IL ‘500 IL SECOLO DELLE RIFORME … .. I PAPI DA PIO III – GIULIO II – LEONE X – I° puntata…Alla fine del XV secolo la Chiesa viveva una profonda crisi morale, spirituale e di immagine.

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La storia ci insegna che nulla accade per caso e se paragoniamo la Chiesa ad un corpo, e non sempre mistico, era da prevedere che tutto quel disordine morale che covava da tempo scoppiasse come un bubbone producendo dei guasti di cui ancora oggi ne portiamo le conseguenze.

E però addentrandoci in queste note ci accorgeremo che, rispetto a tanto danno, quel periodo ha ricevuto dallo Spirito Santo una fioritura di Santi che mai nessun secolo ha potuto raccogliere.

Alla fine del XV secolo la Chiesa viveva una profonda crisi morale, spirituale e di immagine. A livello del Papato e dell’Alto Clero questa crisi si manifestava con l’assunzione di pratiche e comportamenti che niente avevano a che vedere con la fede. La difesa strenua del proprio Stato e l’esibizione sfacciata di un  nepotismo perfino decadente ci ha lasciato un patrimonio storico di amari ricordi.

La consuetudine di accumulare i benefici ecclesiastici, con le rendite ad essi connessi, era pratica comune. Per quello che ho potuto conoscere nello studio del carte sul processo per la canonizzazione di San Carlo Borromeo, nella Diocesi di Milano, il basso clero mancava di una assoluta preparazione non solo ecclesiastica, ma anche culturale; viveva come poteva, portava armi “offensive et difensive” e contribuiva a fare della religione un insieme di pratiche più vicine alla superstizione che alla fede.

Se noi apriamo qualsiasi libro di storia si ascrive a Martin Lutero la “Causa Reformationis” quasi che, di fronte all’incendio di una casa priva di sicurezze, si dovesse darne il merito al fuoco che ha provocato la distruzione del vecchio rispetto a chi ha cercato di salvare i beni di famiglia.

Se Martin Lutero ha causato l’incendio, dobbiamo però ai numerosi santi di questo secolo la ricostruzione di un volto nuovo e splendido di Chiesa. E c’è da chiedersi perché lo Spirito Santo sia stato così generoso in quel secolo.

Certamente la riforma protestante ha i suoi meriti nella rivalutazione della Parola di Dio che, in campo cattolico, mostra ancora larghi strati di credenti privi degli strumenti per una seria formazione spirituale. La riforma voluta dal Concilio Vaticano II ha raggiunto, sì e no, i livelli medio alti della cultura cattolica; manca ancora una adeguata formazione dei catechisti che debbono insegnare servendosi purtroppo di catechismi vuoti ed inconcludenti, incapaci di introdurre ad una vera formazione cristiana.

Ma non si tiene conto dei danni che la riforma protestante, almeno per un cattolico convinto ha provocato:

  • il concetto di salvezza personale che porta ad un rapporto diretto con Dio senza la mediazione della Chiesa
  • la conseguente  costituzione di chiese nazionali o peggio ancora personali
  • la “sola Scriptura” che non ha bisogno di essere illuminata e chiarita dalla tradizione
  • la totale svalutazione dei sacramenti o perfino la loro inutilità e negazione
  • e da ultimo, sotto la perfida interpretazione delle indulgenze come fonte di arricchimento papale, l’occasione ghiotta per una rapina di tutti i possedimenti della Chiesa presenti nelle terre del Nord a vantaggio dei Principi di quel tempo.

La storia del secolo attraverso i Sommi Pontefici.

Se teniamo  conto delle buone intenzioni di riforma di Papa Pio III che però visse solo 26 giorni,  a causa di un’ulcera alla gamba o per avvelenamento come i soliti corvi non mancano di registrare, dobbiamo dare più spazio al suo successore che prese il nome di Papa Giulio II; era nipote di Sisto IV.

Eletto Papa il primo novembre del 1503, fin dall’inizio del pontificato, Giulio II si impegna con coraggio e determinazione a disfarsi dei vari poteri che ostacolano la sua autorità temporale. Per mezzo di una serie di complicati stratagemmi riesce innanzitutto a rendere impossibile ai Borgia di restare negli Stati Pontifici. Usa quindi la sua influenza per riconciliare le due potenti famiglie degli Orsini e dei Colonna, e, con decreti fatti nel loro interesse, riesce a legare a sé il resto della nobiltà romana; ne segue poi un rafforzamento dello Stato pontificio soprattutto contro Venezia.

Benché abbia assicurato stabilmente l’autorità papale negli Stati immediatamente attorno a Roma, però è molto lontano dal portare a compimento il suo sogno di un regno italiano indipendente. Egli merita molta riconoscenza per quanto ha fatto per migliorare ed abbellire Roma; nel 1506 pone la prima pietra della nuova Basilica di San Pietro; é amico e patrono del Bramante, di Raffaello, e di Michelangelo. Quest’ultimo dipinge per lui la volta della Cappella Sistina e scolpisce la statua del Mosè che avrebbe dovuto far parte del gruppo marmoreo per la tomba del papa.

Papa Giulio II muore nel febbraio del 1513. Non viene sepolto nella tomba di Michelangelo a San Pietro in Vincoli, ma nella Basilica di San Pietro senza alcun monumento funebre.

