L’AMICIZIA DI GIOVANNI PAOLO II E BENEDETTO XVI

Nel Conclave del 1978 si conoscevano per la prima volta Papa Giovanni Paolo II e Joseph ratzinger-e-wojtylaRaztiger. La prima impressione fu ottima in entrambi gli allora cardinali: Ratzinger, in particolare, sentì immediatamente una grande simpatia, e “grazie a Dio, immeritatamente, il cardinale di quel tempo mi ha donato fin dall’inizio la sua amicizia. Sono grato per questa fiducia che mi ha donato, senza miei meriti. Soprattutto, vedendolo pregare, ho visto e non solo capito, ho visto che era un uomo di Dio”.

Così parlava Joseph Ratzinger in un’intervista del 2005 rilasciata per una emittente televisiva polacca, sei mesi dopo la sua elezione a Papa. Per Benedetto XVI l’amicizia con il suo predecessore recentemente salito al cielo non era un pesante fardello, come in molti pensavano, ma motivo di grande orgoglio: “Un’amicizia che veniva proprio dal cuore. Lui mi aiuta ad essere vicino al Signore, e io cerco di entrare nella sua atmosfera di preghiera”.

Ma per giudicare la stima e la riconoscenza dell’attuale papa emerito nei confronti di Karol Wojtyla basterebbe anche dare una rapida lettura all’omelia del Cardinale Ratzinger in occasione dellla messa esequiale per il Pontefice appena scomparso. Parole commoventi ed ispirate, che salutavano il vecchio Karol ricordandone tutte le risposte positive alle numerose chiamate di Dio.

Il segno di questa stima è tutto nella inconsueta accelerazione imposta da Papa Benedetto XVI alla causa di Beatificazione per il suo amico Karol. Ovviamente non si trattava di un semplice atto dovuto. Per Papa Ratzinger, solitamente rispettoso ed attento osservatore del protocollo, sollecitare una variazione dei tempi canonici per la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II non dov’essere stata una scelta semplice.

Ma così è stato. Papa Wojtyla è diventato Beato prima dei tempi previsti dalla Chiesa, grazie anche al suo amico e successore Joseph, che nell’omelia della Messa di Beatificazione, concludeva così: “Vorrei infine rendere grazie a Dio anche per la personale esperienza che mi ha concesso, di collaborare a lungo con il beato Papa Giovanni Paolo II. Già prima avevo avuto modo di conoscerlo e di stimarlo, ma dal 1982, quando mi chiamò a Roma come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, per 23 anni ho potuto stargli vicino e venerare sempre più la sua persona.

Il mio servizio è stato sostenuto dalla sua profondità spirituale, dalla ricchezza delle sue intuizioni. L’esempio della sua preghiera mi ha sempre colpito ed edificato: egli si immergeva nell’incontro con Dio, pur in mezzo alle molteplici incombenze del suo ministero. E poi la sua testimonianza nella sofferenza: il Signore lo ha spogliato pian piano di tutto, ma egli è rimasto sempre una “roccia”, come Cristo lo ha voluto. […] Così egli ha realizzato in modo straordinario la vocazione di ogni sacerdote e vescovo: diventare un tutt’uno con quel Gesù, che quotidianamente riceve e offre nella Chiesa”.

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