè il

fondamento solido e sicuro.

Nei momenti difficili personali, di famiglia o della storia del mondo, viene da

chiederci: dove andiamo? Il vangelo ci dice che dobbiamo avere fede in Dio Padre e fede in Cristo nostro Salvatore. La fede diventa questo cammino che conduce al Signore. Dove andiamo? Andiamo dove c’è Cristo che ci ha preparato un posto! Tutto ha una sua fine sulla terra. Ma dopo questo, aspettiamo una vita nuova in quella casa dove Cristo ci ha preparato un posto. A volte manca questa fede chiara che ci fa sapere che c’è un’altra realtà. Ma è di questo che Gesù parla: Lui ci ha meritato e ci ha preparato una realtà eterna. Non possiamo dimenticare che la nostra patria è nei cieli, là la nostra casa, là la nostra pienezza.

Ma già su questa terra l’uomo senza Cristo non può sentirsi felice. Se Gesù dice di essere la via, la verità, la vita: è Lui che deve riempire tutta la nostra esistenza. Questo ci aiuta a vivere pienamente, come uomini e come cristiani.

Il cristianesimo, nella sua sostanza, non è una dottrina, una morale o una

spiritualità. Il cristianesimo, in realtà, è credere e seguire questa Persona: Gesù, Dio fattosi uomo, morto e risorto, vivo oggi. Da Cristo deriva la dottrina, la morale, la spiritualità.

“Non si turbi il vostro cuore”. Credere in Cristo significa affidarsi a Lui come un bimbo si affida ciecamente ai genitori. C’è un racconto che dice così: Una volta, su un aereo di linea che attraversava una perturbazione, sobbalzando in modo inquietante, c’era un bambino che, imperturbabile, continuava a leggere il suo giornalino. Dopo qualche minuto la signora seduta accanto a lui gli domandò: “Ma come fai a stare così tranquillo in mezzo a questo temporale?”. Il bambino rispose semplicemente: “Il pilota è mio papà”.

Occorre mettere fiduciosamente nelle mani di Dio l’intera nostra vita: il

“pilota” della storia è il Signore. Ma anche noi abbiamo dei compiti: se

imitiamo Colui che è la Via, la Verità e la Vita, il nostro “volo” sarà sereno e

senza troppe scosse. La nostra vita cristiana consiste, allora, nel credere in

Gesù, che ci ama più di chiunque altro, e nel seguire e mettere in pratica la

sua Parola.

Cristo è la pietra viva, il fondamento; anche noi dobbiamo essere pietre vive

per la edificazione del regno di Dio: questa è la nostra vocazione. Abbiamo

sentito nella lettera di Pietro delle espressioni profonde e piene di vita:

“Stringendovi a Cristo, pietra viva, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo. Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di Lui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce.

Il nuovo eletto, papa Benedetto XVI, che in questa giornata, inizia solennemente

il suo ministero di successore di Pietro alla guida della Chiesa e per il bene

dell’umanità, ci sta aiutando a rendere più chiara e matura la nostra adesione a Cristo, la nostra fede in Lui, la nostra amicizia con Lui.

Nell’omelia di apertura del conclave aveva detto: “Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare «qua e là da qualsiasi vento di dottrina», appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.

Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. È lui la

misura del vero umanesimo. «Adulta» non è una fede che segue le onde della moda

e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. E’ questa amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede – solo la fede – che crea unità e si realizza nella carità. San Paolo dice: “fare la verità nella carità”. Questa è la formula fondamentale dell’esistenza cristiana. In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come «un cembalo che tintinna» (l Cor 13, l).

Poi, nella sua prima omelia, il Papa Benedetto si è espresso così: “Mi sta dinanzi la testimonianza del Papa Giovanni Paolo II. Egli lascia una Chiesa più

coraggiosa, più libera, più giovane. Una Chiesa che, secondo il suo insegnamento

ed esempio, guarda con serenità al passato e non ha paura del futuro…”.

La Chiesa di oggi deve ravvivare in se stessa la consapevolezza del compito di

riproporre al mondo la voce di Colui che ha detto: “Io sono la luce del mondo;

chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12).

Nell’intraprendere il suo ministero il nuovo Papa sa che suo compito è di far risplendere davanti agli uomini e alle donne di oggi la luce di Cristo: non la propria luce, ma quella di Cristo.

Come Pietro, anch’io rinnovo a Lui la mia incondizionata promessa di fedeltà. Lui solo intendo servire dedicandomi totalmente al servizio della sua Chiesa; unicamente preoccupato di proclamare al mondo intero la presenza viva di Cristo. Credo che sia il desiderio di tutti noi, di vivere intensamente questo tempo grande della Chiesa, rinnovando una fiducia grande in Cristo Salvatore, aprendo il cuore ad una amicizia profonda con Lui, cercando sempre in Lui la via, la verità, la vita, per l’esistenza nostra e per il cammino dell’umanità.

Don Roberto Rossi  V Domenica di Pasqua 24 /04/2005

Vangelo: Gv 14,1-12 Parole Nuove – Commenti al Vangelo e alla Liturgia

WEBINAR COMUNICARE – SPERANZA E FIDUCIA

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...