Gli succede Papa Leone X. Alla nascita gli viene dato il nome di Giovanni ed è figlio di Lorenzo de’ Medici. Non asseconda il padre che lo vuole avviare alla carriera ecclesiastica in Roma, per dedicarsi a quelli letterari tanto cari a Lorenzo, sotto la guida del Poliziano e del Bibbiena. Dopo la morte del padre e l’elezione di Alessandro VI, Giovanni ritorna a Firenze. Avviene l’irruzione francese in Italia, che ha come conseguenza, l’espulsione della famiglia Medici da Firenze nel novembre 1494, anche a causa della violenta predicazione del Savonarola.

A Firenze si instaura una repubblica, mentre il cardinale Giovanni con suo fratello maggiore e il loro cugino Giulio, futuro Papa Clemente VII trovano ospitalità presso la corte di Urbino. Nel 1500 decide di ritornare a Roma, nel suo palazzo: l’attuale e famoso Palazzo Madama, sottraendosi per quanto possibile all’attenzione di papa Alessandro VI con la sua completa devozione per gli studi letterari, e quindi raccogliendo intorno a sé molti letterati e poeti.

Nel 1503 muore il fratello maggiore Piero dei Medici e quindi egli diventa capostipite.

Dopo alterne vicende il 14 settembre 1512 può rientrare in Firenze poiché la fazione medicea ha ripreso il controllo del governo. Egli e il cugino Giuliano si prodigano per sedare le tensioni e gli odi e tentare di rappacificare le fazioni. Ma in città lo spirito repubblicano é ancora molto forte, e viene scoperto un complotto contro i Medici proprio nel momento in cui giunge la notizia da Roma della morte di papa Giulio II del 23 febbraio 1513. Il cardinale che non ha grandi rivali, si porta subito a Roma per il conclave che inizia il 9 marzo. Grazie all’abile segretario Bernardo Dovizi da Bibbiena, l’11 marzo viene eletto papa. Non essendo che diacono,prima viene ordinato sacerdote e vescovo il 13 marzo 1513 e poi incoronato in modo solenne come mai s’era visto a Roma il 19 marzo.

Tra i primi atti vi é la riapertura del concilio lateranense iniziato dal suo predecessore, risanando i contrasti che avrebbero portato ad uno scisma. Introduce due novità avveniristiche come la traduzione della Bibbia e la liturgia in volgare, confutate poi dal Concilio di Trento che riconferma il latino.

La sua tendenza alla conciliazione emerge subito appena eletto. Concede il perdono ai cardinali che avevano aderito al “conciliabolo di Pisa” dove si era tentato di eleggere un antipapa; perdona Pompeo Colonna che aveva tentato di provocare un’insurrezione popolare per stabilire una repubblica a Roma; perdona i congiurati Boscoli e Capponi che avevano complottato contro di lui a Firenze, salvando la vita a Machiavelli. In campo politico non ha una posizione ferma poiché in base all’opportunità si schiera dapprima contro la Francia, divenendone alleato, per poi passare apertamente contro l’Impero. All’interno riprende le abitudini nepotiste, crea cardinale il cugino Giuliano che in futuro sarà papa Clemente VII ed il nipote Innocenzo Cybo.

Stipula con il Re Luigi XII, un concordato storico perché porta al riconoscimento della Chiesa gallicana nella Chiesa cattolica e che durerà praticamente fino alla soppressione della Chiesa durante la Rivoluzione Francese.

E’ sotto il suo pontificato che matura quel dramma che prende il nome di Riforma protestante.

Martin Lutero critica Papa Leone X per “la vendita delle indulgenze” e manifesta pubblicamente per la prima volta le sue idee nelle 95 tesi sulle indulgenze, la vigilia di Ognissanti del 1517, inviando il testo a diversi teologi; queste tesi hanno subito una larga diffusione in tutta la Germania

Papa Leone X nel 1518 fa sottoporre ad esame le asserzioni sulle indulgenze e intima a Lutero di presentarsi a Roma per il processo; lui però non si presenta.

Nel 1519 a Lipsia si svolge una disputa fra Lutero e Johannes Eck: il riformatore non abbandona le sue posizioni, ma anzi precisa tutta la sua dottrina.

Nel 1520, a Roma si conclude il processo contro Lutero e viene promulgata la bolla “Exsurge Domine”, con la quale il Papa intima al riformatore tedesco di ritrattare le sue tesi entro 60 giorni; Lutero risponde bruciando pubblicamente la bolla papale. Ormai è scontro aperto.

Il 3 gennaio 1521, con la bolla “Decet Romanum Pontificem”, Lutero e tutti coloro che lo sostengono venivano scomunicati.

In Svizzera la riforma ha luogo contemporaneamente alla Germania, dapprima con Ulrich Zwingli (1484-1531), che ben presto però si allontana dal luteranesimo,alienandosi così l’appoggio dei Principi tedeschi, e viene ucciso sul campo di battaglia che oppone i cantoni svizzeri cattolici contro Zurigo. La riforma ha successo a Ginevra col Riformatore Giovanni Calvino, francese di origine, che ben presto abbraccia il luteranesimo e deve per questo lasciare Parigi.

Il primo dicembre del 1521, Leone X muore e viene seppellito nella basilica di Santa Maria sopra Minerva. Al  papa de’ Medici bisogna riconoscere il merito di essersi circondato di artisti, musicisti e letterati richiamati da varie parti d’Italia: fra gli altri il Bembo, il Sannazzaro, il Sadoleto, il Guicciardini, il Bibbiena, l’Aretino, e ancora Bramante, Michelangelo, Raffaello, il Peruzzi ( architetto della Farnesina), Giuliano e Antonio da Sangallo.

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