IMPORTANTI CONCETTI DOTTRINALI NON POSSONO ESSERE CAMBIATI DA QUALCHE NOTA A PIE’ DI PAGINA

Padre Georg, in un’intervista che ha rilasciato al quotidiano tedesco Schwäbische Zeitung. ha sollevato importanti temi etici e politici che s’intrecciano fra loro. Data la delicatezza dei temi trattati ci atteniamo alla traduzione della Nuova Bussola Quotidiana.
«Quando un Papa vuole cambiare qualcosa nella dottrina, allora deve dirlo con chiarezza, in modo che sia vincolante», afferma il prefetto della Casa Pontificia, «importanti concetti dottrinali non possono essere cambiati da mezze frasi o da qualche nota a piè di pagina formulata in modo generico. Dichiarazioni che aprono a diverse interpretazioni sono rischiose. Alcuni vescovi hanno davvero la preoccupazione che l’edificio della dottrina possa subire delle perdite a motivo di un linguaggio non cristallino».
Padre Georg analizza le ragioni che stanno a monte dell’azione dell’attuale Pontefice.
«Papa Francesco è fortemente influenzato dalla sua esperienza come provinciale dei gesuiti e soprattutto come arcivescovo di Buenos Aires», afferma l’alto prelato, «già in quella grande città e mega-diocesi si era capito che ciò di cui lui è convinto, lo fa e lo porta fino in fondo senza scrupoli». Deciso dunque, anche a costo di esagerare. «Questo vale anche adesso come vescovo di Roma e come Papa», spiega Padre Georg, «che nei discorsi, rispetto ai suoi predecessori, di tanto in tanto sia un po’ impreciso, e addirittura irrispettoso, si deve solo accettare. Ogni Papa ha il suo stile personale. È il suo modo di parlare, anche correndo il rischio che ciò possa dar adito ad equivoci, a volte anche a interpretazioni avventurose». «La certezza che il Papa sia una roccia nei marosi, ritenuto come l’ultima ancora, ha iniziato in effetti a vacillare», sostiene il segretario del Papa emerito, «se questa percezione corrisponda alla realtà e se riproduca l’immagine di Papa Francesco o se sia piuttosto un’immagine dei media, non posso giudicarlo». «Un vescovo, pochi mesi dopo l’elezione di Bergoglio, ha parlato di effetto-Francesco e, tutto impettito, ha aggiunto che ora era di nuovo bello essere cattolici», sostiene il segretario di Ratzinger, «si poteva percepire di nuovo pubblicamente uno slancio nella fede e nella Chiesa». «Ma questo accade davvero?», si chiede retoricamente l’alto prelato, «dall’esterno non si percepisce un nuovo inizio. La mia impressione è che Francesco goda di grande simpatia come uomo più di tutti gli altri leader del mondo. Ma riguardo alla vita e all’identità della fede questa sua simpatia non sembra avere grande influenza. I dati statistici, se non mentono, mi danno purtroppo ragione». Le presenze alle messe «non sono aumentate», così come «le vocazioni» e il ritorno alla Chiesa di chi «ha abbandonato» non è in crescita. Insomma, visto da dentro, dal centro del centro del mondo «l’effetto Francesco» è solo mediatico. E non pratico.
di Enrico Paoli
twitter@enricopaoli1, 24 luglio 2016
georg-gaenswein-segretario-del-papa
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