GERMANIA 1941 – EUTANASIA DI UN RATZINGER

LA VIOLENZA DEL PROGETTO EUTANASICO NAZISTA TOCCO’ IL CUORE E LA MENTE DEL GIOVANE JOSEPH. Egli venne colpito nei suoi affetti familiari dalla macchina di
morte del regime nazista contro “i malati o i difettosi”.

Il futuro Papa aveva un cugino, poco più giovane di lui, nato con la sindrome di Down. Nel 1941– Joseph aveva 14 anni – alcuni “medici” nazisti vennero nella casa del giovinetto, nella Baviera sud-orientale, e informarono gli zii di Ratzinger sulle nuove disposizioni del Terzo Reich, norme che proibivano ai figli handicappati di rimanere coi propri genitori. Di fronte alle vibrate proteste dei familiari, gli inviati del Reich si mostrarono inflessibili: portarono via il ragazzino e nessuno lo vide mai più. Solo più tardi la famiglia ricevette la notizia che il piccolo era morto. Il particolare, ad oggi inedito, è stato svelato da Brennan Pursell, giovane storico americano, docente alla DeSales University in Pennsylvania che – curiosità – da protestante ha fatto il suo ingresso nella Chiesa cattolica nel monastero benedettino di Metten, nella terra di Benedetto, la Baviera. Nei due anni di ricerca per scrivere Benedict of Bavaria. An Intimate Portrait of the Pope and His Homeland (CirclePress, 240 pagine, 24,50 dollari), uscito a marzo, Pursell, grazie al suo fluente tedesco, ha potuto incontrare conoscenti e parenti di Benedetto XVI e rivelare così il particolare inedito di quella “ferita” che il regime nazista inflisse al giovane Joseph con il rapimento e la soppressione fisica del cugino Down.
Un’esperienza, questa, che ha lasciato una traccia profonda nel pensiero e nella visione del teologo, vescovo e quindi pontefice tedesco. Basti pensare alla sua celebre formulazione del “principio non negoziabile” della difesa della vita umana “dal suo concepimento alla sua morte naturale”. Questo passaggio del discorso di Benedetto XVI durante il suo viaggio in Austria, nel settembre 2007, pronunciato davanti alle autorità pubbliche, ben illumina la grande sensibilità del pontefice per il tema della dignità della persona e l’intangibile valore della sua vita, anche se segnata dalla disabilità o dalla sofferenza:

«Una grande preoccupazione costituisce per me anche il dibattito sul cosiddetto “attivo aiuto a morire”. C’è da temere che un giorno possa essere esercitata una pressione non dichiarata o anche esplicita sulle persone gravemente malate o anziane, perché chiedano la morte o se la diano da sé. La risposta giusta alla sofferenza alla fine della vita è un’attenzione amorevole, l’accompagnamento verso la morte – in particolare anche con l’aiuto della medicina palliativa – e non un “attivo aiuto a morire”».

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Un pensiero su “GERMANIA 1941 – EUTANASIA DI UN RATZINGER

  1. Santo padre, noi esseri nella ns. Umanità, abbiamo il sacrosanto dovere di riconoscere le ns. Piccolezze e finanche la imperfezione, per fede testamentaria di fronte all’onnipotenza di Dio ns. Creatore.

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