MASCHIO E FEMMINA DIO LI CREO’

A prima vista, le istanze del femminismo radicale a favore di una totale equiparazione tra uomo e donna sembrano nobilissime, in ogni caso del tutto ragionevoli. E sembra logico che questa richiesta di ingresso della donna in tutte le professioni, nessuna esclusa, si trasformi all’interno della Chiesa in una domanda di accesso anche al sacerdozio. A molti, questa richiesta di ordinazione, questa possibilità di avere delle sacerdotesse cattoliche pare non solo giustificata ma innocua: un semplice, indispensabile adeguamento della Chiesa a una situazione sociale nuova che si è verificata…..In realtà questo tipo di “emancipazione” della donna non è affatto nuovo. Si dimentica che nel mondo antico tutte le religioni avevano anche delle sacerdotesse. Tutte, tranne una: quella ebraica. Il cristianesimo, anche qui sull’esempio “scandalosamente” originale di Gesù, apre alle donne una situazione nuova, dà loro un posto che rappresenta uno degli elementi di novità rispetto all’ebraismo. Ma di questo conserva il sacerdozio solo maschile. Evidentemente, l’intuizione cristiana ha compreso che la questione non era secondaria, che difendere la Scrittura (la quale né nell’Antico né nel Nuovo Testamento conosce donne-sacerdote) significava ancora una volta difendere la persona umana. A cominciare, si intende, da quella di sesso femminile…. Ma bisogna allora andare a fondo della richiesta, che il femminismo radicale trae dalla cultura oggi diffusa, di “banalizzare” la specificità sessuale, rendendo interscambiabile ogni ruolo tra uomo e donna. Parlando della crisi della morale tradizionale, accennavo che alla radice della crisi c’è una serie di rotture fatali: quella, ad esempio, tra sessualità e procreazione. Staccato dal legame con la fecondità, il sesso non appare più come una caratteristica determinata, come un orientamento radicale, originario della persona. Maschio? Femmina? Sono domande che per alcuni sono ormai “vecchie “, prive di senso, se non razziste. La risposta del conformismo corrente è prevedibile: “maschio o femmina che si sia interessa poco, siamo tutti semplicemente delle persone umane”. Questo in realtà è grave anche se sembra molto bello e generoso: significa infatti che la sessualità non è più considerata come radicata nella antropologia, significa che il sesso è visto come un semplice ruolo interscambiabile a piacere…La interscambiabilità dei sessi visti come semplici ” ruoli ” determinati più dalla storia che dalla natura, la banalizzazione del maschile e del femminile si estendono all’idea stessa di Dio e da lì si allargano a tutta la realtà religiosa…. Il cristianesimo non è una speculazione filosofica, non è una costruzione della nostra mente. Il cristianesimo non è ” nostro “, è la Rivelazione di Dio, è un messaggio che ci è stato consegnato e che non abbiamo il diritto di ricostruire a piacimento. Dunque, non siamo autorizzati a trasformare il Padre nostro in una Madre nostra: il simbolismo usato da Gesù è irreversibile, è fondato sulla stessa relazione uomo-Dio che è venuto a rivelarci. Ancor meno ci è lecito sostituire Cristo con un’altra figura. Ma ciò che il femminismo radicale – talvolta anche quello che dice di richiamarsi al cristianesimo – non è disposto ad accettare è proprio questo: il carattere esemplare, universale, immodificabile della relazione tra Cristo e il Padre… Sono infatti convinto che ciò cui porta il femminismo nella sua forma radicale non è più il cristianesimo che conosciamo, è una religione diversa. Ma sono anche convinto (cominciamo a vedere le ragioni profonde della Posizione biblica) che la Chiesa cattolica e quelle ortodosse, difendendo la loro fede e il loro concetto di sacerdozio, difendono in realtà sia gli uomini che le donne nella loro totalità, nella loro distinzione irreversibile in maschile e femminile; dunque nella loro irriducibilità a semplice funzione, ruolo. Del resto vale anche qui quanto non mi stanco di ripetere: per la Chiesa, il linguaggio della natura (nel nostro caso: due sessi complementari tra loro e insieme ben distinti) è anche il linguaggio della morale (uomo e donna chiamati a destini egualmente nobili, entrambi eterni, ma insieme diversi). È in nome della natura – si sa che di questo concetto diffida invece la tradizione protestante e, al suo seguito, quella dell’illuminismo – che la Chiesa alza la voce contro la tentazione di precostituire le persone e il loro destino secondo meri progetti umani, di togliere loro l’individualità e, con questa, la dignità. Rispettare la biologia è rispettare Dio stesso, quindi salvaguardare le sue creature.ben

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