B16 SPIEGA LA GENESI …QUESTE PAROLE INIZIALI DELLA SACRA SCRITTURA RISUONANO SEMPRE AL MIO ORECCHIO COME CAMPANE FESTOSE…

 

 

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In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

Dio disse “Sia la luce!”. E luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno. Dio disse: “Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle terre”. Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.

…. Dio disse: “Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra”. E così avvenne: Dio fece due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle.

Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare il giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre.

E Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno Genesi 1,1-19.

Queste parole iniziali della Sacra Scrittura risuonano sempre al mio orecchio come il rintocco festoso di una vecchia grande campana, che, stupendo e solenne, tocca il cuore e fa presagire qualcosa del mistero dell’Eterno. Queste parole ricordano inoltre a molti tratti noi il primo incontro con il libro sacro di Dio, la Bibbia , che ci venne presentata per la prima volta a questa pagina; ci fece uscire subito dal nostro piccolo mondo infantile, ci conquisto con la sua poesia e ci fece presagire qualcosa dell’immensità della creazione e del suo Creatore.

Eppure proviamo una specie di dissociazione di fronte a queste parole. Sono belle e familiari ; ma sono anche vere? Tutto sembra indicare il contrario, perché le scienze naturali hanno da lungo tempo fatto piazza pulita delle idee che abbiamo or ora udito: l’idea di un mondo spazialmente e cronologicamente misurabile, l’idea di un creato costruito pezzo dopo pezzo in sette giorni.

Oggi invece ci troviamo di fronte a misure che superano ogni immaginazione.
Sentiamo parlare del big bang , Dell’esplosione iniziale verificatasi oltre dieci miliardi di anni fa, con cui ebbe inizio l’espansione dell’universo, che continua ancora. Ne’ le stelle vennero appese al cielo l’una dopo l’altra o la vegetazione creata in ordine successivo, bensì la terra e l’universo hanno assunto la forma che conosciamo nel corso di un periodo lunghissimo e per le vie quantomai complicate.

Le parole che abbiamo udito non hanno quindi più alcun valore?
Oppure, insieme con tutta la parola di Dio, tutta la tradizione biblica, sono regredite nei sogni dell’infanzia dell’umanità, di cui sentiamo magari nostalgia, ma che non possiamo condividere, perché non possiamo vivere di nostalgia?
Esiste poi una risposta positiva, che possiamo responsabilmente sostenere in quanto nostro tempo?

Una prima risposta venne elaborata già molto tempo fa, quando andava a poco a poco cristallizzandosi l’immagine scientifica del mondo; molti di voi ne hanno probabilmente sentito parlare quando frequentavano la scuola di religione. Essa dice: la Bibbia non è e non vuole essere un manuale di scienze naturali. È un libro religioso, per cui non possiamo attingere da essa delle nozioni scientifiche, né sapere come il mondo ha avuto scientificamente origine.

Essa ci comunica solo delle conoscenze religiose.
Tutto il resto sono immagini, che servono a far capire all’uomo la verità autentica e profonda. Bisogna distinguere tra forma espositiva il contenuto esposto. La forma fu scelta da elementi che in quel tempo risultavano comprensibili, da immagini in cui gli uomini di allora vivevano, pensavano e parlavano, in cui riuscivano a capire realtà autentiche e superiori.

Solo il contenuto autentico, che traspare attraverso le immagini, è l’elemento veramente permanente, quello che la Bibbia intende affermare. Secondo questa concezione la Bibbia non intende raccontarci come sono sorte a poco a poco le specie vegetali, come il sole, la luna e le stelle si sono formati, bensì dirci una sola cosa: Dio ha creato il mondo.

Il mondo non è un affastellamento di forze tra loro contrastanti, come pensavano molti uomini di allora, non è la sede di potenze demoniache, da cui l’uomo deve difendersi. Il sole la luna non sono divinità che regnano sopra di lui, e questo cielo disteso sul nostro capo non è popolato di divinità inquietanti e tra loro nemiche; tutto questo proviene piuttosto da un’unica potenza, dalla regione eterna di Dio, che nella parola divenne forza creatrice.
Penso che questa spiegazione sia giusta.

Però non è ancora sufficiente. Infatti, quando ora ci viene detto che dobbiamo distinguere tra le immagini e il contenuto che le immagini intendono esprimere, possiamo a nostra volta domandare: perché questo non fu detto nei tempi passati?

È, infatti, chiaro che una volta si insegnava diversamente, altrimenti non ci sarebbe stato il processo a Galileo Galilei. Nasce così il sospetto che in fondo questa distinzione sia solo un espediente della Chiesa e dei teologi, che, giunti alla stretta con il loro latino, non vogliono arrendersi ed escogitano così un artificio dietro cui trincerarsi.

