IN MOLTI ANGOLI DEL MIO APPARTAMENTO SI TROVANO RICORDI RICEVUTI DA BARTOLOMEO…

Il mio primo stretto contatto personale con il Patriarca ecumenico Bartolomeo è stato nell’anno 2002, durante il viaggio verso l’incontro internazionale di preghiera ad Assisi. Era stata di Papa san Giovanni Paolo II l’idea di recarci insieme in treno ad Assisi per esprimere il nostro percorso interiore oltre al viaggio esteriore. Per me fu una gioia apprendere che il patriarca mi aveva invitato a sedere per un po’ accanto a lui, nello stesso scompartimento, e, in tal modo, conoscerci meglio.

Per me tale incontro — lungo il cammino — è più di un’espressione accidentale dello stato della fede. Fui anche subito commosso dall’apertura e dal calore personale del patriarca. Non ci volle un grande sforzo per avvicinarci di più l’uno all’altro. La sua apertura interiore e la sua semplicità ispiravano subito una piacevole intimità. A contribuire a questa sensazione fu naturalmente anche il fatto che parla tutte le principali lingue europee, non soltanto francese e inglese, ma anche italiano e tedesco. Ancor più sorprendente fu per me il fatto che padroneggia il latino e sa esprimersi in tale lingua. Se si può conversare con qualcuno nella propria lingua, c’è immediatezza nel parlare cuore a cuore e pensiero a pensiero. Il patriarca non ha studiato solo nell’ambito della Chiesa ortodossa, ma anche a Monaco e a Roma. Alla diversità di lingue corrisponde, di conseguenza, anche una diversità di culture nelle quali egli si muove. Così, il suo pensiero è, dal profondo, un viaggio con gli altri e verso gli altri, che certamente non degenera in una mancanza di direzione, dove l’“essere in cammino” semplicemente non porterebbe da nessuna parte. Essere profondamente radicati nella fede in Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente e nostro Redentore, non ostacola l’apertura verso l’altro perché Gesù Cristo porta in sé tutta la verità. Al tempo stesso, però, questo radicamento ci protegge dallo scivolare nella futilità e da un vuoto gioco di vanità, poiché ci mantiene nella verità, che appartiene a tutti e vuole essere la via per tutti.

Così, in qualche modo vedo in questo nostro primo incontro un ritratto dell’intera personalità del patriarca ecumenico: vivere in cammino verso una meta; vivere nelle molte dimensioni delle grandi culture; vivere nell’incontro, sostenuto dall’incontro fondamentale con la verità che è Gesù Cristo. Alla fine, la meta di tutti questi incontri è l’unità in Gesù Cristo.

Anche se, naturalmente, il fine di questa breve riflessione non può essere quello di delineare in qualche modo il ministero del patriarca nella sua interezza, vorrei almeno sottolineare un aspetto che è importante per descrivere questo grande uomo della Chiesa di Dio: il suo amore per il creato e il suo impegno perché venga trattato conformemente a questo amore, nelle questioni grandi e piccole. Un pastore del gregge di Gesù Cristo non è mai orientato soltanto alla cerchia dei propri fedeli. La comunità della Chiesa è universale anche nel senso che include tutta la realtà. Ciò appare evidente, per esempio, nella liturgia, che non indica soltanto la commemorazione e il compimento degli atti salvifici di Gesù Cristo. È in cammino verso la redenzione dell’intera creazione. Nell’orientamento della liturgia verso Oriente, vediamo che i cristiani, insieme al Signore, desiderano procedere verso la salvezza del creato nella sua interezza. Cristo, il Signore crocifisso e risorto, è al tempo stesso anche il “sole” che illumina il mondo. Anche la fede è sempre diretta verso la totalità del creato. Pertanto, il Patriarca Bartolomeo realizza un aspetto essenziale della sua missione sacerdotale proprio con questo suo impegno verso il creato.

La mia elezione a Successore di Pietro ha naturalmente conferito una nuova dimensione al nostro incontro personale. La responsabilità per la fede nel mondo e, al tempo stesso, la responsabilità per l’unità del cristianesimo diviso fanno parte del ministero che ci è stato dato, ma sono anche un dovere personale.

Considero particolarmente bello il fatto che, dopo la mia rinuncia, il patriarca mi sia rimasto sempre vicino personalmente e che sia perfino venuto a trovarmi nel mio piccolo convento. In molti angoli del mio appartamento si possono trovare ricordi ricevuti da lui. Questi oggetti non sono soltanto segni affettuosi della nostra amicizia personale, ma anche indicazioni verso l’unità tra Costantinopoli e Roma, segni di speranza che ci stiamo dirigendo verso l’unità.

