PER IL 90° COMPLEANNO DI JOSEPH RATZINGER – BENEDETTO XVI RILEGGIAMO OGNI GIORNO INSIEME LA SUA AUTOBIOGRAFIA – 5

GLI ANNI DEL GINNASIO E L’INGRESSO IN SEMINARIO E, SULLO SFONDO, LA GRANDE STORIA

papaRipensando a quegli anni di studio, trovo che la formazione culturale basata sullo spirito dell’antichità greca e latina creava un atteggiamento spirituale, che si opponeva alla seduzione esercitata dall’ideologia totalitaria. Sfogliando il libro dei canti allora in uso a scuola, che conteneva una pregevole scelta di antichi testi accanto a inni nazisti о a canti rielaborati mediante l’introduzione di riferimenti nazionalsocialistici, ho notato che il nostro insegnante di musica, cattolico convinto, ci aveva fatto cancellare l’espressione “Juda den Tod”, sostituendola con “Wende die Not”1. Ma già un anno dopo il mio ingresso nel
(1 Ho dovuto lasciare l’originale tedesco per l’evidente gioco ritmico che esso contiene e che è del tutto intraducibile in italiano. La traduzione suona approssimativamente: “morte al giudeo” (Juda den Tod) e “Volgi la situazione di necessità, fai di necessità virtù” (Wende die Not) [NdT]. )
Ma già un anno dopo il mio ingresso nel ginnasio arrivò una “riforma” scolastica radicalmente innovativa. Fino ad allora il ginnasio e la scuola ad indirizzo scientifico erano coesistiti come istituzioni separate. Ora essi venivano fusi in un nuovo modello scolastico, quello della cosiddetta “scuola superiore”, in cui l’insegnamento del greco scompariva del tutto, il latino veniva sensibilmente  ridotto iniziando solo nel terzo anno, sostituito dalle lingue moderne, soprattutto l’inglese, mentre un peso determinante veniva riconosciuto alle scienze della natura. Con il nuovo modello scolastico arrivò anche una nuova generazione di insegnanti, più giovani di età, tra cui ve n’erano alcuni certamente molto preparati, ma anche degli accesi sostenitori del nuovo regime. Ancora tre anni e l’insegnamento della religione venne bandito dalle scuole, mentre venivano aumentate le ore di attività sportiva. Grazie a Dio, venne però fatta la concessione che chi aveva cominciato con il vecchio modello ginnasiale, lo portasse a termine nella sua antica forma, fino alla sua progressiva e totale estinzione.
Nel frattempo si faceva sempre più sentire il cupo brontolio della storia mondiale. All’inizio del 1938 non potemmo non accorgerci dei movimenti di truppe; si parlava di una guerra contro l’Austria, finché, un giorno, venne annunciata l’avanzata della Wehrmacht e l’annessione dell’Austria al Reich tedesco, che da quel momento si chiamò “Grande Germania”. Per noi la presa del potere da parte delle camicie brune in Austria aveva anche un suo lato positivo: le frontiere di quel paese, a noi vicino, erano state chiuse da Hitler. Ricordo ancora che una volta facemmo un’escursione da Aschau nell’amata Tittmoning, ma il ponte sul Salzach, che spesso avevamo attraversato da bambini, era sbarrato – non c’era più un ponte, ma una frontiera. Ora l’Austria era di nuovo aperta, ma, indubbiamente, a caro prezzo. In seguito, con i genitori ci recammo più volte nella vicina Salisburgo. Ogni volta, andavamo anche in pellegrinaggio a Maria Plain, visitavamo le chiese luminose e ci lasciavamo inondare dall’atmosfera di questa particolarissima cittadina. Presto mio fratello prese una felice iniziativa che ci fece conoscere un’altra dimensione di Salisburgo: la guerra aveva escluso dai concerti salisburghesi gran parte del pubblico internazionale e, così, era divenuto possibile acquistare a prezzi molto convenienti dei buoni biglietti; per suo interessamento potemmo ascoltare così la Nona Sinfonia di Beethoven diretta da Knappertsbusch, la Messa in do minore di Mozart, un concerto dei Piccoli Cantori della cattedrale di Ratisbona e molti altri indimenticabili concerti.
Nel frattempo si era venuto determinando un altro decisivo cambiamento nella mia vita. Per due anni mi ero recato a scuola a piedi, giorno dopo giorno, con grande gioia; ma ora il parroco insisteva perché io entrassi nel seminario minore, per poter essere introdotto in maniera sistematica nella vita ecclesiastica. Per mio padre, la cui pensione  era davvero esigua, si trattava di un grande sacrificio. Tuttavia mia sorella, dopo aver superato l’esame conclusivo della scuola scientifica e aver prestato, nel 1939, l’anno di servizio agrario obbligatorio per le ragazze, aveva trovato un posto come impiegata in un grosso negozio di Traunstein, alleggerendo in tal modo il bilancio di famiglia. Venne quindi presa la decisione e per la Pasqua del 1939 entrai in seminario, felice e pieno di grandi aspettative, dal momento che mio fratello me ne parlava molto bene e anche perché ero in ottimi rapporti con i seminaristi che frequentavano la mia classe. Ma io sono tra quelle persone che non sono fatte per la vita in internato. A casa avevo vissuto e studiato in grande libertà, così come volevo, costruendomi un mio mondo infantile. Ora, trovarmi costretto in una sala di studio con circa sessanta altri ragazzi, era per me una tortura, in cui mi sembrava quasi impossibile mettermi a studiare, cosa che, in precedenza, mi era sempre risultata così facile. Quel che mi pesava di più era che – in ossequio a un’idea moderna di educazione – ogni giorno erano previste due ore di sport nel grande campo sportivo della casa. Questa circostanza divenne per me una vera tortura, dal momento che non essendo affatto dotato per le attività sportive ed essendo, tra l’altro, il più piccolo tra i miei compagni di studio, che erano anche di tre anni più anziani di me, ero nettamente inferiore per forza fisica a quasi tutti loro. Per la verità devo dire che i miei compagni erano molto tolleranti, ma, alla lunga, non è bello dover vivere della tolleranza degli altri e sapere che per la squadra di cui si è parte si è solo un peso.

Intanto il dramma della storia andava acuendosi sempre di più, a causa degli atti di violenza del Terzo Reich. La crisi dei Sudeti venne scatenata e attizzata con un insieme di menzogne di cui anche un orbo avrebbe potuto rendersi conto. Era chiaro che l’accordo di Monaco dell’autunno del 1938, che sanzionò l’annessione del territorio dei Sudeti da parte del Terzo Reich, era solo un ulteriore rinvio, ma non una soluzione del problema. Mio padre non riusciva a capire che i francesi, di cui egli aveva una grande considerazione, sembrassero accettare quasi come normale una violazione del diritto dopo l’altra. All’inizio del 1939 seguì l’occupazione della Cecoslovacchia e il primo settembre di quello stesso anno, dopo una nuova campagna contro la Polonia, orchestrata nello stesso stile, si arrivò allo scoppio della guerra. La guerra era ancora lontana da noi, ma il futuro stava davanti a noi inquietante, minaccioso e impenetrabile. Una conseguenza immediata dello scoppio della guerra fu che il nostro collegio venne requisito come lazzaretto. Di conseguenza io e mio fratello riprendemmo ad andare a scuola da casa nostra.

Joseph Ratzinger – La mia vita

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