Del resto si ha l’impressione generale che negli ultimi quattro secoli la storia del cristianesimo sia stata una continua battaglia di ripiegamento,durante la quale si sono smantellate una dopo l’altra molte affermazioni della fede e della teologia.
Naturalmente si è trovato di continuo qualche sotterfugio per potersi ritirare .

Ma è quasi impossibile sottrarsi al timore di essere a poco a poco sospinti nel vuoto e che arriverà il momento in cui non avremo più nulla da difendere e nulla dietro cui trincerarci ; il momento in cui tutto il terreno della Scrittura e della fede sarà occupato da una ragione che non lascerà più seriamente sussistere alcunché di tutto questo.

A ciò va unito un altro disagio. Possiamo infatti domandarci: se i teologi o anche la Chiesa possono, in tal modo, spostare il confine tra l’immagine e l’asserzione , il confine fra quanto appartiene al passato e quanto rimane valido, perché non lo possono fare anche altrove, per esempio per i miracoli di Gesù? E se qui, perché non al centro, per la croce e la risurrezione del Signore?

Un’operazione, la quale intende difendere la fede dicendo: dietro quello che c’è qui e che noi non possiamo più difendere c’è qualcosa di più autentico, è un’operazione che si trasforma spesso in un autentico attacco contro la fede, perché se leva subito la domanda sulla correttezza degli interpreti, si leva subito la domanda se esiste veramente qualcosa di solido. Molti, dopo avere assistito a simili tentativi teologici, sono rimasti con l’impressione che la fede della Chiesa sia come una medusa, che non si sa bene da che parte afferrare e in cui non si riesce a individuare il nucleo sul quale ultimamente basarsi. Il malessere di un cristianesimo, che non ha più realmente il coraggio di essere se stesso e che di conseguenza non può irradiare fiducia ed entusiasmo, deriva dalle sommesse interpretazioni della parola, oggi di moda, le quali sembrano più una scappatoia che una spiegazione.

Esso fa piuttosto l’impressione di un’associazione che continua a parlare, benché non abbia più nulla da dire, perché i discorsi artificiosi non trasmettono più convenzione, ma cercano solo di mascherare la sconfitta.
Israele ha sempre creduto nel Dio creatore e questa fede la condivideva con tutte le grandi culture del mondo antico.
Infatti, pur tra gli offuscamenti del monoteismo, tutte le grandi culture hanno sempre riconosciuto un Creatore del cielo e della terra, con sorprendenti elementi comuni anche tra le civiltà che non poterono mai incontrarsi esteriormente.
In questi elementi comuni possiamo senz’altro vedere qualcosa del contratto profondissimo, mai completamente perduto, dell’umanità con la verità di Dio.

Nello stesso Israele il tema della creazione è passato attraverso varie vicende.Esso non fu mai del tutto assente, ma non fu neppure sempre importante allo stesso modo. Ci furono periodi in cui Israele era così preso dalle sofferenze o dalle speranze della sua storia, così direttamente legato al presente da non sentire il bisogno, da non esser capace di spingere il suo sguardo fino alla creazione.
L’ora veramente grande, in cui il tema della creazione divenne il tema dominante, fu l’esilio babilonese. Durante quel periodo anche il racconto che abbiamo appena ascoltato trovo’ – ovviamente sulla base di antichissime tradizioni-la sua formulazione attuale e autentica. Israele aveva perso il suo paese e il suo tempio. Per la mentalità di allora ciò era incomprensibile, poiché significava che il Dio di Israele era stato vinto, che era stato possibile sottrargli il suo popolo, la sua terra e i suoi adoratori .
Allora un Dio che non era capace di difendere i propri adoratori e la propria adorazione dimostrava di essere un Dio debole anzi di non essere Dio.

Perciò alla deportazione dal proprio paese, l’eliminazione della carta geografica dei popoli, rappresentavano una terribile tentazione per la fede di Israele : il nostro Dio è ormai vento, la nostra fede vana ?

L’esilio, l’apparente sconfitta di Israele permettono di giungere alla conoscenza del Dio che ha in mano tutti i popoli e tutta la storia, il Dio che sorregge tutto, perché è il Creatore di tutto e a potere su tutto.