Sua Santità Bartolomeo è un patriarca davvero ecumenico, in tutti i sensi del termine. In solidarietà fraterna con Papa Francesco sta compiendo ulteriori importanti passi sul cammino dell’unità. Caro Fratello in Cristo, possa il Signore garantirle ancora molti anni di ministero benedetto come pastore nella Chiesa di Dio. La saluto en philèmati haghìo [“con il bacio santo”, Romani, 16, 16 e 1 Corinzi, 16, 20].turchia_-_bartolomeo_i_-_benedetto_xvi_-_fanar

Il mio primo stretto contatto personale con il Patriarca ecumenico Bartolomeo è stato nell’anno 2002, durante il viaggio verso l’incontro internazionale di preghiera ad Assisi. Era stata di Papa san Giovanni Paolo II l’idea di recarci insieme in treno ad Assisi per esprimere il nostro percorso interiore oltre al viaggio esteriore. Per me fu una gioia apprendere che il patriarca mi aveva invitato a sedere per un po’ accanto a lui, nello stesso scompartimento, e, in tal modo, conoscerci meglio.

Per me tale incontro — lungo il cammino — è più di un’espressione accidentale dello stato della fede. Fui anche subito commosso dall’apertura e dal calore personale del patriarca. Non ci volle un grande sforzo per avvicinarci di più l’uno all’altro. La sua apertura interiore e la sua semplicità ispiravano subito una piacevole intimità. A contribuire a questa sensazione fu naturalmente anche il fatto che parla tutte le principali lingue europee, non soltanto francese e inglese, ma anche italiano e tedesco. Ancor più sorprendente fu per me il fatto che padroneggia il latino e sa esprimersi in tale lingua. Se si può conversare con qualcuno nella propria lingua, c’è immediatezza nel parlare cuore a cuore e pensiero a pensiero. Il patriarca non ha studiato solo nell’ambito della Chiesa ortodossa, ma anche a Monaco e a Roma. Alla diversità di lingue corrisponde, di conseguenza, anche una diversità di culture nelle quali egli si muove. Così, il suo pensiero è, dal profondo, un viaggio con gli altri e verso gli altri, che certamente non degenera in una mancanza di direzione, dove l’“essere in cammino” semplicemente non porterebbe da nessuna parte. Essere profondamente radicati nella fede in Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente e nostro Redentore, non ostacola l’apertura verso l’altro perché Gesù Cristo porta in sé tutta la verità. Al tempo stesso, però, questo radicamento ci protegge dallo scivolare nella futilità e da un vuoto gioco di vanità, poiché ci mantiene nella verità, che appartiene a tutti e vuole essere la via per tutti.

Così, in qualche modo vedo in questo nostro primo incontro un ritratto dell’intera personalità del patriarca ecumenico: vivere in cammino verso una meta; vivere nelle molte dimensioni delle grandi culture; vivere nell’incontro, sostenuto dall’incontro fondamentale con la verità che è Gesù Cristo. Alla fine, la meta di tutti questi incontri è l’unità in Gesù Cristo.

Anche se, naturalmente, il fine di questa breve riflessione non può essere quello di delineare in qualche modo il ministero del patriarca nella sua interezza, vorrei almeno sottolineare un aspetto che è importante per descrivere questo grande uomo della Chiesa di Dio: il suo amore per il creato e il suo impegno perché venga trattato conformemente a questo amore, nelle questioni grandi e piccole. Un pastore del gregge di Gesù Cristo non è mai orientato soltanto alla cerchia dei propri fedeli. La comunità della Chiesa è universale anche nel senso che include tutta la realtà. Ciò appare evidente, per esempio, nella liturgia, che non indica soltanto la commemorazione e il compimento degli atti salvifici di Gesù Cristo. È in cammino verso la redenzione dell’intera creazione. Nell’orientamento della liturgia verso Oriente, vediamo che i cristiani, insieme al Signore, desiderano procedere verso la salvezza del creato nella sua interezza. Cristo, il Signore crocifisso e risorto, è al tempo stesso anche il “sole” che illumina il mondo. Anche la fede è sempre diretta verso la totalità del creato. Pertanto, il Patriarca Bartolomeo realizza un aspetto essenziale della sua missione sacerdotale proprio con questo suo impegno verso il creato.

La mia elezione a Successore di Pietro ha naturalmente conferito una nuova dimensione al nostro incontro personale. La responsabilità per la fede nel mondo e, al tempo stesso, la responsabilità per l’unità del cristianesimo diviso fanno parte del ministero che ci è stato dato, ma sono anche un dovere personale.

Considero particolarmente bello il fatto che, dopo la mia rinuncia, il patriarca mi sia rimasto sempre vicino personalmente e che sia perfino venuto a trovarmi nel mio piccolo convento. In molti angoli del mio appartamento si possono trovare ricordi ricevuti da lui. Questi oggetti non sono soltanto segni affettuosi della nostra amicizia personale, ma anche indicazioni verso l’unità tra Costantinopoli e Roma, segni di speranza che ci stiamo dirigendo verso l’unità.

Sua Santità Bartolomeo è un patriarca davvero ecumenico, in tutti i sensi del termine. In solidarietà fraterna con Papa Francesco sta compiendo ulteriori importanti passi sul cammino dell’unità. Caro Fratello in Cristo, possa il Signore garantirle ancora molti anni di ministero benedetto come pastore nella Chiesa di Dio. La saluto en philèmati haghìo [“con il bacio santo”, Romani, 16, 16 e 1 Corinzi, 16, 20].

Benedetto XVI – Ottobre 2016

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