CONCLAVE 2005 – 2 – DAL SACERDOZIO FEMMINILE ALL’EUTANASIA: LA VISIONE “PROGRESSISTA” DI UN “MANCATO PAPA” #sacerdozio femminile #eutanasia #Martini #Bergoglio

Martini fu spesso in contrapposizione con i vescovi di Roma. In convergenza invece con le posizioni della Chiesa protestante inglese, era comunque un religioso rispettato e stimato da laici e cattolici, Benedetto XVI su tutti.

Dal sacerdozio femminile all’eutanasia: la visione “progressista”

Carlo Maria Martini è stato protagonista degli ultimi decenni nella vita della Chiesa cattolica. Ha interpretato spesso posizioni ‘avanzate’, non solo sui temi etici, spesso in contrasto con le linee ufficiali della gerarchia vaticana. Di lui si può parlare anche come di un “mancato Papa”, essendo arrivato al Conclave del 2005, quello che elesse Benedetto XVI, come uno dei “papabili”, sostenuto – si disse allora – dall’ala più progressista del Collegio cardinalizio. Simbolo per tutto il pontificato di Giovanni Paolo II di una Chiesa più aperta e dialogante, fu lo stesso Wojtyla a nominarlo, a sorpresa, ad arcivescovo di Milano (la più grande diocesi del mondo) il 29 dicembre 1979 e lo ha consacrato personalmente il 6 gennaio del 1980.

LA CONTRAPPOSIZIONE CON ROMA. Il gesuita Martini infatti era allora il magnifico rettore della Università Gregoriana (dopo esserlo stato del prestigioso Pontificio Istituto Biblico) ed era considerato un autorevole biblista, non certo un pastore. Non risulta che mai Papa Wojtyla si sia pentito della sua scelta, anche se per vent’anni quello dell’arcivescovo di Milano ha poi rappresentato una sorta di magistero parallelo, se non alternativo, tanto che il Corriere della Sera era arrivato a definirlo in un titolo “il candidato degli anglicani” al Papato, per dare conto degli ottimi rapporti (vere e proprie convergenze) tra la visione martiniana e la Chiesa protestante inglese (che dopo aver ordinato le pastore si interroga anche sulla possibilità di vescovi gay sposati).

IL SACERDOZIO FEMMINILE. Questa continua contrapposizione con Roma, il cardinale la viveva senza arroganza, quasi meravigliandosi che la stampa sottolineasse le poche differenze piuttosto che la sua sostanziale obbedienza. Nel 1997, ad esempio, commentando il “no” definitivo di Wojtyla al sacerdozio femminile, l’arcivescovo di Milano disse: “nella storia della Chiesa primitiva però ci sono state le diaconesse: possiamo valutare a questa possibilità”.Gli storici della Chiesa antica replicarono immediatamente che le donne erano ammesse a un particolare servizio della carità che si differenza dal diaconato odierno in quanto non era prevista l’ordinazione che ne fa oggi una sorta di primo grado del sacerdozio. E il cardinale evitò di controreplicare.

NON ERA DISPOSTO A TACERE. Il torinese Martini (autore di decine di libri di commento esegetico e che da professore amava fare lezione in latino) era così: non cercava la polemica con Roma, ma non era disposto a tacere se la pensava diversamente dal Papa. Il motto episcopale che si era scelto, del resto, è “De veritate adversa deligere”, un’affermazione che suona molto ratzingeriana: “Per la verità scegliere le avversità”. Cosi’, da biblista, non ha tralasciato di scrivere in questi anni recensioni assai puntute ai due volumi dell’opera teologica “Gesù di Nazaret”, firmati da Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. E il Papa tedesco non se l’è presa affatto. Anzi in più occasioni, anche in discorsi pronunciati a braccio, ha rinnovato la sua stima e espresso considerazione per Martini, come pastore e come studioso.

LA STIMA RECIPROCA CON BENEDETTO XVI. Non dimenticando mai quanto era accaduto il 19 aprile 2005, quando il porporato gesuita ha fatto convergere sul suo nome i cardinali progressisti, che nelle prime votazioni avevano indicato l’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Maria Bergoglio (anche lui gesuita). I due cardinali professori, il teologo e il biblista, oltre che coetanei (classe 1927: Martini è nato il 15 febbraio, Ratzinger il 16 aprile) hanno sempre avuto rapporti cordiali. Anzi si può dire che tra loro c’è sempre stato un feeling, anche se quello divenuto Papa era allora, per il suo ufficio di prefetto dell’ex Sant’Uffizio, il custode dell’ortodossia, e l’altro, l’arcivescovo di Milano, amava invece i territori più impervi e inesplorati della teologia e dell’etica, dove spesso camminava rasente ai precipizi, come emerge anche dai suoi più recenti scritti sull’eutanasia.