Questa fede doveva ora a trovare una sua fisionomia proprio di fronte alle tentazioni della religione, apparentemente vincitrice, di Babilonia. Questa si esprimeva in liturgie solenni, per esempio nella liturgia della festa di capodanno, in cui veniva celebrata e vissuta liturgicamente la creazione del mondo.
Doveva trovare una sua fisionomia di fronte all’ENUMA ELISH , il grande racconto babilonese della creazione che descrive a modo suo l’origine del mondo.
Vi si dice che il mondo ebbe origine dalla lotta fra potenze contrapposte e che prese la sua forma attuale quando entrò in scena Marduk ,il dio della luce, che aveva tagliato in due il corpo del drago originario. Le due parti del corpo sarebbero diventate il cielo la terra. Tutti e due, il firmamento e la terra, sarebbero quindi il corpo lacerato del drago ucciso, mentre dal sangue Marduc avrebbe creato gli uomini. Ci troviamo quindi di fronte a un’immagine inquietante del mondo e dell’uomo: il mondo è propriamente il corpo di un drago, nelle vene dell’uomo scorre sangue di drago. Al fondo del mondo e’ in agguato una potenza inquietante, e nel più profondo dell’uomo si annidano la ribellione il demoniaco e il male.
Si tratta di una concezione secondo la quale solo il rappresentante di Marduk , il dittatore, il re di Babilonia, può soggiocare il demoniaco e mettere ordine nel mondo.

Tale idee non erano semplici favole: esse riflettono le esperienze inquietanti dell’uomo con il mondo e con se stesso.
Spesso, infatti, abbiamo realmente l’impressione che il mondo sia una caverna di draghi il sangue dell’uomo sangue di drago.

Ma di fronte a tutte queste esperienze opprimenti il racconto della Sacra Scrittura dice: non è stato così. Tutta la storia delle potenze inquietanti si riduce a una mezza frase: “La terra era deserta e disadorna”. I termini ebraici corrispondenti echeggiano ancora l’espressione che avevano indicato il drago, la potenza demoniaca.

Ora esso è solo il nulla, di fronte a cui sta Dio, l’unico potente. E alla nostra paura di fronte a queste potenze demoniache viene detto: Dio soltanto, la ragione eterna che e’ l’amore eterno, ha creato il mondo e lo tiene nelle sue mani.
Solo su questo sfondo comprendiamo la polemica che si cela dietro il testo biblico, il suo significato drammatico, che consiste nell’eliminare tutti quei miti confusi ricondurre il mondo alla ragione e alla parola di Dio.
Lo potremmo dimostrare passo dopo passo con il nostro testo, per esempio quando il sole la luna vengono definiti come lampade che Dio appende al cielo per misurare i tempi.

Agli uomini di allora doveva apparire un enorme empietà dichiarare le grandi divinità del sole della luna due lampade per misurare il tempo. È questo l’ardimento, il realismo della fede, che in polemica con i miti pagani fa brillare la luce della verità, mostrando che il mondo non è l’arena dei demoni, bensì proviene dalla ragione, dalla ragione di Dio, e poggia sulla parola di Dio.

In tal modo il racconto della creazione si rivela come “l’Illuminismo” decisivo della storia, l’esodo dalle paure che avevano attanagliato uomo.

B16

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Un pensiero su “B16 SPIEGA LA GENESI …QUESTE PAROLE INIZIALI DELLA SACRA SCRITTURA RISUONANO SEMPRE AL MIO ORECCHIO COME CAMPANE FESTOSE…

  1. Bisogna fare una premessa a proposito della Bibbia , un libro sacro per il popolo di allora con tutte le similitudini ed accezioni per essere comprensibile allora! Come cattolico lo interpreto come uno strumento di dialogo fra Dio e l’uomo ancora acerbo per assimilare il messaggio di Dio! Mentre tutte le lodi sono una testimonianza sinlime nel riconoscere la nostra effimera fragilità nei confronti del suo Creatore! Il messaggio escatologico biblico e’ quello di far emergere l’Idea del Dio Creatore e della sudditanza che a Lui deve questo uomo immerso nelle sue fragilità ! Ecco il bisogno dell’idea di un Dio potente (guerriero, capace di sconfiggere i nemici ) ! Ecco invece con l’avvento di Cristo tutto ciò si ribalta ! Gesù stesso dice ” non sono venuto ad abrogare la legge ma a perfezionarla” Gesù ci insegna la legge dell’amore ( scandalo ai quei tempi !) Ma alla morte di Gesù il suo messaggio e le sue parole come un fiume senza sponde viaggiano per tutto il mondo! Il Vangelo di Gesù si arricchisce sempre di più dal l’apporto delle sue rivelazioni in primis quella di Paolo (lui non aveva conosciuto nostro Signore ) ma fu scelto perché la dinamica evangelista si snodasse continuamente attraverso i secoli nei Santi Dottori della chiesa! Ma non solo! Anche l’intervento della Madonna attraverso le sue apparizioni ci porta la vivacità del Vangelo ( Io sono l’Immacolata Concezione) Ogni battezzato diventando figlio di Dio in Gesù ha questo compito! Rendere sempre attuale il Vangelo attraverso i secoli . ( mi scuso per le improprietà ma devo scrivere di nascosto e di fretta)

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