1567 PIO V PROCLAMO’ SAN TOMMASO D’AQUINO DOTTORE DELLA CHIESA ,VENNE PUBBLICATO IL NUOVO MESSALE ED IL NUOVO BREVIARIO CONOSCIUTI ANCOR OGGI …Al fine di contrastare l’immoralità dilagante fra il popolo romano, il pontefice punì l’accattonaggio e la bestemmia, vietò il combattimento di tori ed i festeggiamenti carnevaleschi, espulse da Roma parecchie cortigiane. Per sottrarre i cattolici alle usure degli ebrei favorì i cosiddetti Monti di Pietà, relegando gli ebrei in appositi quartieri della città…

 

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Papa San Pio V, al secolo Antonio Michele Ghisleri, nativo di Bosco Marengo (Alessandria) ove vide la luce il 27 gennaio 1504 da una nobile famiglia. Per sopravvivere fece il pastore, finché all’età di quattordici anni entrò tra i Domenicani di Voghera. Nel 1519 professò i voti solenni a Vigevano, poi completò gli studi presso l’università di Bologna e nel 1528 ricevette l’ordinazione presbiterale a Genova. Per ben sedici anni insegnò filosofia e teologia e successivamente fu priore nei conventi di Vigevano e di Alba, rigorosissimo con sé stesso e con i confratelli nell’osservanza religiosa. Nominato poi inquisitore a Como, spiegò ogni sua forza per arrestare le dottrine protestanti che segretamente venivano introdotte in Lombardia. Papa Paolo IV conoscendo il suo vigore spirituale lo elesse, prima vescovo di Sutri e Nepi, ed in seguito cardinale nel 1557, con l’incarico di inquisitore generale di tutta la cristianità.

Era in aperto contrasto con il suo predecessore per l’indirizzo mondano e nepotista, tuttavia, alla sua morte, fu proprio San Carlo, il nipote del papa defunto, a caldeggiare la sua nomina.

Il giorno dell’incoronazione, anziché far gettare monete al popolo come consuetudine, il novello Pio V preferì soccorrere a domicilio molti bisognosi della città di Roma. Anche da papa continuò a vestire il bianco saio domenicano, a riposare sopra un pagliericcio, a cibarsi di legumi e frutta, dedicando l’intera sua giornata al lavoro e alla preghiera.

Colpì senza pietà gli abusi della corte pontificia, dimezzando le inutili bocche da sfamare e nominando un’apposita commissione per vigilare sulla cultura ed i costumi del clero, che a quel tempo lasciavano molto a desiderare. Nell’attuazione delle disposizioni impartite dal Concilio di Trento fu coadiuvato da Monsignor Niccolò Ormaneto, già braccio destro di San Carlo a Milano. Ai sacerdoti vennero interdetti la simonia, gli spettacoli, i giochi, i banchetti pubblici e l’accesso alle taverne. Ai vescovi fu imposto un previo esame di accertamento circa la loro idoneità, la residenza, pena la privazione del loro titolo, la fondazione dei seminari e l’erezione delle cosiddette Confraternite di catechismo.

Nella curia Pio V organizzò la Penitenzieria, creò la Congregazione dell’Indice per l’esame dei libri contrari alla fede, intervenne personalmente alle sessioni del Tribunale dell’Inquisizione e talvolta concesse udienza al popolo per ben dieci ore consecutive. Le sue maggiori attenzioni erano rivolte ai poveri che ascoltava pazientemente e confortava anche con aiuti pecuniari. Il papa era compiaciuto di poter partecipare alle manifestazioni pubbliche della fede nonostante le torture della calcolosi, di far visita agli ospedali, di curare egli stesso i malati e di esortarli alla rassegnazione. Suggerì all’Istituto Fatebenefratelli di aprire un nuovo ospizio a Roma. Durante la carestia del 1566 e le epidemie che seguirono, fece distribuire ai bisognosi somme considerevoli ed organizzare i servizi sanitari. Al fine di reperire le ingenti somme necessarie, provvide a sopprimere qualsiasi spesa superflua, addirittura facendo adattare alla sua statura gli abiti dei suoi predecessori. Con una simile austerità di vita il papa riuscì nonostante tutto ad imporsi sugli avversari e ad indurre gli altri prelati e dignitari della curia romana ad un maggiore spirito di devozione e penitenza.