CRITICO’ LA MESSA IN LATINA INTRODOTTA DA BENEDETTO XVI. Ad esempio, nel luglio 2007, con un’intervista al Sole 24 Ore, Martini criticò il ‘motu proprio’ “Summorum Pontificum” con cui Benedetto XVI aveva liberalizzato la messa in latino col rito tridentino. “Amo la messa preconciliare e il latino ma non celebrerò la messa con l’antico rito”, disse in sostanza il porporato, apprezzando comunque “la volontà ecumenica a venire incontro a tutti” mostrata dal Pontefice tedesco. Nel marzo 2010, poi, nel pieno dello scandalo pedofilia nella Chiesa cattolica, venne riportato un suo pronunciamento favorevole al ripensamento dell’obbligo di celibato dei preti. In un comunicato diffuso però dall’arcidiocesi di Milano, Martini smentì tali dichiarazioni, sostenendo anzi di ritenere “una forzatura coniugare l’obbligo del celibato per i preti con gli scandali di violenza e abusi a sfondo sessuale”.

I TEMI ETICI: L’APERTURA AL PROFILATTICO. Ma è in particolare sui temi etici che le sue prese di posizione ha fatto più volte scalpore. Nell’aprile del 2006 avevano fatto molto discutere le aperture di Martini sull’uso del profilattico, indicato come “male minore” nel caso di prevenzione dal contagio Hiv. “Lo sposo affetto dall’Aids – spiegava in un dialogo per L’Espresso con il chirurgo Ignazio Marino, poi parlamentare Pd – è obbligato a proteggere l’altro partner e questi pure deve potersi proteggere”. In quel dialogo, Martini manifestava anche prudenza nell’esprimere giudizi sulla fecondazione eterologa ed invitava ad approfondire la strada per l’adozione di embrioni, anche da parte delle donne single, pur di impedirne la distruzione. Disco verde veniva dato anche all’adozione per i single: in mancanza di una famiglia “composta da uomo e donna che abbiano saggezza e maturità”, anche “altre persone, al limite anche i single, potrebbero dar di fatto alcune garanzie essenziali. Non mi chiuderei perciò a una sola possibilità”.

SULL’EUTANASIA. “Neppure io vorrei condannare le persone che compiono un simile gesto su richiesta di una persona ridotta agli estremi e per puro sentimento di altruismo”. Diceva Martini, tuttavia “é importante distinguere bene gli atti che arrecano vita da quelli che arrecano morte. E questi ultimi non possono mai essere approvati”. Tutti temi finiti anche nel recente libro “Credere e conoscere”, di Martini e Marino (Einaudi), in cui non mancano ‘aperture’ esplicite su questioni come, oltre che il profilattico, le coppie di fatto, sia etero che omosessuali. A proposito di chi ha partner dello stesso sesso, ad esempio, Martini diceva che “tale comportamento non può venire né demonizzato né ostracizzato”.

LA SCUOLA DELLA PAROLA. Nel novembre 1980 ha introdotto in diocesi la “Scuola della Parola” che consiste nell’aiutare il popolo di Dio ad accostare la Scrittura secondo il metodo della lectio divina. E’ del novembre 1986 il grande convegno diocesano ad Assago sul tema del “Farsi prossimo”, dove viene lanciata l’iniziativa delle Scuole di formazione all’impegno sociale e politico. Grande risonanza ha avuto poi la serie di incontri – iniziati nell’ottobre del 1987 – sulle “domande della fede”, detti anche “Cattedra dei non credenti”, indirizzati a persone in ricerca della fede.

IL DIALOGO CON I TERRORISTI. Uomo del dialogo, nel 1983 fu scelto come interlocutore dai militanti di Prima Linea in una “conferenza di organizzazione” che si tenne nel carcere Le Vallette di Torino, dove erano concentrati la gran parte degli imputati del “maxiprocesso” che era in corso contro l’organizzazione, che decisero di far consegnare proprio all’arcivescovo Carlo Maria Martini le armi ancora in disponibilità dei piellini rimasti liberi. Del suo episcopato milanese resta memorabile il 47esimo Sinodo diocesano di Milano, che fu convocato il 4 novembre 1993 e si chiuse il primo febbraio 1995. Membro della Segreteria del Sinodo dei Vescovi per molti diversi mandati. E proprio in uno degli ultimi Sinodi convocati da Wojtyla era intervenuto per chiedere un nuovo Concilio, proposta però subito archiviata dagli altri padri sinodali e da Giovanni Paolo II.

L’APERTURA ALLE NUOVE FAMIGLIE. Mentre, anche se la famiglia va difesa, “non è male, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, che due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido – affermava l’arcivescovo emerito – le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili”. Anche se in contrasto con alcune delle posizioni di Benedetto XVI, comunque, Martini non ha mai fatto mancare il rapporto di vicinanza e fedeltà con l’attuale Papa, suo coetaneo, al quale, nell’ultimo incontro avuto a Milano il 3 giugno scorso, in occasione del Meeting mondiale delle Famiglie, ha espresso anche solidarietà per la vicenda dei documenti trafugati. “Ho voluto dire al Papa che accettare queste cose dolorose come dono è purificatorio. Lui soffre e noi soffriamo con lui. Ma la verità si compirà”, aveva commentato Martini all’indomani dell’incontro in Curia.

sabato 01 settembre 2012 TG1 online19-aprile-2

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