Per l’uniformità dell’insegnamento, secondo le indicazioni del Concilio Tridentino, che aveva richiesto fosse redatto un testo chiaro e completo della dottrina cristiana, Pio V ne affidò la redazione a tre domenicani e lo pubblicò nel 1566. L’anno seguente proclamò San Tommaso d’Aquino “Dottore della Chiesa”, obbligando le Università allo studio della Somma Teologica e facendo stampare nel 1570 un’edizione completa e accurata di tutte le opere teologiche del santo. In campo liturgico si deve alla lungimiranza di questo pontefice la pubblicazione del nuovo Breviario e del nuovo Messale, cioè il celebre rito della Messa ancor oggi conosciuto proprio con il nome di San Pio V. In ambito musicale inoltre nominò il Palestrina maestro della cappella pontificia. Suo merito fu anche quello di promuovere l’attività missionaria con l’invio di religiosi nelle “Indie orientali e occidentali” ed un pressante invito agli spagnoli a non scandalizzare gli indigeni nelle loro colonie.

Al fine di contrastare l’immoralità dilagante fra il popolo romano, il pontefice punì l’accattonaggio e la bestemmia, vietò il combattimento di tori ed i festeggiamenti carnevaleschi, espulse da Roma parecchie cortigiane. Per sottrarre i cattolici alle usure degli ebrei favorì i cosiddetti Monti di Pietà, relegando gli ebrei in appositi quartieri della città. Pur non avendo una particolare attitudine per l’amministrazione dello stato, non trascurò il benessere dei suoi sudditi costruendo nuove strade ed acquedotti, favorendo l’agricoltura con bonifiche, adeguando le fortezze di difesa e curando assai gli ospedali. Contemporaneamente al lavoro di pubblica amministrazione, Pio V agiva con grande energia sul fronte della difesa della purezza della fede: sotto il suo pontificato soppresse gli Umiliati poiché a Milano avversavano le riforme operate dal Borromeo. Inoltre scomunicò e “depose” la regina Elisabetta I d’Inghilterra, rea della morte della cugina Maria Stuart e di aver così aggravato l’oppressione dei cattolici inglesi. Inviò in Francia proprie milizie contro gli Ugonotti tollerati dalla regina Caterina de’ Medici. Il re spagnolo Filippo II fu esortato da Pio V a reprimere il fanatismo anabattista nei Paesi Bassi. Michele Baio, professore all’Università di Lovanio e precursore del giansenismo, meritò la condanna delle proprie tesi eretiche.

Ma l’episodio più celebre della vita di questo grande pontefice è sicuramente il suo intervento in favore della battaglia di Lepanto. Per allontanare la perpetua minaccia che i Turchi costituivano contro il mondo cristiano, il santo papa s’impegnò tenacemente per organizzare un lega di principi, in particolare dopo la presa di Famagosta eroicamente difesa dal veneziano Marcantonio Bragadin nel 1571 che, dopo la resa, fu scuoiato vivo. Alle flotte pontificie si unirono quelle spagnole e veneziane, sotto il supremo comando di Don Giovanni d’Austria, figlio naturale dell’imperatore Carlo V. Il fatale scontro con i Turchi, allora all’apogeo della loro potenza, avvenne il 7 ottobre 1571 nel golfo di Lepanto, durò da mezzodì sino alle cinque pomeridiane e terminò con la vittoria dei cristiani. Alla stessa ora Pio V, preso da altri impegni, improvvisamente si affacciò alla finestra, rimase alcuni istanti in estasi con lo sguardo rivolto ad oriente, ed infine esclamò: “Non occupiamoci più di affari. Andiamo a ringraziare Dio perché la flotta veneziana ha riportato vittoria”. A ricordo del felice avvenimento che cambiò il corso della storia, fu introdotta la festa liturgica del Santo Rosario, al 7 ottobre, preghiera alla quale sarebbe stata attribuita dal papa la vittoria. Il senato veneto infatti fece dipingere la scena della battaglia nella sala delle adunanze con la scritta: “Non la forza, non le armi, non i comandanti, ma il Rosario di Maria ci ha resi vittoriosi!”.

Pio V era però ormai spossato da una malattia, l’ipertrofia prostatica, di cui per pudicizia preferì non essere operato. Radunati i cardinali attorno al suo letto di morte, rivolse loro alcune raccomandazioni: “Vi raccomando la santa Chiesa che ho tanto amato! Cercate di eleggermi un successore zelante, che cerchi soltanto la gloria del Signore, che non abbia altri interessi quaggiù che l’onore della Sede Apostolica e il bene della cristianità”. Spirò così il 1° maggio 1572. La sua salma riposa ancora oggi nella patriarcale basilica di Santa Maria Maggiore in Roma. Papa Clemente X beatificò il suo predecessore cent’anni dopo, il 27 aprile 1672, e solo Clemente XI lo canonizzò poi il 22 maggio 1712.

La Chiesa ne fa memoria il 30 aprile.

(Autore: Fabio Arduino, da Internet, santi e beati)

Alla morte di Pio V il 14 maggio 1572, il Sacro Collegio, dopo un brevissimo conclave, durato meno di ventiquattr’ore, elegge

Papa Gregorio XIII, nato Ugo Buoncompagni.

Il nuovo papa, malgrado i suoi settanta anni compiuti, dimostra subito eccezionale energia e volontà inflessibile di continuare l’opera di radicale rigenerazione della chiesa iniziata da Pio V. Sotto l’influenza del cardinale Carlo Borromeo, e seguendo fedelmente le orme del suo predecessore, Gregorio XIII si mostra in tutto il suo pontificato impegnato nel rinnovare il mondo cattolico con la totale e precisa attuazione dei canoni del concilio di Trento. Se infatti prima di lui la Riforma cattolica fu condotta sostanzialmente solo in Italia e Spagna, grazie al suo pontificato si sviluppa con rapidità e organicità in tutta la cristianità.

Egli vuole la creazione di seminari per la formazione dei futuri preti, colti e moralmente ineccepibili, capaci di assumersi compiti di rinnovamento religioso, suggeriti dal Concilio.

Sorgono così numerosi collegi di questo tipo, a Roma e dovunque nei paesi cattolici, la cui gestione viene affidata all’ordine religioso più competente: la Compagnia di Gesù.

In realtà i Gesuiti si rivelano degli ottimi collaboratori di papa Gregorio, il quale al loro Collegio Romano, fondato da Ignazio di Loyola, concede importanti sovvenzioni e aggiunge nuovi e spaziosi edifici. Quando la Pontificia Università Gregoriana accoglie l’eredità del Collegio Romano, viene chiamata così proprio in onore di Gregorio XIII. Nel 1576 richiama a Roma il gesuita Roberto Bellarmino professore a Lovanio e gli conferisce la cattedra di Apologetica presso il Collegio Romano. Sempre avvalendosi dell’aiuto dei Gesuiti, papa Gregorio nel 1579 crea a Roma un Collegio Inglese e nel 1587 rafforza con ricche donazioni il Collegio Germanico che unito a quello Ungarico dà vita al Collegio Germanico Ungarico. Inoltre il papa dimostra il proprio interesse per il consolidamento dell’unione con le chiese d’Oriente creando ancora nella capitale i Collegi Greco, Armeno e Maronita.

Gregorio XIII si occupa, inoltre, della riforma delle Carmelitane di Spagna con l’aiuto di Teresa d’Avila, e dell’istituzione della Congregazione dell’Oratorio ad opera di Filippo Neri. L’opera missionaria, seppur già messa largamente in atto da Pio V, trova in papa Gregorio un rinnovato impulso tanto da estendersi nelle terre sia dell’America come del lontano Oriente.

Per quanto riguarda l’impegno per ricondurre all’unità religiosa i popoli cristiani d’Europa, Gregorio XIII e i suoi collaboratori riescono a mantenere alta la causa cattolica nei Paesi Bassi, la Polonia torna ad essere completamente cattolica e in Germania, per l’intervento anche dei duchi di Baviera e di insigni principi ecclesiastici tedeschi, il protestantesimo viene arrestato nel suo espandersi.

Bisogna riconoscere anche qualche imprudenza commessa come quando fa celebrare le messe di ringraziamento ed altre manifestazioni di gaudio quando a Roma giunge la notizia del Massacro del giorno di San Bartolomeo del 1572. In questa circostanza, il papa dimostra con questo suo comportamento, di quanto sia prigioniero della mentalità collettiva del suo tempo, secondo la quale ci si può permettere tutto nei confronti dei nemici della propria religione. Oppure quando sostenne moralmente delle cospirazioni per detronizzare Elisabetta I d’Inghilterra. Così facendo, diviene causa indiretta dell’odio dei protestanti nei confronti dei cattolici residenti nel nord Europa.

E’ merito suo la protezione per molti dotti del suo tempo e la stesura del Martyrologium romanum. Riconosce la scoperta e l’importanza delle catacombe romane.

Tra i meriti scientifici durevoli di questo papa, c’è la riforma del calendario che porta il suo nome, quel calendario gregoriano, ancora oggi universalmente in uso. Col passare dei secoli il calendario giuliano aveva creato una discrepanza tra il calendario civile e quello astronomico. Tutto questo aveva portato ad una serie di lamentele ed era stato discusso anche dai padri conciliari a Trento. Gregorio XIII istituisce una commissione sotto la guida del Cardinale Sirleto alla quale contribuiscono anche il matematico tedesco e il gesuita Cristoforo Clavio, professore presso il Collegio Romano. Dopo un accurato studio il papa, con la bolla Inter gravissimas del 24 febbraio 1582, in accordo con la maggioranza dei principi cattolici e delle università, stabilisce che al 4 ottobre 1582 debba fare seguito il 15 ottobre 1582 e che in futuro dovessero essere soppressi tre giorni intercalari in quattrocento anni.

Monumenti insigni sorgono a Roma per suo volere, come ad esempio, nel 1580 il palazzo del Quirinale, nel 1583 la Cappella Gregoriana nella Basilica di San Pietro e nel 1584, con il suo appoggio, viene portata a termine la chiesa del Gesù, chiesa madre dei Gesuiti.

La solenne accoglienza dei primi cristiani giapponesi svoltasi il 23 marzo 1585 é una delle ultime uscite pubbliche di papa Gregorio XIII, che dopo una breve malattia muore il 10 aprile 1585, nel pieno delle sue attività portate avanti fino alla fine con energia, malgrado i suoi ottantaquattro anni. Quattro giorni dopo viene sepolto nella basilica di San Pietro.

Gli succede Papa Sisto V, al secolo Felice Peretti (aprile 1585 – agosto 1590).

E’ entrato nella memoria come un papa severo e autoritario; appena eletto, cerca subito di eliminare il malcostume, la corruzione e il brigantaggio che avevano raggiunto limiti non più tollerabili nella Roma di fine cinquecento, anche per non favorire le critiche della riforma protestante che vedeva in una chiesa eccessivamente tollerante dei vizi e del malcostume un ulteriore motivo di vantarsi della riforma appena intrapresa.

Il suo pontificato segna una scossa brutale per il lassismo morale e il malcostume che sta ampiamente diffondendosi in tutti gli strati sociali e che gli porta però l’ostilità di molti cittadini. Il passo successivo di Sisto é quello di aggiustare le finanze, tirandosi addosso nuove ostilità. Con la vendita di uffici, la fondazione di nuovi “Monti”, e l’imposizione di nuove tasse, egli accumula un ampio avanzo di finanze della Chiesa.

Nel 1589 inizia una revisione della Vulgata, la cosiddetta Editio Sixtina.

Somme immense vengono utilizzate in opere pubbliche con il supporto tecnico del suo architetto Domenico Fontana e facendo saccheggiare a man salva, alla ricerca di marmi preziosi e lavorati, i monumenti antichi: si ha così il completamento della cupola di San Pietro; la loggia di Sisto o delle benedizioni a San Giovanni in Laterano; la cappella del SS. Sacramento (anche detta Cappella Sistina o del Presepe) a Santa Maria Maggiore; le aggiunte e le riparazioni al Palazzo del Quirinale, al Laterano e al Vaticano; l’erezione di quattro obelischi, compreso quello in Piazza San Pietro; l’apertura di sei strade; il restauro dell’acquedotto di Settimio Severo (“Acqua Felice”) con la mostra finale della fontana del Mosè; oltre a numerose vie e ponti, un tentativo di prosciugare le paludi pontine, e l’incentivazione dell’agricoltura e della manifattura. Inoltre integra Borgo (sino a quel tempo autonomo) come quattordicesimo rione nella città di Roma. Nello stesso tempo decide di modernizzare Roma e intraprende grandi lavori urbanistici. Egli non ha particolare devozione per le opere dell’antichità classica: le colonne di Traiano e Marco Aurelio vengono usate come piedistalli per le statue di San Pietro e San Paolo; la Minerva del Campidoglio venne convertita in S. Maria sopra Minerva.

Si deve a Sisto V il primo progetto di sistemazione urbanistica della città di Roma moderna: il Papa fa tracciare la nuova via che, attraversando le tre colline del Rione Monti, collega Trinità dei Monti con San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme: la via Sistina il cui percorso , Quattro Fontane al Quirinale, il Viminale, S. Maria Maggiore all’Esquilino, fino al palazzo del Laterano, è contrassegnato da grandi obelischi egizi.

Papa Sisto morì tra le esecrazioni dei suoi sudditi; il Belli gli ha riservato dei feroci sonetti, ma i posteri lo riconoscono come uno dei più grandi Papi. Era impulsivo, ostinato, severo e autoritario, ma la sua mente era aperta e di larghe vedute. Si dedicò alle sue imprese con una energia ed una determinazione che lo portarono spesso al successo. Poche persone possono vantare imprese più grandi.

Gli succede Papa Urbano VIII. Eletto il 15 settembre 1590, muore di malaria il 27 settembre, prima di essere consacrato. È sepolto a Santa Maria sopra Minerva.

Don Lauro Consonni
Laorca.